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Alessandro Silva, L’ADATTO VOCABOLARIO DI OGNI SPECIE

Posted on: 19/01/2017

Alessandro Silva, L’adatto vocabolario di ogni specie

Illustrazioni di Gianni Munari

Pietre Vive, Locorotondo, 2016

 

  

di Marta Lentini

Non è, questa, solo una raccolta di poesie, ma anche di frammenti di cronaca impaginati in forma diaristica, dedicati a Taranto, alla moderna e tragica ‘epopea’ vissuta da tanti, legati alla tristemente nota vicenda dell’Ilva.

Per quanto si cerchi di catalogare in un genere letterario il libro di Alessandro Silva, si ha la sensazione di non essere esaustivi riducendo in una definizione letteraria la molteplicità di aggettivi che merita questa originale raccolta di poesie, accompagnate e arricchite da disegni di Giovanni Munari. Si ha l’impressione che qualsiasi classificazione, sia pure in un casellario poetico, finisca per ridurne la forza morale, costringendo entro confini forzati e orizzonti limitati l’intera operazione.

È questa certamente poesia civile, impegnata, lucida, che trasforma atti di cronaca in immagini di storia, quasi la lente orbicolare con cui li si guardi possa già descriverceli come il grido perenne urlato dalla voce muta di coloro che hanno potuto solo soggiacere al disastro ambientale. Il tutto pare quasi un messaggio lanciato da un asteroide lontano, e pronto a varcare la soglia del tempo infinito e delle traiettorie interminabili: insomma si tratta di un messaggio che supera la cronaca di cui è infarcito, e da cui origina, per diventare testimonianza per le future generazioni, e monito per l’impegno civile non solo di chi ‘vive’, ma soprattutto di chi governa e deve avere ‘cura’ della sorte dell’umanità, che non è solo quella di Taranto, ma coinvolge tutti gli esseri viventi, per cui Taranto diventa il paradigma di una condizione umana di conflitto con le leggi positive della natura, e di strazio. Poesia ‘engagè’, quindi, urlo letterario contro la nefandezza del potere che ha le mani insanguinate e ferme, mentre potrebbe-dovrebbe agire e difendere i diritti dei cittadini. ‹‹C’è chi non arriva a seppellire i genitori ma i propri figli. In un silenzio che profuma di una fioritura marcia›› (pag.10).

Se in queste pagine di poesia/denuncia il nero del catrame e del lutto rabbuia il cielo di Taranto (‹‹non si vedono case, ma una colonna / alzata per trentacinque metri di cielo / quel tanto che basta a oscurare il sole›› pag.27) a tratti le parole di Silva sanno persino dissipare la tristezza, farne materia per esprimere altri sentimenti, evocando echi di risoluzioni al dolore. Scarno, ma non per questo meno capace di sciogliere i nodi delle tematiche più angoscianti, Silva comprende nel suo orizzonte poetico l’amore coniugale, l’affetto nostalgico per un padre, la rassegnazione verso una malattia vista quasi come destino ineludibile di chi ha sacrificato la vita in nome del lavoro.

‹‹Cominciamo da dove le bugie muoiono / le tue labbra. Da lì il tempo non passa, ricorda il gelo sottile / annidato nelle case piantate / e ferme, a novembre›› (pag.71). In questi versi l’amore compare come un grido, un respiro, una possibilità e una speranza. Ed è forse l’Amore per l’Uomo e per la Natura la vera e rivelatrice chiave di lettura del libro, Amore che come pietra lanciata in uno stagno (Taranto!) crea  onde concentriche che si propagano verso, e ‘oltre’, l’esterno.  

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