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Enrico Caruso, Provocazioni minime,

diLemma Edizioni, Capurso (Bari) 2016 *

di Sara Ricci

Tacerò sulle imperscrutabili coincidenze che mi hanno portata ad imbattermi in questo “oggetto” e sulle conseguenze di tale fortuito e fortunato incontro: mai interferire con le intenzioni, dichiarate o meno, dei Tessitori Indipendenti di Trame Potenziali (TITP), categoria fortemente sindacalizzata di strenui difensori della libertà di costrizione (e costruzione). Non posso occultare tuttavia il mio stupore di fronte alla scoperta di ciò che solo in apparenza potrebbe sembrare un libro. Ne ha in effetti l’aspetto esteriore: è dotato di copertina particolarmente gradevole al tatto, leggermente ruvida. Le impercettibili increspature della carta lasciano presagire asperità di contenuti, parole che scavano nella mente del lettore gallerie infinite, con pazienza e determinazione. Parole appuntite, arrotondate, aguzze, morbide: ciascuna adatta a modellare l’immaginario, il sogno, il suono. Ha un peso specifico di 0, 405 g e un IMC (indice di massa cartacea) pari a 1,68 (non si intravedono dunque pericoli di ipertrofia dell’Io o esuberi di materiale scrittorio): per rendere l’idea siamo in ideale equilibrio tra formato tascabile – per tasche gargantuesche – ed elegante volume da portare sempre con sé per placare la sete improvvisa di poesia, che, come affermano ormai i nutrizionisti di ogni corrente filosofica, è bevanda ipervitaminica e densa di nutrienti per il corpo e per la mente e andrebbe consumata quotidianamente in quantitativo non inferiore ai 500ml/Kg. Inoltre, il rivestimento esterno, di un bel colore neutro ma non neutrale, si adatta a tutte le stagioni e a tutti gli stili senza alcun problema di abbinamento. Una forma geometrica troneggia sulla copertina, criptico indizio, oscura premonizione: un esagono che reca, sulle sue facce, frammenti di versi, scintille di parole.

Apro il volume e scopro che la forma riappare, colorata, piena, vitale: contenuta, o meglio tenuta a freno da solchi nella carta che fungono da sostegno. Leggi il seguito di questo post »

medi(t)ando2Crociate moderne e oscurantismo antico

 

 

 

 

 

di Sara Ricci

 

Non c’è niente da fare. La maledizione del lunedì si abbatte su di me ogni settimana, disseminando la mia esistenza di indizi talvolta microscopici uniti a prove tangibili della sua potenza. Stamattina la sveglia, anziché suonare come di consueto alle 6, ha deciso di trillare imperiosamente alle 4.22, interrompendo il mio sonno inquieto a mala pena dopo due misere ore; il risveglio improvviso mi ha letteralmente catapultata giù dal letto, consentendomi di testare la solidità del parquet con l’ampia superficie della mia fronte, attualmente non priva di sinuosi rilievi collinari e bitorzoli da impatto. Sono scesa in cucina per annegare la mia disperazione in una intera caffettiera napoletana, piacere lento e meditativo che mi concedo per invertire la tendenza disastrosa di giornate come questa.

Ed è in quel momento che ho commesso l’errore. Sarà stato il fastidio del pigiama che pizzicava come una cotta di maglia, la testa pesante come fosse incorniciata da un grande elmo, il cucchiaio brandito a mo’ di daga ma ho avuto sentore di medioevo sin dal primo sorso di caffè. E accendendo il pc per la mia quotidiana rassegnata rassegna stampa mi sono imbattuta in un resoconto delle recenti manifestazioni di piazza che hanno visto sfilare da una parte gli strenui difensori della tradizionale sacra famiglia eterosessuale (possibilmente santificata in chiesa perché il matrimonio civile è una presa per i fondelli oltre che un insulto a Dio), dall’altra orde colorate di pervertiti di ogni sorta inneggianti a improponibili idee di uguaglianza e anacronistica parità di diritti tra esseri umani. Crociate moderne, secondo la definizione ricorrente, che attinge a un lessico e a un immaginario oscurantista da apocalisse imminente unita ad estinzione della specie a causa della dilagante peste omosessuale. Leggi il seguito di questo post »

 

levi1Lo spazio bianco di Primo Levi

 

  

di Sara Ricci

Che suono ha il silenzio? Me lo domando sfogliando lentamente questo libro consunto, le cui pagine si tengono insieme grazie a un filo di cotone sottile che resiste ostinato alle angherie del tempo, mentre la carta, ingiallita e sfatta, reca tracce del passaggio delle nostre mani. Prima edizione, 1947. Ricordo di averlo letto a dodici anni, in una estate afosa e interminabile trascorsa al mare, alternando nuotate e compiti per le vacanze, solfeggi parlati e cantati e risoluzioni di accordi. Ricordo l’odore di quelle pagine, sopravvissute a numerosi traslochi e all’aria salmastra che le aveva rese umide e grevi, come la terra di un cimitero. Seguivo le macchie di muffa disegnando nella mente figure senza senso. E leggevo cose incomprensibili. Scritte con parole nude, spoglie, prive di orpelli. Soppesate al milligrammo, con una bilancia di precisione, stilistica e morale, che impedisse l’esubero, il superfluo, il sentimentale.  Leggi il seguito di questo post »

imm1Satira e saturazione mediatica. Noterella su «Charlie Hebdo»

 

 

 

 

di Sara Ricci

 

Dovevo intuirlo dal grigiore di quella mattina di inizio gennaio densa di presagi funesti: il caffè improvvisamente finito, la doccia interrotta nella fase critica dello shampoo che cola urticante negli occhi, lo sciopero non concordato della caldaia,  l’esplodere del morbo influenzale per chiudere in mestizia la tregenda natalizia. Erano chiari segnali che la saggezza popolare non sbaglia mai e che, malgrado non abbia mai trovato zampe di gatto nel lardo e che sul “moglie e buoi dei paesi tuoi” potrei scrivere un breve trattato di antropologia coniugale, il Leitmotiv “anno bisesto, anno funesto” ha caratterizzato le mie riflessioni mattutine post terza tazzulella di caffè.

Sull’ecatombe artistica e culturale che si è verificata in questi giorni tacerò per lutto (non mi sono ripresa ancora dalla morte di Lou Reed, figuriamoci se riesco a metabolizzare la scomparsa di David Bowie; e Alan Rickman, purtroppo per lui ricordato quasi esclusivamente come il Severus Piton di Harry Potter; e Franco Citti che “ma non era già morto? No, quello era Sergio”, ieri Michel Tournier alla veneranda età di duecento anni, ma la scrittura, quella, è immortale; oggi Glenn Frey, lo storico fondatore degli Eagles che torna a volare con le aquile). Insomma, un superlavoro per gli amanti del necrologio quotidiano, per i commentatori compulsivi da social network, per tutti coloro che, come me, a prima mattina si immergono nel vortice della comunicazione come in un bagno rilassante che si conclude con l’accidentale caduta di un asciugacapelli acceso nella vasca. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

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