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Peppe Fiore, NESSUNO È INDISPENSABILE

Posted on: 16/08/2014

da incroci 29, sezione ‘schede’ 

Peppe FioreNESSUNO È INDISPENSABILE

Einaudi, Torino 2012


di Veronica Di Pinto

 

Nel suo romanzo d’esordio Extension du domaine de la lutte (1994) Michel Houellebecq innesta una «novella d’argomento animale», intitolata Dialoghi tra una mucca e una puledra e ispirata al protagonista in un breve soggiorno di lavoro. La riflessione sulla «bella impressione di vigore» della mucca bretone, che per tutto l’anno pensa solo a brucare, ad abbassare e alzare con regolarità impressionante il suo «musello lustro», è solo apparentemente l’indizio di una «profonda coerenza esistenziale». In realtà l’apparenza è destinata a rivelarsi infida perché nell’essere del bovino in determinati periodi dell’anno, sotto lo stimolo del desiderio sessuale, «si produce una rivoluzione sbalorditiva». Quasi vent’anni dopo l’apologo sembra essere ripreso da Nessuno è indispensabile (Einaudi, 2012), secondo romanzo di Peppe Fiore (Napoli, 1981) – finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2013 – per raccontare, su un registro cinico e comico, la «rada umanità impiegatizia» contenta e soddisfatta di lavorare in quello che sembra un luogo ideale, la Montefoschi, azienda modello di Roma specializzata in latte e derivati.

«I colleghi sono persone solo fino a un certo punto. Per questo si chiamano risorse umane». La citazione è sufficiente per intuire la parabola su cui Fiore calibra i suoi personaggi: si tratta di impiegati grotteschi e ridicoli, rigidi e impacciati nelle relazioni sociali, dai comportamenti prevedibili, perfettamente integrati nel contesto della fabbrica, sono «persone che assomigliano a cose», individui che si attaccano al lavoro e agiscono come animali dipendenti dal branco e dalle dinamiche di sopraffazione che lo regolano. Centro focale di quest’umanità informe è Michele Gervasini, impiegato dell’Ufficio pianificazione e controllo, protagonista «sconosciuto e opaco anche a se stesso», che conduce «una vita da single, funzionante come un orologio al quarzo», «delegando alla routine tutto il delegabile». In linea con l’atmosfera farsesca del romanzo il sindacalista Arturo Melogna, presentato come un «velista capitato per caso nel cortile aziendale subito dopo la regata», svuota di ragione e impegno ideologici il proprio ruolo e vanta come unica battaglia vinta l’introduzione del secondo di pesce nel menu aziendale.

Sebbene in Nessuno è indispensabile sembri riecheggiare la letteratura industriale degli anni Sessanta, rispetto ai personaggi di Ottieri e Volponi, quelli di Fiore non si sentono espropriati della loro umanità, bensì rinunciano a coltivarla in partenza. Attraverso la parodia del racconto si scopre come l’azienda del terziario avanzato – che a differenza della fabbrica fordista, non dovrebbe provocare alienazione – annulla l’aspetto fecondo del lavoro, quale attività produttrice di identità sociale, e assorbe l’individuo nella sua funzione. Infatti, in quest’azienda perfetta, si avvia un’inspiegabile catena di suicidi che innesca un cortocircuito collettivo e scuote la mediocrità pietrificata degli ambienti e dei personaggi del romanzo; se Houellebecq poneva come motore di cambiamento il desiderio sessuale, Peppe Fiore sceglie la morte che, essendo una delle «variabili che sfuggono al nostro controllo», costituisce una potenziale via d’uscita.

In tal modo il suicidio assurge paradossalmente a unico momento di grandezza di personaggi macchiettistici che giungono, tragicamente, a concepire e realizzare un gesto clamoroso. Nella seconda parte del romanzo – non a caso intitolata «Umanificio» – gli altri impiegati, confrontandosi con la morte, con i rimorsi e il non detto,  scoprono pian piano la propria scintilla di umanità, che fa esplodere il guscio della confortevole ma disumanizzante esistenza precedente. Così, durante lo sgombero dei locali aziendali in un clima quasi rivoluzionario, all’interno di un silos per la raccolta del latte sboccia una dolce storia d’amore tra il protagonista e la stagista Adele. Mentre l’azienda frana pezzo dopo pezzo e il luogo in cui trionfava l’apparenza si libera dei suoi slogan e simboli vuoti, l’amore, l’incontro di due solitudini che si accorgono di realizzare insieme qualcosa più grande di loro, per la «sola elementare evidenza di essere indifesi in due», diventa la chiave per accedere a un destino diverso e autentico, e lascia intravedere «un cosmo in configurazione, ancora solo potenziale, di consistenza amniotica».

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