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CARLO ALBERTO AUGIERI, Nel rondinio del tempo

Posted on: 26/02/2015

CARLO ALBERTO AUGIERI

Nel rondinio del tempo: versi, Milella, Lecce 2014, pp.173

 

 

                                                             

Questo mondo é coperto di tenebre, pochi vi possono

veder chiaro: raro è chi si alza in volo verso il cielo come

uccello fuggito dalla rete. 

(Dhammapada , 172-174)       

                                                               

 

 

di Paolo Leoncini

 

Di questa raccolta poetica di Carlo Alberto Augieri, introdotta da Patrizia Guida, che tratteggia l’iter di Augieri come poeta «nascosto» (a cominciare dagli anni ’70, dai poeti di «Quinta generazione», con Nigro, Angiuli, Curci, Giancane; quando , in «Ghen» si firmava Italo Sider); posfata da Francesca Seaman, che traduce in inglese alcuni dei testi, è difficile scrivere distaccandosi dalla lettura: ovvero, scriverne richiama il canto interiore della lettura, mosso da una parola aurorale, parola-suono, parola-movimento, parola-immagine (tra parole d’inesatto/ e di fragilità, p.68), parola non «oggettivabile» in termini di «scrittura seconda», per cui scriverne è sincronico a rileggerla; ogni lettura ponendosi come possibile interpretazione di una testualità che non si «attesta», che segue movimenti internamente metamorfici.

Si tratta di un mondo poetico fatto di trasparenze motili, di luce-acqua, di mare-terra; di un mondo poetico nascente da una percezione del momento relazionale tra uomo e mondo, dove si trascende la soggettività egoica, e la realtà si configura di volta in volta in plurime epifanie. Gli elementi primordiali (il risorgere d’un’/ origine/in ogni giorno, p.18) si librano o si nascondono (la librazione è/ annidamento// ne valeva la pena/ fare la differenza?, p.158) in bilico tra l’incorrompibilità della «fiaba vera» (…ma tutto è/inesistente fuori/dell’ormai/fiaba vera, p.151) e la corrompibilità dovuta alla violenza, alla guerra, all’artificio tecnocratico.

Il libro è costituito da una segmentazione tripartita: A cenni, dove , nell’universo aurorale appare il girasole, considerato da Francesca Seaman come «metafora di un’inclinazione del pensiero che porta in un movimento perpetuo il giro del tempo» (p.172); ma appaiono anche il pipistrello e il barbagianni; Gesti socchiusi ricompone nella preghiera della clausura monacale un’interiorità intera, intangibile, colta nei gesti, negli sguardi; quindi in Nel rondinio del tempo la contemplazione si rivolge ad un fenomeno della natura, il volo delle rondini, il cui «tempo» è fatto di aria, di luce, di moto, di volo.

