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Giuseppe Pontiggia, DENTRO LA SERA. CONVERSAZIONI SULLO SCRIVERE

Posted on: 11/03/2018

Giuseppe Pontiggia, DENTRO LA SERA. CONVERSAZIONI SULLO SCRIVERE

Belleville, Milano 2016.

 

 

di Sergio D’Amaro

È noto che Giuseppe Pontiggia possedesse una biblioteca di 35 mila volumi. Era quel che si dice un mostro di erudizione e col tempo era diventato soprattutto un brillante dispensatore di saggezza. I suoi libri più noti, da La grande sera (1989) a Vite di uomini non illustri (1993) a Nati due volte (2000) avevano meritato i premi più importanti (Strega, Campiello, Flaiano), eppure Pontiggia non si era mai allontanato da un’idea di letteratura che rispondesse alla domanda che tanti si pongono di fronte al raggiungimento del successo: qual è il quid incomprensibile di un’opera che permette di guadagnare il favore della critica e del pubblico? Di fronte a un’opera letterariamente alta dobbiamo credere che sia il risultato di una dote naturale o di un’attenta elaborazione testuale?

Pontiggia era convinto che la scrittura fosse soprattutto un’avventura e che molto del suo fascino risiedesse in qualcosa di imprevedibile. Scrivere, insomma, è soprattutto inventare un mondo ignoto che si scopre progressivamente sulla pagina, è una strada che traccia da sola la propria direzione grazie a una facoltà che è sostanzialmente visionaria e che non può, quindi, essere costretta entro la gabbia della realtà. Credere di essere scrittori solo perché si raccontano dei fatti accaduti o delle esperienze compiute è assolutamente limitativo.

Poste queste premesse, forse si può capire perché Pontiggia fu lieto di accettare di fare l’insegnante di scrittura’ per il programma di Radio Due Dentro la sera, tra il maggio e il luglio 1994. In realtà, qualche tempo avanti, era stato tra i primi a sperimentare conversazioni sulla letteratura al Teatro Verdi e alla Bocconi di Milano, ma senza voler fare quelle scuole di scrittura che sull’onda di mode esterofile andavano prendendo piede anche in Italia, con la pretesa di formare falangi di potenziali scrittori. L’approccio di Pontiggia fu ben diverso e ora lo certifica un libro che raccoglie l’iniziativa radiofonica in una ben ordinata serie di venticinque puntate con lo stesso titolo della trasmissione (con annesso CD audio).

Si scopre subito, intanto, che Pontiggia non vuol insegnare un bel niente, ed è invece pronto a relazionarsi con i suoi ascoltatori in stile amabilmente socratico, suscitando domande, curiosità, spunti, precisazioni che vanno tutte in direzione di un’acquisizione autonoma della coscienza della scrittura. Dalla quale lo scrittore bandisce ogni supposto dono genetico e che è invece una dura conquista, una ripida scalata alpina per cui bisogna attrezzarsi adeguatamente, ma il cui esito finale non è garantito. Del resto, la lingua non è un mistero inattingibile, sicché si può discutere serenamente di parti del discorso, di nomi da dare ai personaggi (qui Kafka docet con il signor K.), degli incipit più efficaci (in Boccaccio, come in Manzoni), della narrazione in prima o terza persona, dell’uso dei linguaggi settoriali e gergali, degli accorgimenti retorici (parallelismi, asimmetrie, antitesi, analogie).

Pontiggia è generoso come sempre di citazioni illustrative e pazientemente, scrupolosamente, commentate attingendo alle sue sterminate letture e privilegiando i classici a cui è bene sempre ricorrere. Lo scrittore deve avere anche molto coraggio, credere fermamente in ciò che va elaborando, ma avrà pur sempre bisogno della consapevolezza tecnica per realizzare i suoi scopi. In più dovrà leggere, leggere molto. Scrive Pontiggia: «Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente». È chiaro che, a fronte di tutto questo, non esiste una formula per diventare tutti Dante o Proust: il di più dell’eccellenza letteraria sta nell’andare oltre la lingua servendosi di essa, assumendo un’attitudine all’oltranza, alla vitalità, al dinamismo insito nell’invenzione di una realtà alternativa.

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2 Risposte to "Giuseppe Pontiggia, DENTRO LA SERA. CONVERSAZIONI SULLO SCRIVERE"

Condivido appieno il pensiero di Pontiggia sugli scrittori e sulla scrittura. Personalmente, poiché ho iniziato a scrivere favole all’età di 70 a nni, mi è ed è stato un grande aiuto, la lettura, l’amore per i bambini e la mia creatività

Tutto ben detto e pienamente condivisibile.

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