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Archive for maggio 2019

Michele Damiani, MELOGRANI

Quorum, Bari 2017

 

 

 

 

di Chiara Cannito

Un presidio. Un presidio salutare gratuito contro l’imbarbarimento dei costumi, a difesa di quella bellezza offesa e tradita. Questo è Michele Damiani. Un ‘randagio’ come lui stesso ama definirsi. Un uomo d’altri tempi, «È vero?», mi verrebbe da dirgli, ridendo, ironizzando su un suo intercalare tanto charmant.

La verità. La verità che si fa poesia. La verità che si fa pittura. Quella sua poesia scritta con il tratto di un bambino. Le sue radici: l’infanzia, la madre, gli amici ‘d’arte’, variatio di ‘d’arme’, dove le armi erano i pennelli e i campi di battaglia le tavolozze. E quella sua pittura che materializza la fluorescenza.

Le sue ali: le farfalle, stilemi geometrici che conquistano lo spazio, ridisegnandolo; i volti dei giullari, antidoti di autenticità contro la follia del mondo; i velieri, paradigma del viaggio terreno e metafisico, argenteo e dorato; i melograni, cerniere antiche tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Leggi il seguito di questo post »

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di Daniele Maria Pegorari

Questa non è una recensione. Non può esserlo, perché sarei in ritardo di ventiquattro anni: un po’ troppi anche per un critico che possa credibilmente dirsi indaffarato. Il punto è che di questo libro dell’ottimo Fabio Franzin, In canti d’aria (e rapide dimenticanze) (Kellermann, Vittorio Veneto 1995) proprio non sapevo nulla. Non ne ho mai saputo nulla, pur essendo Fabio un mio grande amico e avendo molti altri suoi libri.

Devo immaginare che sia il suo libro d’esordio (il poeta aveva allora 32 anni), visto che nella notizia biobibliografica di questo volumetto non si fa riferimento ad altro, se non alle rassegne a cui aveva partecipato, alle segnalazioni già ricevute e al fatto che alcune sue poesie erano in corso di stampa, su due buone riviste del tempo. In nessuna aletta o quarta di copertina se ne parla e non è improbabile che a questo libro io non ci sarei arrivato mai, se non me lo avesse mostrato la più brava libraia di poesia che io conosca (Serena, a Bari, è già quasi un’istituzione). Come d’abitudine, lei stava leggendo questo vecchio libro, prima di porlo in vendita, perché vuole sempre farsi un’idea precisa dei ‘suoi’ libri e dei ‘suoi’ autori, per poterne parlare ai clienti che, prima di tutto, sono – per lei – persone ‘bisognose’ di letture. Se Serena vendesse abbigliamento, vorrebbe indossare prima tutti gli abiti, e le starebbero tutti bene. Sembra un corteggiamento, ma non lo è: lei è stata una delle mie prime allieve, e credo di potermi permettere un complimento. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

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