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MEDI(T)ANDO / Crociate moderne e oscurantismo antico

Posted on: 05/02/2016

medi(t)ando2Crociate moderne e oscurantismo antico

 

 

 

 

 

di Sara Ricci

 

Non c’è niente da fare. La maledizione del lunedì si abbatte su di me ogni settimana, disseminando la mia esistenza di indizi talvolta microscopici uniti a prove tangibili della sua potenza. Stamattina la sveglia, anziché suonare come di consueto alle 6, ha deciso di trillare imperiosamente alle 4.22, interrompendo il mio sonno inquieto a mala pena dopo due misere ore; il risveglio improvviso mi ha letteralmente catapultata giù dal letto, consentendomi di testare la solidità del parquet con l’ampia superficie della mia fronte, attualmente non priva di sinuosi rilievi collinari e bitorzoli da impatto. Sono scesa in cucina per annegare la mia disperazione in una intera caffettiera napoletana, piacere lento e meditativo che mi concedo per invertire la tendenza disastrosa di giornate come questa.

Ed è in quel momento che ho commesso l’errore. Sarà stato il fastidio del pigiama che pizzicava come una cotta di maglia, la testa pesante come fosse incorniciata da un grande elmo, il cucchiaio brandito a mo’ di daga ma ho avuto sentore di medioevo sin dal primo sorso di caffè. E accendendo il pc per la mia quotidiana rassegnata rassegna stampa mi sono imbattuta in un resoconto delle recenti manifestazioni di piazza che hanno visto sfilare da una parte gli strenui difensori della tradizionale sacra famiglia eterosessuale (possibilmente santificata in chiesa perché il matrimonio civile è una presa per i fondelli oltre che un insulto a Dio), dall’altra orde colorate di pervertiti di ogni sorta inneggianti a improponibili idee di uguaglianza e anacronistica parità di diritti tra esseri umani. Crociate moderne, secondo la definizione ricorrente, che attinge a un lessico e a un immaginario oscurantista da apocalisse imminente unita ad estinzione della specie a causa della dilagante peste omosessuale.

Il masochismo mattutino non si è limitato a scorrere gli articoli vomitati, pardon, scritti da autorevoli penne de «il Giornale» o «Libero», ma mi ha spinta ad addentrarmi nei meandri infernali dei commenti dei lettori, un girone dantesco ai confini della realtà in cui si mescolavano senza ritegno turpiloquio, aggressività, odio, grettezza, violenza e meschinità indirizzati contro questi “esseri schifosi” che vogliono imporre la loro immonda condotta di vita a persone normali, sane e rispettose della morale, della verità e della giustizia. Omosessuali untori, capaci con la sola imposizione di una pacca sulla spalla, di contagiare e omosessualizzare l’universo mondo; insidiose lesbiche che con la scusa della sorellanza e di un veterofemminismo romantico e sensuale impongono tagli di capelli a zero e piercing sulla lingua, oltre all’esibizione orgogliosa dell’ascella pelosa. E non parliamo dei poveri bambini, costretti a crescere in famiglie dissestate invece che in comodi e allegri orfanotrofi dove uteri etero e falli fallaci li hanno abbandonati perché abortire è uno schiaffo morale alla vita, liberarsi di un figlio vivo invece è una forma di rispetto e contrizione per aver compiuto atti impuri prima del matrimonio. Particolarmente creativi gli inviti allo stupro del Presidente della Camera che incarna una summa di mali genetici, politici e morali (è una donna, orrore!, ha un ruolo istituzionale di notevole rilevanza, scandaloso! è di sinistra e possiede un patrimonio lessicale leggermente superiore all’accozzaglia di grugniti adoperati dai leoni da tastiera per insultarla, usa parole arzigogolate per confonderci, gomblotto!).

Ai deliranti e qualunquisti commenti dei lettori – una branca dell’antropologia culturale potrebbe interessarsi a questi fenomeni di scrittura gastroduodenale e alla libertà di espressione delle gonadi, ultimo luogo di avvistamento dei neuroni di alcuni utenti – si affiancano i contributi alla riflessione di intellettuali del calibro di un Adinolfi o della ineffabile Costanza Miriano, che dettano le regole di una sana vita cattolica indicando la via della sottomissione (della donna, ovviamente) e della negazione di diritti acquisiti (non tutti purtroppo) con anni di lotte e fatica (divorzio, aborto, fecondazione assistita, eutanasia e testamento biologico, donazione di organi e tessuti, uso del preservativo e prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale).

Di fronte alla solidità teorica di certe aberrazioni, il Pirellone di Maroni sembra quasi uno scherzo da cortile (e come tale è stato considerato, viste le innumerevoli risposte goliardiche a tono). Lungi da me l’intento di sottolineare l’incongruenza tra professione di fede e retorica dell’odio, tra carità e razzismo, rispetto dell’altro e denigrazione del diverso: del resto il principio di non contraddizione è aristotelico, non certo evangelico. E la pericolosità del pensiero razionale è di luminosa evidenza in questi tempi oscuri. Lungi ancor più da me fare bassa filologia nel tentativo di spiegare che diritto non è obbligo ma possibilità, e che concedere a coppie di fatto, etero o omosessuali che siano, di sposarsi e tutelare i propri figli non significhi obbligare al matrimonio o alla procreazione, né tantomeno infliggere alla progenie omosessualità e perversione come fossero tare ereditarie. Sento puzza di bruciato. Un metaforico rogo su cui un manipolo di persone intendono incenerire la libertà di scelta individuale, imponendo verità assolute e non richieste, visioni del mondo univoche e ristrette che tradiscono l’idea, narcisistica e vagamente patologica, di essere gli unici detentori di valori morali improntati alla rettitudine.

Le piazze italiane, fortunatamente, dimostrano che siamo migliori di come ci dipingono: ho visto famiglie, vecchi, bambini, colori, gioia e determinazione. Ho visto esseri umani lottare insieme senza distinzioni perché i diritti siano di tutti: l’eguaglianza non è eliminazione del diverso, ma sua tutela, cura e protezione. Senza bisogno di attingere al programma di fratellanza internazionale di Bakunin, sarebbe opportuno cominciare a riflettere sulla necessità di uno stato laico e sulla opportunità di separare istanze private e individuali (di fede, ateismo, agnosticismo, ortodossia, et cetera) da esigenze pubbliche, comuni e collettive, rivendicando per l’uomo tutto ciò che le religioni hanno trasferito in cielo e attribuito ai loro dei e ammettendo che la morale è indipendente da qualsiasi teologia e da qualsiasi metafisica divina e non ha altre radici al di fuori della coscienza collettiva degli uomini.

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1 Response to "MEDI(T)ANDO / Crociate moderne e oscurantismo antico"

Questo è saper scrivere! Ironia, simpatia e analisi dei problemi attuali. Condivido e approvo. Brava!

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