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Marco Missiroli, Fedeltà

Posted on: 22/04/2019

 

Marco Missiroli, Fedeltà

Torino, Einaudi 2019

 

 

 

 

di Milica Marinković

Dopo aver amato i suoi libri precedenti, ho aspettato con impazienza l’annunciata uscita del nuovissimo libro di Missiroli, Fedeltà, pubblicato a febbraio da Einaudi e scritto da un Missiroli diverso, caratterizzato da uno stile riconoscibile ma nuovo, meno timido e più diretto, nei dialoghi molto colloquiale, dalle frasi spesso non compiute, ogni tanto in dialetto. Dalle prime righe ci si imbatte nel malinteso attorno al quale è costruito questo romanzo e che mi fa pensare subito all’opera di Camus, autore amato da Libero, il protagonista del precedente libro dell’autore riminese. Un malinteso come tanti altri sui quali si poggiano i destini descritti nei romanzi o nelle vite, per i quali si può ottenere una fortuna, ma anche perdere tutto, matrimonio compreso, se stessi compresi.

E qual è il fraintendimento che è la causa (o il pretesto) dello scatenarsi dei problemi esistenziali dei personaggi di questa storia? Un episodio accaduto nel bagno di un’università milanese dove insegna Carlo, il protagonista del libro, marito di Margherita, genero di Anna, figlio degli altolocati Pentecoste. Carlo, un uomo precario come tanti di oggi, un uomo che sogna di diventare scrittore senza aver scritto mai nulla di compiuto, un uomo che ripudia le sue origini borghesi ma non può fare a meno di accettare i sussidi offerti dal padre, perché solo così riesce a soddisfare un pezzettino del suo sogno letterario. Il figlio di papà raccomandato diventa il docente di un master letterario al quale è iscritta Sofia, una ragazza di ventidue anni, riminese, la quale, nella testa del professore, diventa il corpo desiderato ma inafferrabile. E un giorno lui la segue in bagno, si scambiano qualche parola, lei si sente male, i loro corpi si avvicinano un po’ troppo, vengono visti insieme da una studentessa e denunciati alle autorità universitarie. Tutto si risolve, tutti accettano la versione raccontata dai due: lui l’ha soccorsa mentre lei sveniva. In realtà, nulla si risolve, ma tutto diventa più complicato. Sofia si trasforma nell’ossessione di Carlo e di sua moglie Margherita, donna frustrata perché ha deciso di combattere la sua precarietà rinunciando alla carriera di architetto per diventare agente immobiliare. Il loro matrimonio, apparentemente felice come tanti altri, è ormai uno spazio chiuso di parole non dette, di segreti nascosti, di domande senza risposta, di fedeltà fragili.

I coniugi cominciano a ferirsi. L’ossessione di Carlo è l’idea di tradire, di trasgredire. E così si arriva inevitabilmente a quelle domande di sempre: se, davanti a una tentazione, si è fedeli al proprio partner, allora si è infedeli a se stessi? dove inizia il tradimento? immaginarlo è già tradire? È quello che cercano di capire Carlo e Margherita, entrambi schiacciati da sogni non realizzati, dall’essere «il capitale ad alto rischio», definizione usata dal padre di Carlo per descrivere la situazione del figlio, la situazione di tanti di noi. Creando un rapporto di amicizia con Andrea, Margherita riesce a divincolarsi dall’idea di appartenere ad altri uomini, ma non riesce mai a dimenticare l’episodio nel bagno, nemmeno a distanza di dieci anni. Non riesce a farlo nemmeno Carlo, pur non vedendo Sofia Casadei da tempo, essendo lei tornata nella sua Rimini poco tempo dopo l’accaduto.

I riferimenti letterari, anche quando essi non sono espliciti, sono obbligatori nella scrittura di Marco Missiroli. In questo libro c’è anche una particolare autocitazione, colta sicuramente da diversi lettori, riportata nel romanzo dal profilo Instagram dello scrittore che, una volta, ha pubblicato l’immagine del libro di Leonard Michaels, Sylvia, accompagnato da una didascalia: «Questo fa male». In Fedeltà troviamo la stessa citazione e la stessa immagine pubblicate sul profilo di Sofia, anni dopo il malinteso. E lì l’accaduto, mai dimenticato ma messo in secondo piano, si dà la sua seconda e ultima possibilità, imprevedibile fino all’ultima pagina. Sofia come Sylvia, le copertine dei due libri molto simili, Sylvia in bianco sullo sfondo rosso mattone, Fedeltà in rosso mattone sullo sfondo bianco. Piccole osservazioni che, però, danno spazio più ampio all’(in)visibilità dello scrittore nei tempi dei social.

Oltre a questo inserimento particolare, anche la narrazione di questo romanzo è sui generis. Missiroli salta (con molta prudenza, però!) da un personaggio all’altro, mostrando quanto sono simili i loro vissuti, perché quasi non ci si accorge che non si parla più del personaggio dell’inizio paragrafo, ma di uno diverso. Tutto ciò fatto con grande acutezza danzante, che trasforma il filo narrativo in un valzer di storie, come la musica che proviene da un giradischi antico. Se Sofia nella testa di Carlo diventa ossessionante così come lo era Sylvia per Michaels, la stessa fa pensare anche alla Laide di Buzzati, seppure le due storie siano diverse. Semplicemente, è impossibile in questo libro leggere l’amore e Milano senza ricordarsi di Un amore di Buzzati.

Qual è la via d’uscita dal vicolo delle tentazioni e delle insicurezze, dal matrimonio che diventa un campo di battaglia, «adulterio contro adulterio»? Come sopravvivere nel mondo delle contraddizioni e della crisi di tutto di oggi? Come rimanere fedeli alle promesse se pure la chiesa soffre la crisi, se la nostra epoca ci ha dato tutte le libertà possibili e immaginabili, senza offrirci né mezzi né istruzioni per usare quella libertà? A dare un aiuto a Carlo e Margherita per comprendere i desideri individuali e quelli condivisi, il matrimonio come adattamento, come contratto e come scelta di vita, se vogliamo, ci penserà il personaggio più affascinante di questo romanzo, Anna, madre di Margherita e suocera di Carlo, amica di entrambi. È da lei che il genero si ritira ogni volta che può per un boccone al volo che, in realtà, è un pretesto per godere della sua compagnia saggia, musicale e letteraria. Anna è la Milano d’altri tempi, è quella Milano di Buzzati, è quello che ci insegna la letteratura: che tutto ciò che sentiamo, temiamo e combattiamo è già stato vissuto da qualcun altro. Nessuno dei due, né Carlo né Margherita, nascosti l’uno dall’altro dai loro pensieri infedeli, sa che anche Anna ha vissuto e subito la stessa situazione. Nessuno dei due, in apparenza, sa che Anna incarna quella parte più bella della letteratura, che leggiamo nelle frasi di Missiroli e che, secondo Fitzgerald, consiste nel farci capire che i desideri di ognuno di noi sono desideri universali e che non siamo mai soli o isolati da nessuno.

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