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Posts Tagged ‘romanzo contemporaneo

Onofrio Pagone, IO NON HO SBAGLIATO

Giraldi, Bologna 2016.

 

 

 

 

di Chiara Cannito

Un’affermazione dura perentoria, decisa, che durante la lettura del romanzo si comprende, motiva e sostanzia. La protagonista che Onofrio Pagone racconta magistralmente compie delle scelte nella sua vita che mai rinnega, mai ricusa, mai rimpiange. Io non ho sbagliato è tante cose insieme: tranche de vie, romanzo di formazione, autobiografia. È forte e fragile come la protagonista, sofferto e sorprendente nello stile, tenero e terribile nella trama. Giocando tra queste ossimoriche emozioni, si dipana la storia di una giovane rumena che scappa, incinta, dal suo paese per dare un futuro migliore a se stessa e al figlio nella città di Bari, dove già vive sua madre. E qui inizia il dramma. È una narrazione che mette i brividi, fa riflettere, apre il cuore, ma anche la mente. Tutto è racchiuso in quegli occhi della copertina: che aggrediscono con la loro dolcezza, che ti sfidano con la loro fragilità, che ti braccano con la loro muta richiesta di aiuto. Prova Pagone, e vi riesce bene, a contaminare generi e linguaggi, immagini oniriche e impietosi interni.

Proviamo a percorrere adesso la trama del romanzo descrivendola per ‘quadri’. Ad accompagnarci in questo tour è Marc Chagall.

Il violinista – 1911 Dusseldorf, olio su tela

Primo quadro: Il violinista, ovvero l’infanzia rubata.«Quella volta con Gheorghe fu bellissimo. Sentivo il vento nelle mie orecchie ed era come una voce amica che sussurrava […]. Nulla poteva presagire cosa ci sarebbe successo». Il violino che era stato per la giovane donna metafora di un amore adulto, capace di ridisegnare i destini incrociando vite e intrecciando sogni, si rivela un’illusione. La voce del violino getta la maschera: era bugiarda. False e ipocrite quelle dichiarazioni di amore eterno. Archiviata l’infanzia la giovane donna si trova a pensare il suo essere mamma. Contro tutti e contro tutto. Leggi il seguito di questo post »

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Stefano Lanuzza, ’900 OUT. SCRITTORI ITALIANI IRREGOLARI

Fermenti, Roma 2017.

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Come esiste una letteratura coralmente riconosciuta e gratificata, così ne esiste un’altra specie, in Italia, emarginata e innamorata dell’oblio. Destini diversi che decidono quanto un autore pesi sulla bilancia del critico e nel portafoglio dell’editore. È una dimostrazione, anche, di quanto l’abilità nel sapersi adeguare a formule stereotipate (magari suggerite dalle fiorenti scuole di scrittura) e nel cogliere opportunità di successo immediato, legato alle dinamiche di mercato, abbia il suo peso nel farsi amare dalla Fama. Leggi il seguito di questo post »

Marilù Oliva, Lo Zoo 

Elliot, Roma 2015

 

 

di Antonio Giampietro

 

«Ozotti solai omiuntu»: quella frase misteriosa, quel canto ancestrale e mitico, litania profonda di un mondo sognante e lontano, ripetuta tre volte dalla Strega in chiusura dell’ultimo romanzo di Marilù Oliva, rende perfettamente il senso autentico a cui è giunta la scrittura dell’autrice bolognese. Questa si mostra, infatti, capace di dar vita, con le parole, a storie tanto fantastiche e imprevedibili, quanto saldamente ancorate in una realtà concretissima. Quei segni vivi attirano lo sguardo vorace del lettore, che non può smettere di cercare il libro, rapito dalla curiosità di sapere cosa accadrà al rigo successivo, cosa rivelerà la prossima parola, e allo stesso tempo spingono la sua mente a interrogarsi sul presente, sul mondo vasto e terribile in cui vive e in cui gli pare che tutto quell’assurdo, quell’imponderabile, possa accadere. Leggi il seguito di questo post »

Giuseppe Lupo, L’ALBERO DI STANZE

Marsilio, Venezia 2015

 

 

 

 

di Lino Angiuli

 

