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FRESCHI DI STAMPA/ a cura di Antonio Lillo

Posted on: 22/04/2015

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di Antonio Lillo

 

VIA DEL VENTO EDIZIONI

Umberto Boccioni, LA GRAN MADRE, Via del Vento, Pistoia 2014

Proseguiamo la nostra panoramica delle piccole realtà editoriali di qualità con le edizioni Via del Vento di Pistoia.

La casa editrice, nata nel 1991 per iniziativa Fabrizio Zollo, prende il suo nome da quello antico dell’odierna via Vitoni, strada frequentata nei secoli da artisti e scrittori. Scopo dell’Associazione alla base dell’iniziativa editoriale era proprio quello di rinnovare la tradizione letteraria di quella Via. Le Edizioni Via del Vento hanno una veste elegante, sia nella scelta delle carte che dell’impostazione grafica, e prediligono testi rari o inediti di autori del Novecento, perlopiù legati al mondo della poesia e dell’arte, e suddivisi in tre collane in cui il connubio fra questi due generi è piuttosto forte, complice il curriculum pittorico di Zollo. Le collane proposte sono «Ocra gialla», «Acquamarina» e «I quaderni di via del Vento».

Da quest’ultima segnaliamo, in particolare, la recente raccolta di pensieri sull’arte di uno dei padri del Futurismo, Umberto Boccioni. Il prezioso volumetto è stato curato dallo stesso Zollo, attraverso un’attenta selezione di passi tratti dai diari e dalle lettere di Boccioni nel periodo compreso fra 1907 e 1913, i quali da una parte evidenziano, nelle sue molte convinzioni e contraddizioni, nei suoi vezzi come nei suoi dubbi, il formarsi del suo personalissimo pensiero artistico, dall’altro aprono uno spaccato sul suo universo privato con insospettabili punte di ironia che rendono assai umano e quasi simpatico il giovane Boccioni, eroe avanguardista, morto prematuramente sui campi di battaglia.    

 

 

Giacomo Sandron, COSSA VUSTU CHE TE DIGA, Samuele Editore, Fanna 2014

 

Come già evidenziato da Fabio Franzin nell’attenta postfazione all’opera, con Cossa vustu che te dica Giacomo Sandron dà alle stampe una summa della propria arte, maturata negli anni in maniera discreta ma senza passare inosservata. Le poesie, scritte per la maggior parte nel dialetto di Portogruaro, sono mediamente lunghe, spesso veri e proprio racconti in versi, dall’andamento svagato, con forti richiami all’opera di Raffaello Baldini.

Quello che emerge dallo sguardo “stupito” con cui l’autore guarda la piccola provincia veneta protagonista delle sue storie è appunto lo scollamento irrimediabile fra due realtà: quella passata, povera ma dignitosa, persino nel suo pratico attaccamento al cibo, e di cui ancora si avvertono le tracce nella fortissima presenza dei ricordi, nei tempi dilatati, nelle giornate perse al bar, alle prese coi propri tormenti emotivi: «Che me vien da ciamarte/ sol che co’ son imbriago/ vol dir che te amo?/ Ma no un fiatin, vojo dir,/ ben s-gionfo de vin. (Che mi viene da chiamarti / solo quando sono ubriaco / vuol dire che ti amo?/ Ma non poco, voglio dire, / ben gonfio di vino)»; e quella presente, fatta tutta di lavoro in fabbrica, ambiente descritto nei minimi particolari di lavoro, ma con un taglio più surreale che alienante, talvolta ironico, mai eroico, chapliniano.

In questo continuo oscillare fra passato che si fa presente e presente che rifiuta testardamente di farsi futuro, è racchiusa dunque l’intima realtà del libro, la sua profonda inquietudine, a cui la poesia, per una volta, pare offrire sollievo: «te ga presente star sperso tal caìgo/ in simitero quando tuto xe compagno// la tomba de me nono la se disfa// Someia che i xe drio russarte i ossi// Me vien voja de corer anca a mi/ trovarla ‘na roba, ‘na robuta quaunque/ tignirla strenta, no molarla/ no molarla/ no molarla. (hai presente perdersi in mezzo alla nebbia / in cimitero quando tutto si assomiglia/ / la tomba di mio nonno si disfa.// Sembra che stiano lì a grattarti le ossa.// Mi viene voglia di correre anche a me/ trovare qualcosa, una cosa qualunque/ stringerla forte, non mollarla/ non mollarla/ non mollarla)».

 

 

Colomba Di Pasquale, IL MIO DELTA E DINTORNI, Fara (Rimini 2014)

 

Poesia quasi sospesa, aerea, quella presente nella quinta raccolta di Colomba Di Pasquale, ammantata com’è di una leggerezza finissima e preziosa, ancor di più per la scelta di un registro semplicissimo sotto il profilo lessicale quanto potentemente emotivo, e assai equilibrato nella struttura del verso – non a caso nume tutelare della raccolta è Vivian Lamarque, che ne firma anche la prefazione.

L’opera è suddivisa in due sezioni, una «Il mio delta», dedicata esclusivamente al paesaggio centrale, palustre, del Po, con le sue creature, in particolar modo i suoi uccelli coi quali l’autrice arriva a stabilire una particolare affinità, quasi una fratellanza, l’altra «Dintorni», specchio della prima, di quella ubiquità a volo d’uccello ma portata all’estremo, sul mondo. Ne vengono fuori una serie di bozzetti incantanti, immersi nella luce pacata ma pulsante delle stagioni, e caratterizzata nel lunghissimo inventario di volatili che prendono posto fra i versi.

Stupefacente la lunga poesia che dà il titolo alla raccolta in cui l’autrice perviene a una sorta di panteistica fusione con la realtà naturale, un esserci attraverso che non la annulla, non la perde nella natura ma al contrario la arricchisce, la moltiplica nel tutto, moderna metamorfosi il cui paragone più immediato, per la felicità dell’esito, è il Saba di A mia moglie. «Sono la nebbia che tutto rende invisibile e cancella,/ sono, attento, il fiore di lino che stai per calpestare,/ sono la malva che hai raccolto e che berrai tisana a sera/ sono le tante belline e vive cannucce di acqua dolce/ ma non temere sono ancora l’acqua salmastra/ che disseta la salicornia e la tamerice in me,/ sono la distesa di fenicotteri che si approvvigiona prima di riprendere il volo lento./ Come mi pesa staccarmi dall’acqua feconda ma poi mi riconosco/ in quello scatto color rosa e nero,/ in quel battito lento d’ala che spinge dall’acqua a spazzare l’aria d’intorno/ e sono ancora la spatola che rincorre il compagno e viceversa/ e sono una fantastica volpoca in volo a fendere luce e terra d’acqua,/ sono veloce, dinamica e ingenua come una volpe,/ sono ogni piuma, variopinta e lucida del mio piumaggio».

 

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1 Response to "FRESCHI DI STAMPA/ a cura di Antonio Lillo"

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