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Amedeo Anelli, OLTRE IL NOVECENTO. GUIDO OLDANI E IL REALISMO TERMINALE

Posted on: 18/02/2018

Amedeo Anelli, OLTRE IL NOVECENTO. GUIDO OLDANI E IL REALISMO TERMINALE

Libreria Ticinum, Voghera 2016

 

 

 

 

di Margherita Rimi

Il libro Oltre il Novecento contiene due interviste e sei poesie inedite di Guido Oldani e un saggio critico di Amedeo Anelli. Il tema conduttore dell’intero volume, come indicato nel titolo, è la poetica del Realismo terminale che Oldani teorizza. Nell’introduzione esplicativa, Anelli sottolinea, sin dall’inizio del saggio, la propensione al realismo del poeta che non si disgiunge dai valori etici. Così scrive Anelli: «I fatti mettono radici in una poetica realistica, in cui etica ed estetica sono in mutua tensione ed in cui il piano etico e l’indignazione morale e la reazione, anche ironica e sarcastica, sono in dominante sugli altri piani» (p. 15).

Nella sua dotta introduzione, Anelli traccia un breve excursus sulle radici del realismo e sul concetto di alienazione, facendo riferimento a Husserl, alla tradizione hegeliana e marxista e a Herbert Marshall McLuan. Precisa, però, che il realismo di Oldani viene rielaborato dal poeta con mezzi propri: tra questi vi è l’uso insistito e straniante della similitudine rovesciata. Il poeta vede il mondo pieno di oggetti che ci sovrastano, ci sommergono, tanto che l’oggetto riesce ad avere il dominio assoluto sull’uomo, sul mondo. L’oggetto domina a tal punto da divenire esso stesso il soggetto. Il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge, rovesciando il mondo, la natura. Ecco degli esempi di similitudine rovesciata dalla poesia Wagner, inclusa in Oltre il Novecento: «ed il lampo che graffia a ciel sereno / è come un’improvvisa smagliatura / che scende verticale nella calza / all’elegante donna in una sera» (p. 9). E ancora alcuni versi tratti dalla raccolta Il Cielo di Lardo: «il tombino è il sole al sottosuolo / in cui c’è un altro mondo parallelo / che crede i nostri piedi siano in volo».

Così scrive Anelli: «Prime conseguenze al termine di un lungo viaggio millenario, o terminale, di un’epoca, sono quelle delle “pandemie abitative”, dell’“imbutamento delle popolazioni”, e del prevalere degli artefatti sulla piena umanità dell’uomo: conseguenza che riguarda il linguaggio, cosicché la poetica dell’Oldani è quella della similitudine rovesciata» (p. 20). Daniela Marcheschi, a tal proposito, preferisce parlare (precisa Anelli) di similitudine inversa, focalizzando l’attenzione a livello retorico, cioè sulla relazione tra i due termini della similitudine piuttosto che su quella tra soggetto e oggetto sostenuta da Oldani. Anelli, ancora, ricongiungendosi ai temi trattati da Oldani nel saggio Il realismo terminale, continua la sua argomentazione citando lo stesso poeta: «La rivoluzione è copernicana, l’uomo è stato spodestato e la galassia degli oggetti occupa ora la posizione centrale che era di lui» (p. 20).

A proposito del tema affrontato, io stessa ne ho scritto in un saggio: «Si deve partire da una relazione patologica che si instaura tra l’uomo e l’oggetto, tra l’uomo e la realtà […]. Nell’azione pervasiva dell’oggetto sull’uomo, vi è tutta la patologia della relazione, la costruzione fallita del sé, la modifica dei nostri modelli percettivi, in un rovesciamento della realtà. L’oggetto invade, domina, sceglie l’uomo e addirittura lo assimila, divenendo il soggetto di una realtà che si è capovolta, e in una realtà capovolta, si capovolge anche la grammatica».       

Anelli approfondisce il tema del realismo, analizzandone l’esistenza di diverse forme in letteratura e in poesia.  Ed esplicita come quello di Oldani divenga strumento di verità, uno strumento poetico di interpretazione della realtà e della contemporaneità: «non esiste una sola via per giungere alla verità; e questa pluridimensionalità non riguarda soltanto la microfisica, ma anche l’orizzonte stratificato delle culture operanti e dei saperi. In questa direzione si possono porre diverse forme di realismo. Ecco allora la molteplicità dei realismi possibili come forme dell’interrogazione, dell’esperienza e della sapienza del reale […], accanto al realismo “prospettico” di Giancarlo Buzzi, ben può stare quello “visionario” di Guido Conti o quello “terminale” dell’Oldani, dove il termine, non ha nulla di apocalittico, ma indica la direzione di un percorso in epoca di globalizzazione, di squassi epocali» (p. 25). E ancora sostiene come il Realismo di Oldani non sia inattuale, solo perché è stata decretata un’area teorica della post-oggettualità, poiché la sua poesia ha radici solide nella stratificazione di culture del passato e  capacità di resistenza e rappresentazione nel presente, contro ogni forma di «neoplatonismo tecnologico» e di «smaterializzazione», in piena era digitale.

Scrive ancora Anelli: «La poesia di Oldani con poche altre, è una poesia di pensiero e a fondazione etica, intrattiene forti radici corporee e ha una visione della Letteratura, nonché dell’evoluzione del reale» (p. 31). Nel libro viene sottolineato anche il valore dell’ironia nei versi del poeta, l’ironia come strumento per decifrare e affrontare il mondo, con effetti di stigmatizzazione del potere, del degrado umano e come superamento del dolore.

Nelle interviste, con le domande puntuali di Anelli, viene fuori la ‘voce’ diretta del poeta, con la sua umanità, con le sue riflessioni, il suo pensiero, e vengono ribaditi ancora i concetti base del Realismo terminale. Oldani sottolinea il valore etico e di responsabilità della lingua poetica, in relazione al rischio che stiamo attraversando: una fase di svuotamento del valore del linguaggio, in un mondo dove dominano l’informazione e l’invasione degli oggetti. In questo quadro diviene sempre più deficitaria e alterata la comunicazione; e un simile stato di cose è arrivato a contaminare anche la poesia.

La voce del poeta rimane forte e convinta del senso di indispensabilità della parola poetica. Ecco come Oldani risponde a una domanda di Anelli sul «valore conoscitivo della poesia»: «La poesia, come esperienza vitale e conoscitiva, credo possa man mano sottrarre all’ignoto, delle sue parti, per trarle in luce, percependole, descrivendole ma anche nominandole» (p. 40). La poesia è, dunque, fonte di conoscenza profonda e di capacità di aderire al reale. Il reale recuperato contro ogni forma di alienazione. Il reale reinterpretato attraverso le parole della poesia e il nome che queste stesse danno alle cose del mondo. 

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