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FRANCESCO GIULIANI, Bimillenari scrittori e altri pretesti

Posted on: 24/09/2013

FRANCESCO GIULIANI

Bimillenari scrittori e altri pretesti. Prose creative sui francobolli del Regno d’Italia

Edizioni del Rosone, Foggia 2013

di Maria Rosaria Cesareo

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«Nulla rende lo spirito angusto e geloso come l’abitudine di fare una collezione», scriveva Stendhal nelle Passeggiate romane (1829).

Ipotesi in parte condivisibile quella di Stendhal: il grande rischio del collezionista è quello che l’hobby possa sfociare in una forma di dipendenza, quella maniacale abitudine così prossima alla patologia da sfiorare la cosiddetta sindrome da accumulo compulsivo. Quanto alla gelosia, Stendhal ne avrebbe ben donde: i collezionisti sono gelosissimi del loro tesoretto. Fortunatamente, i collezionisti estremi (bibliomani, cartomani e via… accumulando) non sono poi così tanti e, con tutto il rispetto per il grande scrittore, riteniamo di poterlo garbatamente smentire affermando che il collezionismo è, o quantomeno può diventarlo, una sana abitudine. A patto che il collezionista riesca a fare appello al buon senso, al sano principio che non si può collezionare di tutto solo per colmare con l’oggetto del desiderio certi vuoti interiori, l’arte di collezionare, catalogare, archiviare può davvero tradursi in una sana e piacevolissima attività. Se poi la collezione diviene oggetto di un’esposizione, di un catalogo, di una pubblicazione, allora parliamo di professionisti del collezionismo, quello con la C maiuscola, per intenderci.

È il caso di Francesco Giuliani, italianista e filatelico di lungo corso che, sulla scia del precedente lavoro La fucina, la vendemmia e il legname (Edizioni del Rosone, 2012), sempre per l’editrice foggiana  pubblica ora Bimillenari scrittori e altri pretesti: prose creative sui francobolli del Regno d’Italia.

Felice connubio tra letteratura e filatelia, l’opera offre al lettore la duplice opportunità di apprezzarne, per un verso, l’aspetto iconografico, con la riproduzione delle belle tavole a colori delle vignette storiche e letterarie del Regno d’Italia – aspetto, questo, strettamente congiunto all’ambito artistico-filatelico – e, per l’altro verso, gli spunti, le annotazioni, le interpretazioni e divagazioni letterarie sulla vita dei personaggi rappresentati e sul contesto storico legato agli eventi commemorativi.

Per il precedente lavoro, apripista della collana Filatelia, Numismatica, Collezionismo, dedicato alla serie ordinaria di francobolli dal titolo Italia al lavoro, Giuliani aveva composto diciannove prose, una per ciascuna Regione d’Italia, considerato che all’epoca il Molise e l’Abruzzo erano fuse in un’unica Regione. Le vignette rappresentavano i lavori simbolo di ogni Regione mirabilmente incise dall’eclettico artista romano Corrado Mezzana (Roma 1890 – 1952, pittore, architetto, scenografo, medaglista d’eccezione), il cui felice tratto riusciva a sintetizzare la complessità compositiva dei particolari e l’immediatezza espressiva delle allegorie. Una per tutte, la vignetta de La vendemmia che identifica felicemente la Puglia, il 30 Lire rosa riprodotto anche in copertina.

Nel recente lavoro, invece, l’autore focalizza la sua attenzione su ben otto serie del Regno d’Italia, abbastanza pregevoli e ricercate, emesse nel periodo che va dal 1923 al 1942. Si passa dal cinquantenario della morte di Alessandro Manzoni al bimillenario della morte di Virgilio, dalla serie Pro Dante Aliglieri al decennale della marcia su Roma, dalla mostra delle colonie estive al bimillenario della nascita dell’imperatore Augusto per finire con il bimillenario della nascita di Tito Livio e il terzo centenario della morte di Galilei. A corredo dell’opera, una sapiente ed esaustiva prefazione del professore Francesco De Martino: Per amor di atéleia: le ekphraseis di Francesco Giuliani, forbito e dettagliato excursus dell’intera opera.

Da ogni vignetta l’autore prende spunto per descrivere con prose creative, settantasette, per la precisione, tutte singolarmente titolate: momenti, ri-tratti, frammenti di vita, aneddoti, glorie e sconfitte dei grandi personaggi e delle epoche che hanno “fatto” la nostra Storia.

Singolarissime le prime sei incisioni con le vedute dei luoghi manzoniani impresse dalle Arti Grafiche Enrico Petiti. Pescarenico, il lago di Como, casa Manzoni (lo storico palazzo milanese in Via Moroni), il monte Resegone, tanto caro a don Lisander – come amavano definire il Manzoni i suoi concittadini milanesi – «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti….». Con le sue nove punte che ricordano i denti di una sega, “il Serrada” – chiosa Giuliani – fu oggetto di un curioso errore geografico a firma del Carducci che, in un noto poema, scriveva di vedere tramontare il sole alle sue spalle, cosa impossibile per una catena montuosa sita a nordest del capoluogo lombardo.

Dieci le vignette – anche queste firmate Mezzana – dedicate al bimillenario della morte di Virgilio, tutte corredate di citazioni dall’Eneide, dalle Georgiche, dalle Bucoliche che stuzzicano la penna di Giuliani a sfoderare con maestria la sua formazione di stampo classico.

