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UNA VITA IN VERSI. TRENTASETTE VOLTE ANNA SANTOLIQUIDO

Posted on: 08/08/2019

 

Francesca Amendola (a cura di), UNA VITA IN VERSI. TRENTASETTE VOLTE ANNA SANTOLIQUIDO

LB, Bari 2018.

 

di Rita Gallo

Uscito in occasione del settantesimo compleanno di Anna Santoliquido, questo volume rappresenta un tributo a un’esperienza poetica ormai ineludibile, quando si parla di letteratura meridionale, italiana e addirittura internazionale. La curatrice Francesca Amendola, che aveva già dedicato alla poetessa una bella monografia, Anima Mundi (2017), ci ricorda nella sua introduzione il lungo percorso dalle poesie di ambientazione lucana a quelle di afflato civile, fino al pluridecennale impegno nel Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, senza disdegnare la scrittura teatrale e in prosa. Il libro si presenta come una successione di interventi e testimonianze di autori che hanno conosciuto, artisticamente e umanamente la scrittrice e che possono così offrire un ampio spettro delle sfaccettature che compongono la sua opera. Ne emerge la storia di una poetessa cresciuta in un paesino, Forenza, nel cuore del territorio che ha incantato Levi e che rivive nelle sue raccolte, a partire da I figli della terra (1981), dove a prendere voce non sono solo i ricordi dell’autrice, ma un intero Sud, troppo a lungo assente dal panorama letterario nazionale.

Per molti contributori di questo volume, come Daniele Maria Pegorari, centrale nell’immaginario di Anna Santoliquido è la casa di pietra, dove l’autrice ha trascorso l’infanzia contadina, poi cantata nell’ormai celebre poesia eponima, tradotta in molte lingue. Verrà poi il tempo dello slancio politico di Bucarest (2001) e di Città fucilata (2010), la prima dedicata alla caduta del socialismo reale e del dittatore Ceausescu, con la capitale rumena che «non è più consorzio umano, ma cimitero di uomini», come scrive Maria Pagliara, la seconda incentrata sul massacro avvenuto a Kragujevac, in Serbia, nel 1945. Laddove l’attenzione della poetessa si rivolge alle tragedie della storia contemporanea, grande è la sua capacità di creare immagini, vivide e realistiche come fotografie della sofferenza, eppure anche segno di una sempre rinascente speranza e di una voglia di riscatto. Spetta poi al grecista Francesco de Martino far luce sui Versi a Teocrito, in cui pare che la nostra poetessa abbia fatto rivivere, per struttura e tematiche, i versi di Nosside, Saffo e Corinna, colei che batté addirittura Pindaro in una gara poetica. La raccolta, una delle più riuscite, è un esempio di poetica al femminile, in cui l’autrice invoca la dea Artemide e chiede all’epigrammista Teocrito di ascoltare i suoi versi.

In trentasette anni di carriera (tanti quanti gli autori che hanno contribuito al volume) i libri di Anna si sono riempiti progressivamente di religione e filosofia, come dimostrano Rea confessa (1996) e le Confessioni (di fine millennio) (2000); qui, secondo Gaetano Bucci, emergono una spiritualità, un’altezza di spirito e una forte religiosità che ritroviamo anche nel dramma Il Battista, su cui, non a caso, si intrattiene Ettore Catalano che ne sollecitò la messa in scena a Mesagne nel 1999 e che segnala come in questa pièce prenda vita un Battista umano e trascendentale, in una struttura drammaturgica ben riuscita e calibrata.

Altri interventi si concentrano, poi, sulle vicende del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, del PEN Club, della rivista «La Vallisa» e della “Famiglia Lucana”, nelle quali il contributo della scrittrice lucana si distingue in favore della dignità e della specificità sociale e culturale femminile, indagata costantemente e con passione nelle sue composizioni. Una menzione non trascurabile va riservata al Progetto Arcobaleno, sviluppato con dedizione quando la poetessa era docente di inglese presso la scuola secondaria “L. Lombardi”, nel difficile quartiere S. Paolo di Bari, dove, grazie alla solerzia organizzativa dell’inarrestabile Anna, i giovani alunni hanno potuto dialogare con personalità culturali di rilievo persino internazionale. Questo spiega il legame che per la Santoliquido si può e si deve creare fra la poesia e la pedagogia, che può avvicinare i giovani alla cultura ed educarli, come afferma Giovanna Claudio, membro del direttivo nazionale Lend. La miscellanea Una vita in versi si completa poi con testimonianze di taglio più amicale, che attingono alle comuni esperienze infantili e giovanili, nonché con alcune sue poesie tradotte in latino da Orazio Antonio Bologna, professore presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma (che il 18 marzo 2017 l’ha insignita della prestigiosa “Laurea Apollinaris Poetica”) e, soprattutto, con un nutrito album di spartiti, disegni, ritratti, fotografie, altri documenti e poesie dedicate alla Santoliquido a testimonianza dell’intensa rete di relazioni culturali e di affetti sinceri che l’autrice ha saputo costruire nel suo lungo percorso.

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