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Lecce e la memoria di Bodini/2

Posted on: 09/02/2014

 

di Lino Angiuli

 

In effetti, servono dosi massicce di lucida attenzione per evitare che certe occasioni e certi anniversari possano attivare la sindrome della “secchia rapita” caratterizzata da una rumorosa sintomatologia non scevra di rischi feticistici o provincialistici.

Per un uomo-poeta che ha saputo mettere insieme il Sud e l’Europa (che prodezza!), si può e si deve applicare un approccio in grado di coniugare salentinità (pugliesità direi o, ancora meglio, meridianità) e mondo (visto che tramite la porta aperta sulla Spagna, grazie alla sua lezione e al principio dei vasi comunicanti, si è aperta anche una finestra sul continente ispanofono dell’America latina). Lo sforzo compiuto da Bodini per legittimare la dimensione della provincia e l’immaginario “periferico” ad essa legato, quale serbatoio identitario inalienabile e ricco di spunti ispirativi di ordine non solo letterario ma anche antropologico (qui, secondo me, la grandezza della sua operazione), non può né deve tradursi in rivendicazioni localistiche, come suggerisce ad alta voce Lattarulo.

Ciò che conta, in definitiva, è restituire a Bodini quello che gli spetta: un impegno – questo – cui sono e siamo tutti chiamati, affinché si riconosca in lui il portabandiera di un modo di interpretare la vita e il mondo da sud o meglio dal sud della storia, della geografia e della cultura: un sud metaforico e metamorfico resuscitato dal regno dei morti per grazia poetica ricevuta.

Una posizione sicuramente scomoda e poco redditizia – questa – per la fortuna di un poeta, visto che si sta ancora cercando di ridurre i danni determinati dalla “trascuratezza” con cui la sua lezione intellettuale e la sua poesia sono state “trattate” nel luoghi che contano dal punto di vista dell’istituzione letteraria. Ma i grandi poeti e la loro poesia sono e restano patrimonio dell’umanità, il che rende davvero stretta, in questo come in altri casi, una disputa sull’appartenenza anagrafica.

In tal senso, proprio nella direzione di uno slargamento dei confini e non già all’interno di una logica microterritoriale, cominciamo a dare atto che non solo Lecce ha dato il suo enorme contributo, considerato che anche da Bari, città con la quale il “salentino” Bodini ha convissuto, sono state messe in campo iniziative editoriali intese a valorizzare e amplificare il suo importante lascito teorico-letterario.

Come dimenticare che, a due anni appena dalla morte, l’appulo-marchigiano Leonardo Mancino, mentre da Bari dirigeva in quegli anni la collana “I testi” per l’editore Lacaita di Manduria (Ta), pubblicava nell’ambito di quella collana un corposo Omaggio a Bodini (1972) con l’intento di chiamare a raccolta amici, sodali, studiosi e fondare una critica bodiniana di alto profilo (basta leggere i nomi che campeggiano nella prima di copertina qui riportata per cogliere la portata e la credibilità dell’iniziativa)!?!

Lo stesso Mancino (di cui Bodini aveva richiamato un verso in un proprio testo poetico per sancire la vicinanza relazionale e poetica tra sé e il giovane sodale) aveva successivamente proposto alla direzione della rivista «in oltre», diretta per l’editore Schena di Fasano (Br) da Giovanni Dotoli, Raffaele Nigro e dal sottoscritto, di dedicare un numero speciale a Bodini: cosa che puntualmente fu fatta con un numero monografico da lui curato (n. 5, giugno 1990).

Il fascicolo riproponeva alcune presenze dell’Omaggio insieme a contributi inediti firmati da giovani autori allo scopo di produrre una staffetta relazionale/redazionale e dilatare il campo di infezione bodiniana, moltiplicandone la figliazione ovvero la paternità (non a caso il mio contributo si intitolava “Bodini ci fu padre”). Il fascicolo era peraltro arricchito da disegni inediti di Bodini, prestatimi dall’editore Vito Macinagrossa, il quale, gestendo la libreria “Adriatica” nei pressi dell’ateneo barese in cui insegnava Bodini, li aveva personalmente e amichevolmente ricevuti dalle mani del poeta (Nunzio Schena aveva anche voluto stampare uno di quei disegni su una tavola allegata al fascicolo).

E qualche risultato deve essere stato prodotto dagli sforzi “baresi”, se tre anni fa sono stato invitato dal Preside del liceo classico “Vitruvio Pollione” di Formia, per intermediazione di Rodolfo Di Biasio, sodale di Mancino, a parlare agli allievi di Vittorio Bodini come di un grande poeta e di un caso eclatante di “trascuratezza”.

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