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Enrico Castrovilli, Scritti di psicocritica

Posted on: 26/11/2014

da incroci 29, sezione ‘schede’ 

Enrico CastrovilliScritti di psicocritica.

Profili psicologici di poeti e narratori italiani contemporanei

Progedit, Bari 2013.


di Claudio Toscani

 

Dopo specifici precedenti in materia (Storia del romanzo psicologico, del 2009, e La psicocritica, del 2011, con interventi su Saba, Zanzotto, Campana, Montale, Ungaretti, Pavese, Moravia e Pasolini), Enrico Castrovilli, docente e medico psicologo, poeta, narratore e critico letterario pugliese, esce con un nuovo regesto analitico di profili letterari di alcuni autori contemporanei, la cui scrittura creativa apre a più o meno segreti meandri coscienziali, angosce, stati d’animo e affettivi, turbative d’anima, sentimenti ed emozioni.

Lessicalmente affine a psicoanalisi, la psicocritica, in particolare quella di Castrovilli, se ne distanzia, per non dire vi si oppone, e se pure collega, per ogni figura trattata, disagio psichico a formalità espressiva, non intende cogliere alcun risvolto psicopatologico di un’opera o di un operatore, bensì la forza, l’aspetto inventivo e la suscitante prossimità alla vita di uno scrittore.

Metodo di critica letteraria a suo tempo elaborato dallo studioso francese Charles Mauron (1899-1966), basato sull’ ipotesi che in ogni autore sia presente un “mito personale” obiettivamente definibile nel rilievo e nell’indagine della rete di “metafore ossessive” che ritornano nei suoi testi, trasferito nella raccolta di saggi attuali, tale metodo inaugura il volume nel nome di Carlo Emilio Gadda, tra acuminata sensibilità nervosa e pastiche linguistico-emotivo, minaccia fantasmatica e maschera biografica, angoscia depressiva e forma di conoscenza.

Vasto, poliedrico, folto e poliprospettico, è il panorama degli autori trattati: da Giuseppe Di Viesto (sfumature psicologiche e ragnatela sonora) a Michele Saponaro (ansie, riflessioni, emozioni in personalissimo tessuto semantico); da Sandro Penna (dubbi, tensioni, debolezze e desideri che fanno l’urgente incandescenza del suo processo cognitivo) a Cesare Giulio Viola (eclettico narratore dello psicologico pianeta dell’infanzia). E così dicasi per Amelia Rosselli (dall’insonne turbinio di inconsci segni semantici a filtrare un enigmatico mondo interiore); Salvatore Paolo (inquietante scrittura);  Raffaele Nigro (tra animismo e mistero, sortilegio e magia); Nicola Lagioia (dalla risentita vivisezione di proprie tortuosità psicologiche); Antonio Prete (dalla grande vitalità dei suoi mutevoli stati d’animo).

«A noi psicocritici – confessa Castrovilli – interessa recuperare quei dati psicologici che denudano i momenti di tensione interna in cui l’io narrante incorre quando avverte un avvenimento».

Così dicasi per i riferimenti ad Angelo Roma (in una sorte di autoanalisi); Alessandro Piperno (che come fine chirurgo penetra tra gli umori dei suoi protagonisti); Mario Desiati (follie, imbrogli, ambiguità oniriche e variazioni caratteriali); Enrico Bagnato (dall’erotismo tessuto di pene, gioie, ironie e sempre lucida coscienza); Marco Missiroli (per cui solo l’amore è fondamentale cibo della felicità); Mariateresa Di Lascia (che si calò nei labirinti profondi della psiche dei suoi soggetti): Paolo Giordano (tra dedali mentali e conflitti emotivi).

A Castrovilli importano le variazioni d’animo che si colgono nell’architettura di senso delle pagine di poesia o di prosa che legge ed analizza. Per esempio, di Elisabetta Liguori (e dei suoi intensi flussi emotivi); Anna Santoliquido (dalle folgoranti e dense immagini disposte con oculata eleganza e rara fattura); Luciano Pagano (dalle efficaci pennellate analitiche); Mimmo Tardio (impegnato a dare un significato agli affetti, al dolore psichico, alle prime esperienze adolescenziali); e, per finire, di Giuliano Sangiorgi (che dai fatti d’una singola pazzia trascorre alle drammatiche esperienze presenti nell’ inconscio collettivo).

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