incroci on line

NONOSTANTE

In venti anni di vita, la nostra rivista è stata sempre puntuale che più puntuale non si può: giugno e dicembre sono rimasti, per venti anni, i mesi consacrati alla sua uscita semestrale. E, senza l’intrusione del pandemonio pandemico, anche il numero di giugno 2020 sarebbe stato puntualissimo, essendo stato composto e licenziato nei tempi previsti.

Ma il virus – come abbiamo dovuto apprendere obtorto collo – ha creato problemi a tutti quanti, comprese le aziende attive nel mondo del libro (editoria; tipografie; distribuzione), provocando una serie di pesanti disservizi e facendo sbandare i programmi operativi.

Arrendersi? Ma no: questo non è mai stato all’ordine del giorno, cari amici, neanche come lontanissima ipotesi. Rinserrare le fila, tirare un respiro e rivedere il diario di lavoro: questo sì, procrastinando a settembre l’uscita del numero estivo (calendario alla mano, siamo sempre nei tempi stagionali).

Intanto non possiamo non fare qui qualche veloce riflessione. Per quanto male intenzionato, non può bastare un virus a interrompere quella che possiamo chiamare una mission consolidata, qual è quella che da venti anni unisce alcune persone intorno al progetto di «incroci», un progetto sempre più radicato, motivato, necessario. E come non riflettere, poi, sulla coincidenza che ha assegnato al primo numero successivo al ventennale della rivista il tema dell’amore!?!

L’amore, infatti, non è solo il motore che muove l’universo e dà energia ad ogni atto umano ma è anche il più potente rimedio antivirale capace di sconfiggere ogni attentato alla libertà di pensiero e di azione.

Con l’amore nella testa e nel cuore, quindi, guardiamo a settembre come al prossimo appuntamento per riprendere la nostra strada, insieme a chi ci legge e ci vuole bene.

Nel frattempo, attraverso il nostro blog, manteniamo il contatto con le idee e le parole, mediante qualche gustosa anticipazione del numero 41 che servirà a tener desta la nostra attenzione e quella di chi ci segue.

I DIRETTORI e L’EDITORE

 

 

 

Sommario

 

Editoriale

 

Dicesi amore…

poesie di Barbara Carle

 

Tempo-tempesta e le ferite dell’amore

dialogo in versi tra Vivetta Valacca e Dieter Schlesak

 

Acino

un racconto di William Vastarella

 

L’eros in età classica: Lucrezio, Catullo, Orazio, Ovidio

traduzioni e note di Carmine Tedeschi

con disegni originali di Nicola Genco

 

Psyché: la forza e la grazia del genio erotico

pensieri di Giuseppe Gentile

 

Chi è questa che vèn?

un contributo di Milena Nicolini

 

Amor mi mosse… che mi fa parlare

un intervento di Giuseppe Langella

 

Amore essenzial, Amor vero

un saggio di Tommaso Sgarro

 

Isabella Morra: l’impresa

un contributo di Esther Celiberti

 

Il labile confine. Amore e alienazione nella scrittura di Anna Banti

un saggio di Maria Donata Montemurri

 

Un’altra storia…

un saggio di Silvano Trevisani

 

Tu sei parola

un saggio di Marika Consoli

 

Giorgio Caproni, la musica, la voce

un saggio di Valentina Colonna

 

Poemusica

un intervento di Lino Angiuli

 

Recensioni                                                                                                                 

D.M. Pegorari su G. Lupo, Breve storia del mio silenzio

G. Laera su W. Vastarella, Adriatica. Poesia dalle due sponde di Levante

G. Laera su I. Morra, Rime, a cura di G.A. Palumbo

G. Laera su G. Pinaffo, Cartoulénax, cartoline. Poesie in patois francoprovenzale dell’Alta Val Grande di Lanzo

Luzi su M.P. De Paulis, Curzio Malaparte. Il trauma infinito della Grande guerra 

Chillà su M. Marciani, Revuçégne, Rovistamenti

Chillà su S. Di Lino, La parola detta 

C. Toscani su G. Alfano e S. Carrai, AA.VV, Letteratura e psicoanalisi in Italia

C. Toscani su C. Cavalleri, Per vivere meglio (una conversazione con J. Guerriero)

F. Giuliani su G.B. Guerri, Disobbedisco

M. Boccaccio su G. Cascio, Michelangelo in Parnaso. La ricezione delle rime tra gli scrittori

P. Testone su Gabrio Vitali, Odissei senza nòstos. Mappe per interrogare l’opera letteraria

A. Lillo su S. D’Amaro, Still life

Vitagliano su F. Manzoni, Angelo di sangue. înger de sânge

M.R. Cesareo su D. Mondini e C. Loiodice, L’Affare Modigliani

Tedeschi su F. De Napoli, Ventilabro. Scotellariana 

C. Tedeschi M. Rimi, Le voci dei bambini

 

Amici di incroci

una testimonianza fotografica di Barbara Carle

Marco Bellini, LA COMPLICITÀ DEL PLURALE

LietoColle Editore, Faloppio (Co) 2020

 

 

di Piero Marelli

 

Ogni lettore possiede il diritto di rifiutare o accogliere l’opera di un autore e quindi la prima domanda che si è presentata, leggendo l’ultimo libro di Marco Bellini, La complicità del plurale, è stata quella di verificare la tenuta di questo libro nel panorama poetico contemporaneo, perché la sua scrittura ha immediatamente imposto una riflessione: avanguardia o restaurazione, apocalittico o integrato, come direbbe Eco, o non piuttosto una rigorosa riproposta moderna (e, grazie a Dio, non post-moderna), di una scrittura che chiede, prima di tutto, un giudizio di valore, naturalmente non disgiunto da una tenuta letteraria, che ritrova qui, dentro la tradizione lombarda di alta moralità e risparmio lirico, una propria ragione rinnovata e rinnovabile. Leggi il seguito di questo post »

«LETTERA IN VERSI», newsletter di poesia di BombaCarta, n. 72 – dicembre 2019, numero dedicato ad Antonio Spagnuolo.

 

 

di Giovanni Laera

 

L’ultimo numero di «Lettera in versi», newsletter di poesia a carattere monografico, è dedicato alla carriera di Antonio Spagnuolo, poeta e medico napoletano. Figura di spicco della poesia meridionale, Spagnuolo ha saputo, in oltre settant’anni di assidua frequentazione poetica, offrire ai suoi lettori una voce modulata, ricca di sfaccettature ma sempre riconoscibile, capace di attraversare decenni e correnti letterarie senza mai cedere alle tentazioni della moda e di portare in superficie – attraverso l’attenta auscultazione di moti interiori spesso sfuggenti e inafferrabili – temi e concetti universali, fissati con sicurezza sulla pagina.

   L’attento e non facile lavoro di selezione dei curatori di «Lettera in versi» si concentra in particolare sull’ultima, feconda stagione dell’opera spagnuoliana. Fatta eccezione per i versi tratti da Poesie 74 (1974), infatti, i testi scelti provengono tutti da raccolte del nuovo millennio: Rapinando alfabeti (2001), Canzoniere dell’assenza (2018), Istanti o frenesie (2019) e Poveri nell’ombra (2019). A impreziosire tale selezione anche tre inediti, indicativi dell’indefessa attività di ricerca di Spagnuolo (curatore tra l’altro del blog Poetrydream), un’intervista all’autore curata da Liliana Porro Andriuoli e un’esauriente antologia critica. Leggi il seguito di questo post »

Domenico Cipriano

LA GRAZIA DEI FRAMMENTI

Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (No) 2020

 

 

di Marco Bellini

 

Inevitabilmente, quando un autore decide di investire energie nella realizzazione di un’autoantologia, la motivazione che lo muove va ricercata nel bisogno di “mettere ordine”, di riorganizzare e sottoporre a un vaglio scrupoloso la propria produzione tentando una sintesi che ne racchiuda l’essenza. Cipriano si misura con questo gesto, prima ancora che razionale, emotivo. La scansione di tutto il lavoro già pubblicato richiede un’immersione verticale e, nel contempo, la capacità di esercitare un distacco quasi impossibile rispetto a una materia che, anche se preterita, l’autore sente adesa alla pelle e in cui riconosce la propria spinta sorgiva. Con La grazia dei frammenti ci troviamo di fronte a questo tipo di operazione. Leggi il seguito di questo post »

La Parola della Grande Madre

una prosa di William Vastarella

Ho perso la mia vita a lavorare di cesello,

a limare le matite, la grafite, mentre con uno sbuffo

le pareti dello stomaco di pietra della terra, in un istante,

della stessa materia fanno un diamante.

 

So che c’è una parola, una parola così potente, così potente da mutare il pensiero in cose.

Fu trovata anticamente nei tentativi delle infinite permutazioni dei suoni possibili della lingua dell’Homo Sapiens.

Ventisettemila anni fa tra gli spasmi la disse una giovane donna morendo durante il parto.

Questa donna è sepolta come Magna Mater, coronata da una calotta di conchiglie, nella grotta di Santa Maria d’Agnano sotto Ostuni.

Per secoli è stata venerata sotto diversi nomi divini dai popoli della Terra.

La parola fu custodita da una casta di sagge incorruttibili quando le donne erano matriarche. Leggi il seguito di questo post »

 Mauro Ferrari, LA SPIRA

puntoacapo, Pasturana (AL) 2019.

 

 

di Marco Bellini

 

Con La spira, breve poemetto composto da sei parti, Mauro Ferrari distilla, con pazienza da miniatore, poche liriche dense e partecipate (si consideri che la genesi dell’opera risale agli anni novanta, per ottenere la versione definitiva solo recentemente). Partendo dall’immagine, eletta a simbolo, della spira appartenente alla fabbrica Italsider/Ilva di Novi Ligure, l’autore ci accompagna dentro il tessuto vivo della memoria collettiva appartenente alle generazioni nate negli anni cinquanta/sessanta cui dedica il volume. Leggi il seguito di questo post »

Prossimità e diritti al tempo del Covid 19

intervista ad Augusto Ponzio a cura di Mary Sellani

Ripercorrendo la filosofia di un classico del Novecento, Emmanuel Levinas (Kaunas 1906-Parigi 1995), Augusto Ponzio, professore emerito di Filosofia e teoria dei linguaggi nell’Università di Bari, riflette sul senso di nozioni come prossimità e diritto nella società globale, dove tutto migra, compresi i virus. L’itinerario di studio di Ponzio iniziò da un’opera fondamentale di Levinas, Totalité et infini (1961), letta quando lavorava alla sua tesi di laurea in Filosofia, sul tema La relazione interpersonale, discussa nel 1966 a Bari con Giuseppe Semerari. Il suo ultimo libro, Con Emmanuel Levinas. Alterità e Identità, è uscito per Mimesis a ottobre 2019.

 

Con Emmanuel Levinas è il punto d’arrivo di un cammino che partendo da Levinas riporta a Levinas; un cammino che, però, non ha la forma di un cerchio, ma piuttosto di una spirale, giacché non si tratta di ripetizione ma di un ricominciamento sempre di nuovo, di una ri-scrittura; una specie, insomma, di eterno ritorno di una passione intellettuale sempre viva e riattualizzata da continue riflessioni intorno a questa importante figura della filosofia del Novecento, alla luce degli avvenimenti che si sono succeduti, fino all’attuale configurazione della globalizzazione. Una riflessione non interrotta, benché essa non abbia escluso l’ascolto di altre parole come quelle di Bachtin, Kierkegaard, Peirce, Marx, Blanchot, Bataille, Barthes, Kristeva, Rossi Landi, Schaff, Sebeok, oltre che di Giuseppe Semerari, il suo maestro di Filosofia teoretica. Leggi il seguito di questo post »

Martino Marazzi, SBAGLI

Castelvecchi, Roma 2019.

 

di Sergio D’Amaro

È il quarto lavoro narrativo di Martino Marazzi, italianista dell’Università di Milano, molto noto per i suoi libri sulla cultura italoamericana. A suo modo, questi suoi Sbagli (scanditi in cinque capitoli che si chiamano “Accettazione”, “Esterno-ambulatorio”, “Ninfeo”, “Refettorio”, “Cella”) sono quelli di un’umanità perennemente alla ricerca di sé stessa nello smarrimento esistenziale e nel labirinto delle decisioni e dei rapporti che si intrattengono con gli altri. Il narratore-regista dei racconti, detto «il Maresciallo», è ospite di un manicomio sulle cui pareti incide i momenti salienti di cinque vite dall’esito negativo. A volerlo racchiudere in una formula di comodo si potrebbe utilizzare l’espressione ‘confesso che ho sbagliato’ (parafrasando il nerudiano «confesso che ho vissuto»), sottolineando che molti furono gli esordi con buone intenzioni, molti i cambiamenti nell’attuarle, molti i compromessi dolorosi e le dolorose rinunce, impossibile la bontà nel perseguirle. Vi si parò davanti un destino cinico e baro, un’accolta di diavoli traditori, una perseverante sfiducia negli altri, una crescente insofferenza. Si spense ogni evidenza sulle anomalie della normalità e il manicomio così, divenne la sede naturale per emettere diagnosi di disumanizzazione. Leggi il seguito di questo post »

 

Pier Vincenzo Mengaldo, COM’È LA POESIA

Carocci, Roma 2018.

di Sergio D’Amaro

Pier Vincenzo Mengaldo, filologo e storico della lingua, è uno dei pochi testimoni della tradizione letteraria italiana meritevoli dell’appellativo di ‘maestro’, dopo aver insegnato per decenni nell’Università di Padova e aver pubblicato opere imprescindibili come le cinque serie de La tradizione del Novecento (in edizione più recente presso Carocci) e l’antologia-spartiacque I poeti del Novecento (Mondadori, 1978). Spaziare da Dante ai più recenti decenni, portare la propria intelligenza critica a misurarsi con i classici e nello stesso tempo ad approfondire le ragioni dei contemporanei ha fatto di Mengaldo un osservatore particolarmente sensibile alle sorprese che la letteratura riesce ad apprestare man mano che produce nuove proposte. Leggi il seguito di questo post »

Il prossimo numero di «incroci» (il quarantunesimo, in uscita a giugno 2020) sarà dedicato a un tema tanto universale e vasto da averci finora sconsigliato di affrontarlo: l’amore. Ma, dopo 20 anni di lavoro, ci è sembrato naturale farne il nodo tematico delle nostre creazioni e riflessioni. In vista di quel fascicolo, proponiamo qui un breve racconto dedicato a quello che Novalis definiva «il più alto mistero», ovvero l’unione fra l’uomo e la donna come iniziazione al sacro (e al sacro guarderà un successivo numero di «incroci»: il nostro cantiere ferve…). Marcel, il protagonista di queste pagine, avverte che l’amore è inconscio anelito all’Unità, tensione alla totalità dell’essere, ricordo oscuro di un tempo che precede la Storia, prima della Caduta; l’amore è desiderio di un incontro preparato dai primordi e atteso nel tempo, è l’appuntamento che chiude il Cerchio del Tempo.

Il vicolo era stretto, maleodorante. Una fioca luce appannata disegnava tremolanti losanghe sul selciato lucido di pioggia. La lanterna cigolava e oscillava al vento gelido dell’Armorìca. Anche il sorriso di santa Novala appariva ora spento, smorto, appannato. Sotto l’arco dell’edicola sbrecciata, i bianchi occhi di calcare parevano indicargli un’insegna corrosa, sbiadita dal tempo. “Töhne” si leggeva a rilievo nel muro smattonato, soffocato dalla muffa verdastra che ricopriva l’edificio. Leggi il seguito di questo post »

Giorgio Baroni e Cristina Benussi (a cura di) , Vele d’autore nell’Adriatico orientale

Serra, Pisa-Roma 2018.

di Claudio Toscani

Più di cinquanta interventi sono qui raccolti come esito di un convegno internazionale dell’I.R.C.I. (Istituto per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) dedicato nell’ottobre del 2017 alla navigazione a vela nella letteratura italiana tra il Quattrocento e i primi decenni del secolo scorso, teatro il golfo di Trieste e le coste nord dell’Adriatico. Scritti sollecitati dai coordinatori scientifici Giorgio Baroni (già ordinario di Letteratura moderna e contemporanea a Milano) e Cristina Benussi (dell’Università di Trieste). Per secoli, e non solo in quell’angolo di mare, le comunicazioni e i trasporti di merci e persone si sono servite delle vie d’acqua e d’imbarcazione: cultura, commercio, organizzazione pubblica, aggressioni e difese, fino e oltre l’imporsi della navigazione a motore, momento in cui cessa l’interesse del suddetto convegno che intanto ha raccolto un cospicuo numero di elaborati tra descrizioni di luoghi raggiunti, osservazioni paesaggistiche, storiche,  scientifiche, linguistiche, artistiche, psicologiche e creative. «Qui il mare – precisa l’introduzione – ha significato potere e bellezza, sconfinamenti e scontri, vita e morte» e il viaggio, quello a vela in particolare, con il suo valore simbolico, ha permeato racconti dalla gran varietà di stili e di realizzazioni letterarie, di proposte e prospettive a gonfie vele tra forze della natura, scelte ideali e tecniche espressive. Leggi il seguito di questo post »

Ombretta Ciurnelli, Lingue allo specchio. Poesia in dialetto e autotraduzione

Ali&no, Perugia 2019.

di Giovanni Laera

Chi avrà voglia di leggere questo libro di Ombretta Ciurnelli troverà una miniera di osservazioni e approfondimenti su una questione tanto interessante quanto sottovalutata, quando si parla di poesia dialettale: l’auto-traduzione. Partendo da una tradizione di studi piuttosto recente, avviata negli anni Novanta del secolo scorso dal poeta e critico Gian Mario Villalta, l’autrice di questo volume riesce a organizzare un materiale eterogeneo e sfaccettato in dodici capitoli agili e al contempo esaurienti. Leggi il seguito di questo post »

Oltrepassare il confine: la poesia al femminile

Laura Di Corcia, In tutte le direzioni (Lietocolle, 2018)

di Carlangelo Mauro

Non molti i libri di poesia che oggi si confrontano con il tema quanto mai attuale e drammatico dei profughi e dei migranti. Ho potuto ritrovarlo nei libri di alcune poetesse, come Antonella Anedda (Historiae, Einaudi) e Maria Grazia Calandrone (Il bene morale, Crocetti). Quest’ultima ha realizzato anche un documentario per Radio3: “Vicini di casa. I migranti e la rotta balcanica”.

Da rileggere è sicuramente il volume di una poetessa italo svizzera, Laura Di Corcia, In tutte le direzioni (Lietocolle, collana PordenoneLegge). Il libro in questione conduce il lettore in territori di confine, invita al viaggio e nel contempo ad una sosta, ad una riflessione su stessi e sul tempo in cui viviamo in cui la precarietà ha mille facce tutte diverse: «al di qua ci siamo noi fermi e muti / in un eterno nulla / immersi in un mare primitivo / che non sa ancora dire / chi è morto e chi è vivo». L’identità, è stato scritto, è uno dei temi basilari della produzione poetica di questa giovane autrice della Svizzera italiana, proveniente da una famiglia che si era già spostata da Sud al Nord Italia. Chi sono? Chi siamo? Chi sono gli altri rispetto al confine che si attraversa? E la questione dei morti e dei vivi va ben al di là dello stato civile cui Croce ridusse Il fu Mattia Pascal di Pirandello. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Tenere famiglie

 

anno XX, numero 40

luglio-dicembre duemiladiciannove

 

 

 

 

 

 

Per proteggere la famiglia da chi potrebbe avere interesse alla sua liquidazione (come la letteratura distopica aveva profetizzato già un secolo fa), è il caso di tornare a riflettere sulle caratteristiche storiche che questa istituzione ha assunto a livello globale, al fine di riscoprire, accanto alle sue necessarie modificazioni storiche, anche la sua insostituibile valenza psico-affettiva, quale cellula primaria della società. Insomma, dovremmo sostituire il disdicevole alibi, forse non solamente italiano, come pure sosteneva nel 1945 Leo Longanesi, del tenére famiglia (un compromesso per giustificare le deviazioni etiche), con una più virtuosa indulgenza verso le tènere famiglie (rigorosamente al plurale), affinché esse riconoscano la propria fragilità (la tenerezza, appunto) e poi accrescano la fiducia nelle proprie risorse e capacità. Su questa ambivalenza la letteratura, in età moderna e contemporanea, ha detto davvero tanto e tanto ha davvero da dire.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 40

 

Valeria Traversi, Io non sono Clizia, Raffaelli, Rimini 2019 

 

di Graziana Moro

Giovedì 28 novembre 2019, alle ore 18, si presenta presso la Libreria Laterza di Bari (v. Dante, 53) un romanzo che restituisce a una storia d’amore tutta l’importanza che ebbe per la costituzione della poetica di Eugenio Montale; al contempo in queste pagine si rende giustizia a una straordinaria figura femminile, Irma Brandeis, americana, studiosa di letteratura mistica e italiana. A discuterne con l’autrice sarà il prof. Ferdinando Pappalardo. Con l’occasione pubblichiamo una recensione di Graziana Moro

Io non sono Clizia è una negazione affermata con veemenza. Valeria Traversi, docente di Lettere, ripercorre in un romanzo edito da Raffaelli (Rimini 2019) la storia d’amore di Irma Brandeis ed Eugenio Montale – alias Clizia e Arsenio –, romanzando il loro rapporto che si dipana in un gomitolo costituito da realtà e allegoria. Irma Brandeis, professoressa americana, studiosa ed esperta di letteratura italiana, vuole vivere la propria vita ‘in quanto’ Irma e nega l’alterità poetica di Clizia perché insegue prioritariamente l’uomo e non il poeta. Figlia di ebrei progressisti di origine austriaca, ricerca l’Arte, la Bellezza e l’Amore facendosi guidare dal fil rouge delle parole che non possono restare nomina nuda, ma risultano funzionali alla definizione di quella concretezza che spiega la verità delle cose. Leggi il seguito di questo post »

Sergio D’Amaro, LE PAROLE DI CARLO LEVI. GUIDA E DIZIONARIO TEMATICO

Stilo, Bari 20192

 

di Nicola Longo

Quest’ultimo lavoro di Sergio D’Amaro si presenta con tutti i segni di una fruibilità molto ampia. Si rivolge agli specialisti, studiosi della vasta opera di Carlo Levi, ai suoi numerosissimi lettori, a coloro che vorrebbero cimentarsi con la scrittura o con la pittura di Levi, nonché agli studenti che cominciano a scoprire i valori straordinari che la letteratura possiede. Il libro è suddiviso sapientemente in cinque capitoli: un Profilo biografico che, inevitabilmente, si richiama a un precedente lavoro molto più ampio, scritto dallo stesso autore insieme a Gigliola De Donato (Un torinese del Sud: Carlo Levi. Una biografia, Baldini & Castoldi, Milano 2001); una Cronologia che opportunamente richiama i dati essenziali, in ordine cronologico, della stessa biografia; un Piccolo dizionario leviano. Persone luoghi affetti, cuore del volume, in cui, attraverso una serie numerosa di parole chiave, si attraversa l’esperienza esistenziale e artistica di Levi, le sue opere letterarie e pittoriche, le riviste, i suoi luoghi, le sue amicizie e le sue conoscenze; una Sintesi delle opere che contiene un’utilissima sintesi di tutte le opere, da Cristo si è fermato a Eboli (1945) fino a Quaderno a cancelli (1979, postumo); infine un’Antologia della critica che rimette in circolazione una serie di giudizi di emeriti critici intorno a ciascuna opera di Levi. Solo per dare un’idea di questa parte del volume mi piace ricordare come, per il Cristo, si possano leggere brani di Montale, Petronio, Pancrazi, Serra, Muscetta, Russo e, per L’Orologio, brevi giudizi di Antonicelli, Fiore, Bocelli, Cecchi, Muscetta, Petroni, Fortini, Sereni. Leggi il seguito di questo post »

di Daniele Maria Pegorari

Dall’11 al 13 ottobre 2019 l’Auditorium La Vallisa di Bari ha ospitato Binari paralleli. L’avventura di un soldato, monologo di Maurizio De Vivo tratto da un racconto di Italo Calvino. L’ultima replica è stata introdotta da Daniele Maria Pegorari che in questo intervento ci conduce alla scoperta di questo testo e della sua segreta ‘teatralità’.

