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Archive for the ‘poesia’ Category

Bicicletta

viaggio in versi di Giuseppe Quaranta

con un biglietto d’accompagnamento di Lino Angiuli

 

L’autore di questo speciale tour, pugliese di Valenzano (Ba), è un giovane (classe 1983) ancora estraneo alle pubblicazioni cartacee, discretamente presente su qualche blog pur essendo da tempo devoto frequentatore della scrittura poetica. Comunque sia, la sua proposta risulta essere abbastanza fresca e “fischiettante” rispetto al “comune senso” della poesia oggi circolante in Italia grazie allo sforzo di creare un ponte corporeo tra il fuori e il dentro dello sguardo.

 

 

I SENSI DEL MARE

 

Guardare il mare è lasciare la terra.

L’odore marino

mi inebria come l’arrosto

del primativo in una cisterna.

Una pianta piena di auree azzurre

sbocca dall’onda.

Mi sbatte sui piedi

a martello di fabbro

su metallo

e poi si richiude

più svelto del deserto.

Il suo movimento è uguale

al neonato dopo il taglio

del cordone; una spinta infinita.

Un brusio di sangue che scappa

tra le mani della scienza,

qualcuno da non si sa dove scalcia

e ci pedala.

Capisco che uno va in viaggio,

ramingo per la terra;

tu non puoi andare verso il mare

ma il mare è uno zingarello

che conosce e fa mosse in tempo.

 

(Monopoli – Porto Rosso)

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di Daniele Maria Pegorari

A dicembre del 2017 informavo su «incroci» 36 della pubblicazione del terzo libro di un Cantico di lode che il poeta e studioso di filosofie e religioni orientali Gianfranco Longo va componendo dal 2015, e mi addentravo in un’articolata analisi numerologica della struttura e della metrica di quella parte dell’opera. Nello scorso settembre è uscito il quinto e ultimo libro, Shalom. Dettagli d’amore per ritrovarti (Wip, Bari 2018), per lo stesso editore che appena a gennaio dello stesso 2018 ne aveva curato anche la quarta parte. Questa volta tralascio di cercare un possibile disegno che motivi l’ordine e la distribuzione delle quasi 200 lasse rimate nelle cinque sezioni, nelle diciannove sottosezioni e negli ulteriori quaranta ‘capitoli’ che le compongono e taccio di fronte alla spiazzante relazione fra i titoli, i testi e i sofisticati suggerimenti di ascolto musicale che accompagnano ciascuno di essi. Leggi il seguito di questo post »

di Marc Tibaldi

Innanzitutto poeta, ma anche sociologa, musicista, editrice, Rita Pacilio articola questa identità molteplice con grande sensibilità, valorizzando la propria visione trasversale e concatenante. Le sue poesie e i suoi libri – in particolare Gli imperfetti sono gente bizzarra – sono stati tradotti in francese, spagnolo, arabo, rumeno, greco e hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Quali sono stati i primi tuoi riferimenti di scrittura? Riesci a ricostruire a posteriori una genealogia?

Grazie a una bravissima insegnante, fin dalle elementari, mi sono appassionata ad Aldo Palazzeschi, e attraverso la sua poesia mi sono resa conto che la parola può essere arricchita di tanto senso emotivo, che è l’espressione più bella della musicalità insita nella natura e nel nostro corpo. Gli amori di scrittura degli anni successivi sono stati Pavese, Gatto, Cardarelli, e poi, fondamentale, è stato l’incontro con la sensibilità estrema di Dino Campana. Non riesco a trovare una genealogia tra la mia ricerca attuale e le letture di formazione. Attraverso lo studio della storia della letteratura mi sono lasciata rapire da scrittori e poeti molto distanti, da Shakespeare ad Artaud. Sento che dietro di me c’è un insieme molto diverso di riferimenti. Per esempio, penso che Pascal pur non essendo ricordato come poeta abbia fatto vera poesia, le lettere alla sorella Jacqueline, hanno una forte temperatura poetica, così pure le lettere di Grazia Deledda a Luigi Albertini, la stessa poesia che ritrovo nelle lettere di Kafka a Milena, dove ogni frase è visionaria. La poesia, per me, non è esclusivamente il verso, la metrica, e proprio da queste riflessioni ho concepito L’amore casomai, dalla possibilità di vedere la poesia nella costruzione sintattica della prosa, tenendo anche presente la ricerca di Caproni, Sanguinetti e altri che hanno spostato l’attenzione sulla prosa poetica. Leggi il seguito di questo post »

