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Pierangela Rossi, ZENIT

Posted on: 27/04/2013

 

Pierangela Rossi, ZENIT

Raffaelli Editore, Rimini 2013

di  Gina Cafaro 

 

Guizzi, salti fuori dell’acqua dei giorni, del flusso delle ore: si annunciano così, con un trattino disgiuntivo che marca graficamente l’inciso, una per una, tutte le poesie raccolte da Pierangela Rossi in Zenit, per i tipi di Raffaelli Editore. Poesie e, segretamente, preghiere, isolotti di un continente sommerso che affiora per brevi scorci di un paesaggio il più delle volte scabro, seguendo una metrica spigolosa, prima di reimmergersi, senza punteggiatura alcuna, come cosa che c’è e pure dispare. Non a caso metafora scritturale ricorrente è quella del velo, dal primo «velo del tempio squarciato», perché la voce interrogante, perplessa, della Rossi, si muove fra l’esultanza, inevitabile, e il bisogno, vivo, di vedere/intravedere/rivedere ( «Gioia certa alla tua presenza / ma qualcosa ci dovrai spiegare?» ), fra le ragioni del cuore e quelle del noús, arrivando a far rintoccare, fatidicamente, le domande sul destino, così: «…io ti chiedo a quale compito vicino fui destinata» e «Più forte il destino del senso».

Dall’Antico al Nuovo Testamento – scrittura nella Scrittura – la poesia di Pierangela Rossi muove passi meditanti e meditati ad attraversare il duro enigma dell’esistenza, gli abissi dei tempora temporum, per raggiungere e coltivare alfine la vicinanza confidente del Cristo, fino alla Cena, figura di un’agape che allarga all’umano il suo cerchio amoroso, «– poiché testimoniare posso / che d’amore o non amore / sempre si tratta com’è scritto: / nell’assenza ti ricorderai di me».

Lungo il filo accidentato di questo orizzonte, la croce del Tu, alla quale si avvince la domanda e la speranza, e con essa gli altri tu nei quali mette radici la vita, e l’U/uno si alterna all’a/Altro, lo integra, lo decifra, lo illumina. Senza scontate rassicurazioni, senza facili pacificazioni, pure in un’aria lieve di Resurrezione, può accadere allora che la voce illimpidisca e si innalzi al Padre, «– Dio d’aquiloni e arcobaleni / che distribuisce a ognuno il peso zenit / sopportabile e rende anche il male bene».

                            

 

                                                                                                             

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