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Archive for the ‘cinema’ Category

Perchè vale la pena ricordare Wajda?

La Storia raccontata attraverso il cinema di Wajda

 

 

 

 

di Marta Marika Bonanno

Dottoranda presso l’Università di Varsavia

Fin dall’inizio, Wajda sapeva che il suo cinema sarebbe dovuto essere polacco. Oggi si parla di frontiere da superare, di co-produzioni europee, di universalismo, invece la generazione dei grandi maestri degli anni ’60 era legata alle proprie radici. Bergman si trovava meglio in Svezia circondato dagli attori del suo teatro[1]; come immaginare Fellini se non immerso nella realtà italiana, oppure Kurosawa (maestro a cui Wajda si è ispirato nei suoi lavori) senza la tradizione giapponese? Tarkowski senza implicazioni russe o Resnais senza la base francese? I vecchi maestri dell’universalità imparavano nei propri cortili, dalla tradizione spirituale delle proprie nazioni, ed è per questo che il cinema di Wajda ha messo le radici nella realtà polacca, raccontando delle vicissitudini, della libertà e di tutte le persone impigliate nella storia nazionale: quasi ogni suo film è una prova per descrivere l’identità dei polacchi. Leggi il seguito di questo post »

CECILIA MANGINI_Visioni e passioni_mail (1)

di Daniele Maria Pegorari

 

Un dono inaspettato, come quelli che possono capitarti in Terra di Bari e che ti lasciano un sentimento di gratitudine, spesso accompagnato dall’imbarazzo di saperti un tantino immeritevole di tanta grazia. È così Bari, così i suoi dintorni: distratti, un tantino cinici, sempre in fuga verso il futuro; poi ad un tratto ti ritrovi una sorpresa tutta fatta di eleganza, sensibilità, decoro e fantasia. E la meraviglia in questi giorni, in città, è la mostra fotografica della documentarista Cecilia Mangini (Mola di Bari, 1927), una leggenda vivente, la collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, di Ernesto De Martino e di Lino Del Fra, suo marito. Leggi il seguito di questo post »

 

checcozaloneChecco Zalone e l’ideologia della precarietà / 2

 

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

 

Non mi stupisce il fatto che un prodotto culturale commerciale possa avere tanto successo, ottenere tanta pubblicità e incassare tanto denaro. Accade periodicamente e, peraltro, se non accadesse, non avremmo soltanto un altro comico disoccupato, ma l’intero sistema della produzione culturale ne sarebbe minata. Non ho mai ipocritamente tuonato contro le sexi-commediacce e i cine-panettoni vanziniani e nemmeno contro le canzonette (di cui, anzi, sono abbastanza ghiotto): sono stato un ‘ragazzo degli anni Ottanta’ e la consuetudine con l’industria culturale fa parte del mio dna.

Quello che invece mi ha stupito di Quo vado? è l’immediato interesse della politica (che invece non si era affatto mossa intorno ai precedenti film di CheccoZalone e Nunziante): questa attenzione decisamente seriosa, nonostante l’apparente leggerezza che il mattatore continua a professare, impone di leggere in questo film qualcosa di diverso. Sì, ha ragione Giuseppe Angiuli (che, per inciso, difende il posto fisso non certo pro domo sua, visto che è un libero professionista, forse da una quindicina d’anni): il film è sostenuto dal sistema mediatico perché piace la sua utilizzabilità come manifesto occulto dell’ideologia della precarietà esistenziale. Leggi il seguito di questo post »

 

checcozaloneChecco Zalone e l’ideologia della precarietà

 

 

 

 

di Giuseppe Angiuli

 

Le vie della manipolazione mentale e del condizionamento culturale – come si sa – sono infinite.

Viviamo un periodo storico contraddistinto per tutti, specie per le giovani generazioni, da una strutturale precarietà che ogni giorno di più si estende inesorabilmente a tutte le tipologie di relazioni tra le persone.

In particolare, il fenomeno della precarizzazione dei rapporti lavorativi e di quelli amorosi sembra ormai affermarsi come la principale tendenza socio-antropologica di questo secolo e nessuno sembra avere la forza per fermare tale immane processo di cambiamento culturale, al punto che ormai nella nostra società si assiste a delle incisive modifiche di fondamentali abitudini di vita a cui solo fino a pochi anni fa tutti sembravamo abituati: in ogni campo, ad affermarsi è la cosiddetta “società liquida” ben descritta dal sociologo Zygmunt Bauman. Leggi il seguito di questo post »

 da incroci 29, sezione ‘Saggi’

STRATIGRAFIE TESTUALI DELLA “GRANDE BELLEZZA”

   Un intervento di Daniele Maria Pegorari

 

Al culmine di una formidabile serie di premi cinematografici internazionali, La grande bellezza di Paolo Sorrentino ha ricevuto anche l’Oscar 2014 come miglior film straniero, spinto certamente dal fascino di una fotografia inusuale per il cinema italiano e dall’interpretazione magistrale degli attori, Tony Servillo in testa. La pellicola ha diviso, ça va sans dire, la critica italiana, soprattutto in ordine ai debiti che essa contrae con La dolce vita, col conseguente dibattito intorno all’ossessione dell’originalità.

Nelle pagine che seguono si propone una riflessione – laica e filologica – intorno alla scrittura del film, nella quale, accanto al capolavoro felliniano, compare una ricca rete di allusioni letterarie, musicali e figurative, che ne fa uno dei ‘ragionamenti’ più amari e consapevoli della post-realtà contemporanea. C’entra qualcosa il misterioso ringraziamento rivolto dal regista a Maradona?

 leggi qui il saggio di Daniele Maria Pegorari

 

 

QUANDO C’ERA BERLINGUER:

UN FILM E UN LIBRO A CURA DI WALTER VELTRONI

 

 

di Daniele Maria Pegorari

 

Il trentennale della morte di Enrico Berlinguer, avvenuta l’11 giugno 1984 in seguito a un ictus subito quattro giorni prima durante un comizio a Padova, in piazza della Frutta, è stato ricordato in Italia da numerose pubblicazioni, variamente orientate e diversamente documentate; fra queste vorrei segnalare Quando c’era Berlinguer (Rizzoli, Milano 2014), curato da Walter Veltroni, colui che da segretario DS portò nel 2001 il suo partito al minimo storico del 16,6%, la metà dei consensi del partito di Berlinguer (riuscendo, in compenso, a diventare sindaco di Roma) e che, primo segretario PD, perse la sfida alla premiership nel 2008. Leggi il seguito di questo post »

La sera del 24 gennaio 2012 è morto in un incidente stradale il più noto regista greco, Theodoros Angelopoulos, nato ad Atene nel 1935 e formatosi cinematograficamente a Parigi, dove era stato esiliato nel 1967, durante la dittatura dei Colonnelli, a causa della sua militanza giornalistica a sinistra. La sua lezione artistica merita di essere ricordata, ora che la crisi culturale europea ch’egli denunciava è stata resa forse definitiva dalla grande contrazione economica che più di ogni altro Paese ha fagocitato la sua Grecia.

Per questo incroci ha voluto dedicargli un approfondimento, articolato in due tempi: un intervento del critico cinematografico Vito Attolini, che abbiamo già pubblicato, e una intervista rilasciata tempo fa a Raffale Nigro, che invece pubblichiamo oggi.
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«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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