«Se questi muri potessero parlare!». Quest’ultimo romanzo di Lupo, composto e proposto lungo il solco di una cifra ormai riconoscibile per originalità e polluzione fantastica, scioglie la riserva recata da questa frase ‘ipotetica’ e, grazie all’inesauribile motore narrativo di cui dispone l’autore, fa in modo che i muri non solo parlino, ma ‒ a chi abbia orecchi per intendere  ‒ raccontino in lungo e in largo le storie “incredibili” di una famiglia che, una generazione dopo l’altra, ha impregnato di vissuti e vicende ogni spazio della propria casamadre, innalzata in verticale, una stanza dopo l’altra, a partire dal fondatore delle fondamenta, tale Redentore Bensalem, prima cavapietre poi mugnaio in quel di Caldbanae, luogo già presente in altre pagine narrative di Lupo. Un albero di stanze che coincide con un albero genealogico, a sua volta coincidente con un albero di storie vissute e narrate all’insegna di una mitologia familiare dal sapore “magico”, che si svolge lungo il Novecento e che giunge fino alla vigilia del primo gennaio 2000, quando svoltano i calendari, i secoli e i destini. Leggi il seguito di questo post »

 

FRANCESCO FORLANI, Parigi, senza passare dal Via

LATERZA, 2013

 

 

di Alida Airaghi

 

“I miei erano molto preoccupati, in quel 21 giugno del ’91, perché non avevo un lavoro, non parlavo la lingua e non eravamo ricchi di famiglia. Io mi ricordo soltanto che ero partito con la valigia da mimo, di cartone puro, che scendendo dal treno si era rotta, aperta in due, come se quei milleduecentonovantuno chilometri se li fosse fatti tutti da sola”. Non è l’amarcord di un tradizionale emigrato che dal nostro sud abbia cercato lavoro e successo all’estero, ma la rievocazione antiretorica che Francesco Forlani fa della sua partenza da Caserta, dopo la laurea in filosofia, per raggiungere Parigi: città-mito in cui ha cercato riparo e consolazione, soprattutto intellettuale, al sorgere del ventennio berlusconiano, e dove saltuariamente risiede tuttora. Leggi il seguito di questo post »

da incroci 29, sezione ‘schede’ 

Peppe FioreNESSUNO È INDISPENSABILE

Einaudi, Torino 2012


di Veronica Di Pinto

 

Nel suo romanzo d’esordio Extension du domaine de la lutte (1994) Michel Houellebecq innesta una «novella d’argomento animale», intitolata Dialoghi tra una mucca e una puledra e ispirata al protagonista in un breve soggiorno di lavoro. La riflessione sulla «bella impressione di vigore» della mucca bretone, che per tutto l’anno pensa solo a brucare, ad abbassare e alzare con regolarità impressionante il suo «musello lustro», è solo apparentemente l’indizio di una «profonda coerenza esistenziale». In realtà l’apparenza è destinata a rivelarsi infida perché nell’essere del bovino in determinati periodi dell’anno, sotto lo stimolo del desiderio sessuale, «si produce una rivoluzione sbalorditiva». Quasi vent’anni dopo l’apologo sembra essere ripreso da Nessuno è indispensabile (Einaudi, 2012), secondo romanzo di Peppe Fiore (Napoli, 1981) – finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2013 – per raccontare, su un registro cinico e comico, la «rada umanità impiegatizia» contenta e soddisfatta di lavorare in quello che sembra un luogo ideale, la Montefoschi, azienda modello di Roma specializzata in latte e derivati. Leggi il seguito di questo post »

 


FERDINANDO CAMON, LA MIA STIRPE

GARZANTI  2012

di Alida Airaghi

Nel 1978 Camon aveva pubblicato “Un altare per la madre”, romanzo epico e tenerissimo che concludeva  “il ciclo degli ultimi”, fondendo abilmente storia privata e pubblica nell’omaggio commosso e riconoscente alla figura materna. Oggi torna, con questo bel volume edito da Garzanti, su quegli stessi temi, rivisitati con uguale e partecipe emozione, ma con una più matura e sottilmente ironica visione di ciò che in questi trent’anni siamo riusciti a raggiungere, o a perdere, come collettività. E in uno stile più sciolto e leggero che nelle precedenti prove. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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