«Io scriverei racconti per tutta la vita. Racconti belli stringati, che come li cominci così li porti a fondo, li scrivi e li leggi senza tirare il fiato, pieni e perfetti come tante uova, che se gli togli o gli aggiungi una parola tutto va in pezzi»: così scrive in una lettera privata un ventitreenne Italo Calvino, testimoniando, sin dalle sue origini, una predilezione per la narrazione breve (il racconto, la fiaba), pur mentre portava a termine la stesura del romanzo d’esordio, Il sentiero dei nidi di ragno, che uscirà per Einaudi il 10 ottobre dell’anno seguente, il 1947 (l’epistola citata, datata 8 novembre 1946, era indirizzata a Silvio Micheli ed è compresa in Lettere 1940-1985, a cura di L. Baranelli, A. Mondadori, Milano 2000, p. 167). Leggi il seguito di questo post »

Carlo Di Lieto, Letteratura, follia e non vita

Torino, Genesi Editrice, 2018

 

di Antonio Filippetti

Carlo Di Lieto aggiunge un nuovo tassello al vasto approfondimento della letteratura internazionale in chiave psicanalitica che va studiando e approfondendo da diversi anni. Il termine psicanalisi nella ricerca dello studioso napoletano assume da sempre una ricchezza semantica che trascende l’area freudiana, che all’origine la limitava, implicando le diverse ottiche e scuole della psicologia del profondo come, ad esempio, la psicosintesi con la sua analisi esistenziale. Leggi il seguito di questo post »

Pasolini politico?/2

di Daniele Maria Pegorari

All’intervento di Pasquale Vitagliano sulla possibile attualità politica di Pier Paolo Pasolini, pubblicato dal blog di «incroci», risponde questa nota del condirettore della rivista, auspicando che altri vogliano condividere o intervenire (con commenti o altre proposte di articolo). Allo scadimento del confronto ideale nelle forme del chiacchiericcio e dello slogan a effetto – che tanto sta corrodendo l’intera scena politica contemporanea – si può forse reagire con una più ragionata articolazione del dibattito democratico.

 

L’articolo che Pasquale Vitagliano (giornalista e poeta) ha dedicato alla riflessione su una formula politica molto problematica – quella pasoliniana della «destra sublime» – ha il merito di ricordare a «incroci» una delle sue vocazioni principali: quella di innestare lo studio della letteratura (e di altre discipline umanistiche) nel fuoco dell’attualità, onde trarne lo stimolo per una critica costruttiva e ricavarne dei paradigmi interpretativi generali e particolari. Più semplicemente, delle agognate ciambelle di salvataggio nei marosi della società liquida. A quella tragedia in cui Pasolini fece comparire quello strano sintagma – «destra sublime», appunto – mi sono rivolto una dozzina d’anni fa, quando Pasquale Voza ne diede una nuova edizione (purtroppo ora introvabile), con un’introduzione che già si arrovellava intorno alla plausibilità politica della vicenda rappresentata. Il punto è che Bestia da stile è un’opera teatrale difficile, ossessiva e ossessivamente incompleta, ‘interminata’ e interminabile, come tutte le ultime opere di Pasolini. Leggi il seguito di questo post »

Pasolini politico?

di Pasquale Vitagliano

«Il volgar’eloquio: amalo». Da questo verso deriva il titolo del libretto che trascrive il colloquio tenuto da Pier Paolo Pasolini con un gruppo di docenti e di studenti il 21 ottobre 1975 presso la biblioteca del liceo classico “Palmieri” di Lecce sul tema “Dialetto e scuola”. Il testo venne edito un anno dopo per le edizioni Athena di Napoli, a cura di Antonio Piromalli, professore dell’Università di Cassino, tra gli organizzatori dell’incontro su iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione, e dell’antropologo Domenico Scarfoglio. Si tratta dell’incipit del monologo di Bestia da stile, una tragedia allora inedita, e che fu concesso dalla nipote di Pasolini, Graziella Chiarcossi, la quale ne conservava l’originale dattiloscritto. Il colloquio parte proprio da questi versi. Pasolini stesso precisa che si tratta dell’ultima strofa e che essa «cita e, in un certo senso, rifà e mima i Cantos di Pound». Leggi il seguito di questo post »

Vincenzo Elviretti, Il vento. Racconto di una canzone, Catartica, 2019

di Paolo Leoncini

Si tratta di un «racconto», costituito di 44 capitoletti, ambientato a Bellegra, paese in provincia di Roma. Elviretti continua una rappresentazione critica della vita di provincia, già motivo di Pietre, la precedente serie di racconti del giovane scrittore laziale. Qui, l’elemento critico si rende più evidente come «crisi» dell’esistenza, nella cittadina di provincia, che diventa simbolo di una crisi sociale ben più ampia. L’autore riprende, attraverso un intento «costruttivo», tra il saggistico e il narrativo, gli elementi dell’indistinto, dell’ambiguo, dell’equivoco, fino alla sovrapposizione tra l’immaginario e il reale; tra il testo della «canzone» di Fabietto, – «io narrante», protagonista del racconto, i cui versi finali dicono: «E no, e no/qualche cosa farò/e no e no/nel vento ti ucciderò» − e il fatto reale dell’uccisione di Baffo, personaggio eminente della vita di Bellegra, ma tutt’altro che amato, e soprattutto da Serafino, già suo partner omosessuale, che compirà il delitto: («Accanto a Baffo hanno trovato i versi di una canzone, scritti per terra con un pennarello, una di quelle del tuo complesso», p.86), dice il padre a Fabietto. Qui, si potrebbe già rilevare una contaminazione interna tra la «decisione», dinanzi ad un amore tradito, finito, di «fare qualcosa», e il farlo secondo i versi della canzone, ovvero uccidendo «nel vento»: ciò vanifica la «decisione» stessa sul versante volitivo e la dissolve nell’irreale del «vento», cioè del transeunte, dell’inesistente, tratti psicologici che effettivamente connotano il mondo giovanile della cittadina, in accezione allusivo-simbolica ad una contemporaneità, dove i moventi dell’interiorità volitiva si scambiano con i moventi della momentaneità immaginativo-regressiva, consentendo fatti che sono, in effetti, reali, ma non realisticamente motivati. Leggi il seguito di questo post »

Marilù Oliva, Musica sull’abisso

HarperCollins, Milano 2019

 

 

di Milica Marinković

Sotto i portici e tra le mura della città che più di qualsiasi altra sa del Medioevo dotto e ancora pulsante, si nasconde una passione particolare per la lingua latina che riprende fiato in una classe bolognese. Il liceo che porta il nome di uno dei simboli della letteratura classica, Marco Tullio Cicerone, diventa luogo di una singolare unione tra i compagni della classe quinta G.

Oltre che dalla posizione sociale altolocata delle loro famiglie, questi studenti sono legati anche da qualcos’altro. Quello che per la maggior parte dei giovani rappresenta l’incubo degli anni del liceo, una materia morta e risorta per farli sudare e studiare, per gli alunni della quinta superiore di questo liceo bolognese è una passione viva, una conoscenza che potrebbe condurli verso il senso/segreto della vita e della morte. I ragazzi padroneggiano con maestria la lingua degli antichi e si sentono superiori a tutti coloro che non sono in grado di capire il fascino del latino. Tutto ciò, però, li porta in un’altra direzione, verso il luogo del sangue, del sacrificio, dell’aldilà. Leggi il seguito di questo post »

 

Francesca Amendola (a cura di), UNA VITA IN VERSI. TRENTASETTE VOLTE ANNA SANTOLIQUIDO

LB, Bari 2018.

 

di Rita Gallo

Uscito in occasione del settantesimo compleanno di Anna Santoliquido, questo volume rappresenta un tributo a un’esperienza poetica ormai ineludibile, quando si parla di letteratura meridionale, italiana e addirittura internazionale. La curatrice Francesca Amendola, che aveva già dedicato alla poetessa una bella monografia, Anima Mundi (2017), ci ricorda nella sua introduzione il lungo percorso dalle poesie di ambientazione lucana a quelle di afflato civile, fino al pluridecennale impegno nel Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, senza disdegnare la scrittura teatrale e in prosa. Il libro si presenta come una successione di interventi e testimonianze di autori che hanno conosciuto, artisticamente e umanamente la scrittrice e che possono così offrire un ampio spettro delle sfaccettature che compongono la sua opera. Ne emerge la storia di una poetessa cresciuta in un paesino, Forenza, nel cuore del territorio che ha incantato Levi e che rivive nelle sue raccolte, a partire da I figli della terra (1981), dove a prendere voce non sono solo i ricordi dell’autrice, ma un intero Sud, troppo a lungo assente dal panorama letterario nazionale. Leggi il seguito di questo post »

LUCIA MONTAURO, Poesie (1988-2018)

a cura di Sandro Gros-Pietro e Giorgio Seropian, introduzione di Giancarlo Pontiggia

Torino, Genesi Ed., 2018

 

di Paolo Leoncini

Libro davvero eccezionale, importante, questo volume che comprende tutti i testi editi ed inediti della poetessa messinese Lucia Montauro, vissuta a lungo a Milano, dove è mancata nel dicembre 2017: dedica alla sua terra e al suo mare Diario peloritano, una delle ultime raccolte (2016), preceduta da I miei sette mari (2016) e seguita da Mediterraneo cangiante perlage (2017): costituiscono il nucleo originario dell’isola e del mare, presente in questi testi del periodo ultimo, nell’affinamento di uno scandaglio interiore, durato tutta un’esistenza; e maturato in accordo con la consapevolezza sapienziale nei confronti del mondo, con la «saggia accettazione del velo di Maya», come scrive Maria Luisa Spaziani (p. 606); e che Pontiggia riformula come l’«affiorare» di «segni di una vita profonda, sepolta in noi o sotto il velame delle cose» (p. 9). Leggi il seguito di questo post »

Liliana Tangorra, VENGHINO, SIGNORI! STORIA DEI TEATRI DI PUGLIA E ANALISI DEL PATRIMONIO PUBBLICITARIO (1840-1940)

Quorum edizioni, Bari 2018.

 

 

 

di Lucrezia Naglieri

La monografia Venghino signori! Storia dei teatri di Puglia e analisi del patrimonio pubblicitario (1840-1940) segna il secondo traguardo della collana “Puglia memorabile. Arte archeologia, architettura e storia”, diretta dalla dottoressa Liliana Tangorra, autrice di questo volume. Come spiegato nell’introduzione alla collana, l’intento principale della ricerca è quello di offrire un’analisi inedita dell’iconografia e dell’architettura tipografica delle locandine teatrali realizzate in Puglia tra il 1840 e il 1940, attraverso un linguaggio lineare e accessibile e un’agevole veste grafica. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Infinitudine

 

anno XX, numero 39

gennaio-giugno duemiladiciannove

 

 

 

 

 

 

Può un’opera letteraria cambiare il mondo? Neanche nei momenti di maggiore entusiasmo potremmo rispondere decisamente sì. Eppure è nostra convinzione che la riflessione che scaturisce da un’esperienza estetica, vissuta con profondità e consapevolezza, può cambiare il nostro modo di vedere il mondo, di giudicarlo, di considerare il nostro posto entro di esso e il carico di responsabilità che orienta le nostre azioni. E, se questo è vero, l’importanza che può assumere un’opera d’arte – in modo particolare se fatta di parole – è tutt’altro che marginale: se può cambiare il destino anche di una sola persona, il mondo nella sua interezza ne viene in qualche misura segnato.

È questa la ragione che ci ha convinti ad aderire (sin dalla conferenza stampa di presentazione tenutasi a Roma l’8 marzo 2018) al progetto Infinito200-una poesia, una ‘ghirlanda’ di iniziative promosse in tutta Italia da Davide Rondoni per il bicentenario della composizione de L’infinito di Giacomo Leopardi (1819-2019). Si tratta, infatti, di celebrare una delle liriche indiscutibilmente più famose di tutta la tradizione italiana, la cui perfezione stilistica, unita a una molteplice interpretabilità, le ha procurato un posto fisso in ciò che l’immaginario nazionale avverte immediatamente come ‘poesia’.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 39

Michele Damiani, MELOGRANI

Quorum, Bari 2017

 

 

 

 

di Chiara Cannito

Un presidio. Un presidio salutare gratuito contro l’imbarbarimento dei costumi, a difesa di quella bellezza offesa e tradita. Questo è Michele Damiani. Un ‘randagio’ come lui stesso ama definirsi. Un uomo d’altri tempi, «È vero?», mi verrebbe da dirgli, ridendo, ironizzando su un suo intercalare tanto charmant.

La verità. La verità che si fa poesia. La verità che si fa pittura. Quella sua poesia scritta con il tratto di un bambino. Le sue radici: l’infanzia, la madre, gli amici ‘d’arte’, variatio di ‘d’arme’, dove le armi erano i pennelli e i campi di battaglia le tavolozze. E quella sua pittura che materializza la fluorescenza.

Le sue ali: le farfalle, stilemi geometrici che conquistano lo spazio, ridisegnandolo; i volti dei giullari, antidoti di autenticità contro la follia del mondo; i velieri, paradigma del viaggio terreno e metafisico, argenteo e dorato; i melograni, cerniere antiche tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Leggi il seguito di questo post »

di Daniele Maria Pegorari

Questa non è una recensione. Non può esserlo, perché sarei in ritardo di ventiquattro anni: un po’ troppi anche per un critico che possa credibilmente dirsi indaffarato. Il punto è che di questo libro dell’ottimo Fabio Franzin, In canti d’aria (e rapide dimenticanze) (Kellermann, Vittorio Veneto 1995) proprio non sapevo nulla. Non ne ho mai saputo nulla, pur essendo Fabio un mio grande amico e avendo molti altri suoi libri.

Devo immaginare che sia il suo libro d’esordio (il poeta aveva allora 32 anni), visto che nella notizia biobibliografica di questo volumetto non si fa riferimento ad altro, se non alle rassegne a cui aveva partecipato, alle segnalazioni già ricevute e al fatto che alcune sue poesie erano in corso di stampa, su due buone riviste del tempo. In nessuna aletta o quarta di copertina se ne parla e non è improbabile che a questo libro io non ci sarei arrivato mai, se non me lo avesse mostrato la più brava libraia di poesia che io conosca (Serena, a Bari, è già quasi un’istituzione). Come d’abitudine, lei stava leggendo questo vecchio libro, prima di porlo in vendita, perché vuole sempre farsi un’idea precisa dei ‘suoi’ libri e dei ‘suoi’ autori, per poterne parlare ai clienti che, prima di tutto, sono – per lei – persone ‘bisognose’ di letture. Se Serena vendesse abbigliamento, vorrebbe indossare prima tutti gli abiti, e le starebbero tutti bene. Sembra un corteggiamento, ma non lo è: lei è stata una delle mie prime allieve, e credo di potermi permettere un complimento. Leggi il seguito di questo post »

 

Marco Missiroli, Fedeltà

Torino, Einaudi 2019

 

 

 

 

di Milica Marinković

Dopo aver amato i suoi libri precedenti, ho aspettato con impazienza l’annunciata uscita del nuovissimo libro di Missiroli, Fedeltà, pubblicato a febbraio da Einaudi e scritto da un Missiroli diverso, caratterizzato da uno stile riconoscibile ma nuovo, meno timido e più diretto, nei dialoghi molto colloquiale, dalle frasi spesso non compiute, ogni tanto in dialetto. Dalle prime righe ci si imbatte nel malinteso attorno al quale è costruito questo romanzo e che mi fa pensare subito all’opera di Camus, autore amato da Libero, il protagonista del precedente libro dell’autore riminese. Un malinteso come tanti altri sui quali si poggiano i destini descritti nei romanzi o nelle vite, per i quali si può ottenere una fortuna, ma anche perdere tutto, matrimonio compreso, se stessi compresi. Leggi il seguito di questo post »

Ruggiero Stefanelli, FORSE QUASI CHISSÀ

Il seme bianco, Roma 2018

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

Quando la sapienza dell’italianista di lungo corso – maturata dietro una cattedra di Letteratura italiana nell’Università di Bari – e una consuetudine con la pedagogia s’incontrano con un’esperienza familiare di disabilità drammaticamente reale, può accadere che ne scaturisca un’ottima lezione, magari un ciclo di conferenze, preceduto o seguito da un saggio testimoniale. Ma quello che è successo a Ruggiero Stefanelli – che, allentati gli impegni scientifici, ha già pubblicato nel 2012 un romanzo, Ombre sulla basilica, e nel 2014 una raccolta lirica, Poesie dal tempo – va oltre l’autobiografia familiare per divenire ‘racconto di realtà’, vale a dire una storia d’invenzione, ma così fondata sull’esperienza reale e sulla documentazione neurologica e pedagogica, da offrirsi come una lettura avvincente, senza perdere in precisione e credibilità. A trenta anni esatti da quell’intenso cult movie che fu Rain man (che vinse un Orso d’oro a Berlino e ben quattro Oscar, fra cui quello a un magnifico Dustin Hoffman, la cui difficilissima interpretazione si meritò anche un Golden Globe e un David di Donatello), il nuovo libro di Stefanelli, Forse quasi chissà, ci trasporta ancora nel misterioso mondo dei Disturbi dello Spettro Autistico (o semplicemente ‘autismo’), una patologia complessa, sempre più frequentemente diagnosticata, che inficia gravemente non solo l’interazione sociale e la capacità di generalizzare gli interessi (come nella consimile sindrome di Asperger), ma anche la facoltà linguistica. Non sempre questi disturbi si associano a un ritardo mentale più o meno marcato e questo contribuisce a fare del soggetto autistico una persona potenzialmente consapevole del proprio stato di disagio, senza però agevolarlo nel processo di autocontrollo e superamento degli ostacoli che sono di natura primariamente neurologica e non psichiatrica. Leggi il seguito di questo post »

Alberto Schiavone, Dolcissima abitudine

Guanda, Milano 2019

 

 

 

 

di Milica Marinković

Torino, novembre 2006 è il titolo del primo capitolo di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone, uscito a gennaio per Guanda. Il lettore potrebbe immaginare una storia contemporanea, ambientata nella Torino degli anni Duemila, ma questo libro è tutt’altro. L’inizio del romanzo è la sua fine. Si comincia da un funerale, dal funerale di Aldo, cliente fedelissimo di Rosa e amico di Piera. Cliente perché questa donna è una prostituta, ormai alla fine della carriera. Amico perché Aldo è forse l’unico uomo che abbia saputo avvicinarsi anche al cuore, non solo al corpo, della Madame dai due nomi. Il cuore appartiene a Piera, mentre il corpo è chiamato Rosa. Rosa in arte e artigianato, Rosa virtuosa di quel mestiere antico. Leggi il seguito di questo post »

Ricordo della Presidente AIB e redattrice di «incroci»

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

“La cura”: basterebbe il titolo di una nota canzone del suo autore preferito, Franco Battiato, per ritrovare il senso del passaggio terreno di Maria, spentasi un mese fa, dopo una dolorosa malattia. «L’angelo dei libri» l’ha definita «la Repubblica» il 2 marzo e, in effetti, tutta la sua vita è stata dedicata alla promozione dello studio e della lettura, sin da quando, mentre già operava come bibliotecaria, partecipava alla fondazione di «incroci», di cui fu redattrice fino al 2008. Nel primo numero apparve il suo saggio Per Artemisia. Note per una ricerca tra storia (dell’arte) e invenzione (letteraria): un’altra traccia rivelatrice non solo della sua curiosità culturale, ma anche della sua concezione della conoscenza come militanza civile. Riproduciamo qui l’articolo apparso il 2 marzo su «la Gazzetta del Mezzogiorno», che ringraziamo per la generosa disponibilità.

