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Michele Passalacqua, Sette passi

Posted on: 30/04/2014

Cop. 1

Michele Passalacqua, Sette passi 

(disponibile su http://www.lulu.com/)

di Antonio Lillo


 

Già dal fatto che questo voluminoso e assai ben curato libro di Michele Passalacqua non abbia un colophon da cui attingere informazioni minime su dove e quando sia stato stampato, né un logo che ne identifichi la paternità editoriale (per quanto dotato di immancabile codice isbn) la dice lunga sulla particolarità di questa operazione libraria. Sette passi appare in tutto e per tutto, sotto il profilo tanto tipografico quando dei contenuti, il libro di una vita, la summa di una serie di esperienze e di scritture talmente personali per il suo autore da non poter avere altro referente che sé stesso.

Passalacqua è pugliese. Nato nel 1952, ha vissuto a lungo a Milano, dove si è occupato sempre di arte. Questo libro pare quasi rappresentare, idealmente, un suo ritorno in Puglia. In esso vengono messi insieme e riordinati una serie di scritti dai primi anni ’80 a oggi, tutti di carattere fortemente autobiografico o alla ricerca di un tempo e di un io perduti, e pregni di tali umori ermetici che ne rendono spesso ardua la comprensione.

 

Basta una breve scia, la spia leggera

di primaluce intravista

nell’augurio di qualche goccia,

dal finestrino di un tram,

e la primavera urta il ventre.

(«Nello specchio guardavo la mia nuca.

Mi giravo a destra, a sinistra,

nel volume deserto delle cose,

ma il mio volto era dovunque.

Ho sbagliato porta, o forse la porta

non c’era, ma sono entrato lo stesso:

come una morte di andata e ritorno.

COLUI CHE COMPIE L’OPERA

Dà ALLA LUCE IL PROPRIO STESSO PADRE».)

Ora ruota un sorriso di pietraluce

e sprofonda nella terra

per vedere l’etere di Eldorado.

 

Sette passi non è però, solamente, una lunga autoantologia poetica organizzata per temi, dal primo amore al rapporto coi propri numi artistici, perché declina spesso verso il racconto di formazione, per quanto scritto in versi. A ogni capitolo Passalacqua antepone, come premessa, una prosa più recente e spesso più immediata, quasi in funzione di coro, di controvoce che ridice oggi quello che è stato scritto in passato, cercando di definirlo meglio, di aggiungere o controbattere, di rispondere di un io non più palpabile se non in quegli scritti, che hanno a volte il sapore agostiniano di una confessione.

Molti e vari i temi trattati, dal confronto col tempo a quello con l’arte, alle inevitabili perdite affettive. Sopra tutti però, nucleo stesso della raccolta, rimane la partenza verso Milano, vera e propria fuga intesa come svolta necessaria alla liberazione dell’artista, alla propria affermazione di uomo; eppure trauma insanabile, perché si lega indissolubilmente all’altro grande tema, più intimo, del libro: la perdita del padre, il distacco definitivo, proprio nella fuga, e poi il rimorso per un rapporto mai ricucito.

Ne emerge l’autoritratto fiero e dolente di un uomo colto, sicuro di sé ma anche schivo, che si mostra mai del tutto, dietro versi belli, musicali, elegantissimi, ma sempre difficili da decifrare.   

 

Per Salvatore Sciarrino

 

Nella ferita di uno spirito

ardono muri capovolti

verso altri muri.

La sete è una voce ferina

che trattiene

iniziali marine, laminette

in fuga, dialoghi d’aria.

È impossibile disunire

quelle isole bianche.

 

                           

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1 Response to "Michele Passalacqua, Sette passi"

Le riflessioni di Antonio Lillo meritano alcune puntualizzazioni che vado ruminando da alcune settimane… Saranno una serie di brevi, necessarie, proposizioni.
Nel frattempo, ringrazio per il lavoro critico dedicatomi.

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