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Posts Tagged ‘poesia contemporanea

Cesare Viviani, OSARE DIRE

Einaudi, Torino 2016

 

 

 

 

di Claudio Toscani

Provoca sin dal titolo, Cesare Viviani, in quest’ultima sua raccolta: Osare dire. Perché si mette nella posizione di chi azzarda la parola poetica come nudo nome di fronte all’ostentata eloquenza del mondo, di chi ci ricorda il silenzio dell’universo al di sopra del nostro frastuono quotidiano, di chi oppone la parte oscura, segreta, del segno creativo e della scrittura, a tutte le inesorabili rivelazioni della scienza e della tecnica.

Parecchio osa dirci Viviani: se non di nuovo, di inatteso; se non di ignoto, di dimenticato; se non di perturbante, di ultimativo. Talvolta ci mette l’‘io’, se può testimoniare in proprio, come per significare di esserci passato lui stesso nei frangenti pratici o ideali di cui parla; più raramente la ‘terza persona’, quasi per chiedere ad altri di collaborare al ventaglio delle enunciazioni; spessissimo il ‘noi’, un io allargato, un io a nome di tanti altri, e allora diventa filosofo e conoscitore della vita, con punti di vista sulle cose ultime, senza vanto ma per verticale ascolto della realtà, libere associazioni e connessioni di senso. Leggi il seguito di questo post »

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Bachi Dardani, Un segreto ancora

Il Nuovo Melangolo, Genova, 2015, 96 pp.


 

 

 

 

di Marta Lentini

La raccolta di questo giovane genovese, da tempo a Milano, Bachi Dardani comprende 48 liriche, divise in tre parti: I miei segreti, Quotidiane e Miraggi meridiani, precedute da altre due poesie.

Il “segreto” è il motivo dominante della ricerca poetica di Dardani, il segreto da scoprire ancora, il segreto che è progetto stesso di vita, luce da perseguire, attimo da afferrare, proprio per cercare il senso stesso della vita, pur nella fatica e noia del vivere. E così il segreto ci fa intravedere l’apertura di mondi inesplorati, la possibilità di percorrere sentieri imbattuti dove ci guida solo l’immaginazione, che ci arricchisce di misteri, di miraggi, nobilitando il nostro quotidiano e dando un senso alla nostra angoscia, ma pure ci rafferma negli affetti del quotidiano, piccola ancora dove l’attimo solo si fa eterno. Leggi il seguito di questo post »

Luigi Ianzano, Spija nGele

Caputo Grafiche, Borgo Celano (Fg), 2016, 62 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Spija nGele (Scruta il cielo) è una raccolta di poesie scritte da Luigi Ianzano, docente di scienze giuridico-economiche di San Marco in Lamis (Fg), che usa l’idioma sammarchese come lingua poetica, utilizzando il metodo della grafia DAM, comunemente accettato per la trascrizione dei dialetti alto-meridionali, e corredando tutte le poesie di traduzione italiana a piè di pagina.

La novità e il fascino della scrittura di Ianzano risiedono nella sua capacità di superare con la sua poesia il quotidiano e di porsi come poeta verace, ispirato da un idioma di cui sente e esalta la sacralità, la nobilissima ancestralità, il musicalissimo e spirituale riverbero dell’animo affannato o rasserenato nel magma dell’esistenza, o ripiegato su se stesso nella ricerca del significato dell’esistenza stessa, o annegato nella ricerca dell’infinito, forse proprio quello ‘oltre la siepe’, guardando oltre ‘l’ultimo orizzonte’.  Leggi il seguito di questo post »

Marcello Ariano, Avanzi di brace

Ed. Tabula fati, Chieti, 2017

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Man mano che avanza la lettura, una lirica tira l’altra, hai l’impressione di accelerare per correre incontro alla chiusa. Cosa che avviene solo nella narrativa più attraente. Segno inequivocabile della presenza di un’architettura ponderata, discreta ma salda, in quest’ultima svelta raccolta di Ariano.
Tre sono le componenti su cui poggia l’intero colloquio poetico col lettore e che segnano un percorso nel testo, diramandosi qua e là in aggiunte di temi intrusivi come succede alle improvvise associazioni di idee in un discorso strutturato. La prima componente è la coscienza del tempo, il suo trascorrere, la sua registrazione nella memoria in quanto vissuto, la sua rievocazione espressa nella scrittura poetica. La seconda tematica è rappresentata dai luoghi, che acquistano fisionomia reale (vengono chiamati con nomi veri) e nello stesso tempo trasognata, modificata dal filtro dei ricordi e confrontata a quella di oggi. La terza, infine, sono le persone in vario modo e in vario grado legate alla vita dell’io poetante. Leggi il seguito di questo post »

Gabriella Cinti, Madre del respiro                         

Moretti e Vitali, Bergamo, 2017, 160 pp.

