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Sandra Lucente, ITINERARI MATEMATICI IN PUGLIA

Posted on: 01/08/2018

Sandra Lucente, ITINERARI MATEMATICI IN PUGLIA

Giazira, Noicattaro 2016

 

 

 

 

di Pasquale Vitagliano

«E mi sono condotto di conseguenza. La nozione di Dio mi sembra una nozione infima, e volgare quanto quella di un triangolo. Dio o un triangolo per me sono uguali. Mi impongo di dimostrarli e poi me ne lavo le mani», sono le parole provocatorie del filosofo Manlio Sgalambro (Etica del capriccio, in «MicroMega», supplemento al n. 1/97). Tradotte in termini più devoti potremmo dire che, sì, Dio è proprio come una figura geometrica, un triangolo appunto; esiste ma non possiamo toccarlo materialmente. E il poeta Leonardo Sinisgalli (Natura calcolo fantasia in «Pirelli», IV, n. 3, giugno 1951) scrive che «la Scienza e la Tecnica ci offrono ogni giorno nuovi ideogrammi, nuovi simboli, ai quali non possiamo rimanere estranei o indifferenti, senza il rischio di una mummificazione o di una fossilizzazione totale della nostra coscienza e della nostra vita. […] Scienza e Poesia non possono camminare su strade divergenti. I Poeti non devono aver sospetto di contaminazione. Lucrezio, Dante e Goethe attinsero abbondantemente alla cultura scientifica e filosofica dei loro tempi senza intorbidare la loro vena. Piero della Francesca, Leonardo e Dürer, Cardano e Della Porta e Galilei hanno sempre beneficiato di una simbiosi fruttuosissima tra la logica e la fantasia (…»).

Il legame tra Scienza e Filosofia o tra Matematica e Poesia non è dunque una novità. Ciò malgrado ne restano in gran parte inesplorati i percorsi possibili. Sarà che la specificità della conoscenza scientifica e la superficiale (e spesso apparente) ostilità della matematica tengano lontane sensibilità prettamente umanistiche. Ed invece si scopre subito e facilmente che la conoscenza è circolare ed organica, e che la creatività, anche senza volerlo o saperlo, è fatta spesso di forme e di numeri.

Ecco che un libro come quello della matematica Sandra Lucente sorregge perfettamente e con grande piacere per il lettore questo legame. Itinerari matematici di Puglia è un libro multi-tasking. È un saggio divulgativo, si dipana nella forma narrativa del racconto che ha come protagonista virtuale Paul, una curiosa guida matematica. Dunque, assolve pure all’utile funzione di diario di viaggio. Il libro, realizzando una felice intuizione interdisciplinare, nasce dalla sintesi di numerose conferenze che Sandra Lucente ha tenuto in Puglia a partire dal 2012. Non è, tuttavia, una geniale trovata editoriale. L’autrice è un’appassionata d’arte e di letteratura. È stata, infatti, questa personale ed elettiva affinità artistica a farsi largo tra le necessità della ricerca scientifica, lungo un percorso logico inverso. «La matematica è il linguaggio dell’universo, così come di questa regione, la Puglia, che nasconde infiniti tesori, uno dentro l’altro», dalla storia all’architettura, e dalle tradizioni musicali alla cultura gastronomica. Ne viene fuori un grand tour scientifico-sentimentale; un “viaggio dell’anima” che grazie ai numeri e alla geometria consente di (ri) scoprire una Puglia stupefacente.

«La forma racconto, diario di viaggio a volte ironico e irriverente, conduce il lettore non a decidere un itinerario sequenziale ma a lasciarsi tentare dal piacere della scoperta di posti bellissimi». Ciascun capitolo si conclude, completandosi, con schede disposte in ordine crescente di complessità matematica; spunti grafici relativi a quel racconto; e quattro suggerimenti di approfondimento, che potranno essere seguiti in una classe o in un laboratorio, ovvero costituire a loro volta spunti per mettersi alla caccia di altri tesori matematici.

Lungo questo viaggio scopriamo, senza scomodare alcun codice Da Vinci o affini teorie esoteriche, che c’è una connessione oggettiva, in quanto numerica e dunque aritmetica, tra le misure di Castel del Monte e la sequenza numerica di Fibonacci; tra l’altezza e la base di Eraclio, il colosso di Barletta, e la sezione aurea; tra gli angoli dei sontuosi rosoni romanici di Troia e di Ostuni e il 3,14, il nostro scolastico Pi greco. Grazie al libro della Lucente quale guida ragionata si può raggiungere Acaya, una piccola cittadina salentina che ha conservato, in un pezzo di storia “capovolta” rispetto a paesaggi più consueti al Nord, la cinta muraria, e scoprire che come la Bari murattiana ha una pianta squadrata a scacchiera, insomma “illuminista” con l’unico particolare di essere stata ideata e realizzata due secoli prima. Questo cammino col viatico dei numeri e delle forme ci fa infine scivolare in una Puglia a spirale come i cerchi concentrici delle finestre del Castello di Trani. E la spirale rimanda all’incommensurabilità del concetto di infinito (ma subito la Lucente di controcanto ci ricorda che anche questo può essere numerabile), cogliendo così una forma che, curiosamente, anche Pier Paolo Pasolini aveva usato nelle sue cronache dei viaggi in Puglia e che egli stesso, a sua volta, associava all’‘infinito brulichio’ quale paradigma nella stesura di Petrolio, la sua ultima e incompleta (perché sarebbe dovuta essere ‘infinita’) opera narrativa.

Le parole più efficaci per presentare la validità di questo libro sono della stessa autrice. «Più di tutto auspico che ogni pugliese, prima di aver visto Notre-Dame, veda il rosone di Troia e gli affreschi di Galatina; prima della National Gallery, visiti il MARTA di Taranto; prima di saper riconoscere il flamenco ascolti una chitarra battente». Chi pensa che vibri una corda provinciale dietro queste parole si sbaglia. Suona piuttosto la consapevolezza di possedere una gemma piccola ma perfettamente incastonata dentro la più ampia e comune civiltà europea. Della (ri)scoperta della Puglia, il libro della Lucente se non può certo fornire la formula matematica risolutiva, ne svela sicuramente un pezzo di anima.

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