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Archive for giugno 2013

                                                    è disponibile il nuovo numero di

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copertina 27semestrale di letteratura e altre scritture

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 anno XIV, numero 27

gennaio-giugno 2013

Questo numero, almeno nel suo epicentro tematico e nella sua intenzione problematica, vuole promuovere una riflessione sulle modalità in cui si produce tradizione nel mondo della cultura e della letteratura: quelle modalità con cui ogni generazione cerca di non smarrire il portato delle precedenti e impedire, così, al passato di volatilizzarsi. 

In tale ottica, vogliamo suggerire di mobilitare gli “strumenti umani” cui questa rivista fa spesso riferimento per liberarsi da sterili ritualismi intellettualistici e da inerti pratiche autoreferenziali per incentivare, invece, l’aspetto relazionale, “umano”, che può intercorrere tra le persone e le loro carte, gli uomini e i libri. Quanta più umanità sapremo intercettare nelle cose letterarie e artistiche, tanto più saremo in grado di partecipare alla costruzione di una tradizione fatta di vite corpi incontri scambi pensieri, da attivare sia nei confronti dei contemporanei che nei confronti di chi ha lasciato il presente per farsi passato.

 [dall’editoriale di Lino Angiuli]

 

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a proposito di Herta Muller, In viaggio su una gamba sola

di Esther Celiberti  

 

Irene, protagonista di “In viaggio su una gamba sola”, passa dalla Romania alla Germania occidentale. In patria ha già conosciuto Franz che ubriaco parla tedesco con i bambini: “c’era stato un contatto. Un contatto con uno straniero. Un contatto proibito”. Nel dialogo con il responsabile dell’Ufficio immigrazioni gli dice di pensare spesso al passato ma di non avere nostalgia anche se un barista la definisce “di un altro mondo”. Ha fatto richiesta di espatrio e per un personaggio problematico come lei lo sradicamento ha una doppia valenza:dentro di sé e fuori, nel mondo.” Ognuno di quelli che parlavano a voce alta nella sala d’attesa portava in gola anche un’altra persona. Irene conosceva bene l’altra persona che avevano in gola”: gli sguardi dei fuggiaschi dicono la soggezione, il parlare con il dolore di un altro dentro di sé.     Leggi il seguito di questo post »

 

Copertina D. Brown, Inferno

Dan Brown, Inferno, Mondadori 2013

di  Daniele Maria Pegorari

Contrariamente a quanto il barzellettiere ama dire, l’Inferno non è affatto divertente: adulteri sporcaccioni, bulimici impiastricciati, irascibili attaccabrighe, mangiapreti impenitenti, bestemmiatori che manco gli scaricatori di porto, maestri pedofili, truffatori incalliti, diavolacci scorreggioni, sono buoni per gag da quattro soldi, da contrapporre alla presunta ordinarietà delle carole da teatro metafisico e dei cori angelici propri del Paradiso. In realtà il messaggio che bisognerebbe raccogliere dal Poema di Dante è che l’Inferno è il luogo della noia, poiché ogni anima vi è condannata all’immutabilità, all’espulsione dal tempo e dallo spazio, nei quali soli è possibile giocarsi il proprio destino. L’Inferno di Dante è, dunque, il racconto che rende avvincenti, e solo per l’abilità del suo autore, episodi i cui protagonisti hanno perso ogni significato e ogni bellezza, e sono prigionieri per sempre del regno della noia.

L’Inferno di Dan Brown, invece, è il romanzo che rende noioso ciò che altri narratori avrebbero scritto con più ritmo, più mistero, più sensatezza e in meno pagine. Leggi il seguito di questo post »

Lunedì 17 giugno ore 18.30

Lino Angiuli e Daniele Maria Pegorari presenteranno Il sogno e la letteratura di Daniela Marcheschi presso il Caffè Culturale BaTaFoBrLe di Bari (via Putignani, 213)

Martedì 18 giugno ore 19.00

Lino Angiuli dialogherà con Daniela Marcheschi

presso la Libreria Chiarito di Monopoli (via Ricciotti, 12)

Tutti coloro che intrattengono un qualche rapporto con la letteratura (lettori, docenti, poeti, narratori, critici letterari, curiosi di cose letterarie) non possono mancare di incontrare una studiosa e scrittrice di livello internazionale come Daniela Marcheschi che, nel suo recente Il sogno e la letteratura (Gaffi, 2012), affronta con coraggio teorico e coerenza culturale le problematiche che attraversano il mondo della scrittura creativa e della critica letteraria. Leggi il seguito di questo post »

un intervento di Carmine Tedeschi 

In una recente intervista su la Repubblica condotta da Antonio Gnoli, Tullio De Mauro a domanda risponde che tra “rabbiosi” e “incazzati” non c’è alcuna sostanziale differenza semantica, ma il secondo termine esprime «un cambio di stile e di costume. È l’Italia bassa e privata che sta prendendo il sopravvento».

Si può misurare quanto vale una parola sul piano dello stile e del costume? Dire che le parole vivono e muoiono, mutano i loro significati a seconda dei contesti, delle situazioni, delle intenzioni di chi le usa e delle attese di chi le ascolta, è come scoprire l’acqua calda. Con un giudizio assai sommario (come impone l’ansiogena pressa dei correnti costumi comunicativi) potremmo dire che le parole “seguono le mode”. Non ci vuole un linguista di fama per affermarlo: lo percepiscono, a parte gli analfabeti, tutti quelli che abbiano un minimo d’intelletto capace di riflettere su come parliamo. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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