incroci on line

Archive for luglio 2013

 

un intervento di Giorgio Linguaglossa

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Il dibattito avviato con la Lettera aperta di Daniele Maria Pegorari a Eugenio Lucrezi ha suscitato finora diversi commenti, oltre a una risposta e a una replica dei due interlocutori ‘principali’. incrocionline ospita ora volentieri un intervento di Giorgio Linguaglossa, la cui origine è negli interventi militanti di quest’ultimo, apparsi anche nel blog moltinpoesia.wordpress.com. L’intervento di Linguaglossa  può essere letto qui di seguito oppure può essere aperto in formato pdf cliccando qui: intervento di linguaglossa

Vorrei iniziare con un riferimento ad Adorno tratto da Dialettica negativa, e precisamente nel capitolo dove il filosofo tedesco dichiara che dopo Auschwitz un sentire si oppone a ciò che prima del genocidio si esprimeva tramite il senso. E aggiungeva che nessuna parola con tono pontificante, quand’anche parola teologica, ha legittimità dopo Auschwitz. Come sappiamo, il filosofo tedesco assegna al genocidio di massa un valore radicale, e lo cita come rovina del senso. Leggi il seguito di questo post »

 

di  Daniele Maria Pegorari

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Caro Matteo (e caro Eugenio, caro Gianmario, caro Giorgio, cari lettori di «incroci»),

nei miei studi sulla poesia contemporanea ho sempre fatto appello alla mia equidistanza dai diversi filoni di scrittura. Per me non esistono gerarchie fra metafisica, sperimentalismo, neodialettalità e realismo: quello che mi ha stancato non è uno specifico genere della poesia, ma il fatto che TROPPI poeti scrivono TROPPO, ripetendo cose già dette MOLTE VOLTE. Leggi il seguito di questo post »

 

di  Eugenio Lucrezi

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Caro Daniele,

 

ti rispondo partendo dal testo che tu, scegliendo tra quelli presentati nel megamicro che Mariano Bàino, curatore della collana, e Francesco Forte, editore di oèdipus, mi hanno dato l’opportunità di pubblicare, offri in lettura ai frequentatori di questo luogo di condivisione a disposizione degli amici dalla rivista Incroci. Frequentatori che non sono di certo passivi fruitori di florilegi e di altri exempla del bello, e non possono non farsi, a loro volta,  inventori e rimestatori della poesia, dei suoi svolgimenti e dei suoi significati.

Il testo, dedicato ad un Maestro che mi onora della sua amicizia, porta un titolo che è già di suo un liofilizzato del discorso poetico, essendo in un tempo oggetto iconico (figura artificiosa costruita per evidenziare urgenze della mente o derive emozionali in forza della sola presentazione segnica), figura retorica (si tratta infatti di un palindromo, se pur parziale), condensato di significati (nell’anticipato racconto di un’agnizione mancata, che è poi il contenuto narrativo della poesia). Leggi il seguito di questo post »

 

di  Daniele Maria Pegorari

amebapinupCarissimo Eugenio,

fra ieri e oggi ho letto le tue Mimetiche (Oèdipus, Salerno-Milano 2013), finalmente: da un mese e mezzo, infatti, sono immerso in un ciclo intensivo di letture (e solo in parte di scritture), nell’intento di colmare un certo ritardo e informarmi sulle ultime scritture dei miei amici. Così è giunto il momento del tuo libretto, davvero molto organico col suo tema (a me per altri versi molto caro) delle riscritture e degli echi letterari. So che desidereresti una mia recensione, ma ti devo confessare che sono in grande difficoltà.

Non che non recensisca più poesia (anzi, spero proprio che in uno dei prossimi «incroci» ci sia qualche mia nuova scheda dedicata a libri in versi), ma da tanto tempo sento il bisogno di prendere un po’ le distanze dalla poesia, soprattutto nelle sue forme più sperimentali o speculative. Dopo oltre quindici anni di lavoro forsennato dedicato quasi esclusivamente alla poesia, sento il bisogno di guardare ad altro e, in effetti, mi risulta molto difficile far seguire a Critico e testimone uno slancio parimenti generoso nei confronti di questo genere di scrittura. Ci sono libri (anche di nostri amici) che io oggi non riesco più a leggere ed altri, come il tuo, che mi piacciono molto eppure si scontrano con la mia attuale ritrosia a scriverne. Leggi il seguito di questo post »

da incroci 27 – recensioni

Franco Marcoaldi, LA TRAPPOLA

Einaudi, Torino 2012

di Salvatore Francesco Lattarulo

 

Anche quando, a partire dall’anteprima A mosca cieca (Einaudi, 1992), la poesia di Franco Marcoaldi pare attestarsi sul versante dell’intimismo,  battere la linea del cuore, come nella raccolta dal titolo fin troppo esplicito di Amore non amore (ivi, 1997), non è la mozione narcissica degli affetti, il tic tac emotivo, il sentimentalismo seriale a fare da matrice alla scrittura, quanto invece un ruvido e aspro faccia a faccia con l’alterità, che esita nella frustra ricerca di una via di fuga dalla morsa di un reale piatto e incolore, dal «nodo scorsoio» di un presente neutro e asettico. Così in questo ultimo libro a prendere la parola è un io «accerchiato» dall’insensato e vuoto precipitare dei giorni. All’assedio usurante della temporalità il poeta di Guidonia non oppone il fuoco della lotta ma il gelo della resa condensato in un fraseggio secco e nudo. Leggi il seguito di questo post »

da incroci 27 – recensioni

Carmine AbateLA COLLINA DEL VENTO

A. Mondadori, Milano 2012

di Marilena Squicciarini

 

La cinquantesima edizione del Premio Campiello ha premiato un libro che rappresenta la sintesi del percorso di ricerca di Carmine Abate, La collina del vento. Il romanzo è un caparbio scavo nella memoria, simile allo scavo archeologico nel Rossarco, l’altura calabrese a pochi chilometri dal mar Jonio vera protagonista di queste pagine. Scavo che avviene a più riprese perché a fermarlo sono le difficoltà della Storia, che si abbattono sui luoghi e le persone come il vento, talvolta impetuoso, talvolta lieve carezza. Profondamente avvinta al Rossarco è la vicenda della famiglia Arcuri, che attraversa tutto il Novecento e giunge fino ai nostri giorni. Leggi il seguito di questo post »

da incroci 27 – recensioni

Marco Santagata, DANTE. IL ROMANZO DELLA SUA VITA

Mondadori, Milano 2012.

di Francesco Giuliani

 

La chiave principale d’accesso all’ultimo volume di Marco Santagata, intitolato semplicemente Dante, è rappresentata dal sottotitolo, Il romanzo della sua vita. Santagata, classe 1947, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Pisa, ha pubblicato moltissimi lavori, dedicati in particolare alle due prime corone fiorentine, Dante e Petrarca. Su quest’ultimo, tra l’altro, ha firmato per i Meridiani un prezioso commento del Canzoniere, che è uno dei testi d’obbligo sull’argomento. Anche all’autore della Commedia, però, Santagata ha rivolto delle costanti attenzioni, che ora culminano nel volume in esame, in questo “romanzo” che si situa a metà strada tra la biografia e la monografia specialistica. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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il nuovo numero di incroci

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