Nella Chiesa di S. Barbara dei Librai, nei pressi di Campo de’ Fiori, si legge una lapide latina dedicata ai «Confratelli di Bibliopoli finché alfine sia aperto il libro dell’eternità». La conosceva bene Maria Antonietta Abenante che nella Città Eterna ha potuto leggere le sue ultime pagine, prima che una terribile malattia, con cui ha lottato duramente due anni, ne fiaccasse anche la vista e infine le spegnesse il respiro, nella tarda sera di giovedì 28 febbraio 2019. Di libri ella aveva riempito la sua vita, dagli anni del liceo in provincia di Crotone, dove era nata il 13 aprile 1969, a quelli dell’Università di Bari, dove si era laureata in Lettere, discutendo con Grazia Distaso un pionieristico studio sulla drammaturgia di Mario Luzi. Ma chi ha avuto il privilegio di starle accanto in gioventù e per molti anni (un privilegio che deve essere pareggiato oggi da un’infinita gratitudine) sa che la sua più profonda passione era la scienza del libro, a cui era stata avviata da Pietro Sisto. Leggi il seguito di questo post »

Emmanuele Francesco Maria Emanuele, PIETRE E VENTO

Pagine, Roma 2017

 

 

 

di Achille Chillà

Pietre e vento, titolo della raccolta poetica di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, è una diade oppositiva che rappresenta regioni e ragioni dell’anima, forze in urto fra loro, stagioni della vita stessa: il vento, racchiude la metafora del moto, dell’elemento cinetico e vitale, che ingravida il mondo in viaggio perenne; al contrario, le pietre simboleggiano la stasi, il depositarsi della materia lungo il tragitto ultra-millenario della Terra ma anche, in riferimento all’esperienza umana, il solido approdo dell’uomo alla maschera sociale più adatta alla sopravvivenza. Leggi il seguito di questo post »

Basilico

 

 

 

di Valeria M.M. Traversi

Fabio Menga è nato nell’estate del 1974 nella sua amata città di Bari. Quando tornava ‘giù’ la prima cosa che faceva era una passeggiata sul lungomare, mangiando un pezzo di focaccia calda. La vita, il lavoro e, forse, anche un certo richiamo campestre lo avevano portato da molti anni ormai nella provincia di Siena dove ha letteralmente conquistato il cuore di studenti e colleghi delle scuole medie in cui ha insegnato Lettere con il suo entusiasmo, le sue idee e i suoi progetti sempre sostenuti da un altissimo senso del dovere e da un profondo rispetto per l’insegnamento. Una terribile malattia lo ha portato via il 5 novembre 2018. Il vuoto che ha lasciato è grande, ma solo apparente, perché la sua energia costruttiva, solare, propositiva continua a vibrare come sua eredità più vera e più autentica tra tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Un seme di questa sua rinnovata presenza è già nel sogno di un’amica e collega di antica data, offerto a «incroci» in forma di racconto. 

Oggi posso dormire qualche minuto in più, non ho l’ansia della prima ora. Sono passate da poco le sette e il profumo del caffè mi ha raggiunto fin sotto le coperte, mi stuzzica le narici, vorrebbe invitarmi al risveglio, ma non riesce a tentarmi fino al punto di farmi rinunciare al tepore del letto. Leggi il seguito di questo post »

Angelo Inglese, SI CHIAMERÀ ANGELO!

Sillabe, Livorno 2018.

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

Com’è noto, in Italia, e soprattutto in Puglia, la banda ha costituito a lungo, e fino a tempi recenti, il veicolo più efficace per la diffusione popolare della musica, per l’educazione all’ascolto e per l’apprendimento strumentale; non solo gli adattamenti della musica colta, ma anche un vastissimo repertorio specificamente composto per le bande sono stati per secoli la colonna sonora dei nostri territori, e non di rado dalle fila di questi complessi orchestrali sono usciti talenti destinati alla fortuna dei conservatori e della musica sinfonica, lirica o jazz. La copertina del libro di cui parlo in queste righe, oltre a restituirci un ritratto di colui cui si rende omaggio, il direttore e compositore molfettese Angelo Inglese senior (1918-1990), è anche una metafora di quello che la banda ha significato nell’Otto-Novecento: un intreccio carnale fra l’arte e la città, in cui si abolisce la distanza metafisica fra l’alto e il basso, il sublime e il mondano, e l’esperienza estetica diviene un incontro di corpi. Leggi il seguito di questo post »

Chiara Cannito, Corro

Quorum Edizioni, Bari 2018

 

 

 

 

di Francesco Brandi

Un giorno, qualcuno, in un lontano 2050, studiando sui libri di storia le vicende legate alla distruzione della Siria, terra antichissima, culla di una primissima civiltà comune Mediterranea, a sua volta origine della cosiddetta civiltà europea, che oggi ancora e stentatamente cerchiamo di costruire, dovrà riconoscere l’imperdonabile colpa delle masse di brave persone che dal privilegiato osservatorio dell’Occidente, distratte perché alle prese con le mirabolanti funzionalità dell’ultimo smartphone, con le prodezze circensi dei calciatori nella finale di Champions, con le trovate propagandistiche del più arguto dei populisti, non si sono accorti, letteralmente, dell’immane tragedia consumatasi poco di là dal mare, verso Est. Leggi il seguito di questo post »

Maria Grazia Palazzo, Andromeda

Quaderni del Bardo edizioni, Sannicola (LE) 2018.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

La classicità continua a funzionare da inesauribile matrice di narrazioni, donandoci figure mitiche che consentono in ogni tempo di traguardare la Storia con occhi sempre nuovi. L’Andromeda del titolo è il prototipo della vittima innocente. Vittima due volte: prima della scriteriata madre che si vanta di essere più bella delle Nereidi, ninfe di Poseidone; poi vittima del padre che, per conservare il regno, obbedisce al dio istigato dalle ninfe e la espone ignuda sugli scogli in balia di un mostro marino. Lì la scorge Perseo, di ritorno dalla vittoria su Medusa, ne resta incantato e la libera, a patto però di poterne fare sua sposa. Come dire, un trofeo fra gli altri.  Leggi il seguito di questo post »

Bicicletta

viaggio in versi di Giuseppe Quaranta

con un biglietto d’accompagnamento di Lino Angiuli

 

L’autore di questo speciale tour, pugliese di Valenzano (Ba), è un giovane (classe 1983) ancora estraneo alle pubblicazioni cartacee, discretamente presente su qualche blog pur essendo da tempo devoto frequentatore della scrittura poetica. Comunque sia, la sua proposta risulta essere abbastanza fresca e “fischiettante” rispetto al “comune senso” della poesia oggi circolante in Italia grazie allo sforzo di creare un ponte corporeo tra il fuori e il dentro dello sguardo.

 

 

I SENSI DEL MARE

 

Guardare il mare è lasciare la terra.

L’odore marino

mi inebria come l’arrosto

del primativo in una cisterna.

Una pianta piena di auree azzurre

sbocca dall’onda.

Mi sbatte sui piedi

a martello di fabbro

su metallo

e poi si richiude

più svelto del deserto.

Il suo movimento è uguale

al neonato dopo il taglio

del cordone; una spinta infinita.

Un brusio di sangue che scappa

tra le mani della scienza,

qualcuno da non si sa dove scalcia

e ci pedala.

Capisco che uno va in viaggio,

ramingo per la terra;

tu non puoi andare verso il mare

ma il mare è uno zingarello

che conosce e fa mosse in tempo.

 

(Monopoli – Porto Rosso)

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di Daniele Maria Pegorari

A dicembre del 2017 informavo su «incroci» 36 della pubblicazione del terzo libro di un Cantico di lode che il poeta e studioso di filosofie e religioni orientali Gianfranco Longo va componendo dal 2015, e mi addentravo in un’articolata analisi numerologica della struttura e della metrica di quella parte dell’opera. Nello scorso settembre è uscito il quinto e ultimo libro, Shalom. Dettagli d’amore per ritrovarti (Wip, Bari 2018), per lo stesso editore che appena a gennaio dello stesso 2018 ne aveva curato anche la quarta parte. Questa volta tralascio di cercare un possibile disegno che motivi l’ordine e la distribuzione delle quasi 200 lasse rimate nelle cinque sezioni, nelle diciannove sottosezioni e negli ulteriori quaranta ‘capitoli’ che le compongono e taccio di fronte alla spiazzante relazione fra i titoli, i testi e i sofisticati suggerimenti di ascolto musicale che accompagnano ciascuno di essi. Leggi il seguito di questo post »

di Marc Tibaldi

Innanzitutto poeta, ma anche sociologa, musicista, editrice, Rita Pacilio articola questa identità molteplice con grande sensibilità, valorizzando la propria visione trasversale e concatenante. Le sue poesie e i suoi libri – in particolare Gli imperfetti sono gente bizzarra – sono stati tradotti in francese, spagnolo, arabo, rumeno, greco e hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Quali sono stati i primi tuoi riferimenti di scrittura? Riesci a ricostruire a posteriori una genealogia?

Grazie a una bravissima insegnante, fin dalle elementari, mi sono appassionata ad Aldo Palazzeschi, e attraverso la sua poesia mi sono resa conto che la parola può essere arricchita di tanto senso emotivo, che è l’espressione più bella della musicalità insita nella natura e nel nostro corpo. Gli amori di scrittura degli anni successivi sono stati Pavese, Gatto, Cardarelli, e poi, fondamentale, è stato l’incontro con la sensibilità estrema di Dino Campana. Non riesco a trovare una genealogia tra la mia ricerca attuale e le letture di formazione. Attraverso lo studio della storia della letteratura mi sono lasciata rapire da scrittori e poeti molto distanti, da Shakespeare ad Artaud. Sento che dietro di me c’è un insieme molto diverso di riferimenti. Per esempio, penso che Pascal pur non essendo ricordato come poeta abbia fatto vera poesia, le lettere alla sorella Jacqueline, hanno una forte temperatura poetica, così pure le lettere di Grazia Deledda a Luigi Albertini, la stessa poesia che ritrovo nelle lettere di Kafka a Milena, dove ogni frase è visionaria. La poesia, per me, non è esclusivamente il verso, la metrica, e proprio da queste riflessioni ho concepito L’amore casomai, dalla possibilità di vedere la poesia nella costruzione sintattica della prosa, tenendo anche presente la ricerca di Caproni, Sanguinetti e altri che hanno spostato l’attenzione sulla prosa poetica. Leggi il seguito di questo post »

Francesco Tateo, PONTANO POETA

Edizioni del Rosone, Foggia 2017

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Francesco Tateo, per molti anni docente di Letteratura Italiana nella Facoltà di Lettere di Bari, che ha guidato a lungo come preside, ha da poco dato alle stampe un nuovo, stimolante volume dedicato all’umanista Giovanni Pontano. Lo studioso, com’è noto, ha concentrato i suoi interessi proprio sul periodo umanistico-rinascimentale e una nota del volume in questione ricorda che i suoi interventi pontaniani risalgono già al 1969, quando ha curato un’edizione critica del De magnanimitate, per l’Istituto Nazionale di studi sul Rinascimento. Ora, dunque, con questo Pontano poeta, che reca un esplicativo sottotitolo, Carmi scelti e frammenti con traduzione italiana, ha aggiunto un’altra tessera al mosaico dei suoi studi. In questo modo, ha messo in gioco non solo la sua indiscussa perizia di studioso, ma anche il suo orecchio di traduttore e di versificatore, affrontando una sfida non semplice. Leggi il seguito di questo post »

Onofrio Pagone, IO NON HO SBAGLIATO

Giraldi, Bologna 2016.

 

 

 

 

di Chiara Cannito

Un’affermazione dura perentoria, decisa, che durante la lettura del romanzo si comprende, motiva e sostanzia. La protagonista che Onofrio Pagone racconta magistralmente compie delle scelte nella sua vita che mai rinnega, mai ricusa, mai rimpiange. Io non ho sbagliato è tante cose insieme: tranche de vie, romanzo di formazione, autobiografia. È forte e fragile come la protagonista, sofferto e sorprendente nello stile, tenero e terribile nella trama. Giocando tra queste ossimoriche emozioni, si dipana la storia di una giovane rumena che scappa, incinta, dal suo paese per dare un futuro migliore a se stessa e al figlio nella città di Bari, dove già vive sua madre. E qui inizia il dramma. È una narrazione che mette i brividi, fa riflettere, apre il cuore, ma anche la mente. Tutto è racchiuso in quegli occhi della copertina: che aggrediscono con la loro dolcezza, che ti sfidano con la loro fragilità, che ti braccano con la loro muta richiesta di aiuto. Prova Pagone, e vi riesce bene, a contaminare generi e linguaggi, immagini oniriche e impietosi interni.

Proviamo a percorrere adesso la trama del romanzo descrivendola per ‘quadri’. Ad accompagnarci in questo tour è Marc Chagall.

Il violinista – 1911 Dusseldorf, olio su tela

Primo quadro: Il violinista, ovvero l’infanzia rubata.«Quella volta con Gheorghe fu bellissimo. Sentivo il vento nelle mie orecchie ed era come una voce amica che sussurrava […]. Nulla poteva presagire cosa ci sarebbe successo». Il violino che era stato per la giovane donna metafora di un amore adulto, capace di ridisegnare i destini incrociando vite e intrecciando sogni, si rivela un’illusione. La voce del violino getta la maschera: era bugiarda. False e ipocrite quelle dichiarazioni di amore eterno. Archiviata l’infanzia la giovane donna si trova a pensare il suo essere mamma. Contro tutti e contro tutto. Leggi il seguito di questo post »

QUASIMODO GIORNALISTA: UN’OCCASIONE DI RILETTURA NEL CINQUANTENARIO DELLA MORTE

 

di FRANCO  TRIFUOGGI

L’inevitabile concentrazione dell’attenzione generale sul cinquantesimo anniversario dei movimenti del 1968, ha fatto dimenticare, purtroppo, che quello è stato anche l’anno della morte di Salvatore Quasimodo. Prima che si chiuda il 2018 «incroci» vuole ricordare il grandissimo poeta siciliano con la presentazione di un libro di Carlangelo Mauro che del Premio Nobel 1959 è attualmente uno dei massimi studiosi italiani.

L’attività giornalistica di Salvatore Quasimodo presso il settimanale «Tempo», nella rubrica “Colloqui” dal 1964 al 1968, ha trovato in Carlangelo Mauro con il volume Rifare un mondo. Sui “Colloqui” di Quasimodo (Sinestesie, Avellino 2013) un interprete attento, puntuale ed incisivo. L’autore ha curato anche le edizioni integrali dei Colloqui (L’Arca e l’Arco, Nola 2012) e de Il falso e il vero verde (Sinestesie, Avellino 2015), gli scritti giornalistici di Quasimodo apparsi sul settimanale «Le Ore» dal 1960 al 1964. Mauro, autore di apprezzati studi sulla poesia petrarchista del Cinquecento e di lucidi saggi su poeti contemporanei come Fontanella, Volponi, Piersanti, Neri, Cucchi, De Angelis, ha colmato, così, una lacuna (scarsa, infatti, l’attenzione della critica sul Quasimodo giornalista e prosatore, tranne che sui Discorsi sulla poesia), mediante un regesto limpido ed esauriente degli interventi del poeta, sollecitato dai lettori, «su un’ampia gamma di argomenti culturali, sociali, letterari e artistici» caratterizzanti un periodo di «mutamenti epocali nel costume, nella cultura, nelle ideologie, nella politica». Se la parte più cospicua degli interventi riguarda i problemi dei giovani, la contestazione studentesca, il movimento beat, ampio spazio è tuttavia riservato alla questione dell’emigrazione dal Sud al Nord della Penisola, alle evoluzioni del costume nel settore della moda, della società, della condizione della donna, ai problemi posti dall’automazione e dalla cibernetica, e ad altri temi di attualità. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Lavorare manca

 

anno XIX, numero 38

luglio-dicembre duemiladiciotto

 

 

 

 

Da sempre, anche sotto forma di biblica condanna (“lavorerai col sudore della fronte”), la ‘fatica’ è considerata elemento consustanziale rispetto alla vita umana, tanto che la sua assenza o carenza viene ritenuta, a giusta ragione, causa di squilibri individuali e sociali, come del resto possiamo quotidianamente verificare in questa fase della vita nazionale, segnata dall’appannamento dello stesso concetto di lavoro, evidentemente determinato dalla svolta neoliberistica dominante da decenni, sotto forma di inguaribile crisi.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 38

Nefeli Misuraca, LA SOLITUDINE MAESTOSA. POESIE

prefazione di Guido Oldani, introduzione di Rita Pacilio, La Vita Felice, Milano 2018

 

 

 

 

di Giovanni Laera

La solitudine maestosa è l’opera prima di Nefeli Misuraca, dottoressa di ricerca in letteratura e docente in diverse università tra l’Europa e l’America. Si tratta di un esordio ponderato, consapevole, capace di offrire molteplici spunti di riflessione a chiunque voglia esplorarne in profondità il testo poetico. Non possiamo che concordare, dunque, con Guido Oldani che nella prefazione al volume parla di una raccolta «non accidentale, ma costruita su poesie che hanno un senso comune di appartenenza». Leggi il seguito di questo post »

Giovanni Verga, NOVELLE RUSTICANE

Edizione critica a cura di Giorgio Forni

Fondazione Verga / Interlinea, Novara 2016

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Per gli studiosi e gli appassionati di Giovanni Verga si tratta di un evento davvero importante: ci riferiamo alla pubblicazione dell’edizione critica delle Novelle rusticane, da poco in libreria per i tipi della casa editrice novarese Interlinea, a cura di Giorgio Forni, ricercatore dell’Università di Messina. L’iniziativa rientra nella nuova serie di volumi progettati per l’Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, a cura della Fondazione Verga di Catania. Leggi il seguito di questo post »

Francesco Granatiero, VARDE.

POESIE IN DIALETTO GARGANICO DI MATTINATA

Aguaplano, Passignano sul Trasimeno 2016

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Un caso davvero singolare di ricerca in quella lingua etnico-mitica che è il dialetto la offre ormai da molti anni Francesco Granatiero, originario del paese garganico di Mattinata. Succede poi, però, che tale ricerca è resa drammatica dalla dislocazione geografica dell’autore, trasferitosi fin dalla giovane età nell’universo urbano e industriale di Torino, cioè in una realtà quanto più lontana, per natura e cultura, dalla sua provenienza meridionale e contadina. Non si spiegherebbe altrimenti quel suo lessico che sembra inghiottire nei suoi suoni arcaici e misteriosi l’eco di un passato ancestrale, rivelando di quanto sforzo, di quanto sismico scuotimento psicologico deve essere capace l’immaginazione del singolo per resuscitare i fantasmi di un altrove che la coscienza è costretta a nascondere. Leggi il seguito di questo post »

 

Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la sesta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est.

Come ogni anno, lo scopo del concorso è quello di promuovere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese e di favorire l’accesso alla pubblicazione di scrittori impegnati su tematiche sociali.

È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita.

I manoscritti dovranno essere invitai entro il 31 gennaio 2019 a questo indirizzo: info@pietreviveeditore.it mettendo in oggetto: LUCE A SUD EST, e accompagnando il testo con la scheda di adesione scaricabile, insieme al bando, sul sito di Pietre Vive. Leggi il seguito di questo post »

Francesca Della Toffola, Accerchiati incanti

Edizioni Punto Marte, Borgo San Vittore gennaio 2018.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

«La ragione è nemica d’ogni grandezza: la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola», afferma Leopardi nello Zibaldone (p.93). E dopo parecchie altre pagine: «L’arte non può mai uguagliare la ricchezza della natura» (p.189-190). I tre elementi (ragione, natura, arte) messi a confronto in questi “pensieri” tornano ancora una volta a sfidarsi in un rapporto dialettico, e con un esito artistico che il poeta recanatese non poteva certo immaginare, in questo libro fotografico. Ammesso sia vero che l’arte non può superare la natura, è altrettanto vero che non smette mai di provarci, di competere con essa. Anche se spesso esagera e prevarica, scartando l’arte e affidandosi unicamente alla tecnica, l’essere razionale che è l’uomo ha assolutamente bisogno di questo sforzo. Leggi il seguito di questo post »

Antonio Lillo

LA NOSTRA VOCE NON SI SPEZZA

Stilo Editrice, Bari 2018.

 

 

 

 

di Giovanni Laera

Alcuni lettori accoglieranno con stupore la notizia che il nuovo libro di Antonio Lillo non è una raccolta di poesie. Lillo ha saputo costruirsi negli anni una meritata fama di poeta, cui va aggiunto il lavoro da direttore editoriale di Pietre Vive, giovane e preziosa realtà dell’editoria pugliese. La nostra voce non si spezza segna un nuovo corso nella carriera letteraria di questo scrittore. La poesia viene infatti momentaneamente messa da parte per la prosa di nove brevi – talora brevissimi – racconti da leggere tutti d’un fiato e poi rileggere con attenzione, per comprendere appieno quelle voci che chiedono asilo ai nostri sogni di lettori. Leggi il seguito di questo post »

Anita Piscazzi, ALBA CHE NON SO

CartaCanta, Forlì 2018

 

 

 

 

di Giovanni Laera

   «Di che è mancanza questa mancanza, / cuore, / che a un tratto ne sei pieno? / di che?», si chiedeva Mario Luzi in Sotto specie umana. Questi versi interrogano anche il cuore di Anita Piscazzi e di tutti i lettori del suo ultimo libro di poesie Alba che non so, vincitore del Premio InediTO – Colline di Torino 2017. Un cuore insaziabile, grondante di tenerezza, quello dell’autrice, ma anche un cœur volé, rubato e rimbaldianamente ferito dalla tragicità dell’esistenza. Come agire, allora? Cosa cantare in questa disperata ricerca dell’altro «dentro tutte le disarmonie del mondo»? Leggi il seguito di questo post »

Mariella Sciancalepore, TERGIVERSO. PAROLE NEI CORRIDOI

Grecale Edizioni, Bari 2018

 

 

 

 

di Giovanni Laera

L’ultima raccolta poetica di Mariella Sciancalepore, insegnante e cercatrice di poesia, si addentra nei corridoi della malattia, esplorando con sincerità ogni meandro, ogni singolo cantuccio di dolore. In questa audace operazione gli occhi della poetessa restano aperti, la lingua non teme l’espressione franca, i piedi – benché esitanti – non cessano di andare.

