incroci on line

Archive for maggio 2013

da incroci 26 – recensioni

Cesare Viviani, INFINITA FINE

Einaudi, Torino 2012

di Jole Silvia Imbornone

 

 

L’uomo e la natura, il corruttibile e l’eterno, il finito e l’infinito: Cesare Viviani in questo volume prosegue la riflessione sulla vita e la morte di Credere all’invisibile (2009), raccogliendo versi sparsi sul quotidiano, sfogliandone le stagioni individuali e sociali per interrogarsi sull’identità e i valori dell’uomo, ma anche sulla sua condizione ultraterrena. Il poeta si serve di interrogative, esclamative e incisive affermazioni o annotazioni in brevi componimenti che isolano i pensieri, regalando loro un’aura sospesa ed insieme assoluta, allorché li privano della cornice del contesto di un “prima” e un “dopo”, che logicamente li completerebbe, e che invece resta ignoto, eppure comprensibile ove si ricompongano le tessere dei richiami tematici e lessicali. Leggi il seguito di questo post »

da incroci 26 – testi

itinerario  in versi di Franco  Perrelli

 

“Incroci” è lieta di ospitare una piccola silloge di Poesie del Nord:  sono note  di viaggio in Nord Europa di Franco Perrelli, oggi professore di Storia del Teatro Scandinavo al DAMS dell’Università di Torino. Autore di vari libri, tra l’altro, su Ibsen, Strindberg, Lagerkvist, e vincitore, nel 2009, di un Premio Pirandello per la saggistica teatrale, ha già collaborato alla nostra  rivista  con saggi sulla letteratura scandinava ed ha recentemente esordito anche come  romanziere con “Il padre e il figlio”. In questi versi, risalenti a qualche decennio addietro, è interessante verificare come Perrelli applichi l’occhio mediterraneo (egli si è formato, infatti, a Bari, dove vive) ai luoghi nordici incontrati sui libri e nella vita.

 leggi qui alcune delle poesie pubblicate – poesie perrelli

 

Giuseppe Lupo, VIAGGIATORI DI NUVOLE

Marsilio, 2013

di Lino Angiuli  

Più volte Giuseppe Lupo, originario della Basilicata da anni trapiantato a Milano, ha dichiarato e manifestato l’appartenenza alla linea progettuale prepotentemente segnata dalla narrativa del suo conterraneo Raffaele Nigro, il che mi fa spontaneamente venire in mente quanto scrivevo proprio a proposito dei primi romanzi di quest’ultimo. Scrivevo che, nell’ambito dell’orizzonte culturale meridionale (l’orizzonte in cui scrivono e s’iscrivono le penne di entrambi), con la parola storia è chiamata anche la fiaba popolare, quella sorta di racconto orale in cui la fantasia riesce a liberare tutta la sua capacità di reinventare il mondo attraverso una fabula che generalmente reca, insieme con l’evidente contenuto ludopedagogico, un’istanza morale e persino una weltanschauung. Leggi il seguito di questo post »

 

Ezio Raimondi, LE VOCI DEI LIBRI

il Mulino, Bologna 2012

di Alida Airaghi

 

“Non sono mai stato e non sono un collezionista. Del collezionista mi mancano l’ossessione dell’ordine e quella del pezzo unico. Ciò che mi è sempre importato in un libro era che comunicasse delle idee”, afferma nell’ultimo capitolo di questo interessante volume il Professor Ezio Raimondi, insigne critico e storico della letteratura. “Nel caos vivente della biblioteca” i suoi volumi sono affastellati in maniera disordinata e quasi misteriosa, a farne “luogo della stabilità e della metamorfosi, della protezione e del rischio”: ne sono testimonianza le fotografie che corredano queste pagine, e immortalano l’autore sommerso da migliaia di libri. Libri viventi, pulsanti, con una loro voce inconfondibile, che da sempre ha forgiato e ammaliato l’intelligenza inquieta, curiosa e appassionata dello studioso. Leggi il seguito di questo post »

 

di Domenico Ribatti

Come variazione sul tema proposto in «incroci» 26 (Sillabario dell’amicizia), in cui si passavano in rassegna alcuni pensieri sulla relazione amicale firmati da diversi autori, si offre qui una silloge delle chiuse di alcune lettere di Italo Calvino, cronologicamente selezionate tra quelle pubblicate da Einaudi nel 1991 nel volume I libri degli altri a cura di Giovanni Tesio.

Mi pare che questi brevi pensieri possano esprimere meglio di fumose, pompose ed imperiture testimonianze,  il senso dell’amicizia che legava Calvino ai suoi “colleghi”, lui che per sua stessa testimonianza il massimo della sua vita l’aveva dedicato ai libri degli altri e non ai suoi, traendone pure soddisfazione.

 Ad Elio Vittorini, 5 febbraio 1953: Ciao. Stammi bene.

 A Raffaele Brignetti, 11 giugno 1953: Lavora. Fatti vivo. Coi migliori saluti.

 A Domenico Rea, 13 marzo 1954: Laconicamente tuo. Leggi il seguito di questo post »

 

Angelo Di Summa, SAVELLETRI IN VERSI LEGGERI

Edizioni del Sud, Bari 2012.

di Carmine Tedeschi

Che i luoghi siano topoi ricorrenti in poesia, non è un gioco di parole. Anche quando non costituiscono fulcri tematici veri e propri, i luoghi reali, con tutto ciò che viene richiamato dai loro nomi, fungono da sfondo, servono da metafora, identificano correlati oggettivi. Sono fonti pressoché inesauribili per intere opere e a volte per intere poetiche.

Figuriamoci poi quando i luoghi assorbono e consumano in sé vissuti anche lontani. Succede che questi vissuti vengono di necessità messi a confronto col luogo-mito da cui prende l’imprinting e si dirama l’esistenza, come quando (si parva licet) gustiamo pietanze esotiche e inconsciamente le confrontiamo a quelle nostrane: non per rifiutarle a priori, ma per assegnare ad esse un valore relativo al gusto che andiamo maturando.  Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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