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Mariella De Santis, La cordialità

Posted on: 09/05/2014

Mariella De Santis, La cordialità

Nomos edizioni, Varese

di Pierangela  Rossi


 

Autrice teatrale, di racconti e poesie, in quest’ultimo libro Mariella De Santis, nata a Bari “in un raro giorno di neve” del 1962, milanese di adozione (pur “non essendo innamorata” di Milano, città che tuttavia ama) presenta “La cordialità” nei suoi più diversi aspetti. E’ questa una raccolta non organica, discontinua fin nel tono, ma legata nell’insieme da questa propensione al farsi vicini, o lontani, a chi si ama o non si ama più. Un dire colloquiale, dei fatti della vita d’ogni giorno che vanno a significare altro, di più ampio respiro, o accensioni fiabesche, o mitiche, o cantilene per bambini piccoli o grandi. Fin dalla crudele favola dell’imperatore che uccide per un libro di poesia negato alla sua lettura e poi profeta in versi, lui che non ama la poesia. E’ nelle occasioni migliori una poesia sottotraccia, i gesti e le parole della quotidianità si fanno maestri. C’è talvolta un dire piano, accoccolato nello svolgersi semplice di parole, in versi impreziositi da assonanze o rime.

La cordialità può essere un salutare tutti, sempre, può essere (in quella che è forse la poesia più bella) un saluto all’amato, esorcizzante l’addio insito in ogni arrivederci, può essere in una carezza che poi si ritrae, nell’annaffiare gentile la piantina sul balcone nel deserto del cortile metropolitano, la grammatica dei pronomi come “ars amanda” acrobatica…

C’è la lezione, anche se a volte (ma non sempre) cade l’ironia, del minimalismo di Vivian Lamarque, e dei fasti di Patrizia Cavalli, e in genere della musicalità della migliore poesia contemporanea femminile, attenta alle minuzie che si trasformano in metafisica dell’alternanza dei giorni e dei sentimenti. Perché la cordialità è uno sforzo qualche volta, quando c’è fatica, e non può essere usata impunemente, a occhi chiusi, e tuttavia connota il farsi prossimo di molti uomini e donne, come una necessità del vivere familiare e sociale.

Il libro raccoglie anche una sezione di testi tradotti in inglese. Da Anthony Robbins, che, dopo l’immersione a tu per tu col testo,  sottolinea la presenza, nei versi della De Santis, di suono, ritmo, colore, tono, associazioni di parole così consentanee alla lingua italana e difficili da rendere in altra lingua. Talvolta, nota giustamente, sono composizioni “apparentemente”  colloquiali, talvolta con tecnica che Robbins chiama “obliqua”, di modo che si capisce solo alla fine lo svolgimento intero del percorso della poesia. Qui “lo stile è ricercato solo quando la poesia lo richieda”, con la forza dell’emozione riflessa.

Particolarmente attenta la prefazione, di Biagio Cepollaro. Nel molteplice possibile stilisico, dice il prefatore, lui sceglierebbe tra tutte  “le poesie del quotidiano” dove senza raggrumarsi di retoriche, si manifestano verità anche “amare”, però con una “disposizione alla leggerezza quando il tema è grave”: “Anzi, quanto più solenne è il tema, tanto più elementare e sempllce è il modo di tradurlo”.

Dunque, come scrive l’autrice: “L’estraneità è il mistero. //  (…) Il gesto quotidiano dona al dubbio una misura / un tocco sulla spalla, constatare la bella giornata / augurarsi l’un l’altro che passi presto un malanno / prestarsi il sale, qualche parola in cortile. / Farsi lontano, poi vicini”.

E altrove: “Ditemi voi se non è pregare / questo bisbiglio continuo / del mio corpo, questo suo / muoversi partecipe al vento, / al sole, all’altrui pianto o riso”.

Ma Mariella De Santis, cordiale con tutti, “solo da uno” vorrebbe essere “infinitamente amata”.

E la più preziosa di tutte: “Salutarsi sempre, dita contro dita / guancia su guancia o a labbra socchiuse/ /(…) Salutarti sempre, te che sopra ogni altro amo / fingendo di ignorare l’addio in agguato / in ogni nostro arrivederci”. Dieci con lode.

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