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Maria Abenante e la cura paziente delle biblioteche

Posted on: 27/03/2019

Ricordo della Presidente AIB e redattrice di «incroci»

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

“La cura”: basterebbe il titolo di una nota canzone del suo autore preferito, Franco Battiato, per ritrovare il senso del passaggio terreno di Maria, spentasi un mese fa, dopo una dolorosa malattia. «L’angelo dei libri» l’ha definita «la Repubblica» il 2 marzo e, in effetti, tutta la sua vita è stata dedicata alla promozione dello studio e della lettura, sin da quando, mentre già operava come bibliotecaria, partecipava alla fondazione di «incroci», di cui fu redattrice fino al 2008. Nel primo numero apparve il suo saggio Per Artemisia. Note per una ricerca tra storia (dell’arte) e invenzione (letteraria): un’altra traccia rivelatrice non solo della sua curiosità culturale, ma anche della sua concezione della conoscenza come militanza civile. Riproduciamo qui l’articolo apparso il 2 marzo su «la Gazzetta del Mezzogiorno», che ringraziamo per la generosa disponibilità.

Nella Chiesa di S. Barbara dei Librai, nei pressi di Campo de’ Fiori, si legge una lapide latina dedicata ai «Confratelli di Bibliopoli finché alfine sia aperto il libro dell’eternità». La conosceva bene Maria Antonietta Abenante che nella Città Eterna ha potuto leggere le sue ultime pagine, prima che una terribile malattia, con cui ha lottato duramente due anni, ne fiaccasse anche la vista e infine le spegnesse il respiro, nella tarda sera di giovedì 28 febbraio 2019. Di libri ella aveva riempito la sua vita, dagli anni del liceo in provincia di Crotone, dove era nata il 13 aprile 1969, a quelli dell’Università di Bari, dove si era laureata in Lettere, discutendo con Grazia Distaso un pionieristico studio sulla drammaturgia di Mario Luzi. Ma chi ha avuto il privilegio di starle accanto in gioventù e per molti anni (un privilegio che deve essere pareggiato oggi da un’infinita gratitudine) sa che la sua più profonda passione era la scienza del libro, a cui era stata avviata da Pietro Sisto.

Non c’è dimostrazione più sicura dell’amore per una disciplina della dedizione con cui se ne affrontano anche gli aspetti più apparentemente aridi: Maria, di suo, sarebbe stata l’essere più lontano dal rispetto di classificazioni, procedure e sistemi digitali, ma se si trattava di biblioteconomia la questione era molto diversa. Allora per lei la precisione dell’informazione era tutto, la catalogazione diventava un’arte, non facendole mai perdere di vista che la missione di un vero bibliotecario consiste nella distribuzione, nel libero accesso e nella condivisione della conoscenza e della bellezza. La sua Bibliopoli era davvero la realizzazione di un modello di cittadinanza e vi confluiva tutta la sua vivacissima fede egualitaria e democratica, per la quale era talvolta disposta ad accendersi di appassionata dialettica, rinunciando alla sua più naturale mansuetudine.

Agli albori dei servizi pubblici esternalizzati ebbe l’intuizione di cofondare una cooperativa col compito principale, ma non esclusivo, di gestire la Biblioteca del consiglio regionale della Puglia ‘Teca del Mediterraneo’, negli anni in cui il suo Direttore, Waldemaro Morgese, ne trasformava la finalità, da servizio interno per funzionari e consiglieri a vera e propria Biblioteca pubblica. Cominciarono gli appuntamenti annuali dei workshop internazionali (per lungo tempo sotto la cura esclusiva di Maria) e dell’impegno nell’Associazione Italiana Biblioteche, nella quale, almeno fino al 2000, si guardava con un certo sospetto agli operatori non strutturati nelle amministrazioni pubbliche. Già, chi erano quei giovani perlopiù laureati in materie umanistiche, di fatto esclusi dalle carriere dirigenziali e dalle progressioni stipendiali, che però con tenacia si confrontavano con i più avanzati modelli gestionali e con le nuove politiche sociali sperimentate nelle biblioteche europee e nordamericane?

