incroci on line

Stefano Lanuzza, ’900 OUT. SCRITTORI ITALIANI IRREGOLARI

Fermenti, Roma 2017.

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Come esiste una letteratura coralmente riconosciuta e gratificata, così ne esiste un’altra specie, in Italia, emarginata e innamorata dell’oblio. Destini diversi che decidono quanto un autore pesi sulla bilancia del critico e nel portafoglio dell’editore. È una dimostrazione, anche, di quanto l’abilità nel sapersi adeguare a formule stereotipate (magari suggerite dalle fiorenti scuole di scrittura) e nel cogliere opportunità di successo immediato, legato alle dinamiche di mercato, abbia il suo peso nel farsi amare dalla Fama. Leggi il seguito di questo post »

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Carlangelo Mauro, LIBERI DI DIRE. SAGGI SU POETI CONTEMPORANEI (seconda serie)

Edizioni di Sinestesia, Avellino 2017

 

 

 

 

di Carlo Cipparrone

Liberi di dire, il più recente libro di Carlangelo Mauro, è una raccolta di saggi dell’estensione di circa trecento pagine, riguardante quattordici poeti contemporanei di diversa età e tendenza, pubblicato nella collana “Biblioteca di Sinestesie” in prosecuzione al progetto dell’autore di riunire i propri scritti critici sulla poesia (sparsi in riviste e atti convegnistici), concretizzatosi nel 2013 con l’avvio di un primo libro dal medesimo titolo, edito dalla stessa editrice. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Concerto

 

anno XIX, numero 37

gennaio-giugno duemiladiciotto

 

 

 

 

Per quanto arduo e complicato, sarebbe invece il caso di tentare un’inversione di rotta, prendendosi la briga di frugare in cerca di qualche sia pure elementare certezza (‘minima moralia’, se si vuole), che possa fungere da lampara dentro il crepuscolo delle idee.

Un dialogo abbastanza praticabile ‒ ad esempio ‒ ci pare essere quello che da sempre intercorre tra musica e letteratura, laddove entrambe queste manifestazioni siano sostenute dalla necessità di esprimere l’umano troppo umano che cerca di dirsi e di dire. Intorno a questo dialogo e alla sua concertazione si è andato costruendo questo numero di «incroci» (la parola stessa lo dice!) all’insegna del consueto modulo interattivo che da sempre ne costituisce e rappresenta lo stigma.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 37

Luigi D’Alessio, Louis

postfazione di Valentino Fossati, RPlibri, San Giorgio del Sannio 2017, pp. 112

 

 

 

 

di Giovanni Laera

Il protagonista eponimo di Louis, ultimo lavoro poetico di Luigi D’Alessio, è un nullafacente. O meglio, Louis è il tipo di nullafacente che tutti noi vorremmo conoscere. La sua unica occupazione consiste nel restaurare l’inconscio, mentre vaga da un bar all’altro o fotografa porte chiuse, innamorandosi perdutamente di una donna che è un sogno in carta ed ossa. Un detective selvaggio sulle tracce di libri, arte e musica, un funambolo della parola, un abitatore del tempo. Di lui, come dell’autore, non si conosce l’età.

   Louis prende il nome dal Louis Waters del romanzo Le nostre anime di notte di Kent Haruf, da cui D’Alessio trae anche i numerosi «Louis disse, Louis andò…» sapientemente sparsi nel libro. Ma è la poesia ad avvicinare Luigi a Louis, alimentando il confronto tra l’autore e il suo personaggio. Un rapporto, il loro, più simile all’apprendistato che alla semplice amicizia. Perché Luigi e Louis si nutrono entrambi di versi altrui e lo fanno all’interno di una dinamica intertestuale fitta e manifesta, in cui la citazione si configura come polo di attrazione e insieme sviluppo della vicenda narrata. Saranno dunque i diletti Corso, Eliot, Montale, Kemp, Rosselli, Cvetaeva a scandire il rapporto amoroso tra Louis e la sua donna e, contestualmente, il dialogo che si stabilisce tra il protagonista e l’io narrante. Leggi il seguito di questo post »

 

LA FIASCA ROTTA DICE: NON MI AVETE FATTO NIENTE.
“IL BUIO E L’IBISCO”, IL NUOVO LIBRO DI DAVIDE RONDONI

In occasione di un «aperitivo con Davide Rondoni» domenica 29 aprile, ore 11,30, presso la libreria di poesia Millelibri (Bari, via dei Mille, 16) in cui l’autore leggerà “Il buio e l’ibisco. Parole per la fiasca rotta del Maestro di Forlì” (CartaCanta, Forlì 2017), pubblichiamo una nota interpretativa di Daniele Maria Pegorari.

Uno dei libri di Rondoni che più ho amato è quel Compianto, vita (Marietti, Genova-Milano 2004), ispirato a un suggestivo gruppo marmoreo in terracotta, rappresentante la deposizione di Cristo, opera di Niccolò dell’Arca (noto anche come Niccolò da Bari, 1435 ca.-1494) e conservato nel centro di Bologna, nella Chiesa di Santa Maria della Vita. Il poeta romagnolo torna oggi a dedicare i suoi versi a un’opera d’arte, una misteriosa e anonima natura morta dipinta probabilmente fra il 1615 e il 1620 ed esposta nella Pinacoteca civica dei Musei San Domenico a Forlì. Ci sono almeno un paio di analogie fra le due intense operette ‘d’occasione’, per così dire, di Rondoni: la prima è che entrambe le opere d’arte paiono custodire il segreto di un dolore che la forma sa esprimere con forza eppure rinvia a una zona perennemente esplorabile, mai acquisita una volta per tutte. La scena sacra di Niccolò, quasi sulle soglie del cosiddetto Rinascimento (una nozione culturale, in fondo, piuttosto ideologica e fuorviante), vede alcune delle sei figure contorcersi nell’indicibilità del lutto, resistendo all’imperativo dell’armonia e della sublimazione, che sarà invece il tratto fondamentale del secolo che verrà; il fiasco dal collo malamente spezzato e dallo spesso cordame come impazzito e ingovernabile pretende che si immagini un passato di violenza o di errore (l’oggetto sarà stato scagliato o sarà sbadatamente caduto di mano) che sfugge al controllo accademico della composizione da studio. Leggi il seguito di questo post »

Joseph Tusiani

IN UNA CASA UN’ALTRA CASA TROVO

Bompiani, Milano 2016

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Dal 1988 al 1992 Joseph Tusiani ha dato alle stampe, per i tipi di Schena di Fasano, una trilogia narrativa autobiografica. I tre volumi, intitolati rispettivamente La parola difficile, La parola nuova e La parola antica, formavano un corpus di circa mille pagine, offrendo un’imponente e significativa testimonianza degli effetti prodotti sul protagonista e sui suoi familiari da un evento dirompente e insieme persino banale, almeno in certi periodi e in certe aree geografiche, quale l’emigrazione. Sono dei libri che ancor oggi si leggono con interesse, ma che, nello stesso tempo, presentano dei vistosi difetti, rappresentati soprattutto dall’eccesso di notizie e di informazioni, che portava Tusiani ad affiancare dati rilevanti a pagine di interesse esclusivamente familiare o locale, che talvolta davano persino l’impressione di immodestia e di gratuita ostentazione. Tra tante parole, insomma, si perdeva il senso dell’operazione, il motivo per il quale un compito e raffinato intellettuale come Joseph Tusiani aveva scelto di rivolgersi al lettore. Leggi il seguito di questo post »

«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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Una copia: euro 10,00
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eventi: Dante, l’immaginario

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