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Luca Mastrantonio, INTELLETTUALI DEL PIFFERO

Posted on: 01/09/2014

da incroci 29, sezione ‘schede’ 

Luca MastrantonioINTELLETTUALI DEL PIFFERO.

COME ROMPERE L’INCANTESIMO DEI PROFESSIONISTI DELL’IMPEGNO

Marsilio, Venezia 2013.


di Sergio D’Amaro

 Questo di Mastrantonio è un pamphlet senz’altro brillante, informato fino allo scrupolo documentario, sostenuto da un nobile intento etico. Saltano subito all’occhio i 34 anni dell’autore e la sua già prestigiosa collocazione editoriale (è responsabile de ‘La Lettura’ per il Corriere della Sera), applicata ad un trampolino di eccellenza e di visibilità. In forza anche di questo, Mastrantonio ha scrutato con cognizione di causa e con raro vigore polemico l’orizzonte del dibattito culturale che fa testo in Italia, a far corso dall’inizio dell’epoca berlusconiana. L’arena è stata ed è dominata da personaggi che hanno acquisito autorevolezza grazie alla grancassa assicurata soprattutto dai talk show televisivi, il più grande mezzo di convinzione di massa, ma anche il più rischioso in termini di coerenza e di affidabilità in tempi di acceso, nevrotico trasformismo.

Si va dagli ottantenni Eco e Asor Rosa ai quarantenni Murgia e Raimo, al coetaneo dell’autore Saviano, passando per Pansa, Baricco, Ravera, Piccolo, Scurati e molti altri. Non sembra una questione generazionale alla fin fine, ma un rendiconto degli errori trasversali a tutte le generazioni che hanno infilato tastiera o microfono pontificando su questa o quella questione, assumendo però la tipica doppiezza del pifferaio e suonando esclusivamente pro domo sua. Gli ‘intellettuali del piffero’ sono quelli che si impegnano solo quando c’è di mezzo il portafoglio e un’opportuna, studiata tenuta della propria visibilità e della propria non contestata, fino a prova contraria, autorevolezza.

Una volta c’erano le guide spirituali, oggi queste guide intellettuali, fa capire Mastrantonio, sono diventati dei cattivi maestri grazie al sistema complessivo in cui sono stati risucchiati: quello mediatico berlusconiano, che ha figliato al suo interno una generosa e complementare galassia antiberlusconiana capace di accogliere chi di giorno attacca e di notte va a letto col nemico. La flagrante contraddizione prodotta dal bipolarismo partitico di questi ultimi vent’anni ha causato disturbi di tipo schizofrenico, costringendo di fatto i protagonisti del dibattito pubblico a denunciare la perdita della loro supposta aureola e declassandone fatalmente la funzione critica. Il rigore, l’onestà, la trasparenza, la coerenza, la prospettiva di lungo raggio si sono smarrite nella chiacchiera continua della televisione e nella trasformazione teatralizzata dello scrittore, nella logica del tour festivaliero con maggiori promesse di gettoni, nella corsa ad affermarsi nei ranghi delle case editrici influenti.

Si potrebbe dire, a questo punto, che Mastrantonio, forte delle sistematiche cinque domande d’oro del giornalismo classico (chi, cosa, dove, quando, perché) li abbia snidati, i sedicenti maîtres à penser, senza i cui oracoli a tutto raggio la sera non si va a nanna. Ecco pronti a scalare il potere anche i più giovani, i ‘Millennians’ (i nati dall’80 in poi), trasformati in ‘giovani tromboni’ petulanti e moralisti di fronte ai ‘Babyboomers’ (i nati dal ’45 al ’60) inventatisi ‘vecchie trombette’ avanti con gli anni e disposti però alla trasgressione. Rottamare, allora, un’intera classe intellettuale dopo aver rottamato la classe dirigente? Certo, le patologie collegate al ventennio berlusconiano e individuate satiricamente da Mastrantonio appaiono irreversibili se si chiamano patriottismo merdaiolo, demenza storiografica, satiriasi comicronistica, cleptomania editoriale, cassandropausa profetica. Né più onorevoli soccorrono modi e mezzi per ottenere la visibilità e le rendite di potere acquisite, ivi comprese la manie dietrologiche, la moda degli appelli, gli appoggi di gruppi politici, istituzionali ed editoriali. Ormai stanno dappertutto i protagonisti senza macchia e senza paura (Eco viaggia a quindicimila euro a partecipazione e Busi non scende sotto i diecimila) e figure meno memorabili ma ugualmente contanti (anche in termini finanziari).

Come se ne esce da questa situazione? In un’intervista che cavalca le polemiche suscitate dal libro, Mastrantonio risponde con l’esigenza di nuovi spazi, con la necessità di un ‘parricidio’. Uccidere, rottamare? Per sostituire e insediarsi sulle poltrone rimaste orfane? Non ne sappiamo fino in fondo il senso, ma l’oggettivo ruolo culturale di Mastrantonio autorizza a qualche dubbio. Magari, però, operando su un nuovo tempo storico, in cui non ci sarà più l’alibi del ‘fattore B.’ e potremo avere partiti robusti, ideologie coerenti, un neo-Risorgimento costruito da giovani italiani con mente ampia e quadrata: non solo più, quindi, ‘brillanti promesse’ destinate ad incanutirsi da ‘venerati maestri’ (secondo il lessico usato da Arbasino e ripreso da Berselli e Culicchia), passando purtroppo per la scatologica, estesissima categoria dei ‘soliti stronzi’.

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