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Bachi Dardani, Un segreto ancora  

Posted on: 16/10/2017

                                      

Bachi Dardani, Un segreto ancora

Il Nuovo Melangolo, Genova, 2015, 96 pp.


 

 

 

 

di Marta Lentini

La raccolta di questo giovane genovese, da tempo a Milano, Bachi Dardani comprende 48 liriche, divise in tre parti: I miei segreti, Quotidiane e Miraggi meridiani, precedute da altre due poesie.

Il “segreto” è il motivo dominante della ricerca poetica di Dardani, il segreto da scoprire ancora, il segreto che è progetto stesso di vita, luce da perseguire, attimo da afferrare, proprio per cercare il senso stesso della vita, pur nella fatica e noia del vivere. E così il segreto ci fa intravedere l’apertura di mondi inesplorati, la possibilità di percorrere sentieri imbattuti dove ci guida solo l’immaginazione, che ci arricchisce di misteri, di miraggi, nobilitando il nostro quotidiano e dando un senso alla nostra angoscia, ma pure ci rafferma negli affetti del quotidiano, piccola ancora dove l’attimo solo si fa eterno.

E proprio la poesia iniziale della raccolta, Ancora, è dedicata all’angoscia e alla noia di vivere, e agogna l’attimo, il silenzio, come vagheggiato tentativo di afferrare ciò che si consuma nell’angoscia. Lo sguardo del poeta è testimone di un precipizio, e nel cadere, il soliloquio dell’anima accoglie, contempla, registra, ritrae: ‹‹Assente passante / nella mano spento/ di macchine e schermi ammucchiati/ sorvolano altre voci scivolando /ai lati veloci›› (p.7).

È invece una specie di commemorazione, con una sottesa e segreta speranza a cui non si può dare risposta, Il rito, dove emerge l’angoscia della domanda eterna dell’Uomo: esiste un legame nell’oltre? Esiste un filo che ci legherà ancora ai nostri affetti, almeno attraverso la ritualità del culto dei morti, o siamo soli e abbandonati in questa valle? ‹‹là in fondo/ tutto attraverso quei sepolcri sparsi/ dietro il campo degli infanti…›› (p. 32).  

Inizia invece con un ritratto del cielo la prima poesia delle Quotidiane: ‹‹dopo la pioggia il sole poi s’oscura/ e della vita vi ristagna ancora/ si avverte appena l’aria / ma il mondo non esiste più se non certi percorsi in grimaldelli›› (p. 37)

Il ricordare viene trasfigurato in elegia, in versi rivolti alla sacralità dell’assenza, che culmina con una timida supplica: ‹‹ancora restate /non voltatevi/ ancora…›› (p. 86).

Poesia questa di Dardani che si auto-consola, nel momento in cui il segreto è anche il senso dell’inutilità dell’affanno quotidiano, se questo non è sorretto dagli affetti, e dalla fedeltà agli affetti, rimandando a una contemplazione visionaria e intima della natura, intesa come presenza dominante e dominatrice del mare, che è vita, ma contrappunto d’amore e sotteso commento musicale alla vita stessa: il mare di montaliana memoria, mare che tutto ingloba e tutto comprende, dal gemito, al sussulto, al ‹‹turbinio di tuffi e di tonfi›› (p. 41), ma che tutto segretamente rianima nell’infinito suo esistere.

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