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Archive for the ‘narrativa’ Category

di Daniele Maria Pegorari

Dall’11 al 13 ottobre 2019 l’Auditorium La Vallisa di Bari ha ospitato Binari paralleli. L’avventura di un soldato, monologo di Maurizio De Vivo tratto da un racconto di Italo Calvino. L’ultima replica è stata introdotta da Daniele Maria Pegorari che in questo intervento ci conduce alla scoperta di questo testo e della sua segreta ‘teatralità’.

«Io scriverei racconti per tutta la vita. Racconti belli stringati, che come li cominci così li porti a fondo, li scrivi e li leggi senza tirare il fiato, pieni e perfetti come tante uova, che se gli togli o gli aggiungi una parola tutto va in pezzi»: così scrive in una lettera privata un ventitreenne Italo Calvino, testimoniando, sin dalle sue origini, una predilezione per la narrazione breve (il racconto, la fiaba), pur mentre portava a termine la stesura del romanzo d’esordio, Il sentiero dei nidi di ragno, che uscirà per Einaudi il 10 ottobre dell’anno seguente, il 1947 (l’epistola citata, datata 8 novembre 1946, era indirizzata a Silvio Micheli ed è compresa in Lettere 1940-1985, a cura di L. Baranelli, A. Mondadori, Milano 2000, p. 167). Leggi il seguito di questo post »

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Vincenzo Elviretti, Il vento. Racconto di una canzone, Catartica, 2019

di Paolo Leoncini

Si tratta di un «racconto», costituito di 44 capitoletti, ambientato a Bellegra, paese in provincia di Roma. Elviretti continua una rappresentazione critica della vita di provincia, già motivo di Pietre, la precedente serie di racconti del giovane scrittore laziale. Qui, l’elemento critico si rende più evidente come «crisi» dell’esistenza, nella cittadina di provincia, che diventa simbolo di una crisi sociale ben più ampia. L’autore riprende, attraverso un intento «costruttivo», tra il saggistico e il narrativo, gli elementi dell’indistinto, dell’ambiguo, dell’equivoco, fino alla sovrapposizione tra l’immaginario e il reale; tra il testo della «canzone» di Fabietto, – «io narrante», protagonista del racconto, i cui versi finali dicono: «E no, e no/qualche cosa farò/e no e no/nel vento ti ucciderò» − e il fatto reale dell’uccisione di Baffo, personaggio eminente della vita di Bellegra, ma tutt’altro che amato, e soprattutto da Serafino, già suo partner omosessuale, che compirà il delitto: («Accanto a Baffo hanno trovato i versi di una canzone, scritti per terra con un pennarello, una di quelle del tuo complesso», p.86), dice il padre a Fabietto. Qui, si potrebbe già rilevare una contaminazione interna tra la «decisione», dinanzi ad un amore tradito, finito, di «fare qualcosa», e il farlo secondo i versi della canzone, ovvero uccidendo «nel vento»: ciò vanifica la «decisione» stessa sul versante volitivo e la dissolve nell’irreale del «vento», cioè del transeunte, dell’inesistente, tratti psicologici che effettivamente connotano il mondo giovanile della cittadina, in accezione allusivo-simbolica ad una contemporaneità, dove i moventi dell’interiorità volitiva si scambiano con i moventi della momentaneità immaginativo-regressiva, consentendo fatti che sono, in effetti, reali, ma non realisticamente motivati. Leggi il seguito di questo post »

Marilù Oliva, Musica sull’abisso

HarperCollins, Milano 2019

 

 

di Milica Marinković

Sotto i portici e tra le mura della città che più di qualsiasi altra sa del Medioevo dotto e ancora pulsante, si nasconde una passione particolare per la lingua latina che riprende fiato in una classe bolognese. Il liceo che porta il nome di uno dei simboli della letteratura classica, Marco Tullio Cicerone, diventa luogo di una singolare unione tra i compagni della classe quinta G.

Oltre che dalla posizione sociale altolocata delle loro famiglie, questi studenti sono legati anche da qualcos’altro. Quello che per la maggior parte dei giovani rappresenta l’incubo degli anni del liceo, una materia morta e risorta per farli sudare e studiare, per gli alunni della quinta superiore di questo liceo bolognese è una passione viva, una conoscenza che potrebbe condurli verso il senso/segreto della vita e della morte. I ragazzi padroneggiano con maestria la lingua degli antichi e si sentono superiori a tutti coloro che non sono in grado di capire il fascino del latino. Tutto ciò, però, li porta in un’altra direzione, verso il luogo del sangue, del sacrificio, dell’aldilà. Leggi il seguito di questo post »

 

Marco Missiroli, Fedeltà

Torino, Einaudi 2019

 

 

 