Francesco Tateo, PONTANO POETA

Edizioni del Rosone, Foggia 2017

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Francesco Tateo, per molti anni docente di Letteratura Italiana nella Facoltà di Lettere di Bari, che ha guidato a lungo come preside, ha da poco dato alle stampe un nuovo, stimolante volume dedicato all’umanista Giovanni Pontano. Lo studioso, com’è noto, ha concentrato i suoi interessi proprio sul periodo umanistico-rinascimentale e una nota del volume in questione ricorda che i suoi interventi pontaniani risalgono già al 1969, quando ha curato un’edizione critica del De magnanimitate, per l’Istituto Nazionale di studi sul Rinascimento. Ora, dunque, con questo Pontano poeta, che reca un esplicativo sottotitolo, Carmi scelti e frammenti con traduzione italiana, ha aggiunto un’altra tessera al mosaico dei suoi studi. In questo modo, ha messo in gioco non solo la sua indiscussa perizia di studioso, ma anche il suo orecchio di traduttore e di versificatore, affrontando una sfida non semplice. Leggi il seguito di questo post »

Nefeli Misuraca, LA SOLITUDINE MAESTOSA. POESIE

prefazione di Guido Oldani, introduzione di Rita Pacilio, La Vita Felice, Milano 2018

 

 

 

 

di Giovanni Laera

La solitudine maestosa è l’opera prima di Nefeli Misuraca, dottoressa di ricerca in letteratura e docente in diverse università tra l’Europa e l’America. Si tratta di un esordio ponderato, consapevole, capace di offrire molteplici spunti di riflessione a chiunque voglia esplorarne in profondità il testo poetico. Non possiamo che concordare, dunque, con Guido Oldani che nella prefazione al volume parla di una raccolta «non accidentale, ma costruita su poesie che hanno un senso comune di appartenenza». Leggi il seguito di questo post »

Francesco Granatiero, VARDE.

POESIE IN DIALETTO GARGANICO DI MATTINATA

Aguaplano, Passignano sul Trasimeno 2016

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Un caso davvero singolare di ricerca in quella lingua etnico-mitica che è il dialetto la offre ormai da molti anni Francesco Granatiero, originario del paese garganico di Mattinata. Succede poi, però, che tale ricerca è resa drammatica dalla dislocazione geografica dell’autore, trasferitosi fin dalla giovane età nell’universo urbano e industriale di Torino, cioè in una realtà quanto più lontana, per natura e cultura, dalla sua provenienza meridionale e contadina. Non si spiegherebbe altrimenti quel suo lessico che sembra inghiottire nei suoi suoni arcaici e misteriosi l’eco di un passato ancestrale, rivelando di quanto sforzo, di quanto sismico scuotimento psicologico deve essere capace l’immaginazione del singolo per resuscitare i fantasmi di un altrove che la coscienza è costretta a nascondere. Leggi il seguito di questo post »

Francesca Della Toffola, Accerchiati incanti

Edizioni Punto Marte, Borgo San Vittore gennaio 2018.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

«La ragione è nemica d’ogni grandezza: la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola», afferma Leopardi nello Zibaldone (p.93). E dopo parecchie altre pagine: «L’arte non può mai uguagliare la ricchezza della natura» (p.189-190). I tre elementi (ragione, natura, arte) messi a confronto in questi “pensieri” tornano ancora una volta a sfidarsi in un rapporto dialettico, e con un esito artistico che il poeta recanatese non poteva certo immaginare, in questo libro fotografico. Ammesso sia vero che l’arte non può superare la natura, è altrettanto vero che non smette mai di provarci, di competere con essa. Anche se spesso esagera e prevarica, scartando l’arte e affidandosi unicamente alla tecnica, l’essere razionale che è l’uomo ha assolutamente bisogno di questo sforzo. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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