incroci on line

Archivio dell'autore

di Daniele Maria Pegorari

Dall’11 al 13 ottobre 2019 l’Auditorium La Vallisa di Bari ha ospitato Binari paralleli. L’avventura di un soldato, monologo di Maurizio De Vivo tratto da un racconto di Italo Calvino. L’ultima replica è stata introdotta da Daniele Maria Pegorari che in questo intervento ci conduce alla scoperta di questo testo e della sua segreta ‘teatralità’.

«Io scriverei racconti per tutta la vita. Racconti belli stringati, che come li cominci così li porti a fondo, li scrivi e li leggi senza tirare il fiato, pieni e perfetti come tante uova, che se gli togli o gli aggiungi una parola tutto va in pezzi»: così scrive in una lettera privata un ventitreenne Italo Calvino, testimoniando, sin dalle sue origini, una predilezione per la narrazione breve (il racconto, la fiaba), pur mentre portava a termine la stesura del romanzo d’esordio, Il sentiero dei nidi di ragno, che uscirà per Einaudi il 10 ottobre dell’anno seguente, il 1947 (l’epistola citata, datata 8 novembre 1946, era indirizzata a Silvio Micheli ed è compresa in Lettere 1940-1985, a cura di L. Baranelli, A. Mondadori, Milano 2000, p. 167). Leggi il seguito di questo post »

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Carlo Di Lieto, Letteratura, follia e non vita

Torino, Genesi Editrice, 2018

 

di Antonio Filippetti

Carlo Di Lieto aggiunge un nuovo tassello al vasto approfondimento della letteratura internazionale in chiave psicanalitica che va studiando e approfondendo da diversi anni. Il termine psicanalisi nella ricerca dello studioso napoletano assume da sempre una ricchezza semantica che trascende l’area freudiana, che all’origine la limitava, implicando le diverse ottiche e scuole della psicologia del profondo come, ad esempio, la psicosintesi con la sua analisi esistenziale. Leggi il seguito di questo post »

Pasolini politico?/2

di Daniele Maria Pegorari

All’intervento di Pasquale Vitagliano sulla possibile attualità politica di Pier Paolo Pasolini, pubblicato dal blog di «incroci», risponde questa nota del condirettore della rivista, auspicando che altri vogliano condividere o intervenire (con commenti o altre proposte di articolo). Allo scadimento del confronto ideale nelle forme del chiacchiericcio e dello slogan a effetto – che tanto sta corrodendo l’intera scena politica contemporanea – si può forse reagire con una più ragionata articolazione del dibattito democratico.

 

L’articolo che Pasquale Vitagliano (giornalista e poeta) ha dedicato alla riflessione su una formula politica molto problematica – quella pasoliniana della «destra sublime» – ha il merito di ricordare a «incroci» una delle sue vocazioni principali: quella di innestare lo studio della letteratura (e di altre discipline umanistiche) nel fuoco dell’attualità, onde trarne lo stimolo per una critica costruttiva e ricavarne dei paradigmi interpretativi generali e particolari. Più semplicemente, delle agognate ciambelle di salvataggio nei marosi della società liquida. A quella tragedia in cui Pasolini fece comparire quello strano sintagma – «destra sublime», appunto – mi sono rivolto una dozzina d’anni fa, quando Pasquale Voza ne diede una nuova edizione (purtroppo ora introvabile), con un’introduzione che già si arrovellava intorno alla plausibilità politica della vicenda rappresentata. Il punto è che Bestia da stile è un’opera teatrale difficile, ossessiva e ossessivamente incompleta, ‘interminata’ e interminabile, come tutte le ultime opere di Pasolini. Leggi il seguito di questo post »

Pasolini politico?

