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Posts Tagged ‘poesia dialettale

Francesco Granatiero, VARDE.

POESIE IN DIALETTO GARGANICO DI MATTINATA

Aguaplano, Passignano sul Trasimeno 2016

 

 

 

 

di Sergio D’Amaro

Un caso davvero singolare di ricerca in quella lingua etnico-mitica che è il dialetto la offre ormai da molti anni Francesco Granatiero, originario del paese garganico di Mattinata. Succede poi, però, che tale ricerca è resa drammatica dalla dislocazione geografica dell’autore, trasferitosi fin dalla giovane età nell’universo urbano e industriale di Torino, cioè in una realtà quanto più lontana, per natura e cultura, dalla sua provenienza meridionale e contadina. Non si spiegherebbe altrimenti quel suo lessico che sembra inghiottire nei suoi suoni arcaici e misteriosi l’eco di un passato ancestrale, rivelando di quanto sforzo, di quanto sismico scuotimento psicologico deve essere capace l’immaginazione del singolo per resuscitare i fantasmi di un altrove che la coscienza è costretta a nascondere. Leggi il seguito di questo post »

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Luigi Ianzano, Spija nGele

Caputo Grafiche, Borgo Celano (Fg), 2016, 62 pp.

 

 

 

 

 

di Marta Lentini

Spija nGele (Scruta il cielo) è una raccolta di poesie scritte da Luigi Ianzano, docente di scienze giuridico-economiche di San Marco in Lamis (Fg), che usa l’idioma sammarchese come lingua poetica, utilizzando il metodo della grafia DAM, comunemente accettato per la trascrizione dei dialetti alto-meridionali, e corredando tutte le poesie di traduzione italiana a piè di pagina.

La novità e il fascino della scrittura di Ianzano risiedono nella sua capacità di superare con la sua poesia il quotidiano e di porsi come poeta verace, ispirato da un idioma di cui sente e esalta la sacralità, la nobilissima ancestralità, il musicalissimo e spirituale riverbero dell’animo affannato o rasserenato nel magma dell’esistenza, o ripiegato su se stesso nella ricerca del significato dell’esistenza stessa, o annegato nella ricerca dell’infinito, forse proprio quello ‘oltre la siepe’, guardando oltre ‘l’ultimo orizzonte’.  Leggi il seguito di questo post »

Antonio Parisi, Canzoniere fondano

di Achille Chillà

Quando la poesia si costruisce come cassa armonica d’inchiostro delle voci di una comunità, il suo autore sottrae alle angustie della quotidianità circostanze, visioni della vita e sentimenti di luoghi e persone, altrimenti votati all’oblio. Affondando le proprie radici espressive nella lingua della città di Fondi, in provincia di Latina, Il Canzoniere fondano di Antonio Parisi, per Herald Editore, costituisce un corpus poetico significativamente pregno delle molteplici narrazioni del sentire comune di voci anonime ma democraticamente accolte nell’agorà del verso. Come avverte nell’introduzione alla lettura Antonio Lamante, per stile, struttura e frequente e divertito ricorso al fulmen in clausula, la raccolta si muove sulla solida tradizione tracciata da Cecco Angiolieri, dal Burchiello e dal Berni, poi transitata nei secoli successivi. Leggi il seguito di questo post »

 

di Francesco Granatiero 

I poeti e i cultori di dialetto sono gelosi della loro grafia. È difficile che improvvisati pionieri della scrittura della propria madrelingua accettino di integrare una trascrizione molto approssimativa o, più frequentemente, di lasciar cadere gli eccessi di segni diacritici che rendono difficoltosa la lettura.

È lodevole che più autori di uno stesso centro si mettano d’accordo e cerchino una soluzione comune. Così, per esempio, l’ “Accademia della lingua barese” che si ispira alla grammatica di Alfredo Giovine e i dialettali del sodalizio “La Putèca” di San Marco in Lamis (Fg). Il principale difetto di questi gruppi, oltre che dei singoli autori, è però spesso quello di non tener conto delle altre parlate più o meno prossime della loro stessa area linguistica. Ne deriva una babele di scritture che, oltre a non giovare alla comprensione, finisce per compromettere proprio quella dignità di lingua che ogni dialetto ha e che molti di costoro, così facendo, credono di difendere. Leggi il seguito di questo post »

Ombretta Ciurnelli (a cura di), Dialetto, lingua della poesia

Edizioni Cofine, Roma 2015

 

 

 

di Achille Chillà

 

Ombretta Ciurnelli, curatrice nel 2011 dell’antologia OliveTolive, poesia dell’olio e dell’olivo da Omero ai giorni nostri (Perugia, Fabrizio Fabbri Editore), si è cimentata con un nuovo lavoro antologico significativamente intitolato Dialetto, lingua della poesia, per le Edizioni Cofine di Roma (2015).

Il tono assertivo del titolo si inserisce nella dibattuta ‹‹questione della lingua››, interna alla letteratura italiana e incentrata sullo stereotipo culturale che ritiene la poesia in lingua dialettale un’operazione creativa marginale rispetto alla produzione letteraria in lingua italiana.   

Una cortina di ferro concettuale attraversa anche la critica, divisa tra i sostenitori del primato indiscutibile dell’italiano come unico canale linguistico propriamente letterario ( tra gli altri G. Manacorda, G. Giudici) e coloro che mettono in luce le potenzialità espressive della complessità fenomenologica contemporanea nella poesia neodialettale (come G. Contini, C. Bo). Leggi il seguito di questo post »

 

Vincenzo Mastropirro, Poésìa sparse e sparpagghiote

CFR, 2013

di Antonio Lillo

Vincenzo Mastropirro, classe 1960, è probabilmente molto più conosciuto come musicista che come poeta. Chi scrive, perlomeno, confessa che Poésìa sparse e sparpagghiote : Poesia sparsa e sparpagliata (CFR, 2013) è il primo libro di Mastropirro che legge, anche se è il terzo da lui pubblicato.

Mastropirro scrive nel dialetto materno di Ruvo e la prima domanda che viene sempre di fronte a una tale scelta è se ci sia ancora l’opportunità editoriale, se non l’esigenza personale, per una tale scelta.

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