incroci on line

Joseph Tusiani

IN UNA CASA UN’ALTRA CASA TROVO

Bompiani, Milano 2016

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Dal 1988 al 1992 Joseph Tusiani ha dato alle stampe, per i tipi di Schena di Fasano, una trilogia narrativa autobiografica. I tre volumi, intitolati rispettivamente La parola difficile, La parola nuova e La parola antica, formavano un corpus di circa mille pagine, offrendo un’imponente e significativa testimonianza degli effetti prodotti sul protagonista e sui suoi familiari da un evento dirompente e insieme persino banale, almeno in certi periodi e in certe aree geografiche, quale l’emigrazione. Sono dei libri che ancor oggi si leggono con interesse, ma che, nello stesso tempo, presentano dei vistosi difetti, rappresentati soprattutto dall’eccesso di notizie e di informazioni, che portava Tusiani ad affiancare dati rilevanti a pagine di interesse esclusivamente familiare o locale, che talvolta davano persino l’impressione di immodestia e di gratuita ostentazione. Tra tante parole, insomma, si perdeva il senso dell’operazione, il motivo per il quale un compito e raffinato intellettuale come Joseph Tusiani aveva scelto di rivolgersi al lettore. Leggi il seguito di questo post »

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ILARIA CROTTI, Lo scrittoio imaginifico. Volti e risvolti di d’Annunzio narratore

Avellino, Edizioni Sinestesie, 2016

 

 

 

 

di Paolo Leoncini

Il libro di Ilaria Crotti si pone tra i più significativi contributi dannunziani degli ultimi decenni. Raccoglie sei saggi, di cui cinque pubblicati tra il 1991 e il 2013, in riviste e in volume, ed uno inedito: Promenades visive e itinerari stilistici dei notturni veneziani («… i ben quattro attraversamenti di Venezia [nel Notturno], processioni luttuose che privano la forma promenade dei suoi tratti culturalmente ameni e socialmente dilettevoli per convertirla in una sorta di processione misterica, di sacra rappresentazione e di danza macabra», p. 141): il primo, Per una retorica dello sguardo, del 1991, e l’inedito, costituiscono uno dei nuclei della finissima perlustrazione della studiosa, su un ambito interagente e complesso, come quello dannunziano: il nucleo dello sguardo, della percezione visiva; l’altro nucleo è costituito dai sondaggi ipo-intertestuali sulla citazione e sull’autocitazione: entrambi i nuclei (il ‘visivo’ e la ‘citazione’) sono sottesi da riconoscimenti nettamenti sincronici: lo cogliamo già nella nota incipitaria, quando l’Autrice afferma che «Una delle problematiche più avvertite investe i nessi […] tra l’eclatante esordio narrativo del Piacere e lo sperimentalismo della prosa notturna, nell’ipotesi di lavoro che lo sguardo autoanalitico e atemporale dello scriba egizio [nell’incipit del Notturno] e la sua ‘arte nuova’ animino già le forme dell’attenzione spasmodica onnivora che persegue (e perseguita) la sagoma di Sperelli» (p.9). Leggi il seguito di questo post »

rotativa1

di Carmine Tedeschi

 

Ambra Simeone, Opinionistica, Limina mentis, Villasanta, 2017

Versi lunghi, andamento monologante a tratti autistico, ritmo prosastico e colloquiale, insistente ritorno sopra uno stesso argomento: questi i tratti che balzano subito all’occhio in prima lettura. Sembrano inviti alla riflessione, invece non ci metti molto ad accorgerti che ti sta arrivando qualcosa di corrosivo dietro quel parlare innocente, per frasi fatte e concetti stracotti. L’ironia, il sarcasmo sono i toni dominanti. I bersagli in primo piano sono appunto il linguaggio del conformismo quotidiano, il parlare per imprinting televisivo o per virulenze di rete; la chiacchiera nel web e la smania di apparire, purché ben in linea con filosofie d’accatto; il vuoto esistenziale non cosciente, rassegnato, privo d’angosce intellettuali; l’incomunicabilità, ma non attraverso il silenzio bensì con piogge di messaggini sui social, fatti di parole logore, prive di senso, perfettamente inutili.  Leggi il seguito di questo post »

Giuseppe Pontiggia, DENTRO LA SERA. CONVERSAZIONI SULLO SCRIVERE

Belleville, Milano 2016.

 

 

di Sergio D’Amaro

È noto che Giuseppe Pontiggia possedesse una biblioteca di 35 mila volumi. Era quel che si dice un mostro di erudizione e col tempo era diventato soprattutto un brillante dispensatore di saggezza. I suoi libri più noti, da La grande sera (1989) a Vite di uomini non illustri (1993) a Nati due volte (2000) avevano meritato i premi più importanti (Strega, Campiello, Flaiano), eppure Pontiggia non si era mai allontanato da un’idea di letteratura che rispondesse alla domanda che tanti si pongono di fronte al raggiungimento del successo: qual è il quid incomprensibile di un’opera che permette di guadagnare il favore della critica e del pubblico? Di fronte a un’opera letterariamente alta dobbiamo credere che sia il risultato di una dote naturale o di un’attenta elaborazione testuale? Leggi il seguito di questo post »

Amedeo Anelli, OLTRE IL NOVECENTO. GUIDO OLDANI E IL REALISMO TERMINALE

Libreria Ticinum, Voghera 2016

 

 

 

 

di Margherita Rimi

Il libro Oltre il Novecento contiene due interviste e sei poesie inedite di Guido Oldani e un saggio critico di Amedeo Anelli. Il tema conduttore dell’intero volume, come indicato nel titolo, è la poetica del Realismo terminale che Oldani teorizza. Nell’introduzione esplicativa, Anelli sottolinea, sin dall’inizio del saggio, la propensione al realismo del poeta che non si disgiunge dai valori etici. Così scrive Anelli: «I fatti mettono radici in una poetica realistica, in cui etica ed estetica sono in mutua tensione ed in cui il piano etico e l’indignazione morale e la reazione, anche ironica e sarcastica, sono in dominante sugli altri piani» (p. 15). Leggi il seguito di questo post »

«incroci» - semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli • Raffaele Nigro • Daniele Maria Pegorari.

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