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Archive for dicembre 2019

Oltrepassare il confine: la poesia al femminile

Laura Di Corcia, In tutte le direzioni (Lietocolle, 2018)

di Carlangelo Mauro

Non molti i libri di poesia che oggi si confrontano con il tema quanto mai attuale e drammatico dei profughi e dei migranti. Ho potuto ritrovarlo nei libri di alcune poetesse, come Antonella Anedda (Historiae, Einaudi) e Maria Grazia Calandrone (Il bene morale, Crocetti). Quest’ultima ha realizzato anche un documentario per Radio3: “Vicini di casa. I migranti e la rotta balcanica”.

Da rileggere è sicuramente il volume di una poetessa italo svizzera, Laura Di Corcia, In tutte le direzioni (Lietocolle, collana PordenoneLegge). Il libro in questione conduce il lettore in territori di confine, invita al viaggio e nel contempo ad una sosta, ad una riflessione su stessi e sul tempo in cui viviamo in cui la precarietà ha mille facce tutte diverse: «al di qua ci siamo noi fermi e muti / in un eterno nulla / immersi in un mare primitivo / che non sa ancora dire / chi è morto e chi è vivo». L’identità, è stato scritto, è uno dei temi basilari della produzione poetica di questa giovane autrice della Svizzera italiana, proveniente da una famiglia che si era già spostata da Sud al Nord Italia. Chi sono? Chi siamo? Chi sono gli altri rispetto al confine che si attraversa? E la questione dei morti e dei vivi va ben al di là dello stato civile cui Croce ridusse Il fu Mattia Pascal di Pirandello. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Tenere famiglie

 

anno XX, numero 40

luglio-dicembre duemiladiciannove

 

 

 

 

 

 

Per proteggere la famiglia da chi potrebbe avere interesse alla sua liquidazione (come la letteratura distopica aveva profetizzato già un secolo fa), è il caso di tornare a riflettere sulle caratteristiche storiche che questa istituzione ha assunto a livello globale, al fine di riscoprire, accanto alle sue necessarie modificazioni storiche, anche la sua insostituibile valenza psico-affettiva, quale cellula primaria della società. Insomma, dovremmo sostituire il disdicevole alibi, forse non solamente italiano, come pure sosteneva nel 1945 Leo Longanesi, del tenére famiglia (un compromesso per giustificare le deviazioni etiche), con una più virtuosa indulgenza verso le tènere famiglie (rigorosamente al plurale), affinché esse riconoscano la propria fragilità (la tenerezza, appunto) e poi accrescano la fiducia nelle proprie risorse e capacità. Su questa ambivalenza la letteratura, in età moderna e contemporanea, ha detto davvero tanto e tanto ha davvero da dire.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 40


«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

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Una copia: euro 10,00
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il nuovo numero di incroci

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