   L’autrice è anche insegnante certificata del Metodo Caviardage, che consente di ricavare una poesia da una pagina di testo annerendo le parole che non vengono usate nella composizione poetica. Tale metodo, che pure in Tergiverso cede il passo alla poesia tradizionale, torna utile in chiave critica per analizzare i versi e il linguaggio dell’intera raccolta. È come se la poetessa, partendo dalle pagine della propria vita, avesse annerito la moltitudine di parole che vorticano nei pensieri angosciosi del malato, riducendo la lingua alla scarna essenzialità del dettato poetico. Leggi il seguito di questo post »

Antonio Tricomi, CRONACHE LETTERARIE

Galaad, Giulianova (TE) 2017

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Un nuovo libro di Antonio Tricomi, docente di Letteratura all’Università di Urbino, è sempre benvenuto per il carattere criticamente provocatorio della sua scrittura, caratterizzata anche da una sintassi che sorprende per le sue stratificazioni argomentative densamente strutturate. Il suo è un tipico esercizio di critica militante, impegnata a collegare i libri analizzati con la vita e con la storia circostanti per cavarne la temperatura culturale dei tempi correnti e per sapere se c’è un futuro migliore per la letteratura (è da dire che Tricomi è anche dedito alla critica cinematografica, altra sensibile cartina al tornasole). Leggi il seguito di questo post »

Sandra Lucente, ITINERARI MATEMATICI IN PUGLIA

Giazira, Noicattaro 2016

 

 

 

 

di Pasquale Vitagliano

«E mi sono condotto di conseguenza. La nozione di Dio mi sembra una nozione infima, e volgare quanto quella di un triangolo. Dio o un triangolo per me sono uguali. Mi impongo di dimostrarli e poi me ne lavo le mani», sono le parole provocatorie del filosofo Manlio Sgalambro (Etica del capriccio, in «MicroMega», supplemento al n. 1/97). Tradotte in termini più devoti potremmo dire che, sì, Dio è proprio come una figura geometrica, un triangolo appunto; esiste ma non possiamo toccarlo materialmente. E il poeta Leonardo Sinisgalli (Natura calcolo fantasia in «Pirelli», IV, n. 3, giugno 1951) scrive che «la Scienza e la Tecnica ci offrono ogni giorno nuovi ideogrammi, nuovi simboli, ai quali non possiamo rimanere estranei o indifferenti, senza il rischio di una mummificazione o di una fossilizzazione totale della nostra coscienza e della nostra vita. […] Scienza e Poesia non possono camminare su strade divergenti. I Poeti non devono aver sospetto di contaminazione. Lucrezio, Dante e Goethe attinsero abbondantemente alla cultura scientifica e filosofica dei loro tempi senza intorbidare la loro vena. Piero della Francesca, Leonardo e Dürer, Cardano e Della Porta e Galilei hanno sempre beneficiato di una simbiosi fruttuosissima tra la logica e la fantasia (…»). Leggi il seguito di questo post »

Daniela Marcheschi (a cura di), LETTERATURA E PSICANALISI

Marsilio, Venezia 2017.

 

 

 

di Claudio Toscani

Avviene all’apparire delle intelligenze più vivide e attive oltre che culturalmente laminate da anni di vaste letture e diramate conoscenze, che ribadite convinzioni e attestati percorsi vengano rivisti o ridimensionati. Questa la più manifesta cifra del libro che raccoglie gli Atti di un convegno internazionale, tenuto a Lucca tra il 24 e il 25 febbraio 2012, promosso dalla Fondazione Dino Terra sui rapporti tra Letteratura e Psicanalisi, sotto la direzione scientifica della saggista Daniela Marcheschi, che ne ha poi curato la pubblicazione. Leggi il seguito di questo post »

Stefano Lanuzza, ’900 OUT. SCRITTORI ITALIANI IRREGOLARI

Fermenti, Roma 2017.

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Come esiste una letteratura coralmente riconosciuta e gratificata, così ne esiste un’altra specie, in Italia, emarginata e innamorata dell’oblio. Destini diversi che decidono quanto un autore pesi sulla bilancia del critico e nel portafoglio dell’editore. È una dimostrazione, anche, di quanto l’abilità nel sapersi adeguare a formule stereotipate (magari suggerite dalle fiorenti scuole di scrittura) e nel cogliere opportunità di successo immediato, legato alle dinamiche di mercato, abbia il suo peso nel farsi amare dalla Fama. Leggi il seguito di questo post »

Carlangelo Mauro, LIBERI DI DIRE. SAGGI SU POETI CONTEMPORANEI (seconda serie)

Edizioni di Sinestesia, Avellino 2017

 

 

 

 

di Carlo Cipparrone

Liberi di dire, il più recente libro di Carlangelo Mauro, è una raccolta di saggi dell’estensione di circa trecento pagine, riguardante quattordici poeti contemporanei di diversa età e tendenza, pubblicato nella collana “Biblioteca di Sinestesie” in prosecuzione al progetto dell’autore di riunire i propri scritti critici sulla poesia (sparsi in riviste e atti convegnistici), concretizzatosi nel 2013 con l’avvio di un primo libro dal medesimo titolo, edito dalla stessa editrice. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Concerto

 

anno XIX, numero 37

gennaio-giugno duemiladiciotto

 

 

 

 

Per quanto arduo e complicato, sarebbe invece il caso di tentare un’inversione di rotta, prendendosi la briga di frugare in cerca di qualche sia pure elementare certezza (‘minima moralia’, se si vuole), che possa fungere da lampara dentro il crepuscolo delle idee.

Un dialogo abbastanza praticabile ‒ ad esempio ‒ ci pare essere quello che da sempre intercorre tra musica e letteratura, laddove entrambe queste manifestazioni siano sostenute dalla necessità di esprimere l’umano troppo umano che cerca di dirsi e di dire. Intorno a questo dialogo e alla sua concertazione si è andato costruendo questo numero di «incroci» (la parola stessa lo dice!) all’insegna del consueto modulo interattivo che da sempre ne costituisce e rappresenta lo stigma.

 [dall’editoriale]

 sommario ed editoriale del numero 37

Luigi D’Alessio, Louis

postfazione di Valentino Fossati, RPlibri, San Giorgio del Sannio 2017, pp. 112

 

 

 

 

di Giovanni Laera

Il protagonista eponimo di Louis, ultimo lavoro poetico di Luigi D’Alessio, è un nullafacente. O meglio, Louis è il tipo di nullafacente che tutti noi vorremmo conoscere. La sua unica occupazione consiste nel restaurare l’inconscio, mentre vaga da un bar all’altro o fotografa porte chiuse, innamorandosi perdutamente di una donna che è un sogno in carta ed ossa. Un detective selvaggio sulle tracce di libri, arte e musica, un funambolo della parola, un abitatore del tempo. Di lui, come dell’autore, non si conosce l’età.

   Louis prende il nome dal Louis Waters del romanzo Le nostre anime di notte di Kent Haruf, da cui D’Alessio trae anche i numerosi «Louis disse, Louis andò…» sapientemente sparsi nel libro. Ma è la poesia ad avvicinare Luigi a Louis, alimentando il confronto tra l’autore e il suo personaggio. Un rapporto, il loro, più simile all’apprendistato che alla semplice amicizia. Perché Luigi e Louis si nutrono entrambi di versi altrui e lo fanno all’interno di una dinamica intertestuale fitta e manifesta, in cui la citazione si configura come polo di attrazione e insieme sviluppo della vicenda narrata. Saranno dunque i diletti Corso, Eliot, Montale, Kemp, Rosselli, Cvetaeva a scandire il rapporto amoroso tra Louis e la sua donna e, contestualmente, il dialogo che si stabilisce tra il protagonista e l’io narrante. Leggi il seguito di questo post »

 

LA FIASCA ROTTA DICE: NON MI AVETE FATTO NIENTE.
“IL BUIO E L’IBISCO”, IL NUOVO LIBRO DI DAVIDE RONDONI

In occasione di un «aperitivo con Davide Rondoni» domenica 29 aprile, ore 11,30, presso la libreria di poesia Millelibri (Bari, via dei Mille, 16) in cui l’autore leggerà “Il buio e l’ibisco. Parole per la fiasca rotta del Maestro di Forlì” (CartaCanta, Forlì 2017), pubblichiamo una nota interpretativa di Daniele Maria Pegorari.

Uno dei libri di Rondoni che più ho amato è quel Compianto, vita (Marietti, Genova-Milano 2004), ispirato a un suggestivo gruppo marmoreo in terracotta, rappresentante la deposizione di Cristo, opera di Niccolò dell’Arca (noto anche come Niccolò da Bari, 1435 ca.-1494) e conservato nel centro di Bologna, nella Chiesa di Santa Maria della Vita. Il poeta romagnolo torna oggi a dedicare i suoi versi a un’opera d’arte, una misteriosa e anonima natura morta dipinta probabilmente fra il 1615 e il 1620 ed esposta nella Pinacoteca civica dei Musei San Domenico a Forlì. Ci sono almeno un paio di analogie fra le due intense operette ‘d’occasione’, per così dire, di Rondoni: la prima è che entrambe le opere d’arte paiono custodire il segreto di un dolore che la forma sa esprimere con forza eppure rinvia a una zona perennemente esplorabile, mai acquisita una volta per tutte. La scena sacra di Niccolò, quasi sulle soglie del cosiddetto Rinascimento (una nozione culturale, in fondo, piuttosto ideologica e fuorviante), vede alcune delle sei figure contorcersi nell’indicibilità del lutto, resistendo all’imperativo dell’armonia e della sublimazione, che sarà invece il tratto fondamentale del secolo che verrà; il fiasco dal collo malamente spezzato e dallo spesso cordame come impazzito e ingovernabile pretende che si immagini un passato di violenza o di errore (l’oggetto sarà stato scagliato o sarà sbadatamente caduto di mano) che sfugge al controllo accademico della composizione da studio. Leggi il seguito di questo post »

Joseph Tusiani

IN UNA CASA UN’ALTRA CASA TROVO

Bompiani, Milano 2016

 

 

 

 

di Francesco Giuliani

Dal 1988 al 1992 Joseph Tusiani ha dato alle stampe, per i tipi di Schena di Fasano, una trilogia narrativa autobiografica. I tre volumi, intitolati rispettivamente La parola difficile, La parola nuova e La parola antica, formavano un corpus di circa mille pagine, offrendo un’imponente e significativa testimonianza degli effetti prodotti sul protagonista e sui suoi familiari da un evento dirompente e insieme persino banale, almeno in certi periodi e in certe aree geografiche, quale l’emigrazione. Sono dei libri che ancor oggi si leggono con interesse, ma che, nello stesso tempo, presentano dei vistosi difetti, rappresentati soprattutto dall’eccesso di notizie e di informazioni, che portava Tusiani ad affiancare dati rilevanti a pagine di interesse esclusivamente familiare o locale, che talvolta davano persino l’impressione di immodestia e di gratuita ostentazione. Tra tante parole, insomma, si perdeva il senso dell’operazione, il motivo per il quale un compito e raffinato intellettuale come Joseph Tusiani aveva scelto di rivolgersi al lettore. Leggi il seguito di questo post »

ILARIA CROTTI, Lo scrittoio imaginifico. Volti e risvolti di d’Annunzio narratore

Avellino, Edizioni Sinestesie, 2016

 

 

 

 

di Paolo Leoncini

Il libro di Ilaria Crotti si pone tra i più significativi contributi dannunziani degli ultimi decenni. Raccoglie sei saggi, di cui cinque pubblicati tra il 1991 e il 2013, in riviste e in volume, ed uno inedito: Promenades visive e itinerari stilistici dei notturni veneziani («… i ben quattro attraversamenti di Venezia [nel Notturno], processioni luttuose che privano la forma promenade dei suoi tratti culturalmente ameni e socialmente dilettevoli per convertirla in una sorta di processione misterica, di sacra rappresentazione e di danza macabra», p. 141): il primo, Per una retorica dello sguardo, del 1991, e l’inedito, costituiscono uno dei nuclei della finissima perlustrazione della studiosa, su un ambito interagente e complesso, come quello dannunziano: il nucleo dello sguardo, della percezione visiva; l’altro nucleo è costituito dai sondaggi ipo-intertestuali sulla citazione e sull’autocitazione: entrambi i nuclei (il ‘visivo’ e la ‘citazione’) sono sottesi da riconoscimenti nettamenti sincronici: lo cogliamo già nella nota incipitaria, quando l’Autrice afferma che «Una delle problematiche più avvertite investe i nessi […] tra l’eclatante esordio narrativo del Piacere e lo sperimentalismo della prosa notturna, nell’ipotesi di lavoro che lo sguardo autoanalitico e atemporale dello scriba egizio [nell’incipit del Notturno] e la sua ‘arte nuova’ animino già le forme dell’attenzione spasmodica onnivora che persegue (e perseguita) la sagoma di Sperelli» (p.9). Leggi il seguito di questo post »

rotativa1

di Carmine Tedeschi

 

Ambra Simeone, Opinionistica, Limina mentis, Villasanta, 2017

Versi lunghi, andamento monologante a tratti autistico, ritmo prosastico e colloquiale, insistente ritorno sopra uno stesso argomento: questi i tratti che balzano subito all’occhio in prima lettura. Sembrano inviti alla riflessione, invece non ci metti molto ad accorgerti che ti sta arrivando qualcosa di corrosivo dietro quel parlare innocente, per frasi fatte e concetti stracotti. L’ironia, il sarcasmo sono i toni dominanti. I bersagli in primo piano sono appunto il linguaggio del conformismo quotidiano, il parlare per imprinting televisivo o per virulenze di rete; la chiacchiera nel web e la smania di apparire, purché ben in linea con filosofie d’accatto; il vuoto esistenziale non cosciente, rassegnato, privo d’angosce intellettuali; l’incomunicabilità, ma non attraverso il silenzio bensì con piogge di messaggini sui social, fatti di parole logore, prive di senso, perfettamente inutili.  Leggi il seguito di questo post »

Giuseppe Pontiggia, DENTRO LA SERA. CONVERSAZIONI SULLO SCRIVERE

Belleville, Milano 2016.

 

 

di Sergio D’Amaro

È noto che Giuseppe Pontiggia possedesse una biblioteca di 35 mila volumi. Era quel che si dice un mostro di erudizione e col tempo era diventato soprattutto un brillante dispensatore di saggezza. I suoi libri più noti, da La grande sera (1989) a Vite di uomini non illustri (1993) a Nati due volte (2000) avevano meritato i premi più importanti (Strega, Campiello, Flaiano), eppure Pontiggia non si era mai allontanato da un’idea di letteratura che rispondesse alla domanda che tanti si pongono di fronte al raggiungimento del successo: qual è il quid incomprensibile di un’opera che permette di guadagnare il favore della critica e del pubblico? Di fronte a un’opera letterariamente alta dobbiamo credere che sia il risultato di una dote naturale o di un’attenta elaborazione testuale? Leggi il seguito di questo post »

Amedeo Anelli, OLTRE IL NOVECENTO. GUIDO OLDANI E IL REALISMO TERMINALE

Libreria Ticinum, Voghera 2016

 

 

 

 

di Margherita Rimi

Il libro Oltre il Novecento contiene due interviste e sei poesie inedite di Guido Oldani e un saggio critico di Amedeo Anelli. Il tema conduttore dell’intero volume, come indicato nel titolo, è la poetica del Realismo terminale che Oldani teorizza. Nell’introduzione esplicativa, Anelli sottolinea, sin dall’inizio del saggio, la propensione al realismo del poeta che non si disgiunge dai valori etici. Così scrive Anelli: «I fatti mettono radici in una poetica realistica, in cui etica ed estetica sono in mutua tensione ed in cui il piano etico e l’indignazione morale e la reazione, anche ironica e sarcastica, sono in dominante sugli altri piani» (p. 15). Leggi il seguito di questo post »

Giuseppe Rosato, IL MARE

Di Felice, Martinsicuro (Te) 2016

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Giuseppe Rosato, in tanti anni di operosa attività poetica (sia in lingua che in dialetto), ci ha abituati al suo passo di esperto viandante esistenziale. Sappiamo che quando smette la sua penna satirica, si fa coinvolgere completamente in un’altra dimensione, fatta di profonde risonanze sentimentali e di acute inchieste memoriali. È successo, poi, che dopo la morte della sua amata consorte, Tonia Giansante, anch’ella scrittrice, Rosato abbia come di più sentito il limite del tempo, ma anche l’invito a sconfinare in un altrove che tende inutilmente a voler assumere una sembianza riconoscibile. Leggi il seguito di questo post »

La “Medea” di Andrea Cramarossa: 

un’ipergeometria delle relazioni.

 

di Fabiana Mercadante

Nell’imminenza del terzo anniversario della scomparsa di Nicola Saponaro, morto il 24 gennaio 2015 all’età di settantanove anni, pubblichiamo la recensione classificatasi al secondo posto del Premio di Critica e Storia del Teatro under 35 intitolato alla memoria del grande drammaturgo; l’iniziativa era stata fortemente voluta dal cutamc (Centro interuniversitario per il Teatro, le Arti visive, la Musica e il Cinema) dell’Università di Bari, dall’Associazione “Attraverso lo spettacolo” e dalla Biblioteca del consiglio regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo” (che custodisce il prezioso Archivio privato donato da Saponaro). L’autrice, Fabiana Mercadante, è direttrice artistica di “Flooding lab – Collettivo di sperimentazione sulla narratività e i linguaggi della contemporaneità”. Il blog di «incroci» aveva già ospitato la recensione di Irene Gianeselli classificatasi al primo posto della sezione “Recensione”, mentre nel prossimo fascicolo della rivista (giugno 2018) apparirà il saggio di Marica Mancini risultato vincitore nella sezione “Saggio inedito sulla storia del teatro”.

 

La capacità di un segno di contenere in nuce un’informazione sul suo contrario è una delle qualità più affascinanti di un atto comunicativo. In questo senso il gioco delle risonanze di un figurante visivo o sonoro sulla percezione del destinatario di un’opera teatrale viene a svilupparsi intorno alla possibilità di costruire ampi spazi di negoziazione del senso. A partire da ciò incontra stimoli lo spettatore, nell’interpretare un’opera che non offre rifugio e appiglio nella parola, ma che tesse, per il suo sentire, una pura grammatica del suono e una corpometria dello spazio. È il caso della Medea del regista barese Andrea Cramarossa, un’opera che rinunciando al potere della parola, ci pone di fronte all’irruzione del logos (e del linguaggio che lo incarna) entro la logica del corpo e delle percezioni, per ridefinire tempi e modalità espressive del gesto, del suono e soprattutto dello spazio. Leggi il seguito di questo post »

Carlo Di Lieto, Chi ha paura della psicoanalisi?

Genesi Editrice, Torino 2016

 

 

 

 

di Antonio Filippetti

Il titolo di questo nuovo saggio di Carlo di Lieto è di per sé particolarmente intrigante e sulle prime addirittura fuorviante; esso infatti sembra per così dire voler giocare sulla scienza freudiana e invece è un attento e lucido esame della letteratura italiana analizzata appunto col registro della esegesi psicanalitica. Il titolo è in realtà un ‘espediente’ letterario in quanto rimanda a un famoso testo teatrale di Edward Albee, Chi ha paura di Virginia Woolf, laddove il nome stesso della grande scrittrice viene accostato al lupo della famosa filastrocca. E quasi per esorcizzare un’oscura prevenzione, anche il lettore viene invitato a non avere timore di affrontare l’analisi critica della letteratura da un’‘altra’ visuale; Di Lieto ci propone cioè un’interpretazione particolarmente stimolante e per molti aspetti inedita. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

Utopìa

 

 anno XVIII, numero 36

luglio-dicembre 2017

Un’intera generazione di scrittori in questi anni sta toccando la soglia dei settant’anni […]. Perlopiù gagliardi signori ed eleganti signore in buona forma, i settantenni d’oggi paiono esprimere, con la loro protratta giovinezza, il sogno che li ha accompagnati a vent’anni: quello di un mondo migliore, più democratico, più dinamico, più moderno, che si sarebbe realizzato con una pacifica rivoluzione. Una rivoluzione dei costumi e della cultura che quei giovani andavano realizzando (o credevano di realizzare) a partire dal ‘maggio odoroso’ del Sessantotto e dal decennio successivo.

Per questo augurare ‘buon compleanno’ a quelle donne e a quegli uomini – e in particolare a coloro che hanno affidato la forza della loro utopia alla scrittura creativa, alla ricerca e all’insegnamento – significa anche parlare del Sessantotto, di cui per tutto il 2018 si ricorderà il cinquantesimo anniversario.

 [dall’editoriale]

 

Cesare Viviani, OSARE DIRE

Einaudi, Torino 2016

 

 

 

 

di Claudio Toscani

Provoca sin dal titolo, Cesare Viviani, in quest’ultima sua raccolta: Osare dire. Perché si mette nella posizione di chi azzarda la parola poetica come nudo nome di fronte all’ostentata eloquenza del mondo, di chi ci ricorda il silenzio dell’universo al di sopra del nostro frastuono quotidiano, di chi oppone la parte oscura, segreta, del segno creativo e della scrittura, a tutte le inesorabili rivelazioni della scienza e della tecnica.

