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Lucio Zinna, Stramenia/ con un inedito di Zinna

Posted on: 14/09/2013

 

Lucio Zinna, Stramenia

L’arca felice, Salerno, 2010 

di  Margherita Rimi 

Stramenia è una plaquette artistica di 9 poesie, pubblicata dall’Associazione Culturale L’arca Felice, proposta in 200 esemplari numerati, con opere pittoriche  di Eliana Petrizzi.

Quello che la caratterizza è un linguaggio chiaro, che va in parte nelle descrizione esterne ed è capace di ricomporsi con il vissuto soggettivo, quasi a tentare di tradurre l’interiorità del poeta.

Così accade nel primo componimento, Lungomare d’Aspra, che dà l’impronta al procedere degli altri. Qui il paesaggio marino è posto in evidenza: «i lenti gabbiani», «la robusta spuma», «il sole che si attarda»; nella parte finale, invece, i versi si introiettano in un momento di riflessione sulla poesia e, –attraverso il ricordo di un amico–, la poesia diviene elemento condiviso, legame, ragione di esistenza, orizzonte che si sposta verso altro orizzonte attraverso il mare.

E ancora, nel testo I poeti vanno,  si rappresenta  il valore della poesia per il coraggio, la libertà, per i suoi percorsi oltre i limiti  comuni. I poeti varcano questi limiti, in una capacità di stare sempre in viaggio, in un percorso impervio ma con una direzione precisa: «ogni viaggio sempre /nel verso del verso». Nel componimento Guglielmo o della “sognazione” sono ancora i poeti, nella metafora della semina e del sogno, a rappresentare il valore della parola: «È sempre tempo di semina/perché è perenne tempo di crescita».                            

Il tema del ricordo, del tempo che passa, divengono la forza del poeta, le stagioni della vita attraversate con coraggio, inverni ed estati dell’esistenza. Emerge il  valore degli affetti familiari, dei figli e della moglie Elide, figura centrale nella vita del poeta, che le ha dedicato una intera sezione nella raccolta precedente Poesie a mezza’aria (Lietocolle, 2009). Ancora, nel componimento Della tela (e di Penelope) vi è la saggia consapevolezza di una vita vissuta nel suo farsi e nel suo disfarsi, dove l’amore resiste come una trama dentro la trama, dove resiste anche un significato forte di futuro: «Il futuro è opera incompiuta/che ne completa un’altra».

Una istanza metafisica traspare nel testo I molti e il loro altrove: dove la domanda non può avere una risposta, nell’alternarsi di immagini e di riflessioni, è solo la poesia che rappresenta la risposta stessa.

Zinna, nella raccolta, utilizza un linguaggio chiaro e discorsivo con qualche incursione nella lingua siciliana; traspaiono contenute tonalità malinconiche. Così scrive, della sua poesia, Emanuele Schembari: «prevale un dettato colloquiale, senza abbandoni esistenziali, espresso con lingua compatta, senza neutralità né cedimenti elegiaci».

                                                                                                             

IL FUTURO DEI VECCHI

 

 

I vecchi guardano con ansiosa

rassegnazione al tempo che verrà

lo sanno ristretto come il caffè

napoletano e ne diluiscono

lo zucchero con sincrono moto

rotatorio del fondo della tazzina.

Il loro futuro è normalmente

denso di mistero ma ora –

sia che si credano alle soglie

del Nulla o a quelle del Tutto –

lo scrutano senza binocoli.

 

I giovani sanno nulla del proprio

futuro lo dicono incerto

in quest’epoca di sballo

(ti lusinga e t’ammazza)

cercano di costruirlo con pazienza

(virtù di cui difettano quasi come

i vecchi) e di mondarlo da gramigne

di precarietà. O lo coltivano

come piantina di coca

in terrazzo fra menta e basilico.

Alcuni lo abbordano da antichi

cavalieri in torneo altri lo assaggiano

spitignosi come torta amarognola

con granella di speranze.

 

Il futuro dei vecchi riposa –

si fa per dire – sul loro passato

su cui si concentrano manovre

governative a tenaglia mirate

allo smontaggio della classe media

alla persecuzione degli anziani

sub specie di lento pervicace

assalto alle pensioni.

Intanto nel corpo gli organi

vanno facendo le bizze

come prime donne in declino.

 

Splende – il loro futuro – a lume

di luna. Dai raggi solari si proteggono

con riflessivi ombrelli di noia

con vani ventagli di indignazione

con berretti di finte e controfinte.

Evitano di esprimere desideri

davanti a stelle cadenti l’avvenire

reso sinottico da un meteorico

frammento ritardatario di giorni

sulla ricorrenza del pascoliano

X AGOSTO di una lontana infanzia.

 

(2013)                                                             

                                                                Lucio Zinna

  

 

 

 

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1 Response to "Lucio Zinna, Stramenia/ con un inedito di Zinna"

Opportuna e interessante recensione ad un poeta che lascia il segno, personalità originale e profonda! Nei suoi contatti, visita il mondo con serena saggezza, non se ne lascia catturare, piuttosto introduce il lettore gradualmente nella magia di una realtà trasfigurata. In tal senso, credo,possiamo estendere la riflessione proposta per “Lungomare d’Aspra” a tutta l’opera: “…la poesia diviene elemento condiviso, legame, ragione di esistenza, orizzonte che si sposta verso altro orizzonte attraverso il mare”. Grazie a Lucio Zinna, dunque, e poi a Margherita Rimi. Marzia Alunni

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