 

 

 

 

di Marta Lentini

Questa raccolta di poesie di Gabriella Cinti, mitografa, saggista e voce essa stessa della poesia lirica greca, nasce forse dall’ esigenza di scavare ancor più nell’oggetto della propria inesausta e inesauribile ricerca letteraria e filosofica, non solo facendosene cantatrice appassionata, ma inglobandolo nella propria storia, e facendo così, di un vissuto che si è studiato nella sua appartenenza ad altri e antichi tempi, ad altri e mitologici saperi, il proprio vissuto, rivivificato dalla urgenza di dirsi e di rivelarsi. Leggi il seguito di questo post »

Aldo Gerbino, Comete mercuriali, piume. Taccuino poetico (2007-2015)

Algra Editore, Catania, 2016,132 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Aldo Gerbino, ovvero ‘la poesia dappertutto, perché tutto è poesia, ma la poesia non disvela il tutto’: critico d’arte e di letteratura, filosofo, saggista, e pur scienziato, docente universitario a Palemo, città dove vive e lavora, di Istologia e Embriologia, è poeta da sempre, è poeta del tutto, perché la Poesia è dappertutto, colla sua cadenza irta eppur catartica, con la sua difficile ‘dizione’, con la sua cantabilità perduta.

Poesia a volte spietata come la cronaca nera, a volte, e perlopiù, lieve come un soffio fugace, che disvela le cose facendone ritmo puro ma ‘difficile’, nel perenne contrasto tra binario e ternario, tra ‘metro’ e verso, tra silenzio e urlo, e così parole si intrecciano contro parole, quasi per togliere significato alle cose (e alle parole) stesse, e le cose sono nomi, immagini, che si fanno cavie inconsistenti di una realtà quasi parallela a se stessa, una immagine senza specchi, dove non ci si può riflettere, ma alla quale si può sfuggire attraverso un non-ritratto, creando una nuova prospettiva, quella di un’intimità diversa, autonegantesi nello scorrere quotidiano della vita: ‹‹L’inganno è nelle cose, più se quelle certe/ assodate; così più le parole che riposano/ coperte da ghiacci stellari da aguzze voci/ laccate da rancori. Parole e cose che / ripostano ad amari colloqui, incomprensioni/ solitudini, spietatezze…›› (p. 67) Leggi il seguito di questo post »

Gerardo Trisolino, Odio Ménière.

Ed. Manni, Lecce, 2017.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Emana un delicato profumo di fresco e un buon sapore casalingo da questa scrittura poetica che veicola, con uguale leggerezza, vissuto privato e tematiche di pubblico interesse.

Privo dei contorcimenti simbolistici che costringono il lettore al gioco del nascondino, privo anche dello sguardo autistico sull’io imperante in tanta lirica novecentesca, in questo snello libretto Trisolini guarda a se stesso e al proprio vissuto con occhio divertito ed ironico, e sempre in relazione a qualcuno o a qualcosa, sia nella dimensione privata che in quella pubblica.

Anche i sentimenti più intimi, come l’amore (Amore in cinque tempi, la prima lirica), prendono subito consistenza di immagini concrete, di azioni compiute o da compiere, sicché i sogni non restano sogni, ma diventano vita: consapevoli scelte di vita, atteggiamenti, comportamenti riversati nel quotidiano. Gesti consueti, ma non per questo poco significativi nel dipanarsi della vita quotidiana: «le tue mani stendono con cura/ lenzuola federe asciugamani…»; eventi minimali, come la lista per la spesa in Atti quotidiani, che tracciano il percorso di una vita costruita in due. Leggi il seguito di questo post »


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