Questi “canti″ di Augieri, in cui si richiamano le energie dell’interiorità spirituale e dell’universo cosmologico, sono attraversati da una percezione del tempo come ″ritorno″ (tornare che/non muore, p.124; ritornare nella forma/ è metamorfosi, p.126); e dello spazio come dilatazione, curvatura, inclinazione, intenerimento, assorbimento, uno spazio che può far pensare al Bachelard di «la poétique de l’espace»; e dal bilanciamento tra finitezza  ed espansione, che può far pensare al Bonaviri della Divina foresta, dove la morte è assunta come «sponda aperta nella vibratilità del profondo integrante la faccia vitale». Scrive Patrizia Guida che quella di Augieri è «etnopoesia» , ovvero poesia corale, dove l’egoità si dissolve: infatti (in A cenni) Là trovavo la musica in esistenza/nei tuoi passi certi e lenti il/ mio cammino/ la mia danza (p.20); Ma tu insegnarmi/ che il tempo è nell/ albero, comincia a/ venire l’ombra in/ ogni presente di/ luce e/ calura…(p.40). La parola si  innerva nel reale, si con-fonde col reale, evocandolo, lo respira, lo restituisce secondo una vivente relazionalità: È grotta/la parola/ che s’incurva a/ cercare il/ girasole,/ quella voglia di baciare/ il vento/ che apre le porte/ e sembra respirare/ quando il vento di prima le ha chiuse, p.49). Il «pipistrello caduto» dice che c’era, prima, un nuoto, una vibrazione (p.51). La solitudine della «spiaggia notturna» dove vola il barbagianni, suggerisce che ogni presente/ si faccia/ fuori/ dalla storia (p.55). La parola evocativa di Augieri risale a un primordio che non trova conferma nella storia, e che non si salva nella «fiaba» . Tra forma originaria e materia si crea un movimento tensivo che può cedere all’involuzione, ma che può anche prefigurare un compimento: il «disegno» può essere la forma intermedia Tra la creta e la pianta (p.158); il disegno che siamo (p.159) è l’innocenza archetipica, smentita dalla storia (Violenza dei paesi: dal forno spento, p.59; …violenza dei paesi/ dove i cuori fuggivano, p.64); fragile, ancorché incorrompibile, nella «fiaba vera», ma presente nell’istanza antropico-terrigena dell’assorbimento, dell’intenerimento:un dio dell’assorbimento/ nessuna distruzione e vita/ alla morte di intenerimento,/ il morire si dona: a farsi terra (p.75);…ma le disegneremo le/ rondini volate/ l’anno prima,/ ma lo diremo ale rondini/ quando perdemmo la parola per/ fare cenno al/cielo di/ anni prima.(p.164). Tra innocenza primordiale e istanza antropico-terrigena si pone quello che potremmo chiamare il «poemetto recitato» Grido bianco, grido nero: ma, almeno il corpo (pp.90-95), dove la morte tragica, violenta, il senza ritorno riguarda così la «gatta serafina» (uno che non guarda e/ corre/ una ruota e la mia serafina/ col sangue: nel pendio/nella strada:/ che scorre, p.91); come «Mohamed»: Mohamed! è/ l’onda nel mare/ un marone in tempesta/ sommersa acqua/ inghiotte la /testa di Mohamed/ e Mohamed, un richiamo a/ occidente la/ democrazia/ sceglie come/ vivere per/ la nostra vita senza/ scelta.(p.92); ma il corpo di Mohamed!/ ma il corpo di/ serafina!/l o veda prima che/ altre ruote o onde/ grumino gemino giaccino!/ occhi gialli occhi neri/ di che colore/ il senza ritorno? (p.95): la morte per «ruote o onde» è la smentita della storia, violenta, rispetto alla fragilità della «fiaba vera», ma anche rispetto all’istanza socio-antropica della «morte di intenerimento». La parola, priva di spazio evocativo, diventa «grido», la forma diventa il corpo:ma almeno il corpo!/ ma almeno che sia in / lui la forma che/m’assomiglia! (p.91). C’è, nei versi precedenti, la presunzione regressiva del potere, la sua sopraffazione sull’esistenza reale; ed, insieme, una cosmologia degli esseri senzienti, per cui la «gatta serafina» e «Mohamed» sono accomunati in uno stesso destino.

Le «trasgressioni» lessicali e metriche di Augieri (qui: grumino gemino giaccino), i neologismi, riuscitissimi (ad esempio teporire, p.163), i troncamenti in luogo delle elisioni, appartengono piuttosto alla fase incipitaria di questa raccolta, finché la parola poetica prende energia, si orienta, in un universo che si precisa nei suoi significati: una parola mossa dal sensibile – tattile, uditivo, visivo – e che dal sensibile si lascia guidare verso l’essenza (questa specie di delicatezza verbale, di balbettio, è un tratto connotativo, soprattutto nella precedente raccolta Man mano per rammendi ).

