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Archive for the ‘attualità’ Category

Pasolini politico?/2

di Daniele Maria Pegorari

All’intervento di Pasquale Vitagliano sulla possibile attualità politica di Pier Paolo Pasolini, pubblicato dal blog di «incroci», risponde questa nota del condirettore della rivista, auspicando che altri vogliano condividere o intervenire (con commenti o altre proposte di articolo). Allo scadimento del confronto ideale nelle forme del chiacchiericcio e dello slogan a effetto – che tanto sta corrodendo l’intera scena politica contemporanea – si può forse reagire con una più ragionata articolazione del dibattito democratico.

 

L’articolo che Pasquale Vitagliano (giornalista e poeta) ha dedicato alla riflessione su una formula politica molto problematica – quella pasoliniana della «destra sublime» – ha il merito di ricordare a «incroci» una delle sue vocazioni principali: quella di innestare lo studio della letteratura (e di altre discipline umanistiche) nel fuoco dell’attualità, onde trarne lo stimolo per una critica costruttiva e ricavarne dei paradigmi interpretativi generali e particolari. Più semplicemente, delle agognate ciambelle di salvataggio nei marosi della società liquida. A quella tragedia in cui Pasolini fece comparire quello strano sintagma – «destra sublime», appunto – mi sono rivolto una dozzina d’anni fa, quando Pasquale Voza ne diede una nuova edizione (purtroppo ora introvabile), con un’introduzione che già si arrovellava intorno alla plausibilità politica della vicenda rappresentata. Il punto è che Bestia da stile è un’opera teatrale difficile, ossessiva e ossessivamente incompleta, ‘interminata’ e interminabile, come tutte le ultime opere di Pasolini. Leggi il seguito di questo post »

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Pasolini politico?

di Pasquale Vitagliano

«Il volgar’eloquio: amalo». Da questo verso deriva il titolo del libretto che trascrive il colloquio tenuto da Pier Paolo Pasolini con un gruppo di docenti e di studenti il 21 ottobre 1975 presso la biblioteca del liceo classico “Palmieri” di Lecce sul tema “Dialetto e scuola”. Il testo venne edito un anno dopo per le edizioni Athena di Napoli, a cura di Antonio Piromalli, professore dell’Università di Cassino, tra gli organizzatori dell’incontro su iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione, e dell’antropologo Domenico Scarfoglio. Si tratta dell’incipit del monologo di Bestia da stile, una tragedia allora inedita, e che fu concesso dalla nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi, la quale ne conservava l’originale dattiloscritto. Il colloquio parte proprio da questi versi. Pasolini stesso precisa che si tratta dell’ultima strofa e che essa «cita e, in un certo senso, rifà e mima i Cantos di Pound». Leggi il seguito di questo post »

di Marc Tibaldi

Innanzitutto poeta, ma anche sociologa, musicista, editrice, Rita Pacilio articola questa identità molteplice con grande sensibilità, valorizzando la propria visione trasversale e concatenante. Le sue poesie e i suoi libri – in particolare Gli imperfetti sono gente bizzarra – sono stati tradotti in francese, spagnolo, arabo, rumeno, greco e hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Quali sono stati i primi tuoi riferimenti di scrittura? Riesci a ricostruire a posteriori una genealogia?

Grazie a una bravissima insegnante, fin dalle elementari, mi sono appassionata ad Aldo Palazzeschi, e attraverso la sua poesia mi sono resa conto che la parola può essere arricchita di tanto senso emotivo, che è l’espressione più bella della musicalità insita nella natura e nel nostro corpo. Gli amori di scrittura degli anni successivi sono stati Pavese, Gatto, Cardarelli, e poi, fondamentale, è stato l’incontro con la sensibilità estrema di Dino Campana. Non riesco a trovare una genealogia tra la mia ricerca attuale e le letture di formazione. Attraverso lo studio della storia della letteratura mi sono lasciata rapire da scrittori e poeti molto distanti, da Shakespeare ad Artaud. Sento che dietro di me c’è un insieme molto diverso di riferimenti. Per esempio, penso che Pascal pur non essendo ricordato come poeta abbia fatto vera poesia, le lettere alla sorella Jacqueline, hanno una forte temperatura poetica, così pure le lettere di Grazia Deledda a Luigi Albertini, la stessa poesia che ritrovo nelle lettere di Kafka a Milena, dove ogni frase è visionaria. La poesia, per me, non è esclusivamente il verso, la metrica, e proprio da queste riflessioni ho concepito L’amore casomai, dalla possibilità di vedere la poesia nella costruzione sintattica della prosa, tenendo anche presente la ricerca di Caproni, Sanguinetti e altri che hanno spostato l’attenzione sulla prosa poetica. Leggi il seguito di questo post »

copertina33

da Incroci 33

 

La rivoluzione passiva dell’ISIS in Siria

 

un saggio di Marisa Della Gatta

Nelle dinamiche attuali del conflitto siriano, l’ISIS si pone come una tra le più potenti opposizioni al regime di Bashar al-Assad. Sebbene la sua nascita come gruppo militare e politico sia dovuta al vuoto di potere creatosi in Iraq con il governo sciita di al-Maliki, l’ideologia dell’ISIS ha trovato terreno fertile per il suo sviluppo in territorio siriano. Il presente articolo ha lo scopo di analizzare l’evoluzione della proposta dello Stato islamico in Siria e il tipo di alternativa da esso rappresentato.
L’autrice, dottoranda in Politica e relazioni internazionali presso la Macquarie University (Sydney, Australia) con un progetto di tesi sullo status delle comunità diasporiche siriane, lo legge non come un movimento estraneo alla storia siriana, bensì come un fenomeno organico al fondamentalismo siriano e come un tipo di rivoluzione passiva, secondo un’opportuna rilettura di Antonio Gramsci.

