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LUCIANO TROISIO Locations, impermanenza. L’Amore al tempo del pc

Posted on: 27/12/2012


troisioPaolo Testone su 

Luciano Troisio, Locations, impermanenza. L’Amore al tempo del pc, Coop. Libraria Editrice Università di Padova, Padova 2012.

In ossequio a una poetica che si colloca agli antipodi del versante postsimbolista, il poeta “viaggiatore” Luciano Troisio adotta un modello di poesia dai tratti discorsivi, con propensione alla satira, alla contaminazione dei registri stilistici e degli ambiti lessicali, a un’argomentazione incalzante pur nella leggerezza e nei tratti giocosi che la caratterizzano. Ciò sul presupposto che «le avanguardie arrivano con giovani / più determinati delle anoressiche arpie in carriera / forti spazzano via tutto reinventano il reale / a cominciare dal dizionario / eseguono la cosiddetta “sterzata semantica”», ma accade che, «quando si mettono in discussione / le regole di grammatica», queste sono destinate a essere sostituite da nuovi canoni:  «Seguiranno a ruota manipoli, nuove province, veterani / polizia provinciale / ci sarà un nuovo piano regolatore della poesia con fondi». Muovendosi tra inserti metafisici, impegno sociale, riflessione sul linguaggio e sulla comunicazione, il poeta professa una fede nel verso inteso nella sua effimera e inafferrabile valenza epifanica: «Cosa fa bello un verso? / Un atomico inseguimento di fotoni neutrini poetrini gnomoni / che dura sì e no istanti incalcolabili».

Rilevante, quindi, nella produzione di Troisio, la componente metalinguistica e metapoetica, fondata sul concetto del «Linguaggio sintassi del sogno», la cui logica risiede «al di là dell’interruttore» e può essere praticata da un «pellegrino con la testa al di sopra del cielo a stelline». Con l’uso ironico di un vocabolo chiave – location –, molto à la page in tempi di festival e convegni sponsorizzati dall’autorità di turno, si introduce il problema ermeneutico del testo poetico, della sua impossibile traduzione in una forma facile e accessibile, visto che, in quanto «balbettio», «vieta testo a fronte» e «galleggia in lontana foschia». Solo là, in quella remota indeterminatezza, emerge una traduzione, «belloccia infedele», in una sorta di regione solitaria, a nord rispetto alla nostra ubicazione che è, in ultima analisi, «taciuta / impermanenza».

L’impermanenza di una realtà che sembra dissolversi sotto le picconate dei vari decostruzionismi: di qui l’affermazione paradossale per cui «Mai avvenute / le cose più importanti / non sono mai avvenute». In effetti «i documenti si sfarinano / le prove sono scarse contraddittorie». Un surreale catalogo di esempi a sostegno di questo assunto: «Benvenuto Cellini uscendo di notte dall’osteria ha visto / una ruota di fuoco quietamente traversare il cielo? / Ma era dopocena»; «E l’aereo del Pentagono? Dove sono il buco, i resti? / Francesco parlava agli uccelli, / Antonio ai pesci in quel d’Arimino?». In conclusione «nulla è mai avvenuto», ma il tutto, a mo’ di immensa ragnatela,  «funziona come se / tutto fosse / successo / davvero».

Sulla base di queste premesse, Troisio intraprende voli metafisici non senza allusioni a certa poesia ottocentesca, con l’introduzione di effetti sordina e pratiche di desublimazione all’insegna di un aprosdoketon declinato in un registro postmoderno: «Nel Nulla eterno / c’è soltanto uno Spazio Vuoto / non riservato a nulla / nemmeno alla pubblicità, / eventualmente a lenta rarissima / minuta polvere di borotalco // a un Grande Fumetto al neon nel Nulla sospeso / con lo stesso assediante sgorbio / dell’assente ragazza dell’Agenzia / che ci regala la piantina, / e con la biro svogliata segna: / voi (se ci foste) / sareste / qui». Non può non insinuarsi, nelle trame di questo discorso poetico, il grande tema della Storia, quindi del Progresso, della direzione cui tendono le umane sorti: «Procedere non significa / affatto procedere verso la certezza / ma scoprire che i sentieri segreti / – quelli che sono costeggiati di forti erbacce fiorite / di nidi di ragno – / spesso si biforcano». Il mondo è «bosco più intricato / ove tutto si interrompe». Il mondo è molteplicità, varietà, diversità che non deve essere omologata e violentata «a colpi di machete», poiché questo significa «inoltrarsi in molte equivalenze, / risultati ossimorici». Solo la delusione è grande, dice il poeta: «Colui che vede lontano tace sul fallimento».


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