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Cose dell’altro mondo. Metamorfosi del fantastico nella letteratura italiana del XX secolo, a cura di Patrizia Farinelli

Posted on: 23/03/2015

Cose dell’altro mondo. Metamorfosi del fantastico nella letteratura italiana del XX secolo, Pisa, ETS, 2012, a cura di Patrizia Farinelli.

 

 

di Paolo Leoncini

 

Si tratta di un volume collettaneo di portata davvero rilevante: raccoglie gli Atti della «Giornata di studi» tenutasi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lubiana il 29 ottobre 2009. È dedicato alla memoria di Filippo Secchieri, uno dei più significativi teorici della letteratura italiani, immaturamente scomparso nel marzo 2011: il quale, della «Giornata» lubianese era stato il più convinto fautore e, come scrive Patrizia Farinelli, l’«animatore».

Il volume si configura attorno a due nuclei, circa il nesso tra «fantastico» e letteratura: nesso considerato, dagli autori dei saggi, come interno alla dimensione del letterario, secondo molteplici articolazioni, per cui difficilmente il «fantastico» può venire assunto come un «genere» a sé stante: si tratta dunque, innanzi tutto, di «un confronto con l’alterità delle realizzazioni novecentesche rispetto a quelle del fantastico romantico»; quindi di «integrare, correggere o rifiutare la proposta todoroviana di definizione del ‘fantastico’ come ‘genere’» (Farinelli, pp. 11, 12). La letteratura fantastica, il libro di Todorov del 1970, costituisce, dunque, il punto di riferimento, messo in discussione da tutti i partecipanti, a cominciare da Filippo Secchieri, nel cui intervento Fantastico e realtà letteraria: un discrimen necessario?, afferma: «Riferirsi a un testo letterario come a un testo fantastico […] ha lo stesso, parziale significato che si può ottenere da un approccio analitico ad un’opera cinematografica esclusivamente dedicato a sviscerarne gli effetti speciali di cui essa si avvale» (p.29). La dimensione finzionale è costitutiva della letteratura, e non già al livello della «letterarietà», in quanto, scrive Secchieri, «il linguaggio non ripete le cose», e l’alterità del letterario ha a che vedere con la dimensione del possibile, compreso l’allucinato e l’onirico.

Queste posizioni, alternative alle tesi todoroviane, sia, come scrive Farinelli (p. 13) sul versante del criterio extratestuale (l’«esitazione del lettore di fronte a un fatto narrato non spiegabile con i principi regolanti l’accadere nel mondo storico e naturale»), sia sul versante intratestuale «di un conflitto tra due ordini inconciliabili di realtà» (inducendo a chiedersi se «…il reale cui si fa riferimento» è «un mondo empirico o piuttosto […] un suo paradigma»), percorrono i quattro saggi teorici: di Filippo Secchieri, Srečko Fišer, Tatjana Peruško: quest’ultima è presente con due dei saggi teorici, il secondo dei quali opportunamente collocato a conclusione del libro come bilancio complessivo. Mentre Fišer (Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica), rifacendosi a Roger Caillois considera l’irrazionale o il metarazionale come modalità imprescindibili del letterario, Peruško (Università di Zagabria), nel primo dei suoi saggi (Fantastici mondi possibili) si riferisce – in un ventaglio ampio che passa in rassegna buona parte dei contributi più recenti (Secchieri, Farnetti, Lugnani, Bonifazi) – anche a Lubomir Doležel, in Heterocosmica. Fiction e mondi possibili (Milano, Bompiani, 1999): di cui evidenzia il passaggio tra «mondo attuale» e «mondo possible», per cui è ingiustificato «formulare due semantiche della finzionalità, una destinata alla fiction ‘realistica’ e una alla ‘fantasia’»(p. 52).

I sette saggi a impronta «storica» seguono la letteratura italiana del ‘900 secondo sondaggi complementariamente rivolti da un lato a reinterpretare il «fantastico» come configurante intrinsecamente della finzionalità letteraria, dall’altro a scoprire aspetti testuali di significazione «fantastica» in autori già solidamente codificati. Si passa dal Papini del «diavolo senza corna» di Giona Tuccini (Università di Cape Town) che, nell’autore fiorentino, sottolinea il «diabolico» del Tragico quotidiano e di Pilota cieco; al Pirandello di Sei personaggi in cerca d’autore, di Dušica Todorović (Università di Belgrado), dove l’elemento del «fantastico» è connesso alla modalità semantico-stilistica della moderna teatralità; al Bontempelli di Patrizia Farinelli (Università di Lubiana) che in Miracoli rileva il «potere performante del linguaggio», «la realtà generata dalla parola» (p. 96) che rinvia al «doppiofondo della realtà coi suoi lati meno noti e sorprendenti» (p. 99); e l’affinità del «fantastico» col «magico» di impronta italiana, che si distingue anche dal surrealismo francese, riferendosi appropriatamente a Gianfranco Contini in Italia magica, nonché ai livelli metaletterari della testualità bontempelliana; al Savinio di Snježana Husić (Università di Zagabria), dove, soprattutto in Narrate uomini la vostra storia, il «fantastico» è visto come attuazione testuale-discorsiva, come modo testuale costruito, piuttosto che come «genere», concomitante quindi con altri «modi» (fantastico, realistico, storiografico, biografico); al Landolfi di Racconto d’autunno, di Silvia Contarini (Università di Udine) che si rifà pure al Contini di Italia magica e al Secchieri «landolfiano» de L’artificio naturale, e connota «il tipo di scrittura praticata da Landolfi tra la Pietra lunare e Racconto d’autunno» come «schermo letterario» per «dire qualcosa che era impossibile dire in altro modo»; vede en travesti «una storia intima che appartiene anche alla biografia di Poe» (p. 126), riferendosi all’«ambivalenza materna descritta da Melania Klein»(p. 128), e al Poe di Marie Bonaparte; a Irena Prosenc Šegula (Università di Lubiana) che affronta la ibridazione fantastico-fantascientifica della serie di racconti Quaestio de centauris di Primo Levi; a Sanja Roić (Università di Zagabria), circa il «fantastico istriano» di Fulvio Tomizza, la cui dimensione «onirica» è radicata nell’antropologia corale del maggiore «autore di frontiera» della letteratura italiana novecentesca.

Il saggio teorico, conclusivo, di Tatjana Peruško (Il fantastico oggi: tra genere superato e scrittura emblematica), toccando autori quali Borges, Calvino, Manganelli, tratteggia, in definitiva, un profilo calzante sul piano di esiti testuali da parte di autori di gran calibro, motivati da una acuta, sottile, innovativa coscienza critica; a cui Peruško fa seguire, circa l’«attualizzazione ermeneutica» della «letteratura fantastica», il riferimento a «tre contributi relativamente recenti»: quelli di Luigi Punzo (Intersezioni dell’immaginario letterario) e di Armando Gnisci (Reale immaginario fantastico), raccolti nel volume collettaneo I piaceri dell’immaginazione (Studi sul fantastico), a cura di B. Pisapia (Bulzoni, 1984); e di Filippo Secchieri, Fantastico e teoria letteraria, che si trova in Geografia, storia e poetiche del fantastico, a cura di Monica Farnetti (Olschki, 1995): di Secchieri, Peruško sottolinea «un’ottica sostanzialmente antigenologica, interessata piuttosto a quell’‘urto epistemico’ ritenuto immanente all’atto ermeneutico e scaturito dall’incontro tra il destinatario e l’alterità ontologica del testo letterario»: dove Secchieri compie, dunque, il vero passaggio innovativo, quello dal «genere» codificato alla relazionalità autore-testo-lettore.

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