Parecchio osa dirci Viviani: se non di nuovo, di inatteso; se non di ignoto, di dimenticato; se non di perturbante, di ultimativo. Talvolta ci mette l’‘io’, se può testimoniare in proprio, come per significare di esserci passato lui stesso nei frangenti pratici o ideali di cui parla; più raramente la ‘terza persona’, quasi per chiedere ad altri di collaborare al ventaglio delle enunciazioni; spessissimo il ‘noi’, un io allargato, un io a nome di tanti altri, e allora diventa filosofo e conoscitore della vita, con punti di vista sulle cose ultime, senza vanto ma per verticale ascolto della realtà, libere associazioni e connessioni di senso. Leggi il seguito di questo post »

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi 

Chiarelettere, Milano 2017


 

 

 

 

di Franco Sepe

La poesia di Franco Arminio, come del resto anche un po’ tutta la sua produzione prosastica, muove dal concreto. Precisamente dalla terra, dal corpo. Terracarne è infatti il titolo di un suo fortunato volume che presenta al lettore le sue escursioni-riflessioni di viaggiatore minimalista attratto da paesi e villaggi di un Sud che in realtà già conosce bene, luoghi in gran parte divenuti obsoleti dove non è più la miseria a regnare ma la desolazione. Autodefinitosi paesologo, Arminio, nativo dell’Irpinia orientale, ha informato la sua vita e la sua opera a un minuzioso lavoro di ricerca sul campo (“Quando voglio stare bene al mondo / io so dove andare: / devo andare in un paese a parlare / con i vecchi”, p.38), che coincide con la sua missione di cantore di una “Bellissima Italia annidata sull’Appennino” (p.21). Un’Italia che si sta sgretolando sotto i colpi dell’incuria e dell’indifferenza, un’Italia che si sta spopolando (“Certi paesi diventano come quei bar / in cui campeggiano, in polverose bacheche di vetro,/ vecchie merendine: i clienti se ne vanno altrove / e il barista non rinnova la merce”, p.25). Leggi il seguito di questo post »

                                      

Bachi Dardani, Un segreto ancora

Il Nuovo Melangolo, Genova, 2015, 96 pp.


 

 

 

 

di Marta Lentini

La raccolta di questo giovane genovese, da tempo a Milano, Bachi Dardani comprende 48 liriche, divise in tre parti: I miei segreti, Quotidiane e Miraggi meridiani, precedute da altre due poesie.

Il “segreto” è il motivo dominante della ricerca poetica di Dardani, il segreto da scoprire ancora, il segreto che è progetto stesso di vita, luce da perseguire, attimo da afferrare, proprio per cercare il senso stesso della vita, pur nella fatica e noia del vivere. E così il segreto ci fa intravedere l’apertura di mondi inesplorati, la possibilità di percorrere sentieri imbattuti dove ci guida solo l’immaginazione, che ci arricchisce di misteri, di miraggi, nobilitando il nostro quotidiano e dando un senso alla nostra angoscia, ma pure ci rafferma negli affetti del quotidiano, piccola ancora dove l’attimo solo si fa eterno. Leggi il seguito di questo post »

Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est.

Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali.

Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita. Leggi il seguito di questo post »

Luigi Ianzano, Spija nGele

Caputo Grafiche, Borgo Celano (Fg), 2016, 62 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Spija nGele (Scruta il cielo) è una raccolta di poesie scritte da Luigi Ianzano, docente di scienze giuridico-economiche di San Marco in Lamis (Fg), che usa l’idioma sammarchese come lingua poetica, utilizzando il metodo della grafia DAM, comunemente accettato per la trascrizione dei dialetti alto-meridionali, e corredando tutte le poesie di traduzione italiana a piè di pagina.

La novità e il fascino della scrittura di Ianzano risiedono nella sua capacità di superare con la sua poesia il quotidiano e di porsi come poeta verace, ispirato da un idioma di cui sente e esalta la sacralità, la nobilissima ancestralità, il musicalissimo e spirituale riverbero dell’animo affannato o rasserenato nel magma dell’esistenza, o ripiegato su se stesso nella ricerca del significato dell’esistenza stessa, o annegato nella ricerca dell’infinito, forse proprio quello ‘oltre la siepe’, guardando oltre ‘l’ultimo orizzonte’.  Leggi il seguito di questo post »


Per maggiori informazioni: http://www.scattidipoesia.it/

liberodelibero

Comunicato stampa

Il fuoco accende la IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’.

La rassegna che si terrà a Fondi il 30 settembre e 1 ottobre 2017. Uno sguardo sull’opera di de Libero e sulla poesia tra musica, teatro e arte

 

Saper vedere, mettere a fuoco. Una città è stata messa a ferr’e fuoco. A fuoco una vittima, la parola, la vita. Brucia qualche cosa dentro. Arde la brace delle nostre azioni, la passione accende i nostri passi. La metafora del fuoco è onnipresente nell’opera di Libero de Libero «e di cenere odora / la stanza chiusa del cuore». La fiamma della poesia è sempre accesa nell’opera che resiste al tempo. Esistere è non smettere di divampare.

Queste righe vogliono spiegare in parte perché sia stato scelto “Mettere a fuoco la parola” come slogan della IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ ideato dall’associazione “Libero de Libero”. Gli eventi si terranno tutti all’interno del complesso di San Domenico da sabato 30 settembre a domenica 1° ottobre 2017. Leggi il seguito di questo post »

Marcello Ariano, Avanzi di brace

Ed. Tabula fati, Chieti, 2017

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Man mano che avanza la lettura, una lirica tira l’altra, hai l’impressione di accelerare per correre incontro alla chiusa. Cosa che avviene solo nella narrativa più attraente. Segno inequivocabile della presenza di un’architettura ponderata, discreta ma salda, in quest’ultima svelta raccolta di Ariano.
Tre sono le componenti su cui poggia l’intero colloquio poetico col lettore e che segnano un percorso nel testo, diramandosi qua e là in aggiunte di temi intrusivi come succede alle improvvise associazioni di idee in un discorso strutturato. La prima componente è la coscienza del tempo, il suo trascorrere, la sua registrazione nella memoria in quanto vissuto, la sua rievocazione espressa nella scrittura poetica. La seconda tematica è rappresentata dai luoghi, che acquistano fisionomia reale (vengono chiamati con nomi veri) e nello stesso tempo trasognata, modificata dal filtro dei ricordi e confrontata a quella di oggi. La terza, infine, sono le persone in vario modo e in vario grado legate alla vita dell’io poetante. Leggi il seguito di questo post »

Gabriella Cinti, Madre del respiro                         

Moretti e Vitali, Bergamo, 2017, 160 pp.

 

 

 

 

di Marta Lentini

Questa raccolta di poesie di Gabriella Cinti, mitografa, saggista e voce essa stessa della poesia lirica greca, nasce forse dall’ esigenza di scavare ancor più nell’oggetto della propria inesausta e inesauribile ricerca letteraria e filosofica, non solo facendosene cantatrice appassionata, ma inglobandolo nella propria storia, e facendo così, di un vissuto che si è studiato nella sua appartenenza ad altri e antichi tempi, ad altri e mitologici saperi, il proprio vissuto, rivivificato dalla urgenza di dirsi e di rivelarsi. Leggi il seguito di questo post »

Aldo Gerbino, Comete mercuriali, piume. Taccuino poetico (2007-2015)

Algra Editore, Catania, 2016,132 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Aldo Gerbino, ovvero ‘la poesia dappertutto, perché tutto è poesia, ma la poesia non disvela il tutto’: critico d’arte e di letteratura, filosofo, saggista, e pur scienziato, docente universitario a Palemo, città dove vive e lavora, di Istologia e Embriologia, è poeta da sempre, è poeta del tutto, perché la Poesia è dappertutto, colla sua cadenza irta eppur catartica, con la sua difficile ‘dizione’, con la sua cantabilità perduta.

Poesia a volte spietata come la cronaca nera, a volte, e perlopiù, lieve come un soffio fugace, che disvela le cose facendone ritmo puro ma ‘difficile’, nel perenne contrasto tra binario e ternario, tra ‘metro’ e verso, tra silenzio e urlo, e così parole si intrecciano contro parole, quasi per togliere significato alle cose (e alle parole) stesse, e le cose sono nomi, immagini, che si fanno cavie inconsistenti di una realtà quasi parallela a se stessa, una immagine senza specchi, dove non ci si può riflettere, ma alla quale si può sfuggire attraverso un non-ritratto, creando una nuova prospettiva, quella di un’intimità diversa, autonegantesi nello scorrere quotidiano della vita: ‹‹L’inganno è nelle cose, più se quelle certe/ assodate; così più le parole che riposano/ coperte da ghiacci stellari da aguzze voci/ laccate da rancori. Parole e cose che / ripostano ad amari colloqui, incomprensioni/ solitudini, spietatezze…›› (p. 67) Leggi il seguito di questo post »

Gerardo Trisolino, Odio Ménière.

Ed. Manni, Lecce, 2017.

 

 

 

 

di Carmine Tedeschi

Emana un delicato profumo di fresco e un buon sapore casalingo da questa scrittura poetica che veicola, con uguale leggerezza, vissuto privato e tematiche di pubblico interesse.

Privo dei contorcimenti simbolistici che costringono il lettore al gioco del nascondino, privo anche dello sguardo autistico sull’io imperante in tanta lirica novecentesca, in questo snello libretto Trisolini guarda a se stesso e al proprio vissuto con occhio divertito ed ironico, e sempre in relazione a qualcuno o a qualcosa, sia nella dimensione privata che in quella pubblica.

Anche i sentimenti più intimi, come l’amore (Amore in cinque tempi, la prima lirica), prendono subito consistenza di immagini concrete, di azioni compiute o da compiere, sicché i sogni non restano sogni, ma diventano vita: consapevoli scelte di vita, atteggiamenti, comportamenti riversati nel quotidiano. Gesti consueti, ma non per questo poco significativi nel dipanarsi della vita quotidiana: «le tue mani stendono con cura/ lenzuola federe asciugamani…»; eventi minimali, come la lista per la spesa in Atti quotidiani, che tracciano il percorso di una vita costruita in due. Leggi il seguito di questo post »

rotativa1

di Antonio Lillo

 

 

FRONTIERE anno XVII, Numero 33, gennaio-dicembre 2016 (San Marco in Lamis 2016)

Frutto dell’attento e costante lavoro del Centro Documentazione sulla Storia e la Letteratura dell’Emigrazione della Capitanata (CDEC) di San Marco in Lamis (FG), presieduto da Matteo Coco, e dell’impegno di Sergio D’Amaro come direttore responsabile, «Frontiere» è una delle poche riviste italiane che si occupi di letteratura e storia dell’emigrazione. Nata nel 2000 come semestrale, dal 2007 la rivista ha un’uscita annuale, l’ultima delle quali nel 2016 col numero 33.

La rivista si segnala per la veste grafica asciutta, essenziale ma moderna. Così per le sue scelte editoriali mai scontate. L’ultimo numero, in particolare, è dedicato alle tragedie sul lavoro degli emigrati di Mattmark (1965) e Marcinelle (1956), a cui si è scelto di dare un taglio laterale, per certi versi letterario più che propriamente storiografico, recuperando e rimettendo in circolo un articolo d’epoca di Dino Buzzati abbinato a una intervista originale al cantautore Adamo, figlio di emigrati. A questi due pezzi si aggiungono alcune altre testimonianze tratte dal volume La catastròfa di Paolo Di Stefano (Sellerio): «Insomma, mio padre muore lì a 1035 metri sottoterra e quindici giorni prima nasco io al paese. Mia madre a un certo punto riceve un milione con cui si è fatta la casa, poi gli hanno richiesto indietro il milione e gli hanno pure pignorato la casa. C’è una lettera del Ministero del Lavoro del 17 dicembre 1956 dove mi dicono che mi donavano un milione come orfano. Ma potevo ritirarlo solo alla maggiore età: così se prima ci prendevo una casa come aveva fatto mia madre, nel ’77 ho potuto comprà niente più che una macchina e ho preso una Dyane 6». Leggi il seguito di questo post »

Sei mesi fa, il 9 gennaio 2017, ci lasciava, all’età di novantun anni il grande sociologo e filosofo anglo-polacco Zygmunt Bauman. «incroci» rende un piccolo omaggio alla sua memoria, con una riflessione di Anna Acquaviva intorno a uno dei nodi cruciali della sua riflessione: la destrutturazione dell’identità e delle relazioni.

di Anna Acquaviva

Zygmunt Bauman, a sei mesi dalla sua morte, lascia un vuoto intellettuale incolmabile nella società attuale, la quale necessita ancora di quell’analisi sociologica del mondo che forse solo Bauman era stato in grado di compiere. Importante e influente pensatore, lucido e analitico osservatore del nostro secolo, professore emerito di sociologia presso le università di Leeds e di Varsavia, instancabile spettatore del mondo e degli aspetti sociali che lo caratterizzano, Bauman ha sempre cercato di analizzare ‘chirurgicamente’ gli aspetti del reale e soprattutto il ruolo che gli uomini hanno assunto in relazione ad esso. Alle soglie del terzo millennio, presentò per la prima volta, in maniera compiuta e puntuale, la sua geniale quanto profetica visione, o meglio versione, della modernità, una modernità liquida (espressione che preferì a quella di postmoderno, divenuto oggetto di confusione e diffidenza), che come un liquido straborda a infettare tutto ciò che tocca. Simbolo del nostro secolo e della sua liquidità, frutto acerbo degli stravolgimenti che la modernità liquida ha portato con sé, è stato per Bauman l’uomo narcisisticamente isolato, che si presenta ancora oggi tanto evoluto quanto egocentricamente solo, incapace di riflettere lucidamente e in maniera indipendente sugli eventi che caratterizzano questi anni, essendo racchiuso nel suo ego e rimanendo schiavo delle paure nate dal contatto con l’esterno. Leggi il seguito di questo post »

è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

mare monstrum

 

 anno XVIII, numero 35

gennaio-giugno 2017

Mediterraneo, luogo mitico dall’ancipite simbologia, così come ancipite è ogni umana realtà: vita e morte vi s’incontrano e scontrano da sempre, producendo, tra l’altro, un folto immaginario capace di intrigare intensamente. Luogo che necessita di periodiche riletture e riscritture, mano a mano che le sue onde ‘incrociano’ e trasportano la storia e le storie, fino a sconvolgere le geografie. Visitata da Ulisse e da Enea, l’Italia continua ad essere terra di approdi sperati e disperati, così come la Puglia continua ad essere un braccio proteso verso Oriente, attratto da ancestrali richiami.

Come fare a non occuparsi del cosiddetto mare nostrum, che si rivela anche un monstrum (insieme meraviglioso e crudele), mentre la comunità internazionale è indotta quotidianamente a interrogarsi sulle conseguenze planetarie degli squilibri che si determinano sulle sue opposte sponde?

 [dall’editoriale]

 

Paolo Gera, L’ora prima

Rossopietra 2016

 

di Achille Chillà

Allo sguardo poetico sulla società contemporanea non sfugge un senso di horror vacui per l’ora presente, per gli intangibili veleni inoculati in forme nuove e micidiali nei tessuti indeboliti del corpo sociale. Paolo Gera nel suo L’ora prima (Edizioni Rossopietra) inforca gli occhiali del mito classico, prima di addentrarsi in una riscrittura deformante e riformante di dei ed eroi. Le categorie interpretative delle favole antiche applicate al nunc si contraggono in smorfie ora dolorose ora grottesche, per farsi tragiche, orrende e persino ciniche; lungo la scala delle dolenti note delle contraddizioni sociali ed intime dell’Homo non più Sapiens.
La lingua della raccolta sciacqua i panni in internet, accogliendo in sé la prepotenza dei termini più presenti nel gergo comune nella Rete e sui mezzi di comunicazione di massa. A patto, però, che, varcato il confine poetico, le stesse parole denuncino con la propria scabra nudità il sistema disumanizzante che le ha generate. I versi avvolgono di nuovo nitore le sillabe migranti: ‹‹ci siamo avvicinati nel fast freeze / in sacchetti di parole costrette›› (p. 8), ‹‹I like Licaone / che cucinasti carne di bambino / per smascherare un dio›› (p. 22), ‹‹e avrò un account tra i followers di Ade / un selfie con Narciso›› (p. 44).

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Da Conrad al Teatro Abeliano:
“I duellanti” con Alessio Boni e Marcello Prayer

di Irene Gianeselli

L’articolo che segue è il vincitore di una sezione (“Recensione a uno spettacolo di ampio rilievo artistico”) del Premio di Critica e Storia del Teatro under 35 “Nicola Saponaro”, intitolato alla memoria del grande drammaturgo, nato l’8 dicembre 1935 e morto il 24 gennaio 2015. Il premio, fortemente voluto dal cutamc (Centro interuniversitario per il Teatro, le Arti visive, la Musica e il Cinema) dell’Università di Bari, dall’Associazione “Attraverso lo spettacolo” e dalla Biblioteca del consiglio regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo” (che custodisce il prezioso Archivio privato donato da Saponaro), ha l’obiettivo di valorizzare gli studi di critica teatrale e di storia dello spettacolo, con particolare (ma non esclusivo) riferimento all’ambito regionale. La giuria, presieduta dalla direttrice del cutamc, prof.ssa Grazia Distaso, era poi composta Lea Durante, Francesco S. Minervini, Daniele Maria Pegorari e Maria Grazia Porcelli (per l’Università di Bari), da Maria A. Abenante e Daniela Daloiso (per “Teca del Mediterraneo”), da Waldemaro Morgese, Egidio Pani e Franco Perrelli (per “Attraverso lo spettacolo”) e da Mary Sellani (compagna del drammaturgo). «incroci» si associa alla nobile e doverosa commemorazione dell’autore (indimenticabile amico di tante nostre iniziative), accogliendo questa recensione sul blog e pubblicando altresì, in uno dei prossimi volumi, un contributo di Marica Mancini, risultato vincitore nella sezione “Saggio inedito sulla storia del teatro”.

La stoccata deve essere data. Ecco il télos della tensione che Conrad rende materico nel racconto The Duel, dato alle stampe nel 1908. Lo stile tagliente e asciutto dello scrittore penetra la Storia e anima i due ussari della Grande Armèe di Napoleone, Armand D’Hubert e Gabriel Feraud. Due vite che si compenetrano in un unicum sublimato nel racconto stesso, nell’affabulazione della carne. Una tragedia che comincia ma non finisce, e si proietta in un eterno presente che Alessio Boni, Marcello Prayer, Roberto Aldorasi (con Francesco Niccolini che ha anche tradotto e adattato il racconto), richiamano nell’impasto drammaturgico intimamente coerente de I duellanti, andato in scena dal 31 marzo al 3 aprile 2016 al Teatro Abeliano di Bari.

Si apre il sipario, l’altrove è svelato. Un medico (Marcello Prayer) sta disinfettando la ferita di un soldato (Alessio Boni). I due attori costruiscono in questa scena un prologo indiretto: la luce calda della lampada sul capo del paziente evoca l’intensità del rito e le mani esperte del medico ricuciono i lembi della narrazione. Leggi il seguito di questo post »

Il realismo terminale accende le “Luci di posizione”.

Un’antologia di Giuseppe Langella ripropone l’esigenza di un’«estrema avanguardia»

 

 

 

di Daniele Maria Pegorari

A giudicare dalla “Cronistoria” che chiude questo libro, il realismo terminale, movimento poetico fondato da Guido Oldani nel 2010 con la pubblicazione di un manifesto, ha compiuto un cammino non solo di irrobustimento delle fila, ma anche di progressiva chiarificazione teorica. Sul primo fronte vanno ricordati i numerosi poeti simpatizzanti, che raggiungono il numero di cinquantotto nell’antologia Novecento non più. Verso il realismo terminale (La Vita Felice, 2016), ma anche i teatranti, gli artisti visivi e i musicisti, i quali hanno dato vita, in giro per l’Italia, a presentazioni, mostre, concerti, spettacoli, festival e iniziative di impegno civile, ad esempio sulla dignità delle carceri e in difesa delle minoranze etniche e religiose. Sul fronte dell’approfondimento teorico vanno, invece, ricordate le tavole rotonde di Cagliari, Milano e Torino (2012, 2013 e 2014) che hanno prodotto le pubblicazioni La faraona ripiena (Mursia, 2012), il Dizionarietto delle similitudini rovesciate (Mursia, 2014) e poi gli ampi studi di Giuseppe Langella e Amedeo Anelli, apparsi rispettivamente su «La modernità letteraria» (2014) e nel volume Oltre il 900 (Libreria Ticinum, 2016), cui si aggiungerà fra non molto il mio articolo Guido Oldani e il realismo terminale (negli atti del XVIII congresso MOD Scritture del corpo). D’ora in poi costituirà una pietra miliare della riflessione l’antologia Luci di posizione, poesie per il nuovo millennio. Antologia del Realismo terminale (Mursia, Milano 2017), curata ancora da Langella, italianista insigne dell’Università Cattolica e poeta, il primo a condividere il progetto di Oldani e ad armonizzare le intuizioni antropologiche e stilistiche di questi con uno sguardo sia sociologico che storico-letterario. Leggi il seguito di questo post »

Donne d’Armenia: ricordare il genocidio a Bari


due interviste di Maria Scoccimarro

 

In occasione della Giornata della memoria del Genocidio Armeno, celebrata il 24 aprile, pubblichiamo due interviste rilasciate da altrettante esponenti della comunità armena di Bari. Come si sa, il capoluogo pugliese, per iniziativa del poeta Hrand Nazariantz, fu luogo di accoglienza di profughi, molti dei quali si stabilirono in città fondando il villaggio Nor Arax (‘nuovo Ararat’), del quale sopravvivono ancora alcune vestigia. Maria Scoccimarro, laureatasi in Sociologia della letteratura a Bari, con una tesi proprio su L’Oriente e l’Occidente nelle opere di Hrand Nazariantz, ha incontrato Nicoletta Arusiak Timurian, destinataria di alcune poesie e lettere di Nazariantz, e Kaianik Adagian, figlia di Sarkis, l’unico armeno che vive ancora oggi nel villaggio. Dalle due testimonianze si ricava un interessante spaccato della vita sociale ed economica degli armeni di Bari, nonché un ritratto anche privato del poeta che ne fu il nume tutelare.

 

Nicoletta Arusiak Timurian De Tommasi: fascino e solitudine del poeta

Nicoletta, come ha conosciuto Hrand Nazariantz?

Ho conosciuto Hrand al villaggio armeno Nor Arax di Bari: molto spesso mi recavo lì con le mie cugine, per far visita a mia nonna e ai miei zii, soprattutto la domenica, quando tutta la famiglia si riuniva.