di Pasquale Vitagliano

«Il volgar’eloquio: amalo». Da questo verso deriva il titolo del libretto che trascrive il colloquio tenuto da Pier Paolo Pasolini con un gruppo di docenti e di studenti il 21 ottobre 1975 presso la biblioteca del liceo classico “Palmieri” di Lecce sul tema “Dialetto e scuola”. Il testo venne edito un anno dopo per le edizioni Athena di Napoli, a cura di Antonio Piromalli, professore dell’Università di Cassino, tra gli organizzatori dell’incontro su iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione, e dell’antropologo Domenico Scarfoglio. Si tratta dell’incipit del monologo di Bestia da stile, una tragedia allora inedita, e che fu concesso dalla nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi, la quale ne conservava l’originale dattiloscritto. Il colloquio parte proprio da questi versi. Pasolini stesso precisa che si tratta dell’ultima strofa e che essa «cita e, in un certo senso, rifà e mima i Cantos di Pound». Leggi il seguito di questo post »

Vincenzo Elviretti, Il vento. Racconto di una canzone, Catartica, 2019

di Paolo Leoncini

Si tratta di un «racconto», costituito di 44 capitoletti, ambientato a Bellegra, paese in provincia di Roma. Elviretti continua una rappresentazione critica della vita di provincia, già motivo di Pietre, la precedente serie di racconti del giovane scrittore laziale. Qui, l’elemento critico si rende più evidente come «crisi» dell’esistenza, nella cittadina di provincia, che diventa simbolo di una crisi sociale ben più ampia. L’autore riprende, attraverso un intento «costruttivo», tra il saggistico e il narrativo, gli elementi dell’indistinto, dell’ambiguo, dell’equivoco, fino alla sovrapposizione tra l’immaginario e il reale; tra il testo della «canzone» di Fabietto, – «io narrante», protagonista del racconto, i cui versi finali dicono: «E no, e no/qualche cosa farò/e no e no/nel vento ti ucciderò» − e il fatto reale dell’uccisione di Baffo, personaggio eminente della vita di Bellegra, ma tutt’altro che amato, e soprattutto da Serafino, già suo partner omosessuale, che compirà il delitto: («Accanto a Baffo hanno trovato i versi di una canzone, scritti per terra con un pennarello, una di quelle del tuo complesso», p.86), dice il padre a Fabietto. Qui, si potrebbe già rilevare una contaminazione interna tra la «decisione», dinanzi ad un amore tradito, finito, di «fare qualcosa», e il farlo secondo i versi della canzone, ovvero uccidendo «nel vento»: ciò vanifica la «decisione» stessa sul versante volitivo e la dissolve nell’irreale del «vento», cioè del transeunte, dell’inesistente, tratti psicologici che effettivamente connotano il mondo giovanile della cittadina, in accezione allusivo-simbolica ad una contemporaneità, dove i moventi dell’interiorità volitiva si scambiano con i moventi della momentaneità immaginativo-regressiva, consentendo fatti che sono, in effetti, reali, ma non realisticamente motivati. Leggi il seguito di questo post »

Marilù Oliva, Musica sull’abisso

HarperCollins, Milano 2019

 

 

di Milica Marinković

Sotto i portici e tra le mura della città che più di qualsiasi altra sa del Medioevo dotto e ancora pulsante, si nasconde una passione particolare per la lingua latina che riprende fiato in una classe bolognese. Il liceo che porta il nome di uno dei simboli della letteratura classica, Marco Tullio Cicerone, diventa luogo di una singolare unione tra i compagni della classe quinta G.

Oltre che dalla posizione sociale altolocata delle loro famiglie, questi studenti sono legati anche da qualcos’altro. Quello che per la maggior parte dei giovani rappresenta l’incubo degli anni del liceo, una materia morta e risorta per farli sudare e studiare, per gli alunni della quinta superiore di questo liceo bolognese è una passione viva, una conoscenza che potrebbe condurli verso il senso/segreto della vita e della morte. I ragazzi padroneggiano con maestria la lingua degli antichi e si sentono superiori a tutti coloro che non sono in grado di capire il fascino del latino. Tutto ciò, però, li porta in un’altra direzione, verso il luogo del sangue, del sacrificio, dell’aldilà. Leggi il seguito di questo post »


«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

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Una copia: euro 10,00
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– vedi sito dell’editore (http://www.addaeditore.it/)

il nuovo numero di incroci

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