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La perdita d’identità del cittadino moderno: l’eredità di Zygmunt Bauman

Posted on: 06/07/2017

Sei mesi fa, il 9 gennaio 2017, ci lasciava, all’età di novantun anni il grande sociologo e filosofo anglo-polacco Zygmunt Bauman. «incroci» rende un piccolo omaggio alla sua memoria, con una riflessione di Anna Acquaviva intorno a uno dei nodi cruciali della sua riflessione: la destrutturazione dell’identità e delle relazioni.

di Anna Acquaviva

Zygmunt Bauman, a sei mesi dalla sua morte, lascia un vuoto intellettuale incolmabile nella società attuale, la quale necessita ancora di quell’analisi sociologica del mondo che forse solo Bauman era stato in grado di compiere. Importante e influente pensatore, lucido e analitico osservatore del nostro secolo, professore emerito di sociologia presso le università di Leeds e di Varsavia, instancabile spettatore del mondo e degli aspetti sociali che lo caratterizzano, Bauman ha sempre cercato di analizzare ‘chirurgicamente’ gli aspetti del reale e soprattutto il ruolo che gli uomini hanno assunto in relazione ad esso. Alle soglie del terzo millennio, presentò per la prima volta, in maniera compiuta e puntuale, la sua geniale quanto profetica visione, o meglio versione, della modernità, una modernità liquida (espressione che preferì a quella di postmoderno, divenuto oggetto di confusione e diffidenza), che come un liquido straborda a infettare tutto ciò che tocca. Simbolo del nostro secolo e della sua liquidità, frutto acerbo degli stravolgimenti che la modernità liquida ha portato con sé, è stato per Bauman l’uomo narcisisticamente isolato, che si presenta ancora oggi tanto evoluto quanto egocentricamente solo, incapace di riflettere lucidamente e in maniera indipendente sugli eventi che caratterizzano questi anni, essendo racchiuso nel suo ego e rimanendo schiavo delle paure nate dal contatto con l’esterno.

L’individuo per Bauman è in continua decadenza ma, insieme a lui, decade la società in toto: le strutture amministrative, la polis, la cultura, la sfera personale. La vita liquida si alimenta dell’insoddisfazione e della frustrazione che l’io prova rispetto a se stesso, il quale rinuncia alla sua identità, al suo ruolo sociale, al suo valore intrinseco, preferendo trasformarsi in un ‘kit Ikea’ da assemblare per essere funzionale solo per un periodo limitato di tempo, piuttosto che impegnarsi attivamente nella propria sfera personale e sociale. È stato, infatti, fra i primi sociologi a denunciare il pericoloso processo di isolamento dell’uomo moderno inserito nella società opulenta, che tende «a sacrificare le soddisfazioni di oggi in vista di finalità remote, e dunque ad accettare sofferenze prolungate in cambio di gratificazioni individuali in nome del benessere di un gruppo» (Z. Bauman, Vita liquida, Editori Laterza, Roma-Bari 2005, p. vii).

Fra le conseguenze più gravi della debolezza umana ed esistenziale, Bauman ha rintracciato il decadimento delle strutture fondamentali della società. Entrano in crisi le famiglie e i rapporti umani; le istituzioni politiche, che pongono innanzi i propri interessi piuttosto che quelli dei cittadini; l’identità nazionale e partitica, che si annulla a vantaggio di logiche di mercato caotiche; e la qualità del tempo che si perde del tutto, costringendo indirettamente l’individuo a vivere apaticamente la propria esistenza svolgendo attività ‘narcolettiche’ per fuggire alla paura del domani. La perdita di consistenza dell’individuo e il suo isolamento costringono l’uomo a venir meno ai suoi compiti di cittadino attivo, padre o madre, intellettuale o scrittore, politico o ‘maestro’, cancellando la funzione esercitata dall’etica sull’individuo e sulla società. La flessibilità si pone come nuovo valore sociale, presupposto necessario per la nascita delle cose e delle relazioni fra esse: «Una società può definirsi liquido-moderna se le situazioni in cui operano gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure» (Ivi, p. 45). Più volte Bauman ha rimarcato che la vita che viviamo è precaria e angosciante, perché l’individuo percepisce che il mondo viaggia ad una velocità più sostenuta rispetto al ritmo della propria esistenza e, non riuscendo a stare al passo con gli avvenimenti, si sente colto alla sprovvista, e ciò provoca in lui un profondo senso di frustrazione.

Bauman ha sempre cercato di dare una corretta visione d’insieme della società liquido moderna, non limitandosi ad analizzare semplicemente le questioni economiche, politiche e sociali, ma ha penetrato tali questioni nel loro profondo, sviscerando tutti quegli aspetti a essi annessi e interconnessi. Sotto la lente indagatrice di questo grande sociologo e filosofo, è stato studiato l’essere umano in relazione alla sua ‘nuova visione’: del lavoro, degli spazi privati e pubblici, dell’arte, della cultura, dei sentimenti e delle paure che sfociano in vere e proprie isterie. Inoltre Bauman ha sempre studiato con un occhio attentissimo e particolarissimo la situazione dei migranti e dei flussi migratori,cercando di comprendere come quest’ultimo aspetto abbia influenzato l’uomo occidentale, che si è rifiutato di creare il melting pot culturale e forme  d’integrazione e piena accettazione fra i popoli, innescando invece un processo d’ibridazione culturale selvaggia.

L’eredità intellettuale che Bauman ha lasciato è stata talmente importante da essere assunta come modello e punto di riferimento per qualsiasi tipo di analisi riguardante questo nostro caotico secolo. Il vuoto lasciato con la sua morte, alla luce dei nuovi stravolgimenti mondiali, si rivela difficile da colmare, poiché la lucidità e l’umanità con cui questo grande sociologo ha trattato tutti gli aspetti legati all’uomo di questo secolo, implicano una capacità d’analisi e attenzione al mondo esterno che i frutti della modernità liquida non sono riusciti ancora a generare.

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1 Response to "La perdita d’identità del cittadino moderno: l’eredità di Zygmunt Bauman"

Mi è piaciuto molto leggere l’articolo, perché, pur nella sua sintesi, esplicita bene quello che è stato il pensiero del grande sociologo e filosofo. Si coglie, tra l’altro, l’incoraggiamento a riscoprire i valori della persona e della famiglia.

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