Com’era formato il villaggio armeno e qual è stata la reazione dei baresi alla sua creazione?

Nel villaggio ogni famiglia aveva una baracca, ma dopo un po’ molti sono andati via soprattutto verso la Francia. In realtà il villaggio armeno non era molto conosciuto, anzi quasi nessuno ci conosceva. È brutto da dire ma, di fronte a tanta diffidenza, quasi mi vergognavo di essere armena. Soltanto da una quindicina di anni il nostro popolo è venuto alla ribalta, grazie a incontri, conferenze, film sull’argomento.

Che ruolo ha avuto Nazariantz per gli armeni?

Era il nostro patriarca, una figura importante. Eravamo tutti affascinati dalla sua personalità, anche i bambini gli erano affezionati per i suoi comportamenti teneri e dolci. Era uomo di grande cultura, dava molte lezioni private di francese e inglese e anche mio fratello andava spesso da lui. Era un artista a tutto tondo, dal cuore nobile, il nostro punto di riferimento; era, anzi, egli stesso la nostra Armenia, per la quale mostrava sempre una grande nostalgia. Leggi il seguito di questo post »

Andrea Vaccaro, mio grande amore
Guida Editori, Napoli, 2015, 371 pp.

 

 

 

 

di Marta Lentini

mio grande amore, romanzo ambientato a Roma, scritto nel 2006, è un’opera autobiografica di Andrea Vaccaro, scrittore e pittore, che qui si fa cantore di un grande amore, che rievoca, nel suo tragico espandersi, fino alla conclusione attesa, ma pur sempre dolorosa. L’Amore è quello di Andrea, professore di liceo, per Maura, conosciuta adolescente tanti anni prima, e vagheggiata nel suo quotidiano per sempre, fino al reincontro di tanti anni dopo, disturbato e intristito dalla scoperta di un percorso tragico di vita che l’aveva portata alla prostituzione e alla droga. Con  un linguaggio diretto e generosamente descrittivo di ogni moto interiore del protagonista, che si lega indissolubilmente a una Idea filosofica dell’esistenza, e a una visione unitaria di un perché delle cose quasi fatale, e con un andamento tra il poetico e il retorico, Vaccaro ricostruisce fedelmente la storia di un amore sognato, pensato, combattuto, che non viene quasi mai realmente agito. Leggi il seguito di questo post »

Enrico Caruso, Provocazioni minime,

diLemma Edizioni, Capurso (Bari) 2016 *

di Sara Ricci

Tacerò sulle imperscrutabili coincidenze che mi hanno portata ad imbattermi in questo “oggetto” e sulle conseguenze di tale fortuito e fortunato incontro: mai interferire con le intenzioni, dichiarate o meno, dei Tessitori Indipendenti di Trame Potenziali (TITP), categoria fortemente sindacalizzata di strenui difensori della libertà di costrizione (e costruzione). Non posso occultare tuttavia il mio stupore di fronte alla scoperta di ciò che solo in apparenza potrebbe sembrare un libro. Ne ha in effetti l’aspetto esteriore: è dotato di copertina particolarmente gradevole al tatto, leggermente ruvida. Le impercettibili increspature della carta lasciano presagire asperità di contenuti, parole che scavano nella mente del lettore gallerie infinite, con pazienza e determinazione. Parole appuntite, arrotondate, aguzze, morbide: ciascuna adatta a modellare l’immaginario, il sogno, il suono. Ha un peso specifico di 0, 405 g e un IMC (indice di massa cartacea) pari a 1,68 (non si intravedono dunque pericoli di ipertrofia dell’Io o esuberi di materiale scrittorio): per rendere l’idea siamo in ideale equilibrio tra formato tascabile – per tasche gargantuesche – ed elegante volume da portare sempre con sé per placare la sete improvvisa di poesia, che, come affermano ormai i nutrizionisti di ogni corrente filosofica, è bevanda ipervitaminica e densa di nutrienti per il corpo e per la mente e andrebbe consumata quotidianamente in quantitativo non inferiore ai 500ml/Kg. Inoltre, il rivestimento esterno, di un bel colore neutro ma non neutrale, si adatta a tutte le stagioni e a tutti gli stili senza alcun problema di abbinamento. Una forma geometrica troneggia sulla copertina, criptico indizio, oscura premonizione: un esagono che reca, sulle sue facce, frammenti di versi, scintille di parole.

Apro il volume e scopro che la forma riappare, colorata, piena, vitale: contenuta, o meglio tenuta a freno da solchi nella carta che fungono da sostegno. Leggi il seguito di questo post »

Il ritorno alla fisicità e l’illusione della leggerezza.
Intervista a Tommaso Pincio

 

 

a cura di Anna Acquaviva

Dodici e-mail, un aereo, due bus, una valigia azzurra, un registratore, un taccuino, un foglio con delle domande; un bar, un caffè, una cioccolata calda, una ragazza, uno scrittore e poi Roma, la città eterna. La mia intervista a Tommaso Pincio è il risultato di una prima corrispondenza epistolare nata via e-mail con lo scrittore, il quale ha accettato con estrema gentilezza di incontrarmi per questa chiacchierata, svoltasi a Roma il 28 dicembre 2016, presso la sala da tè di un bar ‘palermitano’ della capitale. Le domande formulate nascono dal desiderio di soddisfare le mie curiosità sui legami che la vita e le opere di Pincio intrecciano con il mondo reale e con quello virtuale, approfondendo aspetti anche distanti dall’ambito letterario. Mi accorgo che con le sue risposte l’autore ha deciso di regalarmi qualcosa di sé, il suo personalissimo punto di vista sulla società attuale.

È noto al pubblico dei lettori che lei utilizza uno pseudonimo per firmare le sue opere. Da cosa nasce questa esigenza? Perché ha scelto di chiamarsi Tommaso Pincio?

C’è una motivazione che per anni avevo rimosso. La scelta della pseudonimia è nata dalla difficoltà di vivere nel mondo in cui allora ero inserito, quello dell’arte; darmi un nuovo nome è stato per me un modo per ridarmi un’altra vita. Le sembrerà un po’ assurdo, ma il mondo dell’arte è molto piccolo e ristretto. Vivevo come un problema la mia posizione nel mondo dell’arte, non sopportavo più certe dinamiche in cui pure mi ero pienamente inserito: ero il direttore di una galleria molto importante a Roma, ma questo lavoro era un ripiego rispetto alle mie ambizioni da ragazzo, poiché la mia massima aspirazione, all’epoca, era quella di fare il pittore. Lavorare in quell’ambiente era il ricordo costante del mio fallimento e fonte di frustrazione continua. Quando ho iniziato a scrivere romanzi, avevo in realtà alle spalle già testi di critica artistica che sono confluiti nel libro Scrissi d’Arte, ma sentivo l’esigenza di scrollarmi di dosso questo mio passato, tutto ciò che esso comportava, e per questo, per ridarmi una nuova identità da scrittore ho adottato uno pseudonimo. Tommaso Pincio nasce dalla volontà, non so quanto consapevole e conscia, di darmi il nome di uno dei personaggi del mio primo romanzo, M., lo stencil Tommaso Pincio [col termine stencil si indica la personalità di un individuo abituato a pensare in maniera piatta, che non prevede imprevisti; n. d. r]. Scelsi questo nome perché al suo interno è contenuto un riferimento topografico importante per me, legato alla città di Roma. Il Pincio è un luogo molto legato alla mia infanzia, che ancora oggi frequento con piacere. Il nome Tommaso, invece, nasce dall’affinità che sento con san Tommaso. Se non ci fosse stato questo riferimento così esplicito a Roma non so se oggi mi chiamerei Pincio, forse no. Anche se molti collegano il mio pseudonimo al nome di Thomas Pynchon, la scelta non ha nulla a che vedere con questo scrittore americano, che è per me un autore importante, ma molto distante dal mio modo di scrivere e lontano dalla scelta dello pseudonimo. Leggi il seguito di questo post »

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di Antonio Lillo

 

 

DISACCORDI, Antologia di poesia russa del ‘900, a cura di Massimo Maurizio, Stilo (Bari 2016)

Segnaliamo sempre con gratitudine operazioni importanti come quella rappresentata da Le Ciliegie, collana di antologie poetiche diretta da Daniele Maria Pegorari per l’editore Stilo. Negli ultimi mesi sono stati prodotti volumi preziosi sia per la veste grafica che per l’accuratezza dello sguardo e l’approfondimento delle materie e dei panorami affrontati. In particolare qui segnaliamo il volume disAccordi, antologia curata da Massimo Maurizio che presenta e traduce testi spesso inediti di poeti rappresentativi dell’odierno panorama poetico russo. Leggi il seguito di questo post »

 Adele Desideri, La figlia della memoria
Moretti & Vitali, Bergamo, 2016, 168 pp

 

 

 

 

di Marta Lentini

In ogni atto mnemonico esiste un bisogno di rimettere insieme frammenti di un dialogo con noi stessi, affinché i fili immaginari di un passato, sentito come labile e doloroso, si annodino in qualche modo al senso del presente e al nostro appartenervi. La figlia della memoria è un libro nel quale l’autrice interroga il passato nell’intento di ricomporre la propria corporeità profanata, per conquistare la coscienza di quel confine attraverso il quale l’ineffabile si riconosce violato dalla percezione di un’altra coscienza. Da questo incontro/scontro di percezioni deriva tutto il futuro: l’io percepisce il porsi del tu come alterità in grado di rispettarlo oppure di annientarlo e violentarlo. Sullo sfondo di una Torino elegante si fa strada, pur se evocato e descritto  attraverso una leggerezza linguistica inscindibile dalle radici toscane dell’autrice, l’affiorare, in un senso di buio sempre più penetrante e invasivo, dell’intuizione, già presente nelle evanescenze memoriche dell’infanzia, di un tentato incesto subito  da parte dello zio Zeno. Il buio è solo alleviato dal profumo delle giornate spensierate vissute a Valvole, in campagna, dove, pur nella leggera allegrezza infantile, si affaccia l’ombra di una inaspettata e drammatica scoperta della verità latente negli umani  destini: la disuguaglianza tra uomo e donna e la prima intimità sono vissute come una crescita amara nella consapevolezza dell’essere.   Leggi il seguito di questo post »

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Pubblichiamo il regolamento del premio di poesia “Solstizio”, giunto alla sua quarta edizione ed organizzato dall’associazione culturale Libero De Libero.

Regolamento premio Solstizio

 

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«Il latte di Auschwitz»: Edith Bruck e il ruolo del sopravvissuto

intervista di Diletta Bonasia

Dal 19 gennaio 2017 è nelle librerie l’ultimo libro di Edith Bruck, La rondine sul termosifone (La nave di Teseo), struggente e bellissimo racconto della malattia vissuta al fianco del marito, Nelo Risi (su cui si veda, in questo stesso blog, il commosso ricordo Di certe cose che dette da Nelo Risi suonavano molto meglio. È morto l’ultimo grande poeta del Novecento, pubblicato il 19 settembre 2015). In occasione della Giornata della Memoria della Shoah, di cui la scrittrice italo-ungherese è una delle espressioni italiane più alte e toccanti, pubblichiamo un’intervista inedita che, nel marzo del 2016, ella ha rilasciato nella sua casa romana a Diletta Bonasia, che alla Bruck ha dedicato la sua tesi di laurea in Sociologia della letteratura, conseguita presso l’Università di Bari.

 

Vorrei partire da Lei come scrittrice: che rapporto ha con i suoi libri e con la scrittura?

Io non rileggo mai i miei libri, dal momento in cui li hanno pubblicati. Non li riapro nemmeno, perché la maggior parte dei libri mi toccano molto da vicino. Non riesco a rileggerli perché mi ricordano quello che ho vissuto e mi fanno male. Per quanto riguarda il mio rapporto con la scrittura, diciamo che per me la lingua italiana è una specie di schermo, di maschera, perché nella mia lingua materna sicuramente non avrei scritto quello che ho scritto, è una lingua che sento molto più profondamente rispetto all’italiano. Una parola in ungherese significa, per me, moltissime cose: se io dico in italiano ‘pane’ per me significa soltanto ‘il pane fatto dal fornaio’, mentre se scrivo in ungherese la stessa parola, essa mi rievoca mia madre che infornava cinque-sei pani alla settimana, rivedo la sua figura, il suo viso, il rosso del fuoco del forno a legna. È un dolore profondo. Già attraverso la parola in sé riesco a rivedere mia madre e mi tocca molto più da vicino, è molto più doloroso. Mentre scrivere in italiano è per me quasi un’autodifesa da quello che scrivo. La lingua italiana è stata anche la lingua che mi ha dato un’identità, e allo stesso tempo per me è più facile, attraverso l’italiano, dire qualunque cosa, anche una parolaccia. Se scrivessi in ungherese non potrei scriverla perché mi vergognerei, mentre in italiano per me è più facile scrivere qualsiasi parola. È una fortuna che io possa scrivere in una lingua non mia. Leggi il seguito di questo post »

Alessandro Silva, L’adatto vocabolario di ogni specie

Illustrazioni di Gianni Munari

Pietre Vive, Locorotondo, 2016

 

  

di Marta Lentini

Non è, questa, solo una raccolta di poesie, ma anche di frammenti di cronaca impaginati in forma diaristica, dedicati a Taranto, alla moderna e tragica ‘epopea’ vissuta da tanti, legati alla tristemente nota vicenda dell’Ilva.

Per quanto si cerchi di catalogare in un genere letterario il libro di Alessandro Silva, si ha la sensazione di non essere esaustivi riducendo in una definizione letteraria la molteplicità di aggettivi che merita questa originale raccolta di poesie, accompagnate e arricchite da disegni di Giovanni Munari. Si ha l’impressione che qualsiasi classificazione, sia pure in un casellario poetico, finisca per ridurne la forza morale, costringendo entro confini forzati e orizzonti limitati l’intera operazione. Leggi il seguito di questo post »

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di Antonio Lillo

 

 

IL FIORE DELLA POESIA ITALIANA, a cura di Mauro Ferrari, Vincenzo Guarracino, Emanuele Spano, puntoacapo (Pasturana 2016)

Antologia in due tomi, l’opera si presenta non priva di fascino, ma con alcuni difetti connaturati alla natura stessa dell’operazione: riassumere il meglio della nostra poesia a partire non dagli autori, dalle scuole o dalle sigle, ma dalle opere che più hanno colpito i curatori, senza però venir meno all’esigenza di completezza filologica del paesaggio letterario che si vuol descrivere. Inoltre per ogni autore scelto ci si è imposto di utilizzare un solo testo rappresentativo, con una nota introduttiva e una biografia minima. È ovvio che, con tali premesse, qualcosa sfugga o venga meno al disegno generale. Gli stessi curatori, come ammettono in premessa, sono consci del pericolo. In tale scelta va notata una quasi totale assenza di poeti dialettali. È vero che il dialetto pertiene ad altri canali linguistici, ma è anche vero che alcuni autori sono imprescindibili nel panorama italiano e forse un piccolo spazio, più di altri inseriti, lo meritavano. Leggi il seguito di questo post »

 

 

La letteratura oltre il Nobel

di Salvatore Ritrovato

Non so quanto valga la pena sollevare polemiche sull’assegnazione del Nobel a Dylan. In fondo, Dylan è anche poeta in senso tecnico, cioè ha scritto poesie e prose che si possono leggere senza imbracciare la chitarra elettrica. La sua produzione è stata più volte edita in Italia, sin dagli anni Settanta, ed è stata di recente sistemata da Alessandro Carrera per Feltrinelli, con il titolo Lyrics; un titolo ammiccante, poiché riporta il lettore colto alle origini della tradizione poetica occidentale, cioè a quella ‘lirica’ greca arcaica che ebbe una diffusione orale e cantata, prima che scritta, ma che sarebbe piaciuto anche a Giosue Carducci che tenne a battesimo la giovane e intraprendente Annie Vivanti suggerendo il titolo della sua prima raccolta di versi, Lirica. Non sono un esperto di Dylan, e non saprei dire se il giovane Allen Zimmerman, che a inizio carriera si ribattezza Dylan in memoria di Dylan Thomas, consolidi la sua vocazione proprio al Greenwich Village, il quartiere universitario frequentato dai poeti della beat generation. Senza dubbio li avrà conosciuti e letti come tanti altri giovani di quegli anni, e con alcuni di essi intratterrà rapporti di collaborazione artistica (per esempio con Allen Ginsberg). Leggi il seguito di questo post »

 

presentazione-16dic16

copertina-34è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

mal/ben essere

 

 anno XVII, numero 34

luglio-dicembre 2016

[…] Ma vi è una sindrome che sfugge ai rilevamenti perché non dà nell’occhio, non si annuncia con sintomi diagnosticabili e non riempie gli archivi di cartelle cliniche: è il mal di civiltà (quello che comunemente chiamiamo crisi), che miete vittime soprattutto nelle aree del pianeta infettate da modelli di sviluppo che prevedono cannibalismi economici, neoliberismi senza scrupoli, tecnologizzazioni universali e altre manifestazioni del genere.

Tra le vittime di questa atmosfera pesante c’è la stessa medicina, ‘arte’ a cavallo tra scienza e humanitas, sempre più presa da metodiche e comportamenti che, in nome delle consuete «magnifiche sorti e progressive», minano alla base la sua deontologia. Esamifici, delega in bianco alle macchine, subordinazione al business farmaceutico sono alcune delle deviazioni che ammorbano la pratica medica compromettendone la mission primigenia. La scrittura, insieme con gli scrittori, non può non essere coinvolta in questa atmosfera, sia per registrarne le manifestazioni più eclatanti sia per immaginare alternative; d’altronde la guarigione dal male, il ben essere che vinca il mal essere resta uno dei sogni più diffusi al mondo, in nome del quale vengono pensati sistemi, rimedi, ipotesi e ‘incroci’ fatti di molteplici inchiostri.

La scaletta di questo numero ruota intorno a tale complesso tematico, proponendo testi, creativi e critici, che oscillano tra il mal essere (la guerra, la morte, la malattia, la follia) e il ben essere (la memoria, gli affetti, la sensibilità, la solidarietà), cercando di verificare come agisca la medicina, se e quando conserva la sua humanitas.

 [dall’editoriale]

 

 

 

 

Il Premio Nobel a Dylan: la letteratura accoglie la canzone d’autore

di Sara Notaristefano 

Dalla curatrice di “Note di poesia. Canzoni d’autore in lingua italiana, inglese e francese”, antologia di testi per canzone edita da Stilo, una riflessione sull’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.

 

“Se Bob Dylan può vincere il premio Nobel per la Letteratura, Stephen King deve entrare a far parte della Rock and Roll Hall of Fame” (J. Pinter); “E’ come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa” (A. Baricco). Queste sono solo due delle reazioni velenose scatenate dall’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan. La prima citazione proposta non è degna di essere commentata, perché Pinter avrebbe dovuto tirare in ballo uno scrittore la cui produzione abbia qualcosa di lontanamente musicale, come, più correttamente, si è preoccupato di fare Baricco, la cui osservazione, però, lascia intendere che un testo, anche se pregevole, solo perché scritto per un accompagnamento musicale, non sia letterario. Numerose persone, poi, convinte che la letteratura comprenda solo romanzi, poesie e tutt’al più racconti, hanno scritto su Facebook, in perfetto stile “Chissà-dove-andremo-a-finire”, che, di questo passo, saranno insigniti del Premio Nobel per la letteratura anche gli autori di alcune acclamate serie TV! Leggi il seguito di questo post »

un-verso-laltro

Perchè vale la pena ricordare Wajda?

La Storia raccontata attraverso il cinema di Wajda

 

 

 

 

di Marta Marika Bonanno

Dottoranda presso l’Università di Varsavia

Fin dall’inizio, Wajda sapeva che il suo cinema sarebbe dovuto essere polacco. Oggi si parla di frontiere da superare, di co-produzioni europee, di universalismo, invece la generazione dei grandi maestri degli anni ’60 era legata alle proprie radici. Bergman si trovava meglio in Svezia circondato dagli attori del suo teatro[1]; come immaginare Fellini se non immerso nella realtà italiana, oppure Kurosawa (maestro a cui Wajda si è ispirato nei suoi lavori) senza la tradizione giapponese? Tarkowski senza implicazioni russe o Resnais senza la base francese? I vecchi maestri dell’universalità imparavano nei propri cortili, dalla tradizione spirituale delle proprie nazioni, ed è per questo che il cinema di Wajda ha messo le radici nella realtà polacca, raccontando delle vicissitudini, della libertà e di tutte le persone impigliate nella storia nazionale: quasi ogni suo film è una prova per descrivere l’identità dei polacchi. Leggi il seguito di questo post »

Rita Pacilio, Prima di andare

La vita felice, Milano 2016, 75 pp.

 

 

 

di Marta Lentini

È un dolce groviglio di sensazioni ciò che suscita la lettura di Prima di Andare, un libro, edito da La vita felice, di Rita Pacilio (poetessa, scrittrice, sociologa beneventana), che intreccia i temi della solitudine, della perdita e del ricordo intorno al nodo centrale dell’assenza.

Il libro alterna poesie a lettere. La “Prima Lettera” è l’espressione di un tentativo di trovare un colloquio mentale con l’amore vissuto durante la giovinezza, attraverso un dialogo in cui un mare, custode dei ricordi, avviluppa e restituisce immagini e scenari tanto sbiaditi, quanto potenti nel risvegliare il dolore. ‹‹Sono io la storia. Sembri lo scialle di mia madre sul collo freddo e bianco, come la barca arrivata sulla riva,sul litorale più vicino agli sciacalli, adesso sei sul mio collo, tra il cervello e le spalle, sei pensiero››. Leggi il seguito di questo post »

stemma-museo

 

 

 

 

Comunicato stampa

 

il Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza presenta:

25 ore di letture di poesie ininterrotte – Omaggio alla poesia italiana, dal ‘900 ad oggi.

