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Qualche domanda a Pierluca Cetera (a cura di Francesco Giannoccaro)

Posted on: 11/08/2012

Pierluca Cetera, “Venerdì”, olio su tavola, 120 x 180, 2006

 

da incroci 25 –

 

 Ad illustrare questo numero 25 della nostra rivista abbiamo chiamato Pierluca Cetera. Nato a Taranto nel 1969, Cetera vive e opera a Gioia del Colle (Ba), dove insegna Storia dell’Arte. Con la mostra unheimlich del 1998, avvia una intensa attività espositiva che lo ha segnalato all’attenzione della critica più avveduta. Ne ascoltiamo il parere sui temi che attraversano questo fascicolo.

L’attuale congiuntura economica non poteva non riflettersi sul mondo dell’arte, per i suoi influssi negativi sul mercato come sugli investimenti delle istituzioni pubbliche e private. Al di là degli aspetti prettamente mercantili, pensi che la “crisi” abbia dei riverberi diretti sulla stessa produzione artistica?

Il sistema dell’arte globalizzato è il frutto di una crisi di valori che ci accompagna ormai da tempo. Al critico d’arte è riservato il compito di avviare il percorso di un artista e di determinare le varie tendenze dell’arte. Il collezionista sancisce il successo di mercato di un autore. L’artista, in questo modo, rischia di perdere la propria forza dirompente e creativa. Ma penso che i grandi artisti riescano comunque ad imporsi al momento negativo dell’arte.

 

C’è, a tuo avviso, un’arte della crisi?

L’arte della crisi è rappresentata da miriadi di mostre collettive o fiere d’arte, che presentano sempre artisti diversi. Tutti sono artisti, ovvero nessuno è artista.

 

La tua produzione pittorica, anche la più recente, dimostra che c’è ancora spazio per la pittura tout court, ben lontana, s’intende, da certa figurazione stantia e omologata. Come vivi l’imperversare delle più avanzate forme di espressione artistica, affidate sempre più alla tecnologia e meno all’intervento manuale dell’autore?

La bellezza dell’arte è data anche dai modi diversi in cui può essere interpretata. La tecnologia è funzionale all’attività artistica, a volte, può sostituire completamente l’intervento manuale dell’autore, ma non per questo essere meno comunicativa. Il mio ostinato perseverare con la tecnica pittorica riguarda, da una parte, il coinvolgimento emotivo e passionale nella realizzazione di un’immagine e di una idea, dall’altra vuol sottolineare proprio questo “passaggio” dall’era manuale a quella digitale. Potrei essere anche uno degli ultimi pittori, il senso “archeologico” della mia produzione si riflette spesso anche nei soggetti che tratto. So bene che la pittura è ritenuta una pratica superata dai molti critici che curano le più importanti manifestazioni artistiche contemporanee: si preferisce la video arte, la fotografia, l’installazione o l’arte concettuale; spesso gli artisti affidano la realizzazione dei manufatti a veri e propri artigiani, ma io preferisco godere dell’arte in tutti i sensi, è un po’ come se dovessi rinunciare all’amore carnale per affidarmi al solo amore platonico.

 

La cifra ironica, pur calata in contesti drammatici, innerva buona parte della tua ricerca artistica. Vuoi definire meglio questo aspetto?

Nell’ironia ritrovo quel senso di equilibrio che ricerco nella produzione delle mie immagini. Ci può essere il senso concettuale e filosofico contrapposto alla cultura popolare, la spiritualità può essere tradotta in carnalità.

dalla serie “la creanza”, olio su tavola 2011

La gestualità iterativa, sempre meno da homo sapiens e molto più da homo insipiens. L’inespressività dei volti, votati all’autismo comunicativo. È la tua iconografia di una crisi?

La crisi che spesso rappresento è una crisi di valori. Un volto ebete, in qualche caso, ha voluto simboleggiare la perdita di spiritualità. Diverso è il caso in cui decido di rappresentare persone affette da sindrome di down, che come angeli popolano alcune mie composizioni. Immagino le contraddizioni sociologiche legate alla convivenza con i down, al loro modo di essere persone, alla genetica che tende, in qualche modo, ad eliminarle. Quando dipingo un down sintetizzo al massimo la mia idea di arte e spirito.

