incroci on line

Sereni e gli strumenti umani

Posted on: 02/08/2013

 

di  Lino Angiuli

Per il centenario della nascita di Vittorio Sereni, la Biblioteca Aragno ha puntualmente proposto una raccolta di interventi e contributi che Pier Vincenzo Mengaldo ha dedicato, nel tempo, al “capostipite” della cosiddetta “linea lombarda”, suo grande amico, confermando, ove mai ve ne fosse bisogno, che: volume dopo volume, Nino Aragno ci sta offrendo un catalogo di grande valore; Mengaldo ha scritto delle pagine imprescindibili per poter attraversare la vicenda e la lezione di Sereni; a quest’ultimo vanno riconosciuti meriti che trascendono la sfera prettamente poetica.

A queste conferme vogliamo aggiungerne un’altra noi, che nell’ultimo editoriale di «incroci» abbiamo citato proprio gli strumenti umani per invocare una letteratura fatta non solo di scrittura e di libri ma anche di scambi relazioni contatti sodalità amicizia, sconfessando così, per un verso, la tendenza all’autoreferenzialità di molta poesia contemporanea e, per l’altro, l’equidistanza teorizzata da quei critici, specialmente accademici, che ritengono necessaria la distanza spaziotemporale dagli autori per non compromettere la serenità del giudizio (ciò che si chiede generalmente ai magistrati giudicanti!).

Mengaldo, il prof. Mengaldo, invece, non trascura mai di dichiarare la qualità amicale della relazione intercorsa con Sereni, il che non gli impedisce di leggerne i testi con la competenza e l’acume che gli vengono abbondantemente riconosciute: strumenti critici e umani si incrociano e si completano per disegnare un quadro a tutto tondo di un poeta impegnato nel superamento della scuola ermetica, che pure aveva caratterizzato i suoi inizi.

A tal proposito, non pare del tutto casuale – come evidenzia Mengaldo, richiamando una considerazione di Raboni – che «per i poeti come lui i maestri della generazione precedente – Bertolucci, Caproni, Sereni, Luzi – non erano stati dei padri, ma […] dei fratelli maggiori», mentre tra i Saba, gli Ungaretti e i Montale (aggiungerei Quasimodo) «risse e concorrenzialità» erano all’ordine del giorno. Non pare cioè casuale, bensì lapalissiano, che chi volesse, a proprio modo, cercare un varco per superare la clausura ermetica avesse rapporti interpersonali più aperti rispetto a chi praticava la solitudine entro le mura della poesia come scelta esistenziale e mezzo primario di ispirazione.

E non è un caso che, parlando di un altro insigne critico ovvero di Dante Isella, autore di un monumentale “Meridiano” su Sereni, insieme all’impegno e all’acribia, Mengaldo tiri in ballo categorie come affetto, devozione, pietas amicale che hanno consentito a Isella di ampliarne e approfondirne l’approccio.

Tutte testimonianze e prove preziose, queste, che ci aiutano a rinforzare la nostra idea dell’azione letteraria come occasione di comunione progettuale e di condivisione umana, onde evitare che la carne si riduca a carta.

 

                                                                                                             

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