 

Cosa?

e la Piuma sul Baratro …

  • Ideazione: Massimo Silvotti
  • Quando: dalle 21 di sabato 15 ottobre, alle 22 di domenica 16 ottobre 2016 (notte inclusa).
  • Dove: in Piazza Duomo a Piacenza (l’iniziativa si svolgerà indipendentemente dalle condizioni del tempo).
  • Poeti che verranno letti: 104 in tutto (in gran parte i grandi poeti del secolo scorso, con l’aggiunta dei più significativi contemporanei).
  • Poeti e attori che leggeranno le poesie: ad oggi 85 persone provenienti da gran parte delle regioni italiane; i contemporanei leggeranno se stessi.
  • Collaborazioni: il Comune di Piacenza, l’intera Rete museale piacentina, Centri Studi e Centri di Ricerca sulla poesia, Associazioni Culturali, Case della Poesia, Editori, Premi letterari, il Movimento del Realismo Terminale (26 in tutto, provenienti da tutte le Regioni italiane).
  • Cos’è il Museo della Poesia: il Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza è l’unico museo della poesia in Europa formalmente riconosciuto (censito da ISTAT nel 2016), come c’è stato attestato dal Ministro Franceschini, con lettera formale, in occasione della nostra inaugurazione il 17 maggio 2014.
  • Altri cenni sul nostro museo: il museo formalmente inserito nella rete museale piacentina, è una realtà privata (associazione culturale, non a scopo di lucro), la cui preziosa collezione è in prevalenza centrata sulla poesia italiana.
  • Come si è sostenuto il Museo sino ad oggi: interamente sostenuto dai soci dell’associazione; la collezione museale è stata concessa in comodato gratuito da alcuni soci del museo. Le visite al museo sono interamente gratuite. L’apertura museale è garantita dai soci volontari del museo.

 

Perché?

… soffiamo la Piuma

  • Campagna … soffiamo la Piuma: scongiurare la chiusura del nostro Museo, nel maggio 2017, promuovendo una campagna di raccolta fondi dal basso che avrà inizio il giorno 15 ottobre a partire dalle ore 21.
  • Altri obiettivi del reading:
  1. Onorare la grande poesia italiana.
  2. Intersecare le diverse poetiche contemporanee (che spesso non si conoscono, o non si parlano).
  3. Far conoscere la pregnanza (leggera) anche simbolica della nostra realtà museale.

 

 rodriguezCLAUDIO RODRÍGUEZ, DONO DELL’EBBREZZA

PASSIGLI, FIRENZE 2015

 

 

 

di Alida Airaghi

 

Claudio Rodríguez (1934-1999) è forse, tra i grandi poeti spagnoli del 900, quello meno conosciuto e letto in Italia. Quindi bene ha fatto l’editore fiorentino Passigli a proporre la sua straordinaria raccolta d’esordio, Don de la ebriedad, pubblicata nel 1953, quando l’autore aveva appena diciannove anni. Salutato dal suo maestro Vicente Aleixandre come «pieno di purezza e umanità. Così sano nell’anima così pieno di cuore», il giovane Rodríguez si impose subito all’attenzione della critica e del pubblico per la sua prepotente ed energica originalità, che si rifaceva a Rimbaud e ai mistici spagnoli piuttosto che ai poeti europei contemporanei. Scarsamente interessato  all’auscultazione del suo io e alla celebrazione autobiografica, il poeta poco più che adolescente esprimeva una forte esigenza etica e spirituale verso l’immersione panica e vertiginosa nella bellezza della natura, verso la nobiltà dell’eros e il dovere testimoniale della poesia.  Leggi il seguito di questo post »

pittura-e-poesia

liberodelibero

 

Comunicato stampa dell’associazione culturale Libero de Libero

Il Premio ‘Solstizio’ alla Carriera a Lino Angiuli, il poeta-ulivo

Il 1° ottobre, alla III edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ l’associazione ‘de Libero’ consegnerà il riconoscimento a uno dei più grandi cantori del Sud

Il tema della III edizione del Festival poetico “verso Libero” che si terrà a Fondi dal 1° al 2 ottobre 2016 è ispirato a questo verso deliberiano: “viviamo stretti come albero a radice”. È un passo di “Creatura celeste”, una delle odi più belle che Libero de Libero inserì nei “Cantari di Ciociaria” per cantare – appunto – la sua terra natìa. Per consegnare il Premio “Solstizio” alla Carriera c’era bisogno, dunque, di un uomo che non fosse “soltanto” un poeta, ma un poeta radicale, un poeta radicato. E forse nessuno meglio di Lino Angiuli in questo momento in Italia incarna quella sperimentazione poetica che non ha ceduto il passo al conformismo, allo stereotipo, conservando invece un linguaggio e un verso del tutto personali e riconoscibilissimi. Leggi il seguito di questo post »

Antonio Parisi, Canzoniere fondano

di Achille Chillà

Quando la poesia si costruisce come cassa armonica d’inchiostro delle voci di una comunità, il suo autore sottrae alle angustie della quotidianità circostanze, visioni della vita e sentimenti di luoghi e persone, altrimenti votati all’oblio. Affondando le proprie radici espressive nella lingua della città di Fondi, in provincia di Latina, Il Canzoniere fondano di Antonio Parisi, per Herald Editore, costituisce un corpus poetico significativamente pregno delle molteplici narrazioni del sentire comune di voci anonime ma democraticamente accolte nell’agorà del verso. Come avverte nell’introduzione alla lettura Antonio Lamante, per stile, struttura e frequente e divertito ricorso al fulmen in clausula, la raccolta si muove sulla solida tradizione tracciata da Cecco Angiolieri, dal Burchiello e dal Berni, poi transitata nei secoli successivi. Leggi il seguito di questo post »

IN / DA / PER / IN / SU / CON la PUGLIA

 

testi inediti di Domenico Laviola

 

 

La Puglia continua a vivere un momento di celebrità turistica e di notevole attenzione da parte di un pubblico sempre più numeroso, che ne scopre con crescente interesse le molteplici e variegate risorse. Dopo anni passati al nord, Domenico Laviola è rientrato in Puglia per vivere, lavorare e scrivere in uno dei “Borghi più belli d’Italia”, dove prova a sondare l’anima della regione e a trascriverla senza fare ricorso a cartoline, clichet e dèja dit.

(Se vuoi leggere i testi di Domenico Laviola in formato pdf clicca qui: Testi Laviola)

 

 

Intifade pugliesi

 

Abbiamo avuto anche noi

i nostri territori occupati

le nostre Intifade pugliesi

territori occupati dal machismo ufficiale

 

Abbiamo coltivato la violenza

la cultura dell’affronto

invece di vederle come scorie

di retaggi primordiali Leggi il seguito di questo post »

Castello di Monopoli
  

Mercoledì 7 settembre, ore 19.00

Cronaca e mito, conversazione di Vincenzo Velati

Concerto a cura del Conservatorio di Matera

Roberta Calace, flauto – Stefano Stabile, chitarra
 

 

Venerdì 9 settembre, ore 19.00

Lettura poetica di Lino Di Turi e degli autori presenti

condotta da Daniele Maria Pegorari

Concerto a cura del Conservatorio di Monopoli
Gabriella Sammarco, soprano – Sara Mannarini, pianoforte

A chiusura della terza edizione della mostra foto-letteraria Scatti di poesia, in corso presso il Castello monopolitano a cura di Lino Angiuli e Giuseppe Pavone, sono programmati due incontri di approfondimento tematico: il primo, intitolato “Cronaca e mito” è fissato per mercoledì 7 settembre, alle ore 19.00, e prevede una conversazione di Vincenzo Velati accompagnata da proiezioni.

Velati, già docente di Storia dell’Arte, Dirigente scolastico e Presidente dell’Arci di Puglia, è critico e storico nel campo delle arti visive, del cinema e della fotografia. Tra i fondatori di “Spazio immagine” e del “Circolo la Corte”, ha curato mostre e cataloghi e pubblicato interventi dedicati, tra l’altro, all’arte fotografica; si ricordano Viaggio in Italia, con Luigi Ghirri e Gianni Leone (1984); Fotografia e Mezzogiorno, progetto di ricerca regionale – rendiconti, in Fotografi e fotografia in Puglia: dagli anni Settanta ad oggi (1998); Carta tematica: dieci anni di fotografia in Puglia (1998); La fotografia in terra di Bari: 1950-2000. Ha anche prodotto diverse pubblicazioni sulla fotografia di paesaggio insieme a Giuseppe Pavone.

Alla conversazione seguirà il concerto a cura del Conservatorio musicale “Egidio Romualdo Tuni” di Matera che prevede l’esibizione del duo composto da Roberta Calace al flauto e Stefano Stabile alla chitarra, con brani di Di Marino, Demillac, Bartok, Vivaldi, Villa-Lobos, Meranger.

Il secondo incontro, programmato per venerdì 9 settembre, alle ore 19.00, propone una “Lettura poetica” con la conduzione di Daniele Maria Pegorari e letture di Lino Di Turi e degli autori presenti. Tra i poeti che hanno assicurato la loro presenza: Sergej Alësîn da Mosca, Anna Maria Ferramosca da Roma, Giuseppe Langella da Milano, Rita Pacilio da Benevento.

Daniele Maria Pegorari, studioso di poesia e narrativa del Novecento, di filologia dantesca e di sistemi editoriali, insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea e Sociologia della Letteratura nell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”. Codirige la rivista «incroci», partner del progetto Scatti di Poesia, ed è – tra l’altro – curatore scientifico di una sezione della rivista internazionale «Dante». Ha all’attivo molte pubblicazioni, fra cui tre monografie su Mario Luzi, il Vocabolario dantesco della lirica italiana del Novecento (2000), Critico e testimone. Storia militante della poesia italiana 1948-2008 (2009), Les barisiens. Letteratura di una capitale di periferia 1850-2010(2010), Il codice Dante. Cruces della ‘Commedia’ e intertestualità novecentesche (2012) e per Bompiani il recentissimo e-book Il fazzoletto di Desdemona. La letteratura della recessione da Umberto Eco ai TQ (2014).

Lino Di Turi, attore, regista, autore, ha pubblicato diversi testi, anche di natura scolastica, sul versante del recupero del patrimonio favolistico popolare, dopo accurate e lunghe ricerche sul campo per il recupero di materiale demologico (suo il sito http://www.pugliainfavola.it). Cura progetti di didattica drammaturgica e corsi di dizione. Ha all’attivo molte rappresentazioni teatrali e reading poetici.

Alla lettura seguirà il concerto offerto dal Conservatorio musicale “Nino Rota” di Monopoli che prevede l’esibizione della pianista Sara Mannarini e del soprano Gabriella Sammarco che eseguiranno brani di Granados e Villa-Lobos.

Scatti di poesia è un’iniziativa promossa dall’agenzia di comunicazione Quorum Italia di Bari che si avvale del Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del sostegno della Regione Puglia (Assessorato all’Industria turistica e culturale) e della Città di Monopoli (Politiche culturali e del Turismo). Aderiscono inoltre l’Accademia di Belle Arti di Bari, i Conservatori musicali di Monopoli e Matera, il Liceo artistico e musicale ‘Luigi Russo’ di Monopoli. Collaborano il Centro Ricerche per la Fotografia Contemporanea, la rivista «incroci» (ed. Adda), Zoebra Film, Terranima.

L’esposizione sarà visitabile fino all’11 settembre con ingresso libero, tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 19.00 alla 22.00 escluso il lunedì.

 

leggi qui il programma

sito web della manifestazione: http://www.scattidipoesia.it/

enthymema

 

Inizia lunedì 29 agosto alle ore 16 il ciclo di incontri sulla teoria della letteratura organizzati nella Sala delle Armi del Castello Carlo V di Monopoli dalla rivista «Enthymema» (http://riviste.unimi.it/index.php/enthymema).
Sei pomeriggi dedicati alla lettura e alla riflessione su temi riguardanti gli studi letterari e il loro ruolo conoscitivo, etico, sociale nel mondo di oggi.
Docenti, ricercatori, scrittori provenienti da diverse realtà accademiche pugliesi, italiane e straniere affronteranno questioni come l’interpretazione dei testi, la metafora, il rapporto tra immagini e musica, la visione del mondo del barocco, la voce dell’autore, la risposta del genere romanzo ai mutamenti della storia, la narrazione nella cura della malattia. Chiuderanno i pomeriggi eventi musicali, presentazioni, reading di poesia.

Leggi qui il programma 

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di Antonio Lillo

 

 

Rossana Bucci, Oronzo Liuzzi, DNA, Eureka (Corato 2015)

Eureka edizioni fa capo all’omonima associazione culturale di Corato, ed è curata da Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi, entrambi dediti all’arte e alla poesia. La collana CentodAutore, in particolare, si basa sull’idea di realizzare di ogni libro proposto una tiratura limitata in cento copie, firmate, numerate e caratterizzate da copertine originali realizzate a mano dai due autori. I libricini, pertanto, relativamente smilzi ma di grande impatto visivo, hanno la caratura di oggetti d’arte da collezione. Leggi il seguito di questo post »

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da Incroci 33

 

Labirinto.
Il mito della ricerca e la ricerca di un mito

 

un saggio di Milica Marinković

Il mito è un fenomeno sempre presente nella letteratura e nell’arte in generale. Oggi, più che mai, viviamo il mito del labirinto ormai staccato dal suo contesto religioso. Vivendo in uno spazio labirintico, non è facile trovare una via d’uscita. Come abbordare il mitologico in un testo se la sua presenza si dimostra troppo evidente? Come collegare uno dei più antichi miti greci con la letteratura contemporanea e i suoi eroi?

Facendosi guidare dalla storia di Teseo come filo rosso, risponde a questi quesiti Milica Marinković, dottoranda in Francesistica presso il Dipartimento di Lettere Lingue Arti dell’Università degli Studi di Bari che si occupa del sacro e del mitologico nelle letterature francofone.

 Leggi qui l’articolo: Milica Marinković, Labirinto

Castello di Monopoli
dal 29 luglio all’11 settembre 2016

Scatti di poesia  

Mostra fotoletteraria

Terza edizione

a cura di Lino Angiuli e Giuseppe Pavone

 

 

venerdì 29 luglio, ore 19.00
Inaugurazione 

interventi dei curatori

concerto a cura del Conservatorio di Monopoli:

Ophis Saxophone Quartet  

(Andrea De Blasi, Alessandro Corvaglia, Giuseppe Settanni, Francesco Milone)

L’esposizione sarà visitabile fino all’11 settembre con ingresso libero, tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 19.00 alle 22.00 escluso il lunedì.

 

leggi qui il programma

sito web della manifestazione: http://www.scattidipoesia.it/

Ritorna al Castello di Monopoli la mostra fotoletteraria “Scatti di poesia”.
L’iniziativa, dopo il successo di pubblico e di critica registrato nelle precedenti edizioni, giunge alla sua terza edizione, curata come sempre da Lino Angiuli e Giuseppe Pavone.
Il progetto persegue l’intento di offrire, ai pugliesi e ai numerosi visitatori che scelgono la nostra regione e in particolare Monopoli come mete turistiche di prim’ordine, angolazioni originali particolarmente rappresentative della Puglia, nate dall’incrocio creativo tra due espressioni artistiche: la poesia e la fotografia.
La mostra presenta, affiancati, testi poetici dedicati alla Puglia e foto realizzate da noti fotografi che vi si sono ispirati.
Partecipano a questa edizione autori pugliesi, di altre regioni e stranieri: Sergej Alëŝin, Amedeo Anelli, Lino Angiuli, Sergio D’Amaro, Anna Maria Farabbi, Annamaria Ferramosca, Luigi Fontanella, Francesco Granatiero, Giuseppe Langella, Gabriella Montanari, Rita Pacilio, Joseph Tusiani, Antonio Verri, mentre i fotografi individuati dal Centro Ricerche per la Fotografia Contemporanea sono Vladimir Asmirko, Matteo Basilè, Fernando Bevilacqua, Daniele De Lonti, Nicola De Napoli, Giuseppe Di Palma, Rocco Fazio, Antonio Lupoli, Pasquale Raimondo, Michele Stallo, Lucio Taranto, Gianfranco Tomassini.
I testi e le fotografie oggetto della mostra sono stati raccolti nel catalogo artistico realizzato dall’agenzia di comunicazione Quorum Italia di Bari, promotrice del progetto.
Anche quest’anno l’iniziativa si avvale del Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del sostegno della Regione Puglia (Assessorato all’Industria turistica e culturale) e della Città di Monopoli (Politiche culturali e del Turismo). Aderiscono inoltre l’Accademia di Belle Arti di Bari, i Conservatori musicali di Monopoli e Matera, il Liceo artistico e musicale ‘Luigi Russo’ di Monopoli. Collaborano il Centro Ricerche per la Fotografia Contemporanea, la rivista «incroci» (ed. Adda), Zoebra Film, Terranima.

un verso l'altro

 

E’ in libreria

Un verso l’altro. Ovvero incroci per i 70 anni di Lino Angiuli (Adda ed.)

 

Il 6 giugno 2016 Lino Angiuli, poeta, novelliere, critico e codirettore dal 2000 del semestrale “incroci”, ha compiuto 70 anni. Gli amici che condividono con lui uno o più decenni di strada letteraria, artistica, editoriale e umana hanno desiderato festeggiarlo in una maniera che sia non solo un omaggio allo scrittore, ma anche un ringraziamento a colui che ha insegnato a concepire la letteratura come un’esperienza comune, come l’esercizio di un dialogo paziente, come il progetto in cui la sensibilità individuale s’incontra col bisogno collettivo di conoscere e dà vita a una costruzione stabile. Non a caso una parte non secondaria degli sforzi intellettuali di Angiuli è stata dedicata alle attività di direzione editoriale, come occasione di costruzione collettiva attraverso la collaborazione e l’amicizia.

Ecco perché l’editore di “incroci”, Giacomo Adda, e i sodali della rivista hanno raccolto un libro che è una “festa di carta” e – nel suo carattere composito, misto di affondi critici, riflessioni, testimonianze, poesie, racconti, fotografie e disegni – esprime al meglio l’omaggio di molti scrittori e artisti che, anche (o soprattutto) grazie a lui, hanno imparato ad abbattere le distanze (non certo le differenze) fra i diversi linguaggi e le diverse modalità di “intervento culturale” nella realtà. Si scopre, così, la bellezza di un impegno letterario ed etico basato sull’umanesimo e sulla prossimità territoriale, allargatasi subito ad orizzonti nazionali, europei e intercontinentali.

Il volume include scritti di

Amedeo Anelli, Matteo Bonsante, Fortunato Buttiglione, Gina Cafaro, Esther Celiberti, Maria Rosaria Cesareo, Vittorino Curci, Sergio D’Amaro, Gianni, D’Elia, Rodolfo Di Biasio, Serena Di Lecce, Lino Di Turi, Giovanni Dotoli, Flavio Ermini, Enrico Fraccacreta, Antonio Giampietro, Daniele Giancane, Francesco Giannoccaro, Francesco Giuliani, Francesco Granatiero, Giuseppe Langella, Salvatore Francesco Lattarulo, Alessandro Leogrande, Giacomo Leronni, Francesco Lorusso, Vincenzo Luciani, Giuseppe Lupo, Dante Maffia, Valerio Magrelli, Daniela Marcheschi, Milica Marinković, Raffaele Nigro, Guido Oldani, Anna Palasciano, Daniele Maria Pegorari, Anita Piscazzi, Laura Rainieri, Domenico Ribatti, Sara Ricci, Salvatore Ritrovato, Giuseppe Rosato, Anna Santoliquido, Marilena Squicciarini, Grazia Stella Elia, Carmine Tedeschi e Luciano Troisio

E immagini di:

Fernando Bevilacqua, Michele Damiani, Teo De Palma, Gianfranco De Palos, Giuseppe Di Palma, Lucio Gacina, Dino Ignani, Andrea Indellicati, Vito Matera, Gabriella Montanari, Giuseppe Pavone, Grigorij Talalay, Pio Tarantini e Valeria M.M. Traversi

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da Incroci 33

 

La rivoluzione passiva dell’ISIS in Siria

 

un saggio di Marisa Della Gatta

Nelle dinamiche attuali del conflitto siriano, l’ISIS si pone come una tra le più potenti opposizioni al regime di Bashar al-Assad. Sebbene la sua nascita come gruppo militare e politico sia dovuta al vuoto di potere creatosi in Iraq con il governo sciita di al-Maliki, l’ideologia dell’ISIS ha trovato terreno fertile per il suo sviluppo in territorio siriano. Il presente articolo ha lo scopo di analizzare l’evoluzione della proposta dello Stato islamico in Siria e il tipo di alternativa da esso rappresentato.
L’autrice, dottoranda in Politica e relazioni internazionali presso la Macquarie University (Sydney, Australia) con un progetto di tesi sullo status delle comunità diasporiche siriane, lo legge non come un movimento estraneo alla storia siriana, bensì come un fenomeno organico al fondamentalismo siriano e come un tipo di rivoluzione passiva, secondo un’opportuna rilettura di Antonio Gramsci.

 Leggi qui l’articolo:  Marisa Della Gatta, La rivoluzione passiva dell’ISIS in Siria

 

di Francesco Granatiero 

I poeti e i cultori di dialetto sono gelosi della loro grafia. È difficile che improvvisati pionieri della scrittura della propria madrelingua accettino di integrare una trascrizione molto approssimativa o, più frequentemente, di lasciar cadere gli eccessi di segni diacritici che rendono difficoltosa la lettura.

È lodevole che più autori di uno stesso centro si mettano d’accordo e cerchino una soluzione comune. Così, per esempio, l’ “Accademia della lingua barese” che si ispira alla grammatica di Alfredo Giovine e i dialettali del sodalizio “La Putèca” di San Marco in Lamis (Fg). Il principale difetto di questi gruppi, oltre che dei singoli autori, è però spesso quello di non tener conto delle altre parlate più o meno prossime della loro stessa area linguistica. Ne deriva una babele di scritture che, oltre a non giovare alla comprensione, finisce per compromettere proprio quella dignità di lingua che ogni dialetto ha e che molti di costoro, così facendo, credono di difendere. Leggi il seguito di questo post »

 MARIO RONDI, GRAN VARIETÀ 

Genesis, Castano Primo, 2016

 

 

 

di Achille Chillà

Se la cultura letteraria antica, medievale e moderna attinse all’universo contadino istanze espressive, contesti e valori, l’attuale letteratura quale rapporto può instaurare con la civiltà della campagna, in uno scenario neoliberistico?

