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Edgar Morin, LA MIA PARIGI, I MIEI RICORDI

Posted on: 03/10/2014


da incroci 29, sezione ‘schede’ 

Edgar MorinLA MIA PARIGI, I MIEI RICORDI

Raffaello Cortina, Milano 2013.

di Domenico Ribatti

 

Di Edgar Morin, filosofo e sociologo francese di fama internazionale, la casa editrice Raffaello Cortina ha pubblicato una autobiografia intitolata La mia Parigi, i miei ricordi, una sorta di viaggio sentimentale attraverso i luoghi di questa città.

Nato a Parigi l’8 luglio del 1921, Morin vi ha praticamente vissuto tutta la vita. Figlio unico, timido a tal punto da non volere andare a scuola, fu estraneo alla vita della sua città fino all’età di dieci anni quando sua madre morì improvvisamente. Questo drammatico evento rappresentò per Morin «una Hiroshima interiore, e quella devastazione fu talmente grande che mi nascondevo nei gabinetti per piangere, e di nuovo piangevo sotto le coperte quando andavo a letto».

Morin reagisce aprendosi al mondo che lo circonda, la vita dinamica, travolgente di Parigi. E poi ci sono due grandi passioni, le letture e il cinema: «Dopo i romanzi di cappa e spada arrivano Anatole France, Tolstoj, Balzac, Stendhal, Flaubert che, a volte, tenevo nascosti sulle ginocchia durante le lezioni. Il cinema è stato una linfa vitale con René Clair, Georg Wilhelm Pabst, Fritz Lang, Jean Renoir, Julien Duvivier, Marcel Carné». Ma anche la musica contribuì alla sua formazione: «anni di musica, voluttà dei concerti, sapevo a memoria i movimenti delle sinfonie, giocavo imitando con la mia voce gli strumenti».

Vennero poi gli anni della guerra, della occupazione nazista, della partecipazione attiva alla lotta politica, con l’ingresso nella resistenza, come responsabile della propaganda: «Avevo paura dell’arresto e della tortura ma, contemporaneamente, mi sentivo partecipe di una formidabile solidarietà, libero dai sensi di colpa, forse ereditati dalla mia identità».

Nel dopoguerra, Morin esce dal partito comunista francese mentre Parigi conosce lo sviluppo economico che porta ad una condizione di maggiore benessere in tutti gli strati della popolazione, anche se una vera e propria metamorfosi si realizzerà solo negli anni Sessanta.

Sono questi gli anni della guerra di Algeria, retaggio estremo del colonialismo francese, del declino della cultura operaia che coincide con quello del partito comunista, dell’invasione dell’Ungheria, delle tensioni che precedono il Sessantotto, che avrà in Parigi uno dei suoi centri propulsivi. Contestualmente si assiste ad un grande mutamento nella organizzazione urbana della città nella quale «le grandi catene di negozi, le grandi case di abbigliamento, dell’alimentazione, del cinema, di tutta la modernità commerciale, hanno sostituito le visceri viventi di una Parigi passata». Simbolo di questo mutamento fu la trasformazione de “Les Halles” in un gigantesco centro commerciale.

Così ci avviciniamo a grandi passi a tempi più vicini a noi, al presente. Morin, che oggi ha 92 anni, ha avuto quattro mogli, ha vissuto in diversi quartieri di questa città cosmopolita, ma non ha mai dimenticato le sue origini, ritenendosi un «figlio di immigrati che ha incorporato la storia di questo paese la cui sorte si gioca sempre a Parigi, che si sente storicamente e contemporaneamente parigino».

 

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