 

La letteratura è per te fonte d’ispirazione? È ipotizzabile il ritorno a strette forme d’interazione/complicità fra scrittura e arti visive?

Ogni pensiero è fonte d’ispirazione e la letteratura stimola molto a pensare. La narrazione è parte essenziale del mio modo di progettare. Ultimamente, ammirando i codici miniati medievali, stavo elaborando un progetto che prevedesse un più stretto rapporto tra parole scritte e immagini. Già qualche anno fa ho prodotto una serie di dipinti dal titolo “le ore” collaborando con mio fratello Marco, che ha scritto dei raccontini pulp relazionandoli ai miei lavori.

 

Concordi che le gallerie d’arte vadano gradualmente esaurendo il loro ruolo di volano per i giovani artisti?

Considero la maggior parte dei galleristi dei commercianti e, quando il loro ruolo diventa predominante rispetto a quello degli artisti, ciò che si produce non può che essere arte commerciale. Se il gallerista ti considera un artista, ti rispetta in tutto e per tutto, altrimenti pensa solo a sfruttare la situazione, ma questo modo di fare si traduce in un boomerang e alla fine si ha un’enorme diffusione di arte commerciale che paradossalmente danneggia lo stesso mercato dell’arte.

 

Un’ultima domanda, rivolta questa volta all’insegnante di Storia dell’Arte. La tua materia è stata fatta oggetto, negli ultimi tempi, di sostanziosi tagli dall’autorità scolastica, quasi il senso di una retrocessione. Cosa provi di fronte a tali scelte, considerato che il nostro paese detiene il 50% delle bellezze artistiche del pianeta?

Quando si pensa di poter far a meno della cultura e della scuola, allora la crisi è completa!

 

 

dalla serie “la creanza”, olio su tavola 2011

Le mostre di Pierluca Cetera

  • Principali mostre personali

 2012 – la (mala) creanza, a cura di Roberto Lacarbonara, Galleria FormaQuattro, Bari.

2011 – emiCRANIA (con aura), testo critico di Antonella Marino, Studio d’arte Fedele, Monopoli.

2011 – le Cavie, nell’ambito della rassegna senso plurimo, a cura di Marinilde Giannandrea, presso i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.

2008 – Euclidea, personale a cura di Alessandro Trabucco e Maria Chiara Valacchi, Galleria Arte Boccanera Contemporanea, Trento.

2006 – le Ore, testo critico di Alberto Zanchetta, Galleria Paolo Erbetta, Foggia.

2004 – La conquista della posizione eretta, a cura di Nataline Colonnello, Vorraum space, Galerie Urs Meile, Lucerna.

2003 – Replay, a cura di Monica Demattè, testi di Maurizio Giuffredi e Monica Demattè, Galleria Biz-art, Shangai.

 

  •  Principali mostre collettive

2011 – 54ª Biennale di Venezia, sezione pugliese, a cura di Vittorio Sgarbi, Santa Scolastica, Bari.

2009 – Singolari, a cura di Monica Demattè, ex-Convento di Santa Chiara, Castellaneta (Ta).

2008 – Allarmi 4, a cura di Alessandro Trabucco, Caserma De Cristoforis, Como.

2007 – Voci Silenti, a cura di Alessandro Trabucco e Jessica Anais Savoia, Atre spazio, Milano.

2005 – Memoria Contemporanea, a cura di Maria Chiara Valacchi, Spazio Liberty, centrale Taccani, Trezzo sull’Adda (Mi).

2005 – Crysalis, a cura di Grazia De Palma, Castello Svevo, Bari.

2004 – Gemini Muse, a cura di A. Marino, Pinacoteca Provinciale, Bari.

1998 – Unheimlich, a cura di M. Giuffredi, ex Monastero S. Chiara, Castellaneta (Ta).

 

 

 

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