Orto e poesia. Un binomio dalle innumerevoli implicazioni; talché Virgilio, nel IV Libro delle Georgiche, non si ritenne adeguato al compito di cantare la cura dei pingui orti e si affrettò a raccogliere le vele della sua navigazione poetica attraverso le pratiche agricole del suo tempo. Pascoli nel saggio Il fanciullino definì per metafora il poeta un ortolano ‹‹(…) che fa nascere e crescere fiori o cavoli››.

Sul solco di questa lunga tradizione si colloca Gran varietà, l’ultima raccolta poetica di Mario Rondi, per Genesi Editrice di Torino. L’autore,che vive a Vertona, in provincia di Bergamo, ha pubblicato numerose raccolte poetiche (alcune delle quali dedicate ad analoghi temi “ortolani”) e sette libri di racconti. Leggi il seguito di questo post »

libri2L’ipertrofia editoriale della poesia

 

di Daniele Giancane

Credo che sia il caso – finalmente – di riflettere criticamente sul ruolo della poesia in Puglia, sulla sua ‘visibilità’, sulle sue prospettive. Occorre anzitutto ribadire un elemento fondamentale, che purtroppo sfugge ai giovani poeti (e sul quale sorvolano molti poeti ‘anziani’): il proliferare di readings, incontri, festival, presentazioni di libri di poesia – ormai in ogni luogo della nostra regione, non significa per nulla un aumento della lettura nella nostra Puglia, che purtroppo resta agli ultimi posti in Italia. Conferma che si scrive molto, si legge poco.

Tutti ormai scrivono (magari su Facebook), postano poesie e racconti, senza leggere nulla; mi capita sovente di incontrarmi con giovani che mi danno a leggere il loro lavoro, ma quando chiedo loro cosa hanno letto della poesia del Novecento, almeno la più nota e ovvia – da Masters a Lorca – non sanno cosa rispondere. Si scrive e non si legge. Ma sta montando un’altra illusione, alimentata da editori senza scrupoli (in Puglia ce ne sono diversi): che, una volta stampato un libro (a spese dell’‘autore’ o di cui, comunque, l’‘autore’ è costretto a comprarsi molte copie, almeno per distribuirlo a parenti e amici, il che è uguale, se non peggio), pensano che fare promozione del testo significhi presentarlo in qualche vociante serata di piazza o in qualche pub o in qualche libreria, incontri a cui si presentano esclusivamente amici e parenti del cosiddetto ‘autore’). Leggi il seguito di questo post »

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da Incroci 33

 

Estetica della fotografia.
Da un peccato originale ai problemi dello stile

 

 un saggio di Pio Tarantini

Le problematiche legate alla definizione del concetto di estetica, soprattutto in rapporto al linguaggio della fotografia, sono numerose e complesse: attraverso un excursus che parte dai concetti di base, Pio Tarantini approda alle riflessioni più attuali sulla lettura dell’immagine fotografica secondo possibili canoni estetici. Pio Tarantini (Torchiarolo, 1950) è un rappresentante della fotografia italiana in quanto autore e studioso; alle sue numerose esposizioni affianca il ruolo di docente di linguaggio fotografico e di pubblicista. Il suo più recente volume è la raccolta di articoli Fotografia araba fenice. Note sparse tra fotografia, cultura e il mestiere di vivere (Quinlan, Bologna 2014).

 Leggi qui l’articolo: Pio Tarantini. Estetica della fotografia 

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di Antonio Lillo

 

 

Giancarlo Baroni, LE ANIME DI MARCO POLO, Book (Ferrarese 2015)

Opera tutta dedicata al viaggio questa di Baroni, o meglio ancora a quella particolare dimensione fantastica del viaggio, trasfigurato dal bagaglio di fascinazioni ereditate dalle opere che in genere si leggevano da ragazzi, e che così palesemente ne influenza il tono a metà fra racconto d’avventura e biografia, con punte altissime di volo: «che varietà di uccelli/ otarde beccaccini falchi falchetti/ aironi bianchi e grigi, pernici/ galline faraone cicogne pellicani/ cuculi chiurli anatre/ il gipeto barbuto il serpentario/ l’avvoltoio – più di due metri di apertura alare». Altre volte il tono si fa più piano fino a sfiorare la prosa vera e propria con a capo. Leggi il seguito di questo post »

presentazione33

La rivista incroci, semestrale di letteratura e altre scritture, diretta da Lino Angiuli, Raffaele Nigro e Daniele Maria Pegorari (Adda Editore), giunge al numero 33 accompagnando i lettori in un percorso avventuroso e straniante che abbraccia idealmente Oriente e Occidente, fondendo parole, immagini e gesti che, come filo sottile ma indissolubile, legano culture e visioni del mondo solo in apparenza distanti e antitetiche.

Venerdì 17 giugno, presso il Caffè culturale BaTaFoBrLe (Terranima Ristoro Pugliese, via Putignani 213-215), alle 18.30 Lino Angiuli e Daniele Maria Pegorari presenteranno il nuovo numero della rivista, con la partecipazione della poetessa americana Barbara Carle e di Curtis Dean Smith, rispettivamente italianista e sinologo dell’Università di Sacramento (California), curatori della traduzione in italiano e inglese dei testi poetici cinesi inseriti nel volume. Ad intrecciarsi alla parola poetica, una serie di opere originali di Teo de Palma, artista che presenterà al pubblico le sue opere.

Numerosi e qualificati i contributi presenti nel numero, in cui viene presentata la terza edizione di Scatti di poesia, mostra fotoletteraria che si inaugurerà il prossimo 29 luglio al Castello di Monopoli.

copertina33è disponibile il nuovo numero di

 incroci

semestrale di letteratura e altre scritture

alteritalia

 

 anno XVII, numero 33

gennaio-giugno 2016

Non è la prima volta che ospitiamo un ‘incrocio al cubo’ qual è quello che apre questo fascicolo. Si tratta di individuare o sperimentare continuamente formule che mettano in relazione diverse lingue, diversi linguaggi, diverse mentalità (è tutto dire) grazie a formule che arricchiscano l’uno e l’altro… e l’altro capo della relazione, moltiplicandone reciprocamente la portata creativa/innovativa. In tal modo vogliamo ribadire (forse fino alla noia) un concetto cui «incroci» è particolarmente legata: solo l’ascolto dell’alterità, a cominciare dai suoi alfabeti e dalle sue grammatiche, può farci sentire, meglio e più, noialtri (quante cose sa e può dire, quando vuole, la lingua italiana, senza nulla togliere alle altre).

[…] In parole povere, se si vuole un’altra Italia, bisogna allenarsi a immaginarla diversa e diversamente, grazie a continui e aperti confronti, aperti come l’opera che Umberto Eco (cui va il nostro commosso saluto) cercò di affrancare dalle chiusure intra moenia degli anni Sessanta. Detto con un paradosso: più una cultura si allontana dalla propria immagine consunta, più può avvicinarsi a sé stessa.

 [dall’editoriale]

Per sommario ed editoriale del numero 33 leggi qui

Ostuni, 11 giugno 2016

Incroci alla Notte dei poeti

notte poeti

La rivista incroci, semestrale di letteratura e altre scritture, diretta da Lino Angiuli, Raffaele Nigro e Daniele Maria Pegorari (Adda Editore), giunge al numero 33 accompagnando i lettori in un percorso avventuroso e straniante che abbraccia idealmente Oriente e Occidente, fondendo parole, immagini e gesti che, come filo sottile ma indissolubile, legano culture e visioni del mondo solo in apparenza distanti e antitetiche.

Non è dunque casuale la collaborazione della rivista alla manifestazione promossa dal Consiglio Regionale della Puglia e dalla Teca del Mediterraneo intitolata «Notte dei poeti»: tre meravigliosi borghi pugliesi (Otranto, Ostuni, Trani) scelti come teatro di eventi dedicati alla parola, scritta, parlata, cantata, che racconta la Puglia, il fermento culturale, le voci più interessanti in campo artistico, musicale e letterario.

Sabato 11 giugno ad Ostuni, nel Chiostro San Francesco (Palazzo del Comune – Piazza della Libertà) alle ore 19.00 Lino Angiuli e Daniele Maria Pegorari, con la partecipazione della poetessa americana Barbara Carle, italianista presso l’Università di Sacramento (California) presenteranno il nuovo numero della rivista;

a seguire, alle ore 20.00, Marilena Squicciarini (Università di Bari) renderà omaggio a Luigi Fallacara (letture di Lorena Pasotti);

alle 21.00 il trio Angiuli unirà musica (Francesco Angiuli, contrabbasso), poesia (Lino Angiuli) e reading (Lino Di Turi, voce recitante);

alle 22.00 Daniele Maria Pegorari converserà con Guido Oldani, una delle voci più intense della poesia contemporanea, il cui sguardo offre una nuova prospettiva per osservare il mondo in tutte le sue contraddizioni.

Info e programma completo degli eventi su www.nottedeipoeti.it

 

 

notte poeti

Per ulteriori informazioni: http://www.nottedeipoeti.it/

 

Giuseppe Rosato, LE COSE DELL’ASSENZA

Book editore, Ro Ferrarese 2012.


di Maria Rosaria Cesareo

 

 

«Non è un vuoto l’assenza ma un ingorgo / di cose che non sono più, un pieno / che non uno spiraglio incrina / prima di farsi nulla». C’è – nelle ultime raccolte poetiche di Giuseppe Rosato – una tesi comune e ricorrente, quasi onnipresente, che ne scandisce modi e tempi. A chi ha seguito negli anni il percorso poetico di questo autore e frequenta le sue pagine, non sarà sfuggito quel suo reiterato ultimo ricorso a sostantivi quali «distanza», «inganno», «assenza». Le cose dell’assenza, è,  per l’appunto, il titolo dell’ultimo intenso esito poetico della fertile e versatile penna del noto e stimato poeta abruzzese. Leggi il seguito di questo post »

 

MICHELE MARI, EURIDICE AVEVA UN CANE 

EINAUDI, TORINO 2015

 

 

 

di Alida Airaghi

 

I diciotto racconti di Michele Mari recentemente riproposti da Einaudi avevano già conosciuto un notevole successo nel 1993, al momento della prima edizione presso Bompiani.

Mari è oggi considerato fra i maggiori scrittori italiani, tra i più originali e inventivi; forse addirittura il più sfrontatamente e polemicamente coraggioso. Il suo linguaggio arcaicizzante -al limite del manierismo-, imbevuto di letterarietà (colto, allusivo, spiazzante), lo situa nella scia di pochi altri grandi scrittori del nostro 900: Gadda, Landolfi, Manganelli. 

Il racconto che dà il titolo al volume (Euridice aveva un cane) è forse l’unico che si dipana in maniera più tradizionale, narrando delle vacanze estive del giovane protagonista nella casa dei nonni al paese di Scalna, e del suo perpetuo e tormentato rapporto con i vicini: chiassosi, spavaldamente ignoranti e lietamente burini, pertanto in soddisfatto connubio con l’ideologia dominante del tempo e dei luoghi. Michele invece, giovane intellettuale solitario e rabbioso, riesce a sopportare solo la frequentazione dell’anziana signora Flora, del suo cane Tabù e della loro vecchia casa (“credo che tranne le lampadine non ci fosse un solo oggetto posteriore alla guerra”). Leggi il seguito di questo post »

Ombretta Ciurnelli (a cura di), Dialetto, lingua della poesia

Edizioni Cofine, Roma 2015

 

 

 

di Achille Chillà

 

Ombretta Ciurnelli, curatrice nel 2011 dell’antologia OliveTolive, poesia dell’olio e dell’olivo da Omero ai giorni nostri (Perugia, Fabrizio Fabbri Editore), si è cimentata con un nuovo lavoro antologico significativamente intitolato Dialetto, lingua della poesia, per le Edizioni Cofine di Roma (2015).

Il tono assertivo del titolo si inserisce nella dibattuta ‹‹questione della lingua››, interna alla letteratura italiana e incentrata sullo stereotipo culturale che ritiene la poesia in lingua dialettale un’operazione creativa marginale rispetto alla produzione letteraria in lingua italiana.   

Una cortina di ferro concettuale attraversa anche la critica, divisa tra i sostenitori del primato indiscutibile dell’italiano come unico canale linguistico propriamente letterario ( tra gli altri G. Manacorda, G. Giudici) e coloro che mettono in luce le potenzialità espressive della complessità fenomenologica contemporanea nella poesia neodialettale (come G. Contini, C. Bo). Leggi il seguito di questo post »

 

 

Pietro Federico, Mare aperto 

Aragno, Torino 2015

 

 

 

 

di Vito Russo

Nel commentare in postfazione “Mare aperto” di Pietro Federico, Umberto Piersanti individua tre momenti, tre toni poetici, tre stilemi, nella raccolta: vicenda, sguardo e riflessione.

Diciamo subito che gli esiti a nostro avviso più rilevanti vengono raggiunti da Federico quando è lo sguardo a prevalere. Lo sguardo del poeta e del lettore individua paesaggi ora precisi, netti, ora sfuocati, dai contorni sbiaditi, fino a farsi metafisica riflessione sul mondo e sull’io, come nella pittura impressionista o nel realismo di Hopper, dai colori brillanti ma freddi, che non trasmettono vivacità ma inquietudine, solitudine: “C’è una bambina nell’angolo di un soggiorno / che guarda me o nessuno, nel buio”. Leggi il seguito di questo post »

CECILIA MANGINI_Visioni e passioni_mail (1)

di Daniele Maria Pegorari

 

Un dono inaspettato, come quelli che possono capitarti in Terra di Bari e che ti lasciano un sentimento di gratitudine, spesso accompagnato dall’imbarazzo di saperti un tantino immeritevole di tanta grazia. È così Bari, così i suoi dintorni: distratti, un tantino cinici, sempre in fuga verso il futuro; poi ad un tratto ti ritrovi una sorpresa tutta fatta di eleganza, sensibilità, decoro e fantasia. E la meraviglia in questi giorni, in città, è la mostra fotografica della documentarista Cecilia Mangini (Mola di Bari, 1927), una leggenda vivente, la collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, di Ernesto De Martino e di Lino Del Fra, suo marito. Leggi il seguito di questo post »

nelle curve del silenzio

di Antonio Giampietro

Dopo le quattro puntate apparse già nel 2015, riprendiamo volentieri le ‘corrispondenze dal mondo buio’ che raccontano lo spazio come microcosmo intimo, oltre che come geografia reale. Il breve brano che segue è la graditissima anticipazione della seconda raccolta lirica di Antonio Giampietro, Nelle curve del silenzio, ricca di illustrazioni originali di Michele Condrò (autore anche della copertina che qui pubblichiamo), che in questi giorni esce per FaLvision editore.

 

 

 

Sulle strade di Nazareth

Sulle strade di Nazareth, respiro la notte. Passa veloce la strada, non è fredda l’aria che mi sfugge, ombra a ombra.

Corro sulla breccia: che odore di musica nel vento! E misto a questi fumi, nel braciere di questi uomini, un sapore dischiuso: la carne aromatizzata è in tutti i vicoli della città, nelle insenature del cuore.

Non mi fermo, proseguo lungo il percorso della sera, ogni gesto che sfugge alla mia estasi rimbalza nell’aria semi calda di un dicembre estivo.

Ora mi scuoto, sono di fronte ad un intrico di viuzze che si inerpicano nel ventre di questa città, di questo antico paese che continua a vivere, oltre le mura degli anni. Sondo il selciato, solleticato dalla polvere del tempo, mi risponde a tocchi di malinconia. Leggi il seguito di questo post »

Comunicato stampa 

L’Istituto italiano di Cultura di Bratislava, diretto dalla pugliese Antonia Grande, ha promosso per il 21 marzo, giornata mondiale della poesia, un incontro destinato in particolare agli studenti slovacchi che studiano lingua e letteratura italiana.

Ospite speciale dell’incontro sarà Milica Marinković, giovane traduttrice e francesista serba residente in Puglia, che proprio in questi giorni ha pubblicato il suo romanzo scritto in italiano Piacere, Amelia (Les Flâneurs, Bari). A lei è stato affidato il compito di presentare il trittico di antologie della poesia europea contemporanea Continente poesia (La vita felice, Milano), patrocinato dalla Fondazione Roma presieduta dal poeta Emmanuele Francesco Maria Emanuele, per la cui realizzazione ha collaborato con Lino Angiuli.

Nell’occasione sarà anche presentata la rivista «incroci» (Adda, Bari), recentemente riconosciuta “scientifica” dal MIUR, della cui redazione fa parte la Marinković e sulle cui pagine sono stati presentati dall’italianista Pavol Koprda testi di poeti slovacchi.

scatti di poesia

Il Museo Civico di Bari ospita la mostra fotoletteraria Scatti di poesia, ideata e curata da Lino Angiuli e Giuseppe Pavone con l’intento di produrre e diffondere immagini originali e creative della Puglia.
Dopo il successo estivo registrato a Monopoli, la mostra fa tappa nel capoluogo barese, al fine di offrire ai turisti ma anche agli amanti della poesia e della fotografia un’occasione per conoscere come fotografi e poeti, pugliesi e non, cantano e ritraggono la nostra regione.
La mostra presenta testi poetici dedicati alla Puglia (scritti da Rossano Astremo, Giorgio Caproni, Emilio Coco, Vittore Fiore, Cosimo Fornaro, Francesco Giannoccaro, Daniela Marcheschi, Biagia Marniti, Vincenzo Mascolo, Adriana Notte, Guido Oldani, Carmine Tedeschi), affiancati da fotografie ad essi ispirati prodotte da noti artisti della fotografia (Nicola Amato, Sergio Camplone, Nicolai Ciannamea, Alessandro Cirillo, Giuseppe Di Palma, Teresa Emanuele, Beppe Gernone, Sergio Leonardi, Giulio Marchioli, Francesco Mezzina, Antonio e Roberto Tartaglione).
Il progetto Scatti di poesia, realizzato dall’agenzia di comunicazione Quorum Italia di Bari, promotrice del progetto, si avvale del Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del sostegno della Regione Puglia (Assessorato all’Industria turistica e culturale) e della Città di Monopoli (Politiche culturali). Aderiscono inoltre al progetto l’Accademia di Belle Arti di Bari e il Liceo artistico e musicale “L. Russo” di Monopoli. Collaborano il Centro Ricerche per la Fotografia Contemporanea, «incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture (ed. Adda), Zoebra Film, Terranima – puglia e puglie da gustare.

La mostra sarà inaugurata venerdì 18 marzo, alle ore 19.00 e sarà visitabile fino al 3 aprile 2016 (Lun-Mer-Gio: 10.00-18.00; Ven-Sab: 10.00-19.00; Dom: 10.00-14.00; Mar: Chiuso).
Il momento inaugurale prevede una lettura poetica a cura di Gloria Lonigro, Lino Di Turi, Lino Angiuli e intermezzo musicale dei Polaris Duo – Miro Abbaticchio e Giuseppe Massarelli.

scattipoesia

Aldo Gerbino, Cammei

Postfazione di Vanni Ronsisvalle

Pungitopo, Marina di Patti 2015

 

 

 

di Franco Sepe

 

Aldo Gerbino, poeta e medico/scienziato, studioso di letteratura e critico d’arte, in questa sua raccolta di prose schiude al lettore l’accesso a taluni suoi ricordi intimi, fatti di incontri e conversazioni con letterati e uomini di cultura più o meno noti. E lo fa affondando le mani nel suo bagaglio lirico di poeta di lungo corso, per ridare voce, attraverso il ritratto di questo o quell’artista o scrittore, attraverso un volto, una fisionomia, un tic nervoso, un detto memorabile, a un mondo rimasto sospeso tra i segmenti di un’opera che permane e la <<naturale sostanza biologica>>, per alcuni di essi, ahimè, svaporata per sempre. A quei personaggi da lui conosciuti e amati, Gerbino dedica dieci profili nella forma di brevi scritti <<già apparsi, ora in forma più larvale nella veste di prefazione o in risvolti di copertina, ora in forma di testimonianza o intervento su riviste>>, come l’autore scrive nella Nota. <<Pagine disinteressate e felici>>, scrive Vanni Ronsisvalle nella sua Postfazione al volume, di <<un poeta di orizzonti generosi e frastagliati>>. Non possiamo qui non condividere gli apprezzamenti stilistici circa la <<qualità alta della scrittura>>, circa il <<fulgore prosastico>>, come pure l’intuizione che in questi testi così ben lavorati e limati la <<funzione logica delle parole viene dopo il suono, [l’autore] privilegia la musica>>. Leggi il seguito di questo post »

DANIELE CAVICCHIA, LA SIGNORA DELL’ACQUA

PASSIGLI, FIRENZE  2011       

 

 

di Alida Airaghi

 

Presso l’editore Passigli, il poeta abruzzese Daniele Cavicchia ha pubblicato il volume “La signora dell’acqua”, che comprende il poemetto omonimo, scandito in sei sezioni, e poesie sparse, composte per lo più nell’arco degli ultimi due anni. “Poemetto sapienziale”, lo definisce nella sua dotta e partecipe prefazione il filosofo Sergio Givone, dedicato “ all’ elemento più inafferrabile: perché l’acqua è fonte, origine, scaturigine”. Leggi il seguito di questo post »

«incroci» – semestrale di letteratura e altre scritture

direzione: Lino Angiuli •  Daniele Maria Pegorari • Raffaele Nigro

Acquisto e Abbonamento

Una copia: euro 10,00
Abbonamento annuale: euro 18

Modalità di acquisto:
– vedi sito dell’editore (http://www.addaeditore.it/)

il nuovo numero di incroci

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