Al ″poemetto recitato″ segue Gesti socchiusi: l’interiorizzazione intera, intensa,della preghiera delle monache del Monastero benedettino di Lecce (come l’Autore ci dice in nota), dove prevale il «socchiuso», il «nascosto», prefigurato dal riconoscimento di una tattilità intima, nascosta, (… l’intimità dagli occhi chiusi, p.99), e accentrato sulla sequenza I-VIII (pp.109-117), animata da una spiritualità relazionale: nelle tue labbra/s oava e precipta/ l’adesso (p.109); nel grembo del/ pregare congiunto, p.110; lo sfiorio taciuto/ nelle tue mani;…il/ cinguettio gregoriano/ del cielo, p.113;silenziosa forza/ legnosa nel/ tonfo che/ chiude, p.114.

Segue la contemplazione ″esterna″, cosmologica, della terza parte, che dà il titolo alla raccolta, Nel rondinio del tempo: la contemplazione, ugualmente intera, intensa, del volo delle rondini, come essenza del movimento cosmico. Le seconda e la terza parte, quella della preghiera delle monache e quella del volo delle rondini, sono accomunata dall’istanza ″materna″(Lingua materna, p.120), di una femminilità salvifica, originaria, che poi viene tradita dalla ″matrignità″ della natura, nel testo explicitario della raccolta: …l’abbandono portato/ nel miagolo/ boccone di rondine/ crescersi se/ nella gatta assassina/ la solerte;//… una rondine, un dono/ alla materna/ dalla natura matrigna (p.169): dove la rondine, che diventa «boccone di rondine» per la «gatta assassina» (la gatta che, prima, era la gatta «serafina» accomunata come essere senziente  a Mohamed), configura il sentire del poeta, in cui il dono è l’escatologia del senso. Il dono, il ritorno, la dilatazione sono istanze concomitanti, attraverso il passaggio/ il passato il/ passionamento (p.128). La vicenda della materia, tra pietra e acqua, tiene aperto l’interrogativo: Anime di/ maree fossili?/ E le gocce e le gocce/ rondinano in/ cielo e/tornano (p.131);  il tempo- ritorno è nelle «curve del volo»: Conservare il caldo dei millenni/ come le rondini le curve del/ volo (p.145); il tempo-movimento delle rondini le riscatta dall’essere straniere, migranti: per ogni giro di rondini/ spiuma/se ne va/ l’interezza/straniera…;/ farsi cibo dei / giorni, del tempo/ e preda nella:  ricomposizione dal nulla/ rotondo (p.153). L’avventura della distanza, del distacco, dell’«allontanamento» si dissolve dinanzi alla contemplazione del  fenomeno dell’andare-tornare delle rondini:…ma l’andare via/ in cerca di/ qualcosa per/ tradurmi…/…ma il fiume con il suo fluire/ e l’andare intorno delle/ rondini.//Sì, fu sogno/ l’allontanamento.(p.139). Prevale l’unità di morire e vivere:  l’essenza dell’essere è un «risveglio indiziale»: unico morire e/vivere nel/risveglio /indiziale che/siamo.(p.139).

Questa nostra scrittura si è conformata su  una possibile lettura-ri-lettura, secondo una possibile azione del testo: l’«atto del testo» di Paul Ricoeur si rivela, nella raccolta di Augieri, come una potenzialità ineludibile, suscettibile di percorsi plurimi: il cui nucleo interno non ammette, comunque, cedimenti alle convenzioni codificate del ″letterario″.

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1 Response to "CARLO ALBERTO AUGIERI, Nel rondinio del tempo"

Innovazioni linguistiche e neologismi echeggiano nella raccolta… ma l’animo poetico di Augieri emerge sempre e vola alto in questa raccolta presentata nel Convento delle Benedettine di Lecce a cui ho avuto la fortuna di partecipare.
Salvatore Armando Santoro
http://www.poetare.it/santoro3.html

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