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Marilù Oliva, Lo Zoo

Posted on: 20/02/2016

Marilù Oliva, Lo Zoo 

Elliot, Roma 2015

 

 

di Antonio Giampietro

 

«Ozotti solai omiuntu»: quella frase misteriosa, quel canto ancestrale e mitico, litania profonda di un mondo sognante e lontano, ripetuta tre volte dalla Strega in chiusura dell’ultimo romanzo di Marilù Oliva, rende perfettamente il senso autentico a cui è giunta la scrittura dell’autrice bolognese. Questa si mostra, infatti, capace di dar vita, con le parole, a storie tanto fantastiche e imprevedibili, quanto saldamente ancorate in una realtà concretissima. Quei segni vivi attirano lo sguardo vorace del lettore, che non può smettere di cercare il libro, rapito dalla curiosità di sapere cosa accadrà al rigo successivo, cosa rivelerà la prossima parola, e allo stesso tempo spingono la sua mente a interrogarsi sul presente, sul mondo vasto e terribile in cui vive e in cui gli pare che tutto quell’assurdo, quell’imponderabile, possa accadere.

Sette creature, sette «mostri» – l’Uomo Scimmia, la Donna Anfora, l’Angelo, El Pequeño, la Strega, la Sirena, il Ciclope – scovati in parti diverse del mondo, raccolti per il capriccio perverso di una donna in uno zoo privato, sono i coprotagonisti di questa lunga favola con cui Oliva continua a raccontare l’universo umano. Quei personaggi deformi, intrappolati nella loro diversità, urlano agli occhi sgomenti di chiunque li veda, un messaggio sociale fortissimo: non ci si deve abbandonare alla schiavitù di una normalità che non esiste, perché – come esclamerà Zarita, una delle persone chiamate ad assistere a questo spettacolo esorbitante per la volontà di entrare pienamente a farne parte – «la normalità la stabilisce chi la sventola». E infatti ogni personaggio, a iniziare dalla ricca contessa Clotilde, la donna terribile che ha ideato il tutto, nasconde un segreto, che la propria ostentata normalità conformista vuole tenere nascosto: siamo tutti portatori di una diversità che ha bisogno di scoprirsi e trovare cittadinanza nel mondo per evitare che ci corroda l’animo.

Ancora una volta sorprende la complessa ricchezza dell’autrice che con il suo pastiche (il giallo, il noir, la favola), mostra come il senso profondo della letteratura – raccontare il mondo cercando di spiegarlo, inducendo il lettore alla riflessione – non sia stretto appannaggio dei generi nobili, ma possa anche bene essere espresso in una scrittura narrativa capace di coinvolgere un pubblico più ampio e differenziato.

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1 Response to "Marilù Oliva, Lo Zoo"

L’ha ribloggato su libroguerrieroe ha commentato:
Su Incroci un’elegantissima recensione a #LoZoo

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