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Giovanni Verga, NOVELLE RUSTICANE (Edizione critica)

Posted on: 17/11/2018

Giovanni Verga, NOVELLE RUSTICANE

Edizione critica a cura di Giorgio Forni

Fondazione Verga / Interlinea, Novara 2016

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Per gli studiosi e gli appassionati di Giovanni Verga si tratta di un evento davvero importante: ci riferiamo alla pubblicazione dell’edizione critica delle Novelle rusticane, da poco in libreria per i tipi della casa editrice novarese Interlinea, a cura di Giorgio Forni, ricercatore dell’Università di Messina. L’iniziativa rientra nella nuova serie di volumi progettati per l’Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, a cura della Fondazione Verga di Catania.

È noto che le edizioni nazionali sono un’impresa complessa, destinata a protrarsi nel tempo, specie in Italia, nazione dove purtroppo i fondi per la cultura scarseggiano, a dispetto delle nostre tante ricchezze nel settore. Nel caso di Verga, poi, si sono aggiunte le traversie legate ai manoscritti dello scrittore, una parte dei quali è stata sequestrata nel 2013, scongiurando una vendita all’asta che avrebbe disperso un patrimonio di grande valore. Parallelamente, per fortuna, per i tipi della Le Monnier di Firenze, erano usciti, dagli anni Ottanta dello scorso secolo fino al 2003, grazie all’impegno di un comitato scientifico guidato dal prof. Francesco Branciforti, vari volumi in edizione critica. Problemi logistici ed economici avevano poi portato ad una interruzione della pubblicazione dei testi, con un silenzio di vari anni. Oggi, ricostituito il Comitato scientifico, sotto la guida della prof.ssa Gabriella Alfieri, l’edizione nazionale ha ripreso finalmente il suo cammino. Nel 2014, così, è stata la volta del celeberrimo primo romanzo del ciclo dei Vinti, I Malavoglia, a cura di Ferruccio Cecco, e ora, a distanza di due anni, è stata edita la seconda raccolta verista, Novelle rusticane.

Verga si conferma una volta di più un autore non facile, abituato com’è a correggere spesso, a ritornare più volte sul testo, alla ricerca dell’espressione più adatta, in grado di appagare il suo gusto e i suoi intenti d’autore. Il curatore Forni nelle pagine introduttive ricostruisce con attenzione le fasi che portano lo scrittore di Catania alla stesura delle novelle in questione. Come sempre, entrano in ballo delle motivazioni economiche, dal momento che Verga, a dispetto di quello che comunemente si crede, parlando di un autore ‘borghese’ o ‘galantuomo’, era spesso assillato dalla mancanza di denaro, come del resto attesta la biografia di riferimento, firmata da Gino Raya. La stessa pubblicazione delle Novelle rusticane con l’editore torinese Francesco Casanova, e non con il Treves, rientra in questo contesto. Verga chiede troppo e Treves non è disposto a cedere, determinando un momentaneo divorzio.

L’edizione del Casanova è ultimata nel dicembre 1882, ma appare, com’è consuetudine editoriale, con i millesimi dell’anno successivo, dunque il 1883, abbellita dalle illustrazioni dell’artista Alfredo Montalti. Queste ultime, tra l’altro, sono riportate nel volume appena pubblicato, con una scelta indovinata, che porta un po’ di leggerezza in un’opera che, come tutte le edizioni critiche, è proverbialmente austera e complessa, tra apparati e appendici, tra sigle e annotazioni da seguire con molta attenzione. Di qui, però, derivano i testi che saranno adottati nelle prossime edizioni, a uso e consumo di studenti e appassionati, e questo ci aiuta a ricordarne l’importanza.

Le Novelle rusticane nascono a ridosso di Vita dei campi, ma sin dall’inizio presentano una loro inconfondibile personalità, come spiega ancora Forni: «Alla tragedia semplice dei ‘primitivi’ subentra nelle Rusticane un racconto frastagliato e plurifocale nel segno dell’incongruenza comica tra fatti e rappresentazioni, tra il paradigma del reale e i suoi riflessi soggettivi disgregati e illusori. Quello che interessa ora al Verga non è più l’eroe della natura e il suo destino di subalterno e di sconfitto, ma piuttosto l’intreccio discorde e ironico fra modernità e arretratezza, fra dominio e superstizione». Ritroviamo, per questa via, con gli opportuni chiarimenti, l’umorismo delle Rusticane, le peculiarità di una raccolta ricca di pagine destinate ad avere una grande fortuna, che Verga, a distanza di molti anni, riprese a correggere, in vista dell’edizione del 1920 edita da Prezzolini per i tipi de «La Voce». Anche su questa avventura editoriale il curatore, per quanto possibile, fornisce gli opportuni chiarimenti, ricordando la necessità di Verga di recuperare i diritti d’autore, ma anche le difficoltà incontrate dall’ottantenne scrittore, che alla fine deve constatare i limiti dell’operazione, parlando di una «edizione riveduta, ma zeppa, ahimè, d’errori».

Il testo base dell’edizione critica è ovviamente quello del 1883, mentre quello del 1920 va in appendice, considerata la sua netta diversità, preceduto dalle pagine in cui viene riprodotto il manoscritto apografo con correzioni d’autore.

Un lavoro spossante, nel complesso, quello di Forni, condotto con notevole perizia, che si presta a numerosi approfondimenti e offre lo spunto a molte curiosità, tra cui una, alla quale altri studiosi, come Romano Luperini, hanno dato la loro risposta, ci sembra perfetta per concludere: perché in Libertà il fazzoletto sventolato dai ribelli diventa, da tricolore che era, di colore rosso? Gusto cromatico, politica o cos’altro? Ai curiosi la risposta.

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