 

di Milica Marinković

Dopo aver amato i suoi libri precedenti, ho aspettato con impazienza l’annunciata uscita del nuovissimo libro di Missiroli, Fedeltà, pubblicato a febbraio da Einaudi e scritto da un Missiroli diverso, caratterizzato da uno stile riconoscibile ma nuovo, meno timido e più diretto, nei dialoghi molto colloquiale, dalle frasi spesso non compiute, ogni tanto in dialetto. Dalle prime righe ci si imbatte nel malinteso attorno al quale è costruito questo romanzo e che mi fa pensare subito all’opera di Camus, autore amato da Libero, il protagonista del precedente libro dell’autore riminese. Un malinteso come tanti altri sui quali si poggiano i destini descritti nei romanzi o nelle vite, per i quali si può ottenere una fortuna, ma anche perdere tutto, matrimonio compreso, se stessi compresi. Leggi il seguito di questo post »

Ruggiero Stefanelli, FORSE QUASI CHISSÀ

Il seme bianco, Roma 2018

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

Quando la sapienza dell’italianista di lungo corso – maturata dietro una cattedra di Letteratura italiana nell’Università di Bari – e una consuetudine con la pedagogia s’incontrano con un’esperienza familiare di disabilità drammaticamente reale, può accadere che ne scaturisca un’ottima lezione, magari un ciclo di conferenze, preceduto o seguito da un saggio testimoniale. Ma quello che è successo a Ruggiero Stefanelli – che, allentati gli impegni scientifici, ha già pubblicato nel 2012 un romanzo, Ombre sulla basilica, e nel 2014 una raccolta lirica, Poesie dal tempo – va oltre l’autobiografia familiare per divenire ‘racconto di realtà’, vale a dire una storia d’invenzione, ma così fondata sull’esperienza reale e sulla documentazione neurologica e pedagogica, da offrirsi come una lettura avvincente, senza perdere in precisione e credibilità. A trenta anni esatti da quell’intenso cult movie che fu Rain man (che vinse un Orso d’oro a Berlino e ben quattro Oscar, fra cui quello a un magnifico Dustin Hoffman, la cui difficilissima interpretazione si meritò anche un Golden Globe e un David di Donatello), il nuovo libro di Stefanelli, Forse quasi chissà, ci trasporta ancora nel misterioso mondo dei Disturbi dello Spettro Autistico (o semplicemente ‘autismo’), una patologia complessa, sempre più frequentemente diagnosticata, che inficia gravemente non solo l’interazione sociale e la capacità di generalizzare gli interessi (come nella consimile sindrome di Asperger), ma anche la facoltà linguistica. Non sempre questi disturbi si associano a un ritardo mentale più o meno marcato e questo contribuisce a fare del soggetto autistico una persona potenzialmente consapevole del proprio stato di disagio, senza però agevolarlo nel processo di autocontrollo e superamento degli ostacoli che sono di natura primariamente neurologica e non psichiatrica. Leggi il seguito di questo post »

Alberto Schiavone, Dolcissima abitudine

Guanda, Milano 2019

 

 

 

 

di Milica Marinković

Torino, novembre 2006 è il titolo del primo capitolo di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone, uscito a gennaio per Guanda. Il lettore potrebbe immaginare una storia contemporanea, ambientata nella Torino degli anni Duemila, ma questo libro è tutt’altro. L’inizio del romanzo è la sua fine. Si comincia da un funerale, dal funerale di Aldo, cliente fedelissimo di Rosa e amico di Piera. Cliente perché questa donna è una prostituta, ormai alla fine della carriera. Amico perché Aldo è forse l’unico uomo che abbia saputo avvicinarsi anche al cuore, non solo al corpo, della Madame dai due nomi. Il cuore appartiene a Piera, mentre il corpo è chiamato Rosa. Rosa in arte e artigianato, Rosa virtuosa di quel mestiere antico. Leggi il seguito di questo post »

Chiara Cannito, Corro

Quorum Edizioni, Bari 2018

 

 

 

 

di Francesco Brandi

Un giorno, qualcuno, in un lontano 2050, studiando sui libri di storia le vicende legate alla distruzione della Siria, terra antichissima, culla di una primissima civiltà comune Mediterranea, a sua volta origine della cosiddetta civiltà europea, che oggi ancora e stentatamente cerchiamo di costruire, dovrà riconoscere l’imperdonabile colpa delle masse di brave persone che dal privilegiato osservatorio dell’Occidente, distratte perché alle prese con le mirabolanti funzionalità dell’ultimo smartphone, con le prodezze circensi dei calciatori nella finale di Champions, con le trovate propagandistiche del più arguto dei populisti, non si sono accorti, letteralmente, dell’immane tragedia consumatasi poco di là dal mare, verso Est. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

Acquisto e Abbonamento

Una copia: euro 10,00
Abbonamento annuale: euro 18

Modalità di acquisto:
– vedi sito dell’editore (http://www.addaeditore.it/)

il nuovo numero di incroci

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