Ma le perplessità durarono poco: Maria Abenante nel 2003 fu eletta nell’Esecutivo Regionale dell’AIB, la prima non dipendente pubblica nella storia della sezione pugliese fondata nel lontano 1948, rimanendovi per otto anni, gli ultimi sei assumendo anche la carica di Segretaria, passando poi nel 2011 al Consiglio Nazionale, dove fu eletta – con delega al Lavoro e alla Professione – per due trienni, l’ultimo dei quali anche in veste di Vicepresidente. Nel maggio del 2017 è la seconda donna (la prima negli ultimi trent’anni) ad essere eletta Presidente regionale dell’AIB, succedendo nella carica a Morgese, colui che ne era stato il maestro sul campo; era giunto per lei il momento di massima maturità professionale e molto probabilmente anche di collocazioni d’ufficio più prestigiose e stimolanti, se, con una tragica coincidenza, quelli non fossero stati anche i giorni della scoperta di un tumore di origine polmonare, che la stava ormai divorando e le avrebbe impedito il rientro al lavoro, ma non la direzione delle attività associative.

Finché ha potuto, ha persino offerto a distanza la sua consulenza ad alcuni laureandi che ne avevano conosciuto profondamente la competenza, l’affidabilità e la dolcezza, soprattutto laddove la documentazione richiesta riguardava la drammaturgia italiana, la sua passione delle origini, intorno a cui presso ‘Teca del Mediterraneo’ aveva ordinato un fondo regionale di non poco conto. Proprio pochi mesi fa è uscito da Garzanti un nuovo bellissimo volume che, dopo oltre vent’anni, raccoglie tutto il Teatro di Luzi; ed è stata l’ultima soddisfazione di Maria quella di vedere i suoi primi saggi sul grande autore fiorentino (che ella aveva conosciuto e frequentato) accolti fra quelli fondamentali degli anni Novanta. Una soddisfazione accolta ed espressa come sempre, con contenuta meraviglia, discrezione e un disarmante sorriso. Per lei varrà una frase che leggo proprio ora in un romanzo di Carlo Cassola: «Chi vive solo per sé ha paura della morte ma chi vive per gli altri sa di sopravvivere in loro».

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4 Risposte to "Maria Abenante e la cura paziente delle biblioteche"

Non è “ortodosso” che lo faccia io, ma su richiesta dell’autore, il poeta Lucio Zinna, ritengo sia bello postare il commento che egli ha inviato alla mia casella di posta il 28 marzo alle ore 18:27:
“Grazie, caro Daniele, per aver così degnamente ricordato Maria Abenante, figura di autentica nobiltà culturale e di preziosa e generosa operatività, fra le tante (spesso ingiustamente obliate) che arricchiscono il nostro Sud, per la migliore crescita del Paese. Tanti cari saluti, Lucio Zinna”

Colgo l’occasione per ringraziare coloro che stanno leggendo il post e stanno lasciando un proprio pensiero.

ciao Maria, secondo me non bisogna usare il tempo imperfetto per ricordare le persone care che si sono incamminate verso l’altrove che più altrove non si può. del resto come si fa a dire che tu “eri” “avevi” “facevi”, se ognuno di noi è tuo amico, ha un rapporto con te, fa di tutto per non disperdere la tua lezione? quale lezione? coniugare fragilità e forza; dolore e sorriso; dignità e fermezza: tutto ciò che ci rende umani che più umani non si può.
in questa prospettiva e lungo le vie del cuore, la cosiddetta morte diviene solo un incidente di percorso che ci insegna a trasformare in speciale presenza un’assenza speciale.
usiamo allora il tempo futuro, maria, per dire che tu sarai, avrai, farai…

Grazie per questo ricordo commovente che tratteggia una personalità dedica all’altro, all’arte e all’ascolto dei bisogni; un tesoro inestimabile di serietà e discrezione; oggi propongo una rosa bianca per Maria, a significare dedizione, fedeltà e purezza dell’agire.

Sei stato attento come sempre e delizioso nel descriverLa, d’altronde tu conoscevi bene Maria, una persona sempre un passo indietro rispetto agli altri ma con una cultura, dedizione per il lavoro, un sorriso quasi disarmante rispetto alle vicissitudine della Sua vita che l’hanno sicuramente fiaccata sia nel fisico (gracile già di suo) che nell’animo ricco di tanto amore per il prossimo e per il suo lavoro… ciao Maria e bravo Daniele

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