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Comunicato stampa

Il fuoco accende la IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’.

La rassegna che si terrà a Fondi il 30 settembre e 1 ottobre 2017. Uno sguardo sull’opera di de Libero e sulla poesia tra musica, teatro e arte

 

Saper vedere, mettere a fuoco. Una città è stata messa a ferr’e fuoco. A fuoco una vittima, la parola, la vita. Brucia qualche cosa dentro. Arde la brace delle nostre azioni, la passione accende i nostri passi. La metafora del fuoco è onnipresente nell’opera di Libero de Libero «e di cenere odora / la stanza chiusa del cuore». La fiamma della poesia è sempre accesa nell’opera che resiste al tempo. Esistere è non smettere di divampare.

Queste righe vogliono spiegare in parte perché sia stato scelto “Mettere a fuoco la parola” come slogan della IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ ideato dall’associazione “Libero de Libero”. Gli eventi si terranno tutti all’interno del complesso di San Domenico da sabato 30 settembre a domenica 1° ottobre 2017. Leggi il seguito di questo post »

Marcello Ariano, Avanzi di brace

Ed. Tabula fati, Chieti, 2017

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Man mano che avanza la lettura, una lirica tira l’altra, hai l’impressione di accelerare per correre incontro alla chiusa. Cosa che avviene solo nella narrativa più attraente. Segno inequivocabile della presenza di un’architettura ponderata, discreta ma salda, in quest’ultima svelta raccolta di Ariano.
Tre sono le componenti su cui poggia l’intero colloquio poetico col lettore e che segnano un percorso nel testo, diramandosi qua e là in aggiunte di temi intrusivi come succede alle improvvise associazioni di idee in un discorso strutturato. La prima componente è la coscienza del tempo, il suo trascorrere, la sua registrazione nella memoria in quanto vissuto, la sua rievocazione espressa nella scrittura poetica. La seconda tematica è rappresentata dai luoghi, che acquistano fisionomia reale (vengono chiamati con nomi veri) e nello stesso tempo trasognata, modificata dal filtro dei ricordi e confrontata a quella di oggi. La terza, infine, sono le persone in vario modo e in vario grado legate alla vita dell’io poetante. Leggi il seguito di questo post »

Gabriella Cinti, Madre del respiro                         

Moretti e Vitali, Bergamo, 2017, 160 pp.

 

 

 

 

di Marta Lentini

Questa raccolta di poesie di Gabriella Cinti, mitografa, saggista e voce essa stessa della poesia lirica greca, nasce forse dall’ esigenza di scavare ancor più nell’oggetto della propria inesausta e inesauribile ricerca letteraria e filosofica, non solo facendosene cantatrice appassionata, ma inglobandolo nella propria storia, e facendo così, di un vissuto che si è studiato nella sua appartenenza ad altri e antichi tempi, ad altri e mitologici saperi, il proprio vissuto, rivivificato dalla urgenza di dirsi e di rivelarsi. Leggi il seguito di questo post »

Aldo Gerbino, Comete mercuriali, piume. Taccuino poetico (2007-2015)

Algra Editore, Catania, 2016,132 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Aldo Gerbino, ovvero ‘la poesia dappertutto, perché tutto è poesia, ma la poesia non disvela il tutto’: critico d’arte e di letteratura, filosofo, saggista, e pur scienziato, docente universitario a Palemo, città dove vive e lavora, di Istologia e Embriologia, è poeta da sempre, è poeta del tutto, perché la Poesia è dappertutto, colla sua cadenza irta eppur catartica, con la sua difficile ‘dizione’, con la sua cantabilità perduta.

Poesia a volte spietata come la cronaca nera, a volte, e perlopiù, lieve come un soffio fugace, che disvela le cose facendone ritmo puro ma ‘difficile’, nel perenne contrasto tra binario e ternario, tra ‘metro’ e verso, tra silenzio e urlo, e così parole si intrecciano contro parole, quasi per togliere significato alle cose (e alle parole) stesse, e le cose sono nomi, immagini, che si fanno cavie inconsistenti di una realtà quasi parallela a se stessa, una immagine senza specchi, dove non ci si può riflettere, ma alla quale si può sfuggire attraverso un non-ritratto, creando una nuova prospettiva, quella di un’intimità diversa, autonegantesi nello scorrere quotidiano della vita: ‹‹L’inganno è nelle cose, più se quelle certe/ assodate; così più le parole che riposano/ coperte da ghiacci stellari da aguzze voci/ laccate da rancori. Parole e cose che / ripostano ad amari colloqui, incomprensioni/ solitudini, spietatezze…›› (p. 67) Leggi il seguito di questo post »

Gerardo Trisolino, Odio Ménière.

Ed. Manni, Lecce, 2017.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Emana un delicato profumo di fresco e un buon sapore casalingo da questa scrittura poetica che veicola, con uguale leggerezza, vissuto privato e tematiche di pubblico interesse.

Privo dei contorcimenti simbolistici che costringono il lettore al gioco del nascondino, privo anche dello sguardo autistico sull’io imperante in tanta lirica novecentesca, in questo snello libretto Trisolini guarda a se stesso e al proprio vissuto con occhio divertito ed ironico, e sempre in relazione a qualcuno o a qualcosa, sia nella dimensione privata che in quella pubblica.

Anche i sentimenti più intimi, come l’amore (Amore in cinque tempi, la prima lirica), prendono subito consistenza di immagini concrete, di azioni compiute o da compiere, sicché i sogni non restano sogni, ma diventano vita: consapevoli scelte di vita, atteggiamenti, comportamenti riversati nel quotidiano. Gesti consueti, ma non per questo poco significativi nel dipanarsi della vita quotidiana: «le tue mani stendono con cura/ lenzuola federe asciugamani…»; eventi minimali, come la lista per la spesa in Atti quotidiani, che tracciano il percorso di una vita costruita in due. Leggi il seguito di questo post »

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