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Michele Damiani, MELOGRANI

Posted on: 23/05/2019

Michele Damiani, MELOGRANI

Quorum, Bari 2017

 

 

 

 

di Chiara Cannito

Un presidio. Un presidio salutare gratuito contro l’imbarbarimento dei costumi, a difesa di quella bellezza offesa e tradita. Questo è Michele Damiani. Un ‘randagio’ come lui stesso ama definirsi. Un uomo d’altri tempi, «È vero?», mi verrebbe da dirgli, ridendo, ironizzando su un suo intercalare tanto charmant.

La verità. La verità che si fa poesia. La verità che si fa pittura. Quella sua poesia scritta con il tratto di un bambino. Le sue radici: l’infanzia, la madre, gli amici ‘d’arte’, variatio di ‘d’arme’, dove le armi erano i pennelli e i campi di battaglia le tavolozze. E quella sua pittura che materializza la fluorescenza.

Le sue ali: le farfalle, stilemi geometrici che conquistano lo spazio, ridisegnandolo; i volti dei giullari, antidoti di autenticità contro la follia del mondo; i velieri, paradigma del viaggio terreno e metafisico, argenteo e dorato; i melograni, cerniere antiche tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Vibra quel tratto nero, racconta l’ancestrale anelito alla perfezione, dona e condivide emozioni tutte umane dell’amore filiale, dell’amore fraterno, di quello coniugale, di quello paterno declinato in tonalità irriproducibili. Tonalità cromatiche. Tonalità musicali.

Questo è Melograni, opera anastatica di un ‘quaderno dei segreti’ dove poesia e pittura si incontrano; a impreziosirla, la prefazione di Onofrio Pagone dal titolo Parole disegnate.

Gustav Mahler va a braccetto con Marc Chagall: questo l’artista vede, vede farsi ‘materia’ e questo ritrae nel pregiato volume che si fa specchio della sua bottega. Bottega che è un gran bazar di ricordi, testimone silenziosa di incontri, discreta spettatrice di soste e camminamenti. Tappe. Tappe di una crescita umana e artistica. Affascinanti vestigia dal sapore intimamente evocativo, che restituiscono un animo apparentemente votato alla senilità. C’è profonda inquietudine nell’animo di Damiani: vive e pullula il desiderio nella sua sobrietà ed essenzialità. Mi ha ricordato Violeta Parra. A chi un giorno le aveva chiesto «Lei si ritiene una donna moderna?», aveva risposto «No, piuttosto primitiva».

Ecco Damiani è un presidio di primitività. Un primitivo eroico, come eroica è la Terza Sinfonia di Ludvig van Beethoven. Un primitivo sublime, come spiritualmente sublime è l’Adagietto della Quinta Sinfonia di Gustav Mahler. La musica invera la pittura. La pittura poetica di Michele Damiani e le sue ‘parole disegnate’.

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