Nel 1932, La Società nazionale Dante Alighieri fu promotrice dell’emissione di una serie di ben dodici francobolli stampati dalla romana Officine Carte Valori rappresentanti la ritrattistica dei grandi autori della letteratura italiana disegnati, questa volta, da Francesco Chiappelli (Pistoia 1896 – Firenze 1947), cui Giuliani affianca i due “posta aerea”, il 50 centesimi bruno con la Macchina volante di Leonardo da Vinci e il Ritratto di Leonardo, il violetto del valore di una Lira, questi ultimi due firmati Mezzana. «Il figlio del notaio di Vinci l’aveva studiato sin da bambino il volo degli uccelli […]. Senza fretta, indifferente alla sferza del sole e alle folate del vento, si convinceva ogni volta d’aver trovato l’anello mancante». In questo capitolo, che l’autore titola Pro “Dante Alighieri “o delle glorie italiane, le prose di Giuliani si arricchiscono di digressioni personali e approfondimenti letterari: dalla triste cerimonia del Nobel a Carducci (il premio venne consegnato successivamente a casa Carducci: l’anziano poeta era infatti costretto a letto, ormai gravemente infermo e non poté recarsi a Stoccolma per la cerimonia di premiazione), alla “disputa” tra il Leopardi e il Botta per l’aggiudicazione del premio quinquennale (edizione 1830) bandito dall’Accademia della Crusca, il cui esito vedrà sconfitto il poeta marchigiano in favore dello storico piemontese: «Restò negli annali, quel premio, non per la cura dei giudizi, non per l’eccellenza dei giurati, bensì per l’unico voto assegnato al Recanatese. Uno contro tredici, le Operette morali contro la Storia d’Italia, la spietata denuncia dell’infelicità umana opposta alle cronache di venticinque anni». Giuliani non lo dice – non era questa del resto la sede – ma l’unico voto a favore del Leopardi fu, molto probabilmente, quello di Gino Capponi, fondatore assieme al Vieusseux (quello dello storico Gabinetto) della rivista Antologia. Cattolico ma ghibellino di larghe vedute e di esperienza europea, Capponi fu l’unico membro della Commissione giudicatrice ad esprimere un giudizio lusinghiero sulle Operette morali, ma i premi letterari – si sa – nati per promuovere la “bibliodiversità”,  quasi mai finiscono per premiarla, ora come allora.

 Venti i francobolli emessi in occasione del decennale della marcia su Roma, probabilmente la serie commemorativa italiana più lunga: sedici di posta ordinaria, due di posta aerea e due espressi. Mezzana li disegna tutti – così come le principali serie emesse dal regime fascista – affiancando ad ogni vignetta una frase del Duce che offre il destro a Giuliani per sottolineare l’evidente natura propagandistica del regime con l’ostentata simbologia posta in primo piano: «Il circolo del potere umano inizia sempre con parole mielose e programmi luminosi. Splendono le armi del condottiero e i suoi gesti strappano assenzi e occhiate d’intesa».

Quasi da libro Cuore, come sottolinea De Martino nella prefazione, il capitolo dedicato alla serie di carta valori Mostra delle colonie estive e assistenza all’infanzia emessi nel 1937. «Sedici francobolli, di terra, d’aria e di mare …». Giuliani ci propone le sei vignette madre con incisioni di Garrasi e Maffei: Bambino con spighe in mano, Bambino con braccio alzato: «… con quelle guance soffici come cotone e dolci come zucchero filato, da rubare le carezze ad un orco», Ragazzo tra due fasci littori: «E quell’ometto orgogliosamente in posa, che guarda davanti a sé senza paura? No, non è un illuso, per fortuna. Quelle ai lati non sono scuri, ma le ali della sua giovinezza, che gli permetteranno di mettersi in salvo…», Bambino in fasce (il 75 centesimi rosso meglio noto come il putto di Andrea della Robbia), Bambino con moschetto e, per finire, Teste di bimbi, il seppia da 50 centesimi.

Seguono le sezioni dedicate dall’autore a due bimillenari: quello della nascita di Augusto o del tempo confuso (dieci francobolli ordinari e cinque di posta aerea emessi nel 1937) e quello della nascita di Tito Livio o dell’impostura (quatto francobolli ordinari emessi nel 1941. Qui si propone il rosso da 20 centesimi + 10 e il viola da 50 centesimi + 25). Entrambe le serie sono disegnate dal Mezzana secondo un perfetto gusto classicheggiante, accordando modelli rinascimentali e manieristi: dei veri capolavori in miniatura. In calce ad ogni vignetta una frase in latino, che Giuliani opportunamente traduce e commenta, tratta ora dal Res gestae augusteo, ora dai Carmina e dal Carmen saeculare di Orazio, ora dall’Eneide di Virgilio.

Ottava ed ultima sezione Galileo o del limpido sguardo, dedicata alla serie di quattro francobolli (la penultima del Regno d’Italia), emessa nel 1942 in occasione del terzo centenario della morte di Galileo Galilei (1564-1642). I quattro bozzetti del Mezzana, di uno stile sorprendentemente fresco e moderno, «risalgono i secoli per parlare di un uomo che vedeva lontano in cielo e sapeva orientarsi bene sulla terra, senza evitare torti e miserie».

 Chiuso l’album dei francobolli nell’armadietto del suo studio (ma non aveva buttato via le chiavi?), Giuliani lascia aperto l’album della storia, quella che passa attraverso la vita degli uomini, col “pretesto” narrativo e la promessa di raccontarne ancora una volta le storie e i destini  impressi, magari, su altri rettangoli di carta gommata.

 

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