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DANIELE CAVICCHIA, LA SIGNORA DELL’ACQUA

Posted on: 02/03/2016

DANIELE CAVICCHIA, LA SIGNORA DELL’ACQUA

PASSIGLI, FIRENZE  2011       

 

 

di Alida Airaghi

 

Presso l’editore Passigli, il poeta abruzzese Daniele Cavicchia ha pubblicato il volume “La signora dell’acqua”, che comprende il poemetto omonimo, scandito in sei sezioni, e poesie sparse, composte per lo più nell’arco degli ultimi due anni. “Poemetto sapienziale”, lo definisce nella sua dotta e partecipe prefazione il filosofo Sergio Givone, dedicato “ all’ elemento più inafferrabile: perché l’acqua è fonte, origine, scaturigine”.

E trasparenza, aggiungerei, frescura, scorrevolezza: memoria di purezza primigenia, nostalgia di sorgente. Se si dovesse attribuirle una divinità, ecco che essa sarebbe al femminile: appunto “una signora dell’acqua”. Ma questa incantata, affabulatoria composizione in versi non è affatto limpida e leggera; invece appare profonda, a tratti misteriosa, allusiva a realtà nascoste e rivelatrice di arcane verità. Si tratta probabilmente di un omaggio all’eterno femminino, inteso come fascino e grazia, fecondità e ispirazione. Il poeta segue le indicazioni di questa musa e maestra alla ricerca di un suo graal di ricompensa e consolazione, di rivelazione e salvezza. È un dialogo, evidenziato anche dai diversi caratteri di stampa (il corsivo che indica il sogno, la visionarietà; il tondo, quando il richiamo al reale e alla razionalità si fa più imperioso) tra due figure femminili – una presente, l’altra solo evocata – e diversi protagonisti maschili: il primo, il secondo e il terzo uomo, forieri di un’inquietudine tormentosa, di una colpa non detta, ma paralizzante. E l’uomo che si divide in tre persone, ha “la cicatrice che gli attraversa il volto”, è “l’imputato che tutto ha visto”, “piange”, “in ginocchio bussa alla porta del tempio”, implora risposte. Ma la signora dell’acqua dice e non dice, indica sempre qualcosa d’altro, appare immersa in un paesaggio perennemente mutante: a volte un bosco, a volte un deserto, o un’abitazione spettrale: “La casa era vuota, le sedie bruciacchiate,/ le tende ingiallite, i lampadari vestiti dai ragni.” Parla come un oracolo, per enigmi o frasi gnomiche: “Ciò che il silenzio nasconde il silenzio rivela”, “Quello che sarà è già stato”, “Ciò che siamo, probabilmente saremo,/ ma ciò che saremo non saprà chi eravamo”, e le sue divinazioni sono consegnate ai messaggeri in rotoli, in pergamene, letti alla luce di candele, in un tempo che è sempre attesa, e insieme confonde passato e futuro, lasciando il presente nella sua ombra.

Daniele Cavicchia in questo poemetto dimostra di avere quasi visceralmente assorbito, oltre a una sua personale e inconsolabile disperazione, una conoscenza approfondita di testi sapienziali antichi, dai presocratici alle Sacre Scritture (il paesaggio desertico, con le tende, le acque salate, i piccoli serpenti, il vento rendono addirittura visivamente il ricordo di pagine dell’Esodo), ma anche la mistica islamica e medievale, per arrivare alle fiabe celtiche e a Yeats. Qui, in questo territorio dell’anima, dove non sussiste certezza e forse salvezza, il poeta cerca una riposta minima, un’eco di parola che, come suggerisce Givone, sia “generatrice di senso”: glielo può far intuire questa figura femminile, incarnazione della poesia e della maternità, promessa di ristoro e di sollievo, polla che disseta nella desolazione dell’aridità, verbo che rompe il silenzio. È il segno che solo può dare l’amata, moglie o madre o figlia tragicamente morta nell’adolescenza, a cui il poeta continua a rivolgersi in versi straziati: “Esiste un grido che è solo grido./ Tu sei quel grido”, “Non immagino il colore/ del temuto altrove/ né il nome che ti identifica/ né la tua luce, tra tanta luce;/ quando verrò sarò una scarnificata/ domanda, l’osso di una preghiera.” Ma il miracolo può esistere: il dolore sa farsi poesia, una figura cara e scomparsa può essere recuperata nelle parole: “Bussa piano per non interrompere il canto,/ sulle labbra brucia o galleggia ancora/ la memoria del fuoco o delle onde.”

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