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 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Utopìa

 

 anno XVIII, numero 36

luglio-dicembre 2017

Un’intera generazione di scrittori in questi anni sta toccando la soglia dei settant’anni […]. Perlopiù gagliardi signori ed eleganti signore in buona forma, i settantenni d’oggi paiono esprimere, con la loro protratta giovinezza, il sogno che li ha accompagnati a vent’anni: quello di un mondo migliore, più democratico, più dinamico, più moderno, che si sarebbe realizzato con una pacifica rivoluzione. Una rivoluzione dei costumi e della cultura che quei giovani andavano realizzando (o credevano di realizzare) a partire dal ‘maggio odoroso’ del Sessantotto e dal decennio successivo.

Per questo augurare ‘buon compleanno’ a quelle donne e a quegli uomini – e in particolare a coloro che hanno affidato la forza della loro utopia alla scrittura creativa, alla ricerca e all’insegnamento – significa anche parlare del Sessantotto, di cui per tutto il 2018 si ricorderà il cinquantesimo anniversario.

 [dall’editoriale]

 

Cesare Viviani, OSARE DIRE

Einaudi, Torino 2016

 

 

 

 

di Claudio Toscani

Provoca sin dal titolo, Cesare Viviani, in quest’ultima sua raccolta: Osare dire. Perché si mette nella posizione di chi azzarda la parola poetica come nudo nome di fronte all’ostentata eloquenza del mondo, di chi ci ricorda il silenzio dell’universo al di sopra del nostro frastuono quotidiano, di chi oppone la parte oscura, segreta, del segno creativo e della scrittura, a tutte le inesorabili rivelazioni della scienza e della tecnica.

Parecchio osa dirci Viviani: se non di nuovo, di inatteso; se non di ignoto, di dimenticato; se non di perturbante, di ultimativo. Talvolta ci mette l’‘io’, se può testimoniare in proprio, come per significare di esserci passato lui stesso nei frangenti pratici o ideali di cui parla; più raramente la ‘terza persona’, quasi per chiedere ad altri di collaborare al ventaglio delle enunciazioni; spessissimo il ‘noi’, un io allargato, un io a nome di tanti altri, e allora diventa filosofo e conoscitore della vita, con punti di vista sulle cose ultime, senza vanto ma per verticale ascolto della realtà, libere associazioni e connessioni di senso. Leggi il seguito di questo post »

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi 

Chiarelettere, Milano 2017


 

 

 

 

di Franco Sepe

La poesia di Franco Arminio, come del resto anche un po’ tutta la sua produzione prosastica, muove dal concreto. Precisamente dalla terra, dal corpo. Terracarne è infatti il titolo di un suo fortunato volume che presenta al lettore le sue escursioni-riflessioni di viaggiatore minimalista attratto da paesi e villaggi di un Sud che in realtà già conosce bene, luoghi in gran parte divenuti obsoleti dove non è più la miseria a regnare ma la desolazione. Autodefinitosi paesologo, Arminio, nativo dell’Irpinia orientale, ha informato la sua vita e la sua opera a un minuzioso lavoro di ricerca sul campo (“Quando voglio stare bene al mondo / io so dove andare: / devo andare in un paese a parlare / con i vecchi”, p.38), che coincide con la sua missione di cantore di una “Bellissima Italia annidata sull’Appennino” (p.21). Un’Italia che si sta sgretolando sotto i colpi dell’incuria e dell’indifferenza, un’Italia che si sta spopolando (“Certi paesi diventano come quei bar / in cui campeggiano, in polverose bacheche di vetro,/ vecchie merendine: i clienti se ne vanno altrove / e il barista non rinnova la merce”, p.25). Leggi il seguito di questo post »

                                      

Bachi Dardani, Un segreto ancora

Il Nuovo Melangolo, Genova, 2015, 96 pp.


 

 

 

 

di Marta Lentini

La raccolta di questo giovane genovese, da tempo a Milano, Bachi Dardani comprende 48 liriche, divise in tre parti: I miei segreti, Quotidiane e Miraggi meridiani, precedute da altre due poesie.

Il “segreto” è il motivo dominante della ricerca poetica di Dardani, il segreto da scoprire ancora, il segreto che è progetto stesso di vita, luce da perseguire, attimo da afferrare, proprio per cercare il senso stesso della vita, pur nella fatica e noia del vivere. E così il segreto ci fa intravedere l’apertura di mondi inesplorati, la possibilità di percorrere sentieri imbattuti dove ci guida solo l’immaginazione, che ci arricchisce di misteri, di miraggi, nobilitando il nostro quotidiano e dando un senso alla nostra angoscia, ma pure ci rafferma negli affetti del quotidiano, piccola ancora dove l’attimo solo si fa eterno. Leggi il seguito di questo post »

Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est.

Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali.

Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita. Leggi il seguito di questo post »

Luigi Ianzano, Spija nGele

Caputo Grafiche, Borgo Celano (Fg), 2016, 62 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Spija nGele (Scruta il cielo) è una raccolta di poesie scritte da Luigi Ianzano, docente di scienze giuridico-economiche di San Marco in Lamis (Fg), che usa l’idioma sammarchese come lingua poetica, utilizzando il metodo della grafia DAM, comunemente accettato per la trascrizione dei dialetti alto-meridionali, e corredando tutte le poesie di traduzione italiana a piè di pagina.

La novità e il fascino della scrittura di Ianzano risiedono nella sua capacità di superare con la sua poesia il quotidiano e di porsi come poeta verace, ispirato da un idioma di cui sente e esalta la sacralità, la nobilissima ancestralità, il musicalissimo e spirituale riverbero dell’animo affannato o rasserenato nel magma dell’esistenza, o ripiegato su se stesso nella ricerca del significato dell’esistenza stessa, o annegato nella ricerca dell’infinito, forse proprio quello ‘oltre la siepe’, guardando oltre ‘l’ultimo orizzonte’.  Leggi il seguito di questo post »


«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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