 Leggi qui l’articolo:  Marisa Della Gatta, La rivoluzione passiva dell’ISIS in Siria

medi(t)ando2Crociate moderne e oscurantismo antico

 

 

 

 

 

di Sara Ricci

 

Non c’è niente da fare. La maledizione del lunedì si abbatte su di me ogni settimana, disseminando la mia esistenza di indizi talvolta microscopici uniti a prove tangibili della sua potenza. Stamattina la sveglia, anziché suonare come di consueto alle 6, ha deciso di trillare imperiosamente alle 4.22, interrompendo il mio sonno inquieto a mala pena dopo due misere ore; il risveglio improvviso mi ha letteralmente catapultata giù dal letto, consentendomi di testare la solidità del parquet con l’ampia superficie della mia fronte, attualmente non priva di sinuosi rilievi collinari e bitorzoli da impatto. Sono scesa in cucina per annegare la mia disperazione in una intera caffettiera napoletana, piacere lento e meditativo che mi concedo per invertire la tendenza disastrosa di giornate come questa.

Ed è in quel momento che ho commesso l’errore. Sarà stato il fastidio del pigiama che pizzicava come una cotta di maglia, la testa pesante come fosse incorniciata da un grande elmo, il cucchiaio brandito a mo’ di daga ma ho avuto sentore di medioevo sin dal primo sorso di caffè. E accendendo il pc per la mia quotidiana rassegnata rassegna stampa mi sono imbattuta in un resoconto delle recenti manifestazioni di piazza che hanno visto sfilare da una parte gli strenui difensori della tradizionale sacra famiglia eterosessuale (possibilmente santificata in chiesa perché il matrimonio civile è una presa per i fondelli oltre che un insulto a Dio), dall’altra orde colorate di pervertiti di ogni sorta inneggianti a improponibili idee di uguaglianza e anacronistica parità di diritti tra esseri umani. Crociate moderne, secondo la definizione ricorrente, che attinge a un lessico e a un immaginario oscurantista da apocalisse imminente unita ad estinzione della specie a causa della dilagante peste omosessuale. Leggi il seguito di questo post »

imm1Satira e saturazione mediatica. Noterella su «Charlie Hebdo»

 

 

 

 

di Sara Ricci

 

Dovevo intuirlo dal grigiore di quella mattina di inizio gennaio densa di presagi funesti: il caffè improvvisamente finito, la doccia interrotta nella fase critica dello shampoo che cola urticante negli occhi, lo sciopero non concordato della caldaia,  l’esplodere del morbo influenzale per chiudere in mestizia la tregenda natalizia. Erano chiari segnali che la saggezza popolare non sbaglia mai e che, malgrado non abbia mai trovato zampe di gatto nel lardo e che sul “moglie e buoi dei paesi tuoi” potrei scrivere un breve trattato di antropologia coniugale, il Leitmotiv “anno bisesto, anno funesto” ha caratterizzato le mie riflessioni mattutine post terza tazzulella di caffè.

Sull’ecatombe artistica e culturale che si è verificata in questi giorni tacerò per lutto (non mi sono ripresa ancora dalla morte di Lou Reed, figuriamoci se riesco a metabolizzare la scomparsa di David Bowie; e Alan Rickman, purtroppo per lui ricordato quasi esclusivamente come il Severus Piton di Harry Potter; e Franco Citti che “ma non era già morto? No, quello era Sergio”, ieri Michel Tournier alla veneranda età di duecento anni, ma la scrittura, quella, è immortale; oggi Glenn Frey, lo storico fondatore degli Eagles che torna a volare con le aquile). Insomma, un superlavoro per gli amanti del necrologio quotidiano, per i commentatori compulsivi da social network, per tutti coloro che, come me, a prima mattina si immergono nel vortice della comunicazione come in un bagno rilassante che si conclude con l’accidentale caduta di un asciugacapelli acceso nella vasca. Leggi il seguito di questo post »

PremioNei paraggi di premiopoli

 

 

di Lino Angiuli

 

«Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori»: la frase che campeggia sulla sommità del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur andrebbe periodicamente chiosata e aggiornata, per verificarne la portata e la tenuta ovvero la distanza tra le mappe valoriali di allora e di ora, tenendo presente che il Duce ebbe a pronunziarla il 2 ottobre del 1935, rivolgendola contro le Nazioni Unite, che avevano osato condannare l’Italia per l’aggressione all’Abissinia.

Quanto alla prima categoria, essa può ancora stare in pole position, se si considera che sono quasi duemila i titoli annualmente prodotti dai nostri versificatori, nonostante i lettori di poesia, in Italia, si debba cercarli con il lanternino. Insomma, meno si legge e più si scrive, eppure la categoria non arretra, non si perde d’animo e resiste, nonostante qualche critico torni ciclicamente a dichiarare ex cathedra la “morte della poesia”. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

Acquisto e Abbonamento

Una copia: euro 10,00
Abbonamento annuale: euro 18

Modalità di acquisto:
– vedi sito dell’editore (http://www.addaeditore.it